Gen 5, 2015
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L’ascesa cinese in Asia Centrale/8, V.Mentesana – Cenni sui rapporti tra Cina e Asia Centrale

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Fig 3 Cap 5_L'ascesa cinese in Asia Centrale - V MentesanaBy Valentina Mentesana
Cap 5 della tesi L’ascesa cinese in Asia Centrale, di Annalisa Boccalon, Valentina Mentesana, Agnese Sollero

Cenni sui rapporti tra Cina e Asia Centrale
Geograficamente parlando, l’Asia Centrale è una macro­regione compresa tra il Mar Caspio e la Cina (Fig. 3).

Fanno parte di quest’area Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan.

Si tratta di una classificazione che, tuttavia, non è universalmente condivisa, in quanto l’UNESCO fa rientrare in questa macro­area anche Afghanistan, Mongolia, Cina Occidentale, Iran nord­orientale, Pakistan occidentale, parte della Russia, India e Pakistan settentrionali.

Le problematiche dell’area
Dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica, il processo di formazione delle nuove repubbliche centro­asiatiche è stato pressoché immediato. Tuttavia, la celerità del processo di indipendenza non può e non deve celare alcune profonde problematiche tutt’ora presenti all’interno di questi Stati di recente formazione.

Proprio a causa di questa rapida trasformazione in Stati autonomi si è resa necessaria la creazione di nuove istituzioni la cui natura, al momento dell’indipendenza, non era ancora ben stata definita. Ecco che, quindi, l’onere dell’amministrazione dei nuovi Stati è stata affidata perlopiù a membri vicini alla vecchia classe dirigente comunista. Le istituzioni odierne sono quindi macchiate dal nepotismo e dalla mancanza di pluralismo politico. Al contempo, nemmeno la situazione economica è fra le più rosee.

Nonostante l’oggettiva ricchezza di risorse energetiche dell’area centro­asiatica, lo sfruttamento delle stesse, come vedremo in seguito, è ad appannaggio di potenze esterne e le repubbliche centro­asiatiche dipendono sempre più dagli investimenti esteri, prima da quelli russi ora da quelli cinesi.

L’azione cinese
In passato la politica di Pechino nei confronti delle frontiere nord­occidentali era caratterizzata da un taglio difensivista dovuto ad una visione scarsamente lungimirante. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica la visione strategica cinese è ovviamente mutata. Per le neonate repubbliche centro­asiatiche la Cina è un partner naturale in quanto, non avendo sbocchi al mare, possono sfruttare la vicinanza con la Repubblica Popolare Cinese per rafforzare i legami commerciali.

Pechino ritiene indispensabile promuovere la realizzazione congiunta di una serie di iniziative ad ampio spettro, dalla lotta ai “tre mali”, alla cooperazione economica e militare, sino all’aperta opposizione alle potenze considerate “nemiche”. Non sono trascurabili, tuttavia, nemmeno gli obiettivi più strettamente economici come quelli legati alla sicurezza energetica.

Si procede, quindi, con la conclusione di accordi di cooperazione amichevole e con la gestione congiunta delle minacce nell’ambito della SCO. La diplomazia cinese, inoltre, è fatta anche di regolari scambi di visite ai massimi livelli gerarchici.

Dal punto di vista pratico, Cina, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan hanno risolto i contenziosi che pendevano da anni. Nel 1996 e nel 1999 Cina e Kirghizistan hanno firmato due protocolli per risolvere le dispute sui confini. Con la ratifica di tali accordi il Kirghizistan ha ceduto complessivamente 125.000 ettari di territorio a Pechino in cambio dell’avvio di relazioni cordiali tra Bishkek e la capitale cinese.

All’interno del territorio kirghizo non sono mancate le proteste. Il 7 maggio 2002 il Tagikistan ha ceduto 1.000 km2 alla Cina in cambio del ritiro delle pretese cinesi su un’area di 28.000 km2 in territorio tagico. Tre giorni più tardi, il 10 maggio 2002, Cina e Kazakistan hanno sottoscritto a Pechino il Protocollo sulla Demarcazione del Confine di Stato che pone fine alle dispute circa il confine di 1.740 km che separa i due Paesi.

Per quanto riguarda le influenze esterne, il ruolo degli Stati Uniti nell’area per promuovere la democrazia è da considerarsi, secondo gli attori già presenti nell’area, come un’interferenza negli affari interni di questi Stati sovrani ed è , quindi, un’azione da limitare fortemente. Al contempo, si ritiene che anche le Rivoluzioni Colorate violino la sovranità di tali Stati minacciandone il legittimo governo e fornendo ai terroristi ed agli estremisti l’opportunità di manipolare la situazione in loro favore.

A fronte di tali pericoli, la Repubblica Popolare Cinese ha deciso di aumentare i propri sforzi nell’area per cogliere appieno le occasioni economiche che si presentano, ma anche per affrontare questioni che richiedono un diretto impegno cinese, capacità di iniziativa regionale e vigilanza non necessarie prima. Secondo la Far Eastern Economic Review la Cina starebbe costruendo in Asia un nuovo impero coloniale.

Valentina Mentesana

Seguirà: L’evoluzione del fabbisogno energetico cinese nell’ultimo ventennio, di Annalisa Boccalon

Il post precedente è al link L’ascesa cinese in Asia Centrale/7, V.Mentesana – La Shanghai Cooperation Organisation

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