Forze Armate

Difesa: concluso in Iraq il riposizionamento dei militari italiani

Ieri, 9 gennaio, “il Generale di Brigata Paolo Attilio Fortezza, Comandante del Contingente italiano in Iraq, è stato l’ultimo uomo a lasciare la Base statunitense di Baghdad e a completare la ridislocazione temporanea dei militari italiani nel teatro operativo iracheno, come previsto nei piani di contingenza per la salvaguardia del personale impiegato”, ha fatto sapere lo Stato Maggiore della Difesa (SMD).

“Nel rispetto delle misure di sicurezza, che sono decise a livello di coalizione internazionale in coordinamento con le varie nazioni partner, il dispositivo sarà riorganizzato per riprendere e per completare le attività previste dal mandato”.

Fonte e logo: SMD

Difesa: in Iraq nessun militare italiano coinvolto nell’attacco missilistico a Erbil

Con riferimento alla notizia dell’attacco missilistico iracheno ai danni della base di Erbil, in Iraq, lo Stato Maggiore della Difesa (SMD) stamane ha comunicato:

“In merito all’attacco avvenuto nella notte contro la Base statunitense di Erbil si conferma che nessun militare italiano è rimasto coinvolto e i mezzi e le infrastrutture in uso al contingente militare italiano non hanno subito danni.

Al momento dell’attacco sono state messe in atto tutte le procedure di contingenza tese alla salvaguardia della sicurezza del contingente dislocato nell’area di Erbil.”

Fonte: SMD; Reuters

Logo: SMD

È l’indecisione politica il maggior rischio per i militari

By Gen Vincenzo Santo

Mettiamo subito una cosa in chiaro. Gli Stati Uniti sono in guerra con l’Iran dal 1979. Precisamente dal 4 novembre di quell’anno, quando un gruppo di iraniani, pare fossero studenti, irruppe nell’ambasciata americana a Teheran prendendone in ostaggio 52 diplomatici. E fu un atto di guerra il tentativo maldestro di liberarli sotto l’amministrazione Carter; l’operazione Eagle Claw (artiglio dell’aquila) infatti fallì miseramente. Ma l’ostilità, aperta o meno, è continuata su vari dossier, da Israele al nucleare, e a oggi nessuno può veramente prevedere come andrà a finire.

Ciononostante, sulla morte del generale iraniano, qualche considerazione iniziale merita di essere fatta. Proprio all’osso, del tipo domanda e risposta. Domanda: Soleimani rappresentava un rischio per gli USA? Risposta: sì, messo a capo di un’organizzazione che pasceva terroristi della sponda sciita, e forse non solo, incluso Hezbollah. Domanda: un rischio per gli USA è anche un rischio per i suoi alleati? Risposta: altamente probabile. Domanda: andava quindi eliminato? Risposta: certo, prima o poi a costo di farne un martire. Domanda: perché prima o poi? Risposta: perché esistono delle priorità dettate dalla necessità di rispettare i tempi suggeriti dalla pazienza strategica, per cui sarebbe stato importante porsi qualche altra domanda, da parte di Trump e dei suoi: saremo in grado di gestire le conseguenze per noi e per gli alleati e, quindi, per la stabilità dell’Iraq e di tutta la regione? E siamo certi che il Parlamento iracheno non voti una mozione secondo la quale ci chiederanno di lasciare il paese? È già accaduto!

Io non so se si siano posti questo interrogativo e, in caso affermativo, che cosa si siano detti. L’impressione che ne ricavo è che temo che abbiano accelerato la curva della spiralizzazione senza essere preparati a sufficienza. Ma ipotizzo anche che l’uccisione possa aver costituito una sorta di trappola contro l’Iran per intraprendere un percorso senza ritorno, allo scopo di bloccare, una volta per tutte, i progressi verso il nucleare militare da parte di Teheran. Hanno quindi calcolato il rischio di un’accelerazione. Rischio calcolato.

Poi, infatti, si scoprirà che hanno preparato tutto per un possibile conflitto “regionale”. Del resto, cosa ne sappiamo realmente di quanti soldati americani siano schierati nel Golfo o di quanti assetti aerei? Si può a malapena scoprire che da quelle parti la USS Truman (Carrier Strike Group 75), con tutta la sua potenza di fuoco, ha appena sostituito quello della Lincoln (CSG 72) e che la US Bataan (Amphibious Ready Group – LHD 5), con la sua Marine Expeditionary Unit, potrebbe essere già nel Mar Rosso.

