Sicurezza

TAAC-W (RS): la roccaforte talebana di Shewan di nuovo in mano alle forze afgane grazie ai militari italiani

Si è da poco concluso l’Expeditionary Advisor Package (EAP) dei militari del contingente italiano, su base brigata Sassari, condotta a Farah dal 2 al 19 aprile, ha fatto sapere con un comunicato stampa del 27 aprile il Train Advise and Assistance Command – West (TAAC-W), che a Herat opera nell’ambito della missione a guida NATO Resolute Support (RS).

Il recente EAP ha assistito le Forze di Sicurezza afgane, come da sua caratteristica “a domicilio”, durante le fasi di pianificazione e di condotta delle operazioni, che hanno portato al controllo totale della storica roccaforte talebana di Shewan e alla messa in sicurezza degli abitanti.

“In nessuna delle fasi i militari italiani sono stati impiegati in attività cinetiche”, specifica il comunicato stampa del TAAC-W.

I circa 400 istruttori, compresa una aliquota statunitense, schierati nella ex base italiana di Farah a 200 km a sud di Herat, sede del contingente nazionale in Afghanistan, hanno messo a disposizione le proprie conoscenze per guidare al successo i circa 1.300 militari delle Forze di Sicurezza afgane “che a vario titolo hanno condotto, autonomamente, le operazioni militari sul terreno e per via aerea”, spiega il TAAC-W.

L’intervento delle Forze Armate Afgane, assistite dai militari italiani, è nato sulla base delle richieste di supporto espresse dalle autorità governative locali con l’ambizioso intento di allontanare le sacche di insorti presenti nell’area di Farah.

Questi ultimi, recentemente, con azioni limitate ma di grande risonanza mediatica, avevano intimorito la popolazione civile che, pertanto, rivendicava maggiori condizioni di sicurezza.

L’azione si rendeva inoltre necessaria per creare il clima di sicurezza indispensabile al fine di garantire la registrazione degli elettori alle liste degli aventi diritto e la loro libera espressione di voto durante le elezioni politiche programmate per il prossimo autunno.

Fondamentali per il raggiungimento del successo sono stati i costanti incontri organizzati dai militari italiani con tutte le autorità civili e militari locali, e in particolar modo con i capi villaggio e gli ulema, avvenuti sia preventivamente alle operazioni che durante lo svolgimento delle stesse, creando il giusto clima di collaborazione tra tutti i principali attori nel conseguire un così importante risultato.

Grande apprezzamento per gli esiti delle operazioni è stato inoltre espresso in più occasioni dal Comandante della missione NATO in Afghanistan, il generale statunitense John W.Nicholson, e dai suoi collaboratori del comando Resolute Support di Kabul, che in diverse occasioni hanno raggiunto la base di Farah e hanno preso parte alle shure con le autorità locali, riscontrando in prima persona l’efficacia delle azioni condotte sul terreno.

Anche il governatore della provincia di Farah, Abdul Bazir Salanghi, ha esteso il senso di gratitudine della sua popolazione per il costante supporto ricevuto dai militari italiani.

“Oggi, grazie ad anni di addestramento e assistenza, – sottolinea il comunicato del TAAC-W – il popolo afgano può beneficiare di Esercito e Polizia locali addestrati, equipaggiati e pronti a garantire, con sempre maggiore autonomia, la sicurezza per il proprio paese”.

Il lavoro degli advisor italiani svolto durante l’EAP si sviluppa nell’ambito della missione RS con il compito principale di addestrare, consigliare e assistere le forze di sicurezza locali, per migliorarne la funzionalità e la loro capacità di autosostenersi.

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Fonte e foto: TAAC-W, SMD

Ampio Raggio: aiuti concreti per il progetto “Amore oltre ogni confine Italia Iraq” al motto di Omnia vincit Amor

“A sole poche settimane dall’avvio del progetto ‘Amore oltre ogni confine Italia-Iraq’ numerose associazioni hanno già consegnato materiale presso l’Associazione Ampio Raggio, scrive in un comunicato stampa del 23 aprile la stessa Associazione, in prima linea nell’aiuto delle fasce più deboli della popolazione in Italia e all’estero.

Dopo la cospicua raccolta dei Forum, si apprende, in occasione di un incontro presso il Dodo Bar di Scafati l’Associazione A.C.S.S.A., presieduta dall’ing Pasquale Caputo, conferma il proprio consenso al progetto, consegnando un’ingente quantità di capi di abbigliamento e giocattoli raccolti presso il Comune di Montefusco, fa sapere l’Associazione.

Arrivano anche gli aiuti materiali di C.O.N.I.T.A., associazione presieduta dal dott Maurizio Masciandaro, che ha donato una considerevole quantità di materiale d’abbigliamento e ludico-ricreativo.

Il sostegno arriva anche dal Corpo Internazionale di Soccorso Umanitario coordinato dal gen Claudio Mantovani, che ha consentito l’acquisto di materiale ludico-ricreativo.

Anche la città di Poggiomarino si stringe alla giovane Associazione Ampio Raggio, attraverso l’impegno dei fedeli dei Padri stimmatini della Parrocchia di Sant’Antonio di Padova hanno silenziosamente collaborato senza sosta alla raccolta di materiale d’abbigliamento e giocattoli a favore dei piccoli bambini di Erbil.

