Mar 6, 2011
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Cammello del vincitore cercasi disperatamente

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By Cybergeppetto

Bisogna ammetterlo, all’inizio questa cosa delle proteste di piazza nei paesi islamici non sembrava tanto complicata, i fratelli musulmani e i loro amichetti in giro per l’Europa si erano organizzati bene.

Bastava far leva sullo scontento popolare, qualche bella manifestazione di piazza, CNN, twitter e facebook come casse di risonanza e il gioco era fatto: uno ad uno i vecchi leader cadevano, se ne potevano mettere dei nuovi che sarebbero stati più facilmente condizionabili.

Certo, non era ancora la creazione della umma, la comunità dei musulmani, ma era pur sempre un modo per incamminarsi verso quel Dio misericordioso nel nome del quale si può uccidere senza pietà chiunque non sia rivolto verso la Mecca con le chiappe all’aria.

Diciamo pure che alla fine di questo giochetto tutti quei capi di stato che avevano avversato l’avanzata del fondamentalismo saranno a culo per terra e il popolo che ha tanto protestato perché vuole la società del benessere si beccherà il numero di frustate previsto dallo sceicco di turno.

Gli occidentali in ogni occasione si sono fatti trovare pronti a salire sul cammello del vincitore, visto che da quelle parti non si usano i carri che sfilano ai fori imperiali; l’importante è acquisire mercati e modificare a proprio vantaggio le disponibilità energetiche, magari pagando un piccolo scotto in termini d’immigrati.

Anche in Libia tutto sembrava andare secondo copione: iniziano le proteste, qualche delfino traditore passa dalla parte degli insorti per poter diventare lui il nuovo Rais, la CNN dice che Gheddafi è scappato, si sparge la notizia di bombardamenti aerei.

“Chissenefrega se è vero o meno! – hanno pensato i burocrati delle cancellerie occidentali – diteci dove sta il cammello del nuovo Rais che ci saliamo subito sopra e non se ne parli più!”.

Tutto ciò l’hanno chiesto al telefono a Bengasi con un tono da guappi che non lasciava spazio a dubbi di alcun tipo. Oltretutto si poteva anche metterlo nel secchio agli italiani, che prima erano culo e camicia con Gheddafi, il che in Europa non guasta.

Nel frattempo che lo Zio Sam mostra i muscoli e sposta la portaerei, noi comuni mortali abbiamo pensato: “Ohibò, Augelli senza zucchero!”.

Ma il diavolo, come insegna la saggezza popolare, fa le pentole, ma non i coperchi, e quell’impunito, impertinente e maramaldo di Gheddafi che ti fa? Prima si fa vedere in giro, così sputtana i media che dicono balle, e poi ride in faccia a quella bimba così compita e ammodo della Christiane Amanpour che voleva fare uno scoop.

Christiane, noi lo sappiamo che tu hai studiato e sei una ragazza educata, ma non lo sapevi che le tende del deserto sono schermate contro quello che tutti chiamano il “CNN effect”? L’effetto mediatico della corazzata mondiale dell’informazione. Dovevi saperlo che alla domanda “Quando ci vai (in esilio)?” quello t’avrebbe detto “Ma vacci tu!”.

Dopo lo scoop, per soprammercato, Muammar si ripiglia qualche caposaldo lungo la costa, bombarda i pozzi di petrolio in mano agli insorti e organizza manifestazioni di piazza a Tripoli. Roba da matti!!

Le diplomazie a quel punto si convertono alla sceneggiata napoletana, con un perfetto tono da guappi di cartone dicono che Gheddafi se ne deve andare, ma non si mettono d’accordo su nessun tipo d’intervento, sono tutti sul ponte delle navi al largo a cercare col binocolo quel maledetto cammello di cui gli avevano parlato a Bengasi. Vuoi vedere che appartiene allo stesso allevatore del cavallo bianco con cui Mussolini doveva entrare ad Alessandria?

Cybergeppetto

p.s. Lady Ashton, che sarebbe il capo della diplomazia europea, entra in un negozio di cammelli per fare un business: “Io volere comprare cammello del Rais, dove essere?”. “Ambasciatò! – ribatte un mercante libico di chiare origini napoletane – qua teniamo un grande stock di cammelli, uno per ogni capo tribù, vendiamo all’ingrosso. Se li volete, ve li dovete accattare tutti, cammelli e padroni!”.

Foto: Totò d’Arabia è di antoniodecurtis.com

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Inchiostro antipatico