Ma il resto, ovviamente, è nell’ombra.

Gli americani non ci dicono quello che stanno per fare, figuriamoci se ci dicono quello che pensano. Facendo bene attenzione al fatto che non tutto quello che viene detto è ciò che si pensa realmente; così come quello che si pensa non è detto che venga tutto o anche solo in parte comunicato. Gioco di parole? Forse, ma in questo sta la differenza tra politica estera e affari esteri.

Le esternazioni di ogni tipo, con minacce di vendetta e ritorsioni da destra e da sinistra, fanno parte del gioco. Così come conta poco la scenografia dei funerali e le grandi manifestazioni di protesta.

Altra domanda: cadrà Teheran in questa supposta trappola? Risposta: tutto è possibile, ma se l’obiettivo strategico per gli ayatollah è quello di dotarsi dell’armamento nucleare è probabile di no; anche se la dichiarazione che procederanno all’arricchimento dell’uranio di per sè è una forte provocazione. Provocazione che tuttavia non cambia l’attività sul campo, dato che dubito che gli iraniani non lo stessero comunque portando avanti.

Poi, tutto può invece accadere e il contrario di tutto. Paura, interessi e senso dell’onore, tutti questi parametri individuati da Tucidide, o solo uno di essi, il senso dell’onore, possono tradire una facile logica. Paradossalmente, smaltita la rabbia, li potremmo trovare persino a ricontrattare un diverso accordo sul nucleare.

Dopo l’uccisione di Soleimani, la nostra stampa nazionale si è scatenata lungo due principali filoni. Il primo, alla ricerca di analisti di ogni tipo che potesse garantire a ciascuna testata di darle il numero vincente, cioè imbroccare la previsione di un conflitto imminente. Come al Superenalotto. Il secondo, con l’adozione del solito approccio paternalistico per il destino delle nostre truppe schierate nell’area: che rischi corrono i nostri ragazzi? Ragazzi, poi! Odioso termine da affibbiare a professionisti persino già avanti con l’età.

Riparliamo di rischio? Ma i militari sono addestrati e pagati per affrontare situazioni di rischio. Occorre solo vedere se quel rischio sia stato calcolato all’inizio di ogni operazione e ricalibrato periodicamente in funzione dell’evoluzione di una minaccia. Quindi, è stata mai fatta un’analisi del rischio? Se la risposta è no, allora già adesso – forse anche ieri – Ministro della Difesa, degli Esteri, Capo di Stato Maggiore della Difesa e Comandante del COI devono andare a casa. Se invece lo si è fatto, significa che si è accettato un grado di rischio per il quale, volendolo mitigare, va preparato per tempo un piano di contingenza, per esempio un’evacuazione.

Semplice, direbbe Clausewitz, anche se non facile, lui riconoscerebbe.

Tuttavia, va sgombrato il campo da qualsiasi dubbio che noi non si sia nella mischia sino al collo e non che, solo perché “italiani”, brava gente e pizzaioli, non abbiamo nulla a che fare con gli americani e, pertanto, si sia fuori da ogni possibile ritorsione iraniana. Se si è alleati lo si è anche nel rischio di essere attaccati persino ove si tentasse di prendere le distanze con comunicati risibili e con parole dolci.

Infatti, ricoprire un ruolo “non combattente”, in un conflitto non garantisce dal non essere attaccato. Mi viene in mente la buonanima di quell’italiano che, imbarcato come cuoco sulla USS Arizona, affondata dai giapponesi alle Hawaii, morì di primo mattino mentre preparava la colazione ai propri commilitoni, molti dei quali “combattenti”. Vado oltre, solo il fatto che si ospitino basi americane sul proprio suolo non esclude di poter rappresentare comunque un valido obiettivo. Anche per gli iraniani, se ne avessero possibilità e volontà!

Il problema vero è chiedersi, cari commentatori dei fatti, quali siano gli obiettivi strategici e che cosa ne stiamo ricavando in termini concreti, per cui abbiamo deciso di inviare tanta gente in giro per il mondo, disseminata in una decina di realtà operative. Cioè, in parole poverissime, che cosa ce ne sta venendo in tasca, dato che i costi li paghiamo noi?