Quest’ultimo progetto di Ampio Raggio, associazione riconosciuta anche per le altre iniziative svolte in ambito umanitario in Kosovo, Libano e Afghanistan, prevede la raccolta di materiale ludico-ricreativo, didattico e capi di abbigliamento che verrà distribuito a idonee strutture a cura del Consolato di Erbil, in Iraq.

Da subito l’appello del Presidente dell’Associazione Ampio Raggio, Antonio Pio Autorino, ha scatenato un’attiva collaborazione da parte di numerosi gruppi, che in sinergia hanno avviato raccolte presso piazze e sedi e stanno man mano provvedendo a recapitare il materiale raccolto.

Il presidente del C.O.N.I.T.A., dott Masciandaro, e il presidente dell’A.C.S.S.A., ing Caputo, confermano il loro appoggio all’Associazione Ampio Raggio condividendo e sostenendo ormai da tempo la giovane associazione in tutte le iniziative proposte.

Collaborazione e solidarietà sono le parole chiave – scrive l’Associazione nel comunicato stampa –  è solo così che è possibile raggiungere grandi obiettivi”.

Entusiasta della partecipazione di molti al progetto, e certo che le donazioni proseguiranno, il presidente di Ampio Raggio ringrazia e afferma: “Siamo una giovane associazione ma con tanta voglia di crescere e per farlo abbiamo bisogno del sostegno di tutti. Ciò che facciamo non sarà mai abbastanza, ma speriamo possa regalare attimi di spensieratezza a chi vive una quotidianità molto difficile…amor omnia vincit!!!!”.

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Fonte e foto: Ampio Raggio

EUNAVFOR Atalanta: la FREMM Margottini è flagship dell’operazione antipirateria nel Corno d’Africa

“Oggi a Gibuti – fa sapere lo stato maggiore della Difesa con un comunicato stampa odierno – la Fregata Europea Multi Missione (FREMM) ‘Carlo Margottini’ ha assunto il ruolo di Flag Ship dell’operazione ‘EUNAVFOR Atalanta’, ruolo che manterrà sino al prossimo 5 agosto. Il capitano di vascello Simone Malvagna ha assunto il ruolo di Force Commander dell’intera forza navale cui partecipano diversi Paesi dell’Unione Europea”.

L’operazione EUNAVFOR Atalanta, decisa dal Consiglio Europeo nel 2008, è la prima operazione militare a carattere marittimo a guida europea con l’obiettivo di prevenire e reprimere gli atti di pirateria nell’area del Corno d’Africa (Mar Rosso, Golfo di Aden e bacino somalo) che continuano a rappresentare una minaccia per la libertà di navigazione del traffico mercantile e, in particolare, per il trasporto degli aiuti umanitari del World Food Program.

Tra i compiti di questa operazione, ricorda il comunicato, rientrano anche le attività Local Maritime Capacity Building (LMCB), ovvero addestramento a favore delle forze armate e di polizia locali, per permettere loro di sviluppare e trasmettere le conoscenze necessarie a operare in autonomia nel contrasto alle attività illecite, tra le quali la pirateria.

La fregata Margottini, che partecipa per la prima volta alla missione Atalanta, è la terza unità FREMM consegnata alla Marina Militare il 27 febbraio 2014 in versione antisommergibile ed è allestita con sistemi d’arma, difesa e scoperta di ultima generazione, all’avanguardia sia nel campo militare che civile, spiega lo stato maggiore della Difesa.

Partita il 20 febbraio scorso dal porto di La Spezia, prima di dirigersi verso l’area di operazioni di Atalanta ha compiuto una campagna navale nel Mar Arabico e nel Golfo Persico, finalizzata ad assicurare presenza, sorveglianza marittima, rafforzare le attività di cooperazione già in corso con alcuni alleati trans-regionali e avviare relazioni con nuovi potenziali partner dell’Italia, nell’alveo dei compiti istituzionali affidati alla Forza Armata.

Durante la campagna, nave Margottini ha inoltre rappresentato la Marina Militare alla Doha International Maritime Defence Exhibition & Conference (DIMDEX 18) in Qatar.

Nei prossimi mesi, durante le soste nei vari porti, l’equipaggio di nave Margottini sarà impegnato anche in attività CiMiC (Civilian and Military Cooperation), allo scopo di fornire supporto alle popolazioni locali.

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Fonte e foto: PI SMD

Esercito: a Pasqua circa 11mila militari impegnati al servizio della collettività dentro e fuori l’Italia

“Anche durante le festività Pasquali gli uomini e le donne dell’Esercito sono al lavoro su tutto il territorio italiano nelle piazze delle maggiori città italiane”, ha ricordato con un comunicato stampa del 1° aprile lo stato maggiore dell’Esercito.

In particolare, fa sapere l’Esercito, sono 7mila i militari impegnati costantemente all’interno dei confini nazionali nel presidiare il territorio e le principali aree metropolitane con l’operazione Strade Sicure, in concorso alle forze dell’ordine.

Mentre sono circa 4mila i militari schierati all’estero nell’ambito di missioni internazionali a guida NATO, ONU o Unione Europea, con compiti di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione delle aree più martoriate del mondo, sino all’addestramento delle forze di sicurezza locali, ovvero la gamma di attività definita Security Force Assistance (SFA).

