Mag 9, 2010
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Sesso negli abissi

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Se un incauto lettore pensasse che non esistono uomini o donne soldato, ma solo soldati di sesso maschile o femminile che devono svolgere la loro professione al meglio – demandando a tempi diversi da quello del servizio il godimento dei piaceri sessuali – beh, si sbaglia.

Se l’incauto lettore di prima fosse poi anche convinto che, dopo la liberazione sessuale e la modifica della nozione di senso del pudore, non vi siano limiti all’impiego di personale femminile nell’ambito delle forze armate, beh, si sbaglia di grosso.

Se il sempre più incauto lettore, forte del consenso della Marina degli Stati Uniti, arrivasse a ritenere che delle donne possano svolgere un utile servizio nelle missioni operative delle unità sottomarine – magari lanciamissili – beh, sta fuori dalla grazia di Dio.

Se l’ormai sconsiderato lettore, forte del consenso esplicito del sottosegretario alla Difesa e del congresso degli Stati Uniti, arrivasse a ipotizzare che un sia pur sparuto numero di donne con i gradi da ufficiale possa vivere per sei mesi operando proficuamente nella pancia di un sommergibile – magari atomico – beh, saremmo sicuramente in presenza di un caso di delirium tremens.

A poco vale appellarsi al diritto di espressione, alle pari opportunità e alla spiegazione che almeno un locale igienico del pescecane d’acciaio sarebbe dotato di apposito segnalatore del sesso dell’occupante. Ci sono ostacoli insormontabili da superare.

Il marinaio che aveva una donna in ogni porto, il terribile sommergibilista che, come recita una vecchia canzone, sfiora l’onde nere nella fitta oscurità, avrà presto un altro terribile rischio da correre.

Mentre tenta di colpir e atterrir ogni nemico che incontra sul cammino, secondo la ormai non gettonata canzone, dovrà evitare di incorrere nel rischio di commettere una sexual misconduct. Tanto più grave se commessa focalizzando la propria attenzione alla preda femminile che è al lato, invece che alla meno appetibile preda bellica che intravede nel periscopio.

In ogni caso, gli ostacoli all’integrazione sottomarina dei sessi sono tanti e non di poco peso.

Giusto per fare un esempio, qualcuno dovrebbe convincere le mogli dei marinai che la professionalità dei loro congiunti è tale che non vi è alcun rischio di unexpected pregnancy.

Se anche si riuscisse a convincere l’altra metà del cielo che rimane a terra, sia chiaro che un’altra terribile minaccia è alle viste in questa epoca di pluralità di orientamenti sessuali.

Quando i militari – siano essi di sesso maschile o femminile, ma con pulsione insopprimibile ai legami omologhi – usciranno dalle nebbie del principio don’t ask don’t tell che ora regola la vita nordamericana dei gay in uniforme, sarà interessante verificare se vi sarà una residua possibilità di successo per le missioni di sea control e sea denial in una comunità pervasa da innumerevoli permutazioni di possibili piaceri.

Nessuno pensi di liquidare la questione dicendo che il duro lavoro di una unità da guerra, i turni di servizio, le procedure operative e le caratteristiche intrinseche dei combattenti subacquei sono in grado di opporsi con successo all’anima concupiscibile di ognuno di essi.

Sarà bene incominciare a ragionare sulle caratteristiche di un – sia pur minuscolo – red lights district che, tra la proravia con i missili e la poppavia con i motori, possa fungere da spazio di decompressione sessuale per i geppetti nella balena d’acciaio.

Solo i reazionari oscurantisti potranno dire che nel frattempo sarà bene andare a lavorare, invece di lambiccarsi il cervello con queste baggianate,

Cybergeppetto

p.s. nella videoteca del sottomarino sarà bene mettere quel vecchio film a tutti noto come “Operazione sottoveste”

Foto: www.palladio.free.fr; www.mymovies.it

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Inchiostro antipatico

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