E soprattutto, infine, considerati tutti questi impegni, molti dei quali a mio avviso esulano dal diretto interesse nazionale, siamo in grado di presentarci con le forze necessarie e con una tale determinazione da salvaguardare un nostro diretto interesse nazionale, come ritengo si debba fare già oggi per la Libia? O speriamo sempre che qualcuno ci indichi un tavolo di dialogo e magari anche che ci porga una sedia, se ce ne sono abbastanza?

È troppo facile e persino irresponsabile predicare una posizione attendista che, secondo le parole di [Luigi] Di Maio (da un suo tweet), è la sola che garantisca di non rischiare “… morte, terrorismo, ondate migratorie insostenibili …”, come se la storia non avesse insegnato l’esatto contrario. Frasi come “… stiamo facendo e faremo il possibile per garantire la sicurezza dei nostri militari, in raccordo con alleati e partner …”, rilasciate a Repubblica dal nostro [Giuseppe] Conte, dicono solo una cosa: non so che pesci prendere.

Sono queste non-convinzioni che generano incertezza sul ruolo da ricoprire per chi opera in ambienti a rischio e sono su queste non-convinzioni che i professionisti della stampa dovrebbero porsi degli interrogativi.

È l’interesse nazionale che conta, il rischio è inevitabile ed è sempre accettabile se calcolato!

Pertanto, infine, se proprio bastassero solo un tavolo e qualche sedia, è assolutamente inutile comprare navi, aerei o altro. Accontentiamoci solo di pattugliare strade, guardare qualche portone, raccogliere alcuni migranti per mare, fare qualche volo dimostrativo e tappare le buche romane.

Cioè, usciamo dalla storia!

Gen Vincenzo Santo

Foto: Soleimani nella combo di Huffpost

Associazione Ampio Raggio: giocattoli ai bambini di due parrocchie del salernitano

“L’Epifania, si sa, è la Festa più attesa da tutti i bambini”, scrive l’Associazione di volontariato Ampio Raggio in un comunicato stampa del 4 gennaio scorso nel rendere note due donazioni avvenute a Scafati, in provincia di Salerno. E prosegue: “Ampio Raggio non poteva non tenerne conto nel programmare le prime iniziative benefiche del nuovo anno con due donazioni di giocattoli”.

I beneficiari, si apprende, sono stati i ragazzini che appartengono a famiglie disagiate seguite delle Parrocchie San Francesco di Paola di Scafati e Santa Maria delle Vergini di Scafati.

“La nostra attenzione – spiega il presidente della Onlus, Antonio Pio Autorinoè rivolta sia ai Paesi che vivono situazioni conflittuali che alla nostra bella Italia, dove la crisi economica ha messo in ginocchio tante famiglie. Nel nostro piccolo, con l’aiuto delle altre realtà che ci sostengono e supportano, cerchiamo di portare un sorriso a chi lo ha perso da tempo. I volti felici delle persone sono la migliore ricompensa per il duro lavoro che precede le manifestazioni ufficiali”.

In entrambe le circostanze si è trattato di un’attività benefica patrocinata dal Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio che è uno dei più antichi e prestigiosi Ordini Cavallereschi esistenti, sottolinea il comunicato.

Il presidente, insieme ai volontari e al segretario Alfonso Cascone, ha consegnato diverse scatole di giocattoli ai parroci don Peppino De Luca e don Giovanni De Riggi, spiega il comunicato.

La donazione alla Parrocchia Santa Maria delle Vergini è stata agevolata dalla Coordinatrice delle pari opportunità della Uila Campania, Angela Pisacane, che ha messo a disposizione un mezzo di trasporto per recapitare i balocchi a destinazione.

Hanno contribuito alla riuscita della iniziativa l’azienda scafatese “Artecarta” – che ha elargito gli imballaggi – e il Gruppo di Protezione Civile Lucano, da sempre vicino all’Associazione Ampio Raggio, specifica la stessa Associazione.

“Il 2020 – ha dichiarato il presidente – sarà per noi un anno estremamente impegnativo; abbiamo avviato l’iter amministrativo per portare a termine alcune missioni all’estero, in collaborazione, come di consueto, con l’Esercito Italiano, impegnato a portare la pace nei luoghi in cui ancora si combatte”.