“L’Esercito, con 4.000 soldati – ricorda il comunicato stampa – continua anche in questi giorni il suo impegno in 15 Paesi esteri, per contribuire alla sicurezza. Fuori dai confini nazionali, sono il Libano, l’Afghanistan e l’Iraq i teatri operativi dove è più consistente la presenza dei militari italiani, ma non meno importante è la presenza in Somalia e Mali, dove i nostri soldati addestrano le forze di sicurezza locali, e il Kosovo, dove, peraltro, l’Italia dal 2013 detiene la leadership della missione Nato-Kfor”.

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CaSME), gen Salvatore Farina, nell’incontrare gli uomini e le donne che concorrono a garantire la sicurezza a Venezia nell’ambito dell’Operazione Strade Sicure, ha voluto esprimere gratitudine a tutto personale dell’Esercito con queste parole: “Il vostro continuo impegno e la vostra presenza nei punti sensibili del territorio nazionale contribuiscono a rafforzare la sicurezza per tutti i nostri concittadini. Per questo, ringrazio voi e le vostre famiglie per l’insostituibile sostegno morale e materiale che dimostrano condividendo le scelte, talvolta impegnative e difficili, oggi più che in altri giorni dovendo rinunciare a trascorrere la Pasqua con i propri congiunti”.

Dal 1° gennaio 2018 a oggi, l’Esercito ha consentito l’identificazione di circa 57.000 persone, 170 delle quali poste in stato di fermo, oltre 200 denunciate; 13.840 veicoli controllati, con 14 sequestri di armi e 152 di veicoli, fa sapere in dettaglio il comunicato della Forza Armata.

“Cospicuo il sequestro di sostanze stupefacenti e oggetti contraffatti”, spiega il comunicato stampa, che così conclude: “Un impegno dinamico e a 360 gradi quello dell’Esercito, che evidenzia una spiccata valenza duale, nell’ottica di dotare lo Strumento Militare Terrestre sia di avanzate capacità di combattimento delle unità sul terreno, sia di poter intervenire tempestivamente, in Patria o all’estero, in situazioni di emergenza o di pubblica utilità: tra queste, solo lo scorso anno, circa 3.000 bonifiche di ordigni esplosivi e residuati bellici e 14 campagne antincendio effettuate con velivoli dell’Aviazione dell’Esercito”.

Fonte e foto: PI SME

Bonifica ordigni: la bomba di Fano neutralizzata in mare dai palombari del COMSUBIN

“Oggi alle ore 11.00 i Palombari del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) del Comando Subacquei ed Incursori (COMSUBIN) della Marina Militare hanno concluso le operazioni subacquee distruggendo il pericoloso ordigno esplosivo rinvenuto sulla spiaggia di Fano lo scorso 13 marzo”, fa sapere con un comunicato stampa di oggi, 19 marzo, la Marina Militare.

I Palombari della Marina erano già intervenuti congiuntamente agli Artificieri dell’Esercito, su disposizione della Prefettura di Pesaro e Urbino, per movimentare e mettere in sicurezza il residuato bellico – una bomba d’aereo inglese MK6 da 500 libbre –  dotata di un particolare dispositivo d’innesco a ritardo d’armamento di 144 ore che ne faceva un grave pericolo per il vicino ospedale di Fano (link articolo qui e in calce).

Dopo una lunga, meticolosa ed estenuante attività notturna l’ordigno era stato rimosso dal sito di rinvenimento e trasportato in mare aperto dal personale della Marina Militare a distanza di sicurezza da istallazioni terresti e vie di comunicazione marittima, garantendo la regolare ripresa delle attività sociali della cittadina.

“Intervenire su di un ordigno esplosivo di così grandi dimensioni e innescato con un congegno a tempo è molto particolare, l’adrenalina si fa sentire e l’attenzione che diamo ad ogni minima azione è sempre massima – ha dichiarato il Capitano di Corvetta Therry Trevisan, a capo del team del  COMSUBIN incaricato del brillamento – tuttavia non abbiamo fatto a tempo a smaltire le emozioni di quella notte perché, terminato il riposizionamento della bomba nell’area di sicurezza, siamo tornati a Grado per continuare un importante operazione di bonifica di ordigni esplosivi rinvenuti all’interno di un relitto austriaco della Prima Guerra Mondiale”.

“Allo scadere delle 144 ore, tempo stimato massimo d’armamento dell’ordigno rinvenuto a Fano – ha continuato a spiegare il Comandante – siamo tornati stamani nelle Marche per concludere il lavoro e distruggere la bomba d’aereo che, nei giorni passati, aveva fatto perdere il sonno a molte persone. Le operazioni subacquee condotte stamani sono state condotte con condizioni meteo marine al limite, che i Palombari del Gruppo Operativo Subacquei sono in grado di affrontare grazie all’addestramento specifico”.

L’attività appena conclusa conferma l’elevato livello di professionalità che le Forza Armate Italiane sono in grado di mettere a disposizione della collettività in perfetta sinergia interforze e in un’ottica di una efficace collaborazione interministeriale e interagenzia, sottolinea il comunicato stampa.

Questo intervento rappresenta una delle tante attività che i Reparti Subacquei della Marina conducono a salvaguardia della pubblica incolumità anche nelle acque interne, come ribadito dal Decreto del Ministero della Difesa del 28 febbraio 2017, svolgendo operazioni subacquee ad alto rischio volte a ripristinare le condizioni di sicurezza della balneabilità e della navigazione.

Lo scorso anno, ricorda il comunicato, i Palombari della Marina Militare hanno recuperato e distrutto un totale di 22.000 ordigni esplosivi residuati bellici, mentre dal 1° gennaio 2018 ne hanno già neutralizzati 1.360 dai mari, fiumi e laghi italiani, senza contare i proiettili di calibro inferiore ai 12,7 mm anch’essi rimossi e distrutti.

