Giu 23, 2012
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Esodato, il novello Ecce Homo del sistema pensionistico italiano

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Ovvero l’ipocrisia creativa della politica

By Cybergeppetto

In questi tempi tristi d’antipolitica, il Paolacasoliblog non vuole associarsi alle critiche feroci e agli insulti gratuiti alla nostra classe politica. Per tale ragione, intendiamo porre in rilievo quelle aree in cui i nostri politici riescono a eccellere grazie alla loro capacità e fantasia o, come si dice oggi, grazie alla loro “creatività”, pur consci del fatto che questo termine, già glorioso, incomincia ad avere un significato un po’ diverso da quello originario.

Un campo in cui i nostri politici riescono a eccellere è sicuramente l’uso “creativo” della lingua italiana: dai tempi delle “convergenze parallele” molte pagine del dizionario sono state sfogliate, sempre alla ricerca di definizioni accattivanti.

Chi non ricorda l’artificiosa differenza semantica tra pensioni “d’anzianità” e quelle “di vecchiaia”? Parliamo di uno dei più celebri stratagemmi linguistici per non dire che si poteva “andare in pensione prima”, ma indicare come doveroso il riconoscere al lavoratore “anziano” un trattamento pensionistico che i suoi figli si possono scordare.

L’uso del termine “esodato” è un chiaro esempio d’ipocrisia creativa che trasforma con una sola parola il risultato scellerato di una contrattazione sul lavoro in un “diritto acquisito”, ulteriore espressione celebre che maschera dietro il termine “diritto” quello che è un evidente abuso in danno delle generazioni future.

Da tempo immemorabile le contrattazioni tra politici, sindacalisti e imprenditori in caso di crisi aziendale si concludono con un cumulo di spese a carico dei contribuenti. Una parte dei lavoratori viene tenuta a casa con stipendio a carico dello stato: si chiama “cassa integrazione guadagni”, altra celebre espressione “creativa” dietro cui si nasconde lo spreco di risorse pubbliche senza ricollocare i lavoratori.

Una parte di lavoratori, che si potrebbe definire “vicina” alla pensione, è posta anticipatamente in pensione, ammesso che sia possibile stabilire quando uno va in pensione in un sistema come il nostro in cui tutto cambia ogni anno.

Il fatto è che il termine “prepensionamento” è diventato inutilizzabile, visto che si è dovuto a più riprese inasprire il sistema pensionistico già troppo generoso con chi andava a casa dopo “diciannove anni, sei mesi e un giorno”.

Il termine “esodato” non esiste sul vocabolario (Nuovo Lessivo Universale Treccani e Grande Dizionario Garzanti), ma della crassa ignoranza che politici, imprenditori e sindacalisti dimostrano non vale la pena discutere. Il termine “Esodo” ha un suo “pathos” melodrammatico e, modificato in un aggettivo che non esiste, è utile a trasformare una persona che potrebbe ancora lavorare in un “Ecce homo”, un soggetto degno della compassione delle forze politiche, sindacali e imprenditoriali.

In questi giorni, infatti, tutti fanno a gara a ripetere che bisogna “tutelare gli esodati”, anche perché sarebbe duro dire ai giovani che non trovano lavoro che quei soldi che serviranno a “stabilizzare” gli esodati, li dovranno guadagnare loro, se e quando troveranno un lavoro.

Insomma, io plaudo alla fantasia di tutti questi “creativi” della lingua italiana, anche perché io, nel mio grigiore intellettuale e linguistico, ritengo che non sia più possibile “prepensionare” nessuno e che l’unica cosa che rimanga da fare sia, semplicemente, lavorare.

Cybergeppetto

p.s. Le forze politiche hanno raggiunto un accordo storico per la riforma della Costituzione che prevede che l’Italia non sia più una repubblica fondata sul lavoro, ma sul pensionamento anticipato.

Foto: deadfresh.co.uk

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Inchiostro antipatico