Nov 22, 2012
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Ma quali talebani, l’Afghanistan del dopo-2014 ha paura della povertà

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Non è più un problema di sicurezza. Non è più nemmeno un problema di talebani o mafiosi o malavitosi.

A Kandahar servono i soldi per portare a termine i progetti che stanno delineando il nuovo Afghanistan con tanto di nuova amministrazione e nuova gente al comando del nuovo stato.

Questo in sintesi lo sfogo del governatore di Kandahar, Tooryalai Wesa, un uomo che è scampato a nove attacchi mortali negli ultimi quattro anni, l’ultimo venuto da un avventore che è entrato nel suo ufficio con una pistola celata nella suola delle sue scarpe.

Wesa, un professore di agraria che ha lavorato per anni in Canada, lamenta che sarà proprio il problema dei soldi che mancano a rappresentare la vera difficoltà del dopo-2014, di quando cioè le truppe alleate avranno chiuso la loro missione combat.

“Neanche i soldi promessi mi bastano per portare a termine i progetti iniziati”, afferma Wesa. Qui ci sono ormai sempre meno mafiosi e malavitosi e cresce l’esigenza di portare a termine i nuovi progetti per un Afghanistan completamente rinnovato.

A fronte del declino dei talebani nell’area che era ritenuta tra le più accoglienti per gli estremisti, si sta delineando un problema dalle caratteristiche fortemente occidentali: la scarsezza di fondi per raggiungere gli obiettivi di governo designati con le relative lamentele assomiglia molto a quanto succede nell’Occidente dalla lunga tradizione democratica.

I soldi che Wesa chiede con urgenza a Kabul dimostrano la tensione verso un nuovo sviluppo, fatto dei frutteti e delle vigne che si sono sviluppati mentre talebani nascosti tramavano e soldati occidentali morivano.

Fonte: Reuters

Foto: USAID Afghanistan

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Afghanistan · Forze Armate · Sicurezza