Chi sono i Palombari (fonte approfondimento: Marina Militare):

Con una storia di 169 anni alle spalle, i Palombari rappresentano l’eccellenza nazionale nell’ambito delle attività subacquee essendo in grado di condurre immersioni lavorative fino a 1.500 metri di profondità ed in qualsiasi scenario operativo, nell’ambito dei propri compiti d’istituto (soccorso agli equipaggi dei sommergibili in difficoltà e la neutralizzazione degli ordigni esplosivi rinvenuti in contesti marittimi) ed a favore della collettività.

Per queste peculiarità gli operatori subacquei delle altre Forze Armate e Corpi Armati dello Stato possono essere formarti esclusivamente dal Gruppo Scuole di Comsubin che, attraverso dedicati percorsi formativi, li abilita a condurre immersioni in basso fondale secondo le rispettive competenze.

Il Gruppo Operativo Subacquei, GOS (fonte Marina Militare):

Il Gruppo Operativo Subacquei, posto alle dipendenze del Comando Subacquei ed Incursori della Marina Militare, ha acquisito nel tempo la capacità di operare sotto la superficie del mare sino a 1.500 metri con i veicoli subacquei e fino a 300 metri con l’uomo.

Le missioni assegnate dal Paese al GOS sono le seguenti:

  • condurre qualsiasi genere di operazione subacquea tesa alla ricerca, recupero ed intervento lavorativo fino ai massimi fondali consentiti dalle numerose apparecchiature subacquee a disposizione (qualsiasi tipologia di autorespiratore, impianti integrati per immersioni profonde, scafandri rigidi articolati, minisommergibili, robot filoguidati ed autonomi ad altissima tecnologia);
  • effettuare il soccorso agli equipaggi dei sommergibili in difficoltà attraverso le apparecchiature speciali imbarcate sulle Navi alle dipendenze di Comsubin o mediante il Nucleo SPAG (Submarine Parachute Assistance Group) trasportato nell’area del sinistro con elicotteri o aerei militari;
  • svolgere la bonifica degli ordigni esplosivi di qualsiasi natura, convenzionali o improvvisati (EOD/IEDD – Explosive Ordnance Disposal/Improvised Explosive Device Disposal) che vengano rinvenuti in contesti marittimi. Per contesto marittimo s’intende il mare, i laghi ed i fiumi, a bordo delle Unità Navali, nelle infrastrutture portuali ed in opere fondate in acqua.

Con una storia di 169 anni alle spalle, il GOS è l’eccellenza nell’ambito della Difesa nazionale nel contesto delle operazioni subacquee ed estende le proprie capacità anche a numerose attività a favore della collettività soprattutto in ambito sanitario, scientifico e sociale.  Sono stati migliaia gli interventi volti alla bonifica dei litorali italiani da ordigni esplosivi residuati bellici e quelli svolti per condurre trattamenti di ossigeno terapia iperbarica a favore di pazienti civili.

Per queste peculiarità gli operatori subacquei delle altre Forze Armate e Corpi Armati dello Stato possono essere formarti esclusivamente dal Gruppo Scuole di COMSUBIN che, attraverso dedicati percorsi formativi, li abilita a condurre immersioni in basso fondale secondo le rispettive competenze.

Il Gruppo Operativo Subacquei rappresenta un punto di forza, nonché elemento di orgoglio per la Marina Militare, infatti grazie alle sue capacità ed alla stretta collaborazione esistente con i diversi Dicasteri ed Agenzie dello Stato, il GOS viene impiegato in Antartide per coordinare tutte le immersioni che vengono effettuate nell’ambito delle spedizioni italiane organizzate dall’Enea, nelle attività di ricerca e tutela dei beni archeologici subacquei oppure a supporto del Ministero dello Sviluppo Economico per quanto riguarda le attività ispettiva di controllo agli impianti e strutture subacquee delle attività di estrazione idrocarburi off-shore.

I Palombari sono spesso chiamati ad operare anche in complesse operazioni subacquee di Protezione Civile, peculiarità che rende tale componente della Marina un vero e proprio strumento dual use al servizio della collettività.

Le operazioni più recenti condotte dai Palombari di Comsubin sono state:

  • il naufragio della nave passeggeri Costa Concordia (2012);
  • il crollo della torre piloti di Genova a seguito dell’abbattimento causato dal Mercantile Jolly Nero (2013), operazione per la quale la Bandiera di Guerra di Comsubin è stata decorata con una Medaglia d’Argento al Valori di Marina;
  • gli interventi subacquei di Lampedusa (ottobre 2013) e del Mediterraneo Centrale (aprile 2015) conseguenti ai naufragi più drammatici accaduti negli ultimi anni. In particolare, quest’ultima operazione ha visto Comsubin impegnato nella ricerca e recupero delle salme a 370 metri di profondità ed il coordinamento di tutte le attività tese al recupero dell’intero relitto dal fondo (2015-2016). Per questa operazione è stata attribuita la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Bandiera di Guerra della Marina Militare e delle Forze navali;
  • la rimozione e neutralizzazione di oltre 22.000 pericolosi ordigni esplosivi, residuati bellici, rinvenuti nei mari, laghi e fiumi italiani durante il 2017;
  • l’individuazione ed il recupero della scatola nera dell’Eurofighter Typhoon dell’Aeronautica Militare, impattato lo scorso settembre nelle acque antistanti Terracina.