Fonte e foto: Ampio Raggio

TAAC-W, RS: quattrodici militari afgani concludono il Mortar Course a Camp Arena

Il 3 gennaio scorso, a Camp Arena, sede del Train Advise Assist Command West (TAAC-W) di Herat, nell’Afghanistan occidentale, si è concluso il “Mortar Course”, importante attività formativa a favore dell’Afghan National Army (ANA), ha fatto sapere lo stesso TAAC-W con un comunicato stampa del 4 gennaio 2020.

L’addestramento, svolto nell’ambito della missione Resolute Support (RS), ha visto la partecipazione di quattordici militari, provenienti da Afghan National Civil Order Forces (ANCOF), Afghan Border Police (ABP) e Regional Military Training Center (RMTC).

Prosegue dunque l’impegno nell’addestramento delle forze di sicurezza afgane da parte del contingente italiano nell’ambito della missione in Afghanistan Resolute Support, attualmente a guida 132^ Brigata corazzata Ariete.

Il corso, organizzato e condotto dagli istruttori del Military Advisory Team (M.A.T.) e del Security Force Assistance Battalion (SFAB), ha consentito ai partecipanti di approfondire e affinare le loro conoscenze, teoriche e pratiche, su modalità e procedure d’impiego dei mortai.

In particolare, si legge dal comunicato, i frequentatori hanno acquisito familiarità con la lettura e l’individuazione dei punti sulle carte topografiche, appreso le tecniche per l’effettuazione e l’aggiustamento del tiro e imparato le norme per il mantenimento in efficienza dei pezzi.

Sviluppato nell’arco di dieci giorni, il Mortar Course rientra nell’ambito della formazione specialistica di base offerta al personale dell’Afghan National Army (ANA).

Il Comandante del TAAC-W, Generale di Brigata Enrico Barduani, nel commentare l’obiettivo raggiunto, “ha voluto sottolineare l’impegno e la professionalità dimostrati dal personale afgano nel corso dell’addestramento, evidenziando l’ottimo livello di preparazione conseguita”, fa sapere il TAAC-W.

Alla cerimonia di consegna degli attestati era presente il responsabile dell’addestramento del 207° Corpo d’Armata afgano, Tenente Colonnello Assadullah, si apprende, che ha ringraziato il contingente del TAAC-W per il supporto addestrativo e l’assistenza forniti in questi anni alle istituzioni afgane.

Il TAAC-W, Comando NATO a guida italiana, è composto da militari di 8 nazioni (Albania, Ungheria, Lituania, Romania, Slovenia, Ucraina, Stati Uniti d’America, oltre all’Italia) che operano con l’obiettivo di contribuire all’addestramento, all’assistenza e alla consulenza in favore delle istituzioni e delle Forze di Sicurezza Afgane, impegnate nella creazione di adeguate condizioni di sicurezza e prosperità per la popolazione locale, conclude il comunicato.

Fonte e foto: TAAC-W, RS

Somalia: autobomba a Mogadiscio. Militari italiani non coinvolti

Un’autobomba è esplosa stamane, sabato 28 dicembre, a Mogadiscio, in Somalia. Fonti italiane della Difesa hanno appena confermato che non ci sono militari italiani coinvolti.

A Mogadiscio ha sede il quartier generale della missione European Union Training Mission (EUTM) Somalia, avviata nel 2010 e parte della strategia europea per il Corno d’Africa. Dal 16 febbraio 2014 il comando della Missione è affidato a un Generale italiano: in particolare, dallo scorso 8 agosto 2019 è il Generale di Brigata Antonello De Sio. Il personale italiano contribuisce alla missione assieme ad altri sei paesi partner: Finlandia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Spagna, Svezia, e Serbia come Paese terzo, specifica il sito di EUTM Somalia.

Secondo quanto riportato dall’ANSA, che cita media internazionali, “per la polizia somala, i morti nell’esplosione di una potente autobomba esplosa stamani a Mogadiscio sono almeno 30, mentre il numero dei feriti potrebbe essere intorno a 100, almeno 90 dei quali confermati da fonti ospedaliere e polizia”.

Il bilancio è provvisorio e in aggiornamento.

L’attentato, secondo fonti media somale, è avvenuto all’ora di punta, in un punto affollato a un checkpoint davanti a un ufficio delle tasse.

