Mar 11, 2013
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Carteggio. Il generale Mosca comandante del Comiliter

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By Vincenzo Ciaraffa

Sono un abituale frequentatore di “Mercatini delle pulci” dove, spesso, ho trovato cose che non cercavo ma che, poi, sono diventate quelle cui tengo di più. E’ stato così che, rovistando in un mucchio di vecchi libri e calendari militari buttati alla rinfusa nell’angolo di un mercatino di “militaria”, ho trovato copia di alcune circolari, datate primi anni Sessanta, che l’allora Comando Militare Territoriale di Padova (all’epoca si chiamava Comiliter) inviava agli Enti, Unità e Reparti dipendenti.

Senza aver neppure letto ciò che vi era riportato, stavo per rimettere i fogli di nuovo nel mucchio polveroso dal quale li avevo prelevati perché  – detto tra di noi – non sono un estimatore dello stile letterario dei nostri Stati Maggiori.

Per fortuna, prima di dare seguito al mio proposito, sono andato a guardare chi aveva firmato quelle circolari, in altre parole chi fosse all’epoca il Comandante del Comiliter di Nord Est.

Ebbene, quando ho letto la firma, dalla mia memoria di vecchio soldato sono riaffiorati alcuni ricordi: «Il Comandante, Generale di Corpo d’Armata Alberto Mosca».

Mosca… il Generale il cui nome incuteva ancora molto rispetto e timore quando militare di leva della classe 1968 fui destinato al 182° Reggimento Corazzato “Garibaldi” di Sacile. Ricordo, infatti, che mentre mi consegnava (dopo aver firmato una strisciolina di carta che credo fosse una ricevuta…) la cravatta rossa che, ormai, faceva parte della mia nuova uniforme, il Maresciallo del magazzino del casermaggio mi esortò a non farmi pizzicare dimesso in libera uscita da un certo Generale Mosca.

Ovviamente mi misi a ridere e non presi molto sul serio l’avvertimento: «Grazie dei consigli, ma i Generali di Corpo d’Armata a noi soldatini neppure ci filano!». In verità il verbo che usai non era proprio “filare” e aveva a che fare più con le funzioni intestinali che con la filatura… all’epoca usava tra najoni.

Evidentemente il buon Maresciallo doveva sentirsi solo in quel grande magazzino pieno di tutto e, perciò aveva deciso di tenermi ancora un po’ a sorbirmi la puzza di naftalina delle coperte di lana messe una sull’altra, per raccontarmi quelle che lui riteneva fossero le “famigerate imprese” dell’ancora più famigerato Generale Mosca. In verità l’elenco che mi fece il Maresciallo era piuttosto lungo e perciò ne estrarrò dalla memoria soltanto qualcuna, come il vezzo del Generale di uscire assieme alla ronda a controllare i militari in libera uscita. Oppure recarsi a ispezionare i dipendenti Reparti senza preavviso e seduto sul sellino di una motocicletta militare guidata da un militare di leva che, pensando fosse un portaordini, le sentinelle facevano passare senza molte formalità.

Quando ciò accadeva, non appena metteva piedi a terra, il Generale Mosca infliggeva una punizione all’Ufficiale di Picchetto e al Sottufficiale d’Ispezione che lo aveva fatto entrare senza operare i previsti controlli dell’identità del visitatore e, poi, al Comandante della caserma per responsabilità, diciamo così, oggettiva. Eppure, quel tremendo e a me sconosciuto Generale diveniva simpatico man, mano che il Maresciallo del magazzino vestiario proseguiva nel suo racconto.

Ero agli inizi dei miei studi in psicologia e, pensando di essere già diventato Sigmund Freud, ritenni che tale simpatia risiedesse nel convincimento che andava prendendo corpo in me: quell’uomo amava davvero il suo lavoro e i propri uomini! Poi come professione scelsi la carriera militare e ciò mi portò in altre parti d’Italia e al Generale Mosca, non pensai più.

Almeno fino a qualche mese fa, quando, a distanza di ben quarantacinque anni, ho trovato la conferma a ciò che confusamente realizzai in quel vecchio magazzino di casermaggio della vecchia caserma di Sacile: Alberto Mosca era tipo speciale, di quelli che       – secondo i punti di vista – nascono in anticipo o in ritardo sul loro tempo!

Ma non voglio dilungarmi oltre a descrivere un personaggio, che peraltro non ho mai conosciuto personalmente, perché ritengo che, sebbene a distanza di quasi mezzo secolo, egli ci riesca benissimo da solo anche soltanto attraverso le circolari che scriveva e che spero il blog di Paola Casoli voglia pubblicare a puntate: saranno pedagogiche per i comandanti del terzo millennio!

V’è, infatti, sicuramente da prendere esempio dalla libertà interiore, dall’onestà intellettuale e dal coraggio di Alberto Mosca. E per capire di quale coraggio parlo, bisogna ricordare che all’epoca una parte politica di questo Paese riteneva le Forze Armate, una congrega di golpisti e l’altra, invece – più generosa –  soleva definire quelle per la difesa nazionale «Spese parassitarie». E tutto questo mentre il dicastero della difesa, era retto da quel bacchettone ipocrita di Giulio Andreotti e il Sessantotto si avvicinava a grandi passi.

Vincenzo Ciaraffa

Paola Casoli il Blog pubblicherà il carteggio del comandante Mosca a cura di V.Ciaraffa.

Foto: warrelics.eu

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Carteggi · tales