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Fonte e foto: Marina Militare

Aldo Moro: il SSSD on Rossi ha reso omaggio allo statista e ai membri della scorta

“In occasione delle celebrazioni per il quarantennale della strage di via Fani e del rapimento dell’Onorevole Aldo Moro, il Sottosegretario di Stato alla Difesa Domenico Rossi ha deposto oggi [16 marzo, ndr] una corona di fiori in Largo 16 marzo 1978 a Torrita Tiberina, assieme al sindaco e alle autorità locali”, scrive il Responsabile dela Comunicazione dello stesso on Rossi.

“L’Italia oggi rende omaggio a un grande uomo politico e ai componenti della scorta, vittime del dovere, che persero la vita in quel vile agguato – ha affermato il SSSD on Rossi nel suo intervento – Ricordando il loro sacrificio rendiamo omaggio a tutti gli uomini e le donne del Comparto Difesa e Sicurezza che hanno perso la vita in servizio a salvaguardia delle Istituzioni”.

E ha proseguito, concludendo: “Chi indossa l’uniforme è cosciente del proprio ruolo ed è consapevole di rischiare ogni giorno, nelle nostre città e all’estero, la propria vita per difendere lo stato, la democrazia e la costituzione. Sono tutti loro che possiamo chiamare eroi”.

Il Sottosegretario Rossi ha poi reso omaggio alla tomba dello statista.

Fu proprio Moro che, nelle angoscianti lettere scritte durante il sequestro nella primavera del 1978, chiese di essere tumulato proprio nel piccolo cimitero di Torrita Tiberina, sospeso sulla sommità di una collina, viene ricordato.

Alla commemorazione, organizzata dal comune di Torrita Tiberina in collaborazione con il comune di Nazzano, hanno partecipato, tra gli altri, gli studenti delle scuole e le autorità locali assieme alla cittadinanza, con la partecipazione del dott Gildo De Angelis, direttore generale dell’ufficio scolastico regionale.

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Fonte e foto: Responsabile Comunicazione Sottosegretario di Stato alla Difesa

Marina: in 3 su 21 entrano a far parte delle Forze Speciali, venerdì la consegna dei brevetti ai nuovi incursori GOI COMSUBIN

Sono 3 i giovani marinai del corso ordinario Incursori 2017 che entrano a far parte del Gruppo Operativo Incursori (GOI), fa sapere la Marina Militare con un comunicato stampa del 23 gennaio che dà la notizia della consegna dei brevetti ai nuovi baschi verdi.

Più in dettaglio, spiega il comunicato, domani, venerdì 26 gennaio, alle 11.00, presso il Comando Subacquei e Incursori (COMSUBIN) della Marina Militare La Spezia, si svolgerà la cerimonia di conferimento dei brevetti da Incursore agli allievi del corso Ordinario 2017.

Tra le autorità militari e civili presenti, il Comandante in Capo della Squadra Navale, ammiraglio di squadra Donato Marzano, che è stato Comandante del COMSUBIN dal 1° maggio 2006 al 10 settembre 2008.

Solo tre, sottolinea il comunicato stampa della Marina, i giovani militari dei 21 partecipanti all’impegnativo corso, tra cui un ufficiale e due giovani volontari in ferma prefissata annuale (VFP1), che riceveranno l’ambito basco verde ed entreranno a far parte delle Forze Speciali della Marina Militare, “al servizio del Paese per assicurarne la sicurezza collettiva”.

Il corso ordinario incursori dura circa un anno ed è suddiviso in quattro fasi, durante le quali gli allievi ricevono una preparazione fisica e sono addestrati a condurre operazioni subacquee, anfibie e terrestri che rappresentano il primo gradino della preparazione professionale di base, e che li mette in grado di entrare a far parte del GOI.

“Diventare Incursore significa vivere una professione appassionante e unica, con la possibilità di una carriera avvincente e appagante nel Reparto di Forze Speciali italiane più conosciuto e rinomato al mondo, spiega la Marina.

Si può diventare un Incursore, informa la Forza Armata, oltre che attraverso la frequenza dell’Accademia Navale di Livorno e delle Scuole Sottufficiali della Marina Militare, anche partecipando a un apposito concorso per Volontari in Ferma Prefissata di un anno (VFP1), che permette di accedere direttamente alla Scuola del COMSUBIN.

Il bando viene pubblicato annualmente sulla Gazzetta Ufficiale (per maggiori informazioni consultare il sito www.marina.difesa.it).

Durante la cerimonia di consegna del brevetto, la Federazione Italiana Attività Subacquee (FIAS), che da quest’anno riconosce l’attestato da Incursore in equipollenza diretta con i propri brevetti civili sportivi, conferirà ai nuovi Incursori della Marina Militare anche i brevetti Open FIAS-CMAS (Confédération mondiale des activités subaquatiques) riconosciuti in ambito internazionale.

Questo il programma della cerimonia (fonte Marina Militare):

  • 10.00 – 10.50 Afflusso delle Rappresentanze Militari e Civili, degli invitati e della stampa
  • 11.00 Ingresso della Bandiera di combattimento di COMSUBIN
  • 11.05 Arrivo della Massima Autorità e inizio della Cerimonia
  • 12.00 Termine della cerimonia

Il GOI: storia, impiego, addestramento (fonte Marina Militare):

Il Gruppo Operativo Incursori (GOI) è una delle due articolazioni operative del Comando Subacquei ed Incursori (COMSUBIN) e costituisce la componente delle Forze Speciali della Marina Militare.