Fonti: Difesa; ANSA; EUTM Somalia

Foto: ANSA

COMLOG: al Polo Mantenimento Armi Leggere di Terni il CalendEsercito 2020 con il Concerto della Big Band dell’Esercito

Si è svolto il 18 dicembre scorso, nella Caserma Passarelli di Terni, sede del Polo di Mantenimento delle Armi Leggere, il Concerto di Natale 2019 della Big Band della Banda dell’Esercito e la presentazione del “CalendEsercito 2020” dal titolo “Soldati, omaggio al personale militare”, ha fatto sapere il Comando Logistico (COMLOG) dell’Esercito con una nota stampa del 19 dicembre.

La Big Band della Banda dell’Esercito Italiano, dopo il saluto da parte del Brigadier Generale Vincenzo Sanfilippo, Direttore del Polo di Mantenimento delle Armi Leggere, si è esibita con le meravigliose orchestrazioni Swing degli anni ’30-’40 dinanzi alle Autorità locali, civili e militari, al personale dell’Ente e a una rappresentanza degli studenti della sezione musicale dei Licei Statali F. Angeloni di Terni.

Durante l’intervallo, si apprende, il Colonnello Maurizio Napoletano, Comandante del Comando Militare Esercito (CME) Umbria, ha introdotto e illustrato il CalendEsercito 2020, presentando un interessante parallelismo tra l’evolversi dell’uomo soldato e dei mezzi da lui inventati ed evoluti nel tempo e mettendo in evidenza il contributo prezioso dell’industria nazionale della Difesa per la sicurezza degli uomini e le donne con le stellette.

Il Polo di Mantenimento delle Armi Leggere di Terni, erede dell’allora “Fabbrica d’Armi” quale centro di eccellenza nazionale e punto di riferimento per le Forze Armate per quanto riguarda il materiale d’armamento individuale e di reparto, oggi è l’organo esecutivo dipendente dal Comando Logistico (COMLOG) dell’Esercito – per il tramite del Comando Trasporti e Materiali (TRAMAT) – che provvede a fornire con il proprio personale militare e civile, altamente qualificato, il supporto logistico sia in Patria sia in operazioni “fuori area”, conclude la nota.

Fonte e foto: COMLOG Esercito

CME Abruzzo: presentato a L’Aquila il CalendEsercito 2020

È stato presentato il 18 dicembre, a Palazzo Fibbioni, sede del Comune di L’Aquila, il “CalendEsercito 2020” dal titolo “Soldati”, ha fatto sapere con un comunicato stampa del giorno stesso il Comando Militare Esercito (CME) Abruzzo.

Il CalendEsercito 2020 “intende evidenziare il patrimonio di ogni Arma, Corpo e Specialità dell’Esercito, narrandone le principali vicende di ieri e di oggi e mettendo in evidenza l’operato dei militari di ogni ordine e grado”.

A premessa della presentazione, si apprende, il Comandante Militare dell’Esercito per l’Abruzzo, Col. Marco Iovinelli, ha spiegato che la scelta del titolo “Soldati” dell’edizione 2020 dell’opera editoriale è motivata dal fatto che uomini e donne dell’Esercito sono sempre il cuore della Forza Armata e che essere soldati vuol dire servire in armi la Patria con lealtà e orgoglio, onorare e rafforzare i valori, le tradizioni e le virtù militari, essere fedeli sempre al giuramento prestato, dimostrare coraggio e altruismo, essere pronti a sacrificare la propria vita per la difesa del Paese e per il bene della collettività.

Nel suo intervento il sindaco Pierluigi Biondi ha sottolineato non solo la profonda collaborazione, consolidata negli anni, tra Comune e Forza Armata, ma anche il fatto che “l’Esercito è sempre stato presente in tutte le emergenze che nel corso degli anni si sono presentate in Abruzzo”.

Presenti all’evento l’On. Stefania Pezzopane, Mons. Orlando Antonini in rappresentanza dell’Arcivescovo Metropolita dell’Aquila, Cardinale Giuseppe Petrocchi, nonché numerose altre autorità militari, civili e religiose della Città e della Regione, conclude il CME Abruzzo.