Il GOI trae le sue origini sia dalle operazioni condotte in Adriatico dalla Marina durante la Prima Guerra Mondiale, attraverso i MAS e i primordi delle apparecchiature speciali quali la “mignatta” utilizzata a Pola dal Maggiore del Genio Raffaele Rossetti e dal Tenente Medico Raffaele Paulucci per affondare la corazzata Viribus Unitis (1 novembre 1918), sia dai Mezzi d’Assalto della Seconda Guerra Mondiale. In particolare, questi ultimi riuscirono ad affondare o danneggiare gravemente naviglio da guerra avversario per 72.190 tonnellate e naviglio mercantile per 130.572 tonnellate. Tra tutte, l’azione più ardita fu quella che portò all’affondamento delle corazzate inglesi “Valiant” e “Queen Elisabeth”, colpite nella rada di Alessandria d’Egitto il 19 dicembre 1941.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale la Marina Militare mantenne un’aliquota di personale che fosse in grado di proseguire l’opera dei Mezzi d’Assalto. Nacque così un iter addestrativo specifico e venne scelta la storica fortezza del Varignano, vicino a La Spezia, come sede del Gruppo Arditi Incursori. Nel tempo, accanto alle attività addestrative del periodo bellico, si cominciarono a sperimentare nuove tecniche, oltre che a nuove tattiche di combattimento. Dopo numerose riorganizzazioni, nel 1957 nacque il Gruppo Operativo Incursori (GOI). Da quel momento il GOI ha continuato a sviluppare autonomamente tecniche operative, equipaggiamenti e mezzi, idonei a contrastare le insorgenti minacce, confrontandosi con le corrispondenti Forze Speciali di altri Paesi nel corso di numerose attività interforze e multinazionali.

In particolare, negli anni Settanta gli Incursori del GOI affrontarono la minaccia del terrorismo nazionale e internazionale, con la costante collaborazione con i reparti di controterrorismo stranieri. Il GOI sviluppò, in quegli anni, tattiche innovative ed equipaggiamenti all’avanguardia e creò al suo interno un nuovo organismo: l’UnIS (Unità Intervento Speciale) perfettamente addestrato, pronto a intervenire in caso di minaccia terroristica.

Oggi gli ampi margini di capacità, flessibilità e autonomia operativa e logistica fanno del GOI uno strumento di grande efficacia nella gestione di situazioni critiche. Gli attuali scenari di conflittualità internazionale e la continua minaccia terroristica richiedono l’intervento di piccole unità, particolarmente addestrate ed equipaggiate. In questo difficile contesto gli Incursori della Marina Militare costituiscono uno strumento agile e flessibile, particolarmente idoneo ad affrontare le sfide mutevoli. I compiti assegnati al GOI sono di norma di pertinenza del livello strategico, risultano spesso assai delicati, tecnicamente difficili e politicamente sensibili. Tra questi:

  • azioni dirette sia su unità navali e mercantili in porto o alla fonda, sia su installazioni portuali/costiere, infrastrutture civili e militari entro la fascia dei 40 Km dalla costa;
  • operazioni di controterrorismo navale per la liberazione di ostaggi su unità passeggeri o mercantili e su installazioni marittime;
  • infiltrazione e permanenza in territorio ostile per missioni di tipo informativo.

A tale scopo, il personale è interamente professionista e l’addestramento è molto duro, selettivo e approfondito, in modo da garantire elevati standard operativi. Dagli anni bellici, con le operazioni subacquee contro il naviglio nemico, agli Anni di Piombo, con la lotta al terrorismo nazionale ed internazionale che ha visto impegnato il Reparto anche durante il sequestro dell’Achille Lauro, ultimamente i compiti affidati al GOI hanno subito un’ulteriore evoluzione, implementandone la capacità di proiezione globale.

Dall’11 settembre 2001 a oggi il GOI è stato impegnato in maniera sempre più preponderante anche nei principali teatri operativi terrestri, quali l’Iraq e l’Afghanistan, e per il contrasto a fenomeni quali la pirateria in Oceano Indiano o la monitorizzazione degli sviluppi di crisi regionali quali la Primavera araba. Da segnalare, soprattutto, le attività di Assistenza Militare a favore delle forze di sicurezza di altri paesi attraverso attività addestrative, di supporto e di intelligence.

Con la creazione del Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali (COFS) nel 2004, il GOI ha iniziato a operare inserito all’interno di dispositivi interforze all’estero, oltre a prendere parte ad attività ed esercitazioni che hanno favorito una sempre maggiore interoperabilità tra le unità del Comparto Forze Speciali nazionale.

Tra i principali teatri operativi in cui hanno operato i Baschi Verdi della Marina Militare negli ultimi venti anni spiccano quelli di:

Somalia (1992-1994-1996), missione umanitaria ONU

Ruanda (1994), missione di evacuazione connazionali

Timor Est (1999), missione umanitaria ONU

Iraq (2003-2006), Operazione Antica Babilonia

Afghanistan, Enduring Freedom (2003), ISAF (2006-2015) e Resolute Support (2016-2017)

Iraq (2015) Operazione Inherent Resolve

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Fonte e foto: Marina Militare

NRF, eNRF e VJTF: lo strumento militare della NATO dal Summit di Praga a quello del Galles attraverso il Readiness Action Plan

A seguito dell’assunzione del comando – ieri, 10 gennaio – della componente terrestre della NATO Response Force (NRF) 2018 da parte del NATO Rapid Deployable Corps-Italy (NRDC-ITA) di Solbiate Olona, lo stesso Comando di Reazione rapida ha fornito un dettagliato approfondimento sulle peculiarità e gli impieghi dello strumento militare della NATO nei suoi più recenti sviluppi, riproponendone il percorso di formazione dal Summit di Praga del 2002.

Qui in versione integrale aggiornata all’11 gennaio 2018 14.15 CET (fonte NRDC-ITA):

La NATO Response Force (NRF)

La NATO Response Force (NRF) fu lanciata nel 2002 in occasione del Summit NATO di Praga, per essere quindi approvata dai ministri della Difesa alleati nel 2003. Si tratta di uno strumento militare multinazionale e interforze che, per velocità di intervento e capacità operative schierabili, consente all’Alleanza di fronteggiare con immediatezza qualsiasi minaccia della Difesa collettiva o in risposta alle crisi, con tempi di schieramento brevissimi.

In particolare la NRF, costituita da una componente terrestre, una navale, una aerea, una di Forze Speciali e una di Sostegno Logistico Interforze, fornisce all’Alleanza la capacità di schierare in tempi brevissimi una Forza militare altamente specializzata ovunque sia richiesto, per:

–              Intervenire immediatamente in nome della Difesa collettiva (c.d operazioni art. 5 del Trattato di Washinghton);

–              gestire crisi e operazioni a supporto della pace;

–              intervenire in caso di calamità naturali o a protezione di infrastrutture critiche.

In aggiunta, la NRF rappresenta anche un dispositivo per condurre specifiche attività addestrative e per sperimentare nuove tecnologie, ciò con lo scopo di migliorare l’integrazione e la cooperazione fra le Forze.

La decisione di impiegare la NRF può essere presa dal Consiglio del Nord Atlantico (North Atlantic Council – NAC), il più alto organismo di livello politico in seno alla NATO, mentre il Comando della NRF risale al Comandante Supremo Alleato in Europa (Supreme Allied Commander Europe – SACEUR).

La “enhanced” NRF e la Very High Readiness Joint Task Force (VJTF)

Nel 2014, nell’ambito delle misure adottate dalla NATO con il piano d’azione di prontezza (Readiness Action Plan – RAP), creato per porre l’Alleanza in condizione di poter rispondere ai continui mutamenti della sicurezza internazionale, la NRF è stata potenziata.

La NATO, infatti, ha incrementato il dispositivo NRF portandolo a circa 40.000 uomini, e ha aggiunto un “pacchetto” di assetti multinazionali e interforze altamente specialistici, flessibili e in grado di schierarsi in tempi estremamente brevi ovunque sia richiesto.

Si tratta della cosiddetta “Spearhead Force”, meglio conosciuta come Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), il cui compito è assicurare la prima e immediata risposta della NATO a possibili crisi o minacce, con la capacità di schierare l’intero dispositivo militare in pochissimi giorni dal preavviso d’ordine.

Come è organizzata la NRF

La NRF si basa su un sistema di rotazione annuale delle forze e dei comandi. Le unità individuate quali componenti del dispositivo vengono sottoposte a un intenso periodo di addestramento volto non solo a migliorare le capacità necessarie per ricoprire il ruolo assegnato, ma anche per superare i severi standard richiesti dalla NATO e verificati da un pool di esperti in occasione di specifiche esercitazioni.

La NRF 2018 si compone di:

  • un elemento di Comando e Controllo fornito dal Comando Alleato Interforze (Joint Force Command) Brunssum (Paesi Bassi);
  • un Comando Componente Terrestre (Land Component Command – LCC), fornito dal NATO Rapid Deployable Corps Italy (NRDC-ITA) di Solbiate Olona (VA);
  • un Comando Componente Navale (Maritime Component Command – MCC), fornito dal French Aero-Naval Rapid Reaction Force (FRMARFOR) di Tolone (Francia);
  • un Comando Componente Aerea (Air Component Command – ACC), fornito dal German Joint Force Command (JFAC) di Kalkar (Germania);
  • un Comando Componente Forze Speciali, fornito dallo Spanish Special Operations Component Command di Minorca (Spagna);
  • la VJTF, composta anch’essa da una componente terrestre, una navale e una aerea; in particolare, la componente terrestre (VJTF-L) è guidata da una Brigata multinazionale di circa 5.000 uomini, completa di assetti navali, aerei e delle Forze Speciali, con capacità di schieramento dai due ai tre giorni ovunque richiesto. Nel 2018, il Comando della Brigata in prontezza (“Stand-By”) sarà tenuto dalla Brigata Corazzata “Ariete”;
  • un Initial Follow-On Forces Group (IFFG), composto da ulteriori Forze ad elevata prontezza, il cui eventuale schieramento è successivo a quello della VJTF. Costituito dalla Brigata che ha terminato l’anno di “Stand-By” ed è nel cosiddetto “Stand-Down”, e da quella che è in approntamento per assumere la funzione nell’anno successivo, la c.d. Brigata “Stand-Up”. Per l’anno in corso queste Brigate sono, rispettivamente, la 12th Armoured Infantry  Brigade (Gran Bretagna) e la 9th Panzerleher Brigade (Germania);
  • diversi assetti specialistici forniti dai Paesi Alleati, tra cui un Battaglione tedesco per la Difesa Chimica, Batteriologica, Radiologica e Nucleare (CBRN) e gli assetti per le Comunicazioni Operative (PSYOPS) e per la Cooperazione Civile-Militare (CIMIC), questi ultimi rispettivamente del 28° Reggimento “Pavia” in Pesaro e del CIMIC Group di Motta di Livenza.