Fonte e foto: CME Abruzzo

Ampio Raggio: per i bambini di Boscoreale una donazione natalizia di giochi e computer

“Ancora una volta l’Associazione Ampio Raggio, da anni attiva e proattiva sul territorio nazionale e internazionale operando da sempre nel rispetto dei principi della dimensione umana della persona, si rende protagonista di un’altra azione benefica”, scrive la stessa associazione in un comunicato stampa del 21 dicembre scorso.

Sono stati infatti donati alla Parrocchia Sant’Anna ai Pellegrini a Boscoreale (Napoli), in occasione del Santo Natale, oltre 1.000 giocattoli destinati a bambini e bambine dell’età compresa tra i 3 e i 12 anni, si apprende in dettaglio, oltre a 2 computer completi che saranno messi a disposizione della comunità che potrà usufruirne all’occorrenza.

La donazione è stata possibile grazie all’impegno e alla sinergia instaurata tra l’Associazione Ampio Raggio e il Gruppo di Protezione Civile Lucano che da sempre, insieme, sono “vicini alle fasce considerate più deboli della popolazione, agendo in maniera sempre più incisiva”.

“Se tu vuoi trovare Dio, cercalo nell’umiltà, cercalo nella povertà, cercalo dove Lui è nascosto: nei bisognosi, nei più bisognosi, nei malati, gli affamati, nei carcerati”, conclude Ampio Raggio citando Papa Francesco.

Fonte: Annalisa Giordano/Ampio Raggio

Foto: Ampio Raggio

TAAC-W, RS: celebrata a Herat la Madonna di Loreto, patrona degli aviatori

Il contingente militare del Train Advise Assist Command West (TAAC-W) di Herat, a guida 132^ Brigata corazzata Ariete, ha ricordato nei giorni scorsi, con una celebrazione eucaristica svoltasi presso Camp Arena, la Madonna di Loreto, patrona degli aviatori, si apprende da un comunicato stampa dello stesso TAAC-W.

La Santa Messa, che ha visto la partecipazione del Comandante del TAAC W e di un considerevole numero di militari di tutte le Forze Armate presenti in teatro operativo, si è conclusa con l’apposizione di una targa nella cappella del TAAC-W, intitolata alla Madonna di Loreto.

La targa circolare riporta inciso in color oro l’emblema del giubileo lauretano, si apprende, con raffigurazione della Santa Casa di Loreto, dell’immagine della Vergine e della scia di tre velivoli stilizzati caratterizzati dal Tricolore. Sopra la Santa Casa di Loreto si erge l’aquila turrita dell’Aeronautica Militare, affiancata dall’aquila dell’Aviazione dell’Esercito (AVES).

All’interno del TAAC-W, spiega il comunicato, opera infatti sia personale dell’Aeronautica Militare con varie funzioni, tra le quali la responsabilità di direzione dell’aeroporto internazionale di Herat e la gestione amministrativa del contingente italiano, sia dell’AVES, con la Task Force Fenice che opera con elicotteri AH129D, UH-90, nonché aerei a pilotaggio remoto SHADOW200, in supporto alle operazioni del TAAC-W.

Tutte le componenti citate hanno voluto celebrare con sentita partecipazione la significativa ricorrenza dimostrando un forte attaccamento alla Vergine Lauretana loro Patrona.

Il TAAC-W, Comando NATO a guida italiana, è composta da militari di 8 nazioni che operano con l’obiettivo di contribuire all’addestramento, all’assistenza e alla consulenza in favore delle Istituzioni e delle Forze di Sicurezza Afgane, impegnate nella creazione di adeguate condizioni di sicurezza e prosperità per la popolazione locale.

Le funzioni principali della missione in Afghanistan Resolute Support (RS), ricorda il comunicato stampa, sono contenute nello Status of Forces Agreement (SOFA) firmato a Kabul il 30 settembre 2014, che definisce termini e condizioni del dispiegamento della forza multinazionale e quali sono i compiti principali da assolvere, tra cui:

  • il supporto alla pianificazione, programmazione e impiego delle risorse finanziarie nel lungo termine;
  • assicurare trasparenza, affidabilità e vigilanza in ottica anticorruzione;
  • supportare l’aderenza ai principi dello stato di diritto e di buon governo;
  • sostenere processi quali arruolamento, addestramento, gestione e crescita del personale, anche tramite fornitura di materiali ed equipaggiamenti.

Fonte e foto: TAAC-W RS