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Fonte: NRDC-ITA

Foto: Eurocorps

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Da ieri, 10 gennaio, il NATO Rapid Deployable Corps-Italy (NRDC-ITA) di Solbiate Olona assume il comando della componente terrestre della NRF 2018.

Più in dettaglio, fa sapere l’NRDC-ITA con un comunicato stampa del 10 gennaio, nella Caserma Ugo Mara di Solbiate Olona (Varese), sede del Comando del Corpo di reazione rapida della NATO in Italia, alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CaSME), gen Danilo Errico, del Comandante del Comando Operativo Alleato Interforze (NATO JFC BS) di Brunnssum in Olanda, gen Salvatore Farina, e del Comandante del Comando Terrestre Alleato (LANDCOM) di Izmir (Turchia), gen Darryl A.Williams, ha avuto luogo, ieri, la cerimonia che ha sancito il passaggio del testimone nel comando della componente terrestre della NATO Response Force (NRF) tra l’Allied Rapid Reaction Corps (ARRC), comandato dal gen Tim Radford, e il Nato Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA), comandato dal gen Roberto Perretti.

“NRDC-ITA – scrive il Comando NRDC-ITA – assume per la quarta volta la responsabilità di guidare la componente terrestre (Land Component Command – LCC) della NATO Response Force dopo un lungo e articolato periodo di preparazione, durato oltre un anno, che ha visto il Comando impegnato in numerose e complesse attività addestrative finalizzate a completare l’addestramento individuale del personale e a testare e affinare le procedure di lavoro, prima di essere dichiarato ‘combat ready’ con l’esercitazione Brilliant Ledger 2017 che, sotto l’attenta supervisione di un team di 40 esperti valutatori militari, ha visto impegnati a Solbiate Olona (VA) e Bellinzago Novarese (NO) oltre 1000 militari provenienti da 15 nazioni dell’Alleanza e 85 reparti diversi delle Forze Armate Italiane”.

La NRF, creata nel 2002, ricorda il comunicato di NRDC-ITA, è un complesso di forze ad elevata prontezza, tecnologicamente avanzata e altamente addestrata, costituita da componenti terrestre, marittima, aerea, di forze speciali e di supporto logistico con personale e mezzi forniti a rotazione dai paesi membri, per consentire all’Alleanza di far fronte prontamente a tutte le sfide alla sicurezza, dalla difesa collettiva alla gestione delle crisi.

A seguito delle decisioni assunte nel vertice del Galles del 2014, l’NRF è stata potenziata con un’aliquota di forze in altissima prontezza denominata Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), estremamente flessibile e modulare, capace di schierarsi con immediatezza. Nel suo insieme l’NRF è composta da circa 40.000 uomini e donne, ricorda NRDC-ITA.

Il NATO Rapid Deployable Corps – Italy è un Comando multinazionale con sede a Solbiate Olona (VA), alle dipendenze del Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa (SACEUR).

L’Italia ne è la nazione guida e fornisce circa il 75% del personale. Il rimanente 25% è costituito da militari provenienti da altre dodici nazioni: Albania, Bulgaria, Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti e Ungheria per un totale di circa 400 uomini e donne.

In programma l’adesione di altre 4 nazioni – Canada, Lettonia, Lituania, e Romania, si apprende – che entreranno a far parte del Comando portando così a diciassette il numero dei paesi contributori.

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Fonte e foto: NRDC-ITA; Difesa

Task Force Praesidium, OIR: il gen White, comandante della coalizione anti-ISIS, in visita sulla Diga di Mosul

Il gen Robert White, Comandante delle Operazioni della Coalizione anti ISIS in Iraq, ha visitato il contingente italiano della Task Force (TF) Praesidium presso la Diga di Mosul, si apprende dalla stessa TF Praesidium via sito web della Difesa.

“La visita del gen White, seconda in ordine di tempo dopo quella dello scorso agosto, – specifica la Difesa dal suo sito istituzionale –  ha avuto lo scopo di valutare le azioni intraprese dalla Praesidium dopo il 17 ottobre, data in cui l’area della diga è passata sotto il controllo delle Forze di Sicurezza irachene”.

L’incontro con le componenti irachene insistenti nell’area, per un aggiornamento operativo congiunto con il Comandante della TF Praesidium, ha permesso al gen White di constatare il livello di integrazione e interoperabilità raggiunti.

In particolare, si apprende, il Comandante del Combined Joint Forces Land Component Command (CJFLCC) ha sottolineato la capacità di condividere le informazioni per creare un sistema integrato dove tutte le componenti, cui è demandata la sicurezza dell’area della diga, si interfacciano costantemente.

“Parole di apprezzamento al gen White, per il lavoro del 3° reggimento Alpini, sono giunte, in modo particolare, dal Counter Terrorism Service, che ha sottolineato le elevatissime capacità operative del reparto italiano con il quale, grazie alla comune volontà di cooperare e interagire, è stato realizzato un sistema di sicurezza dell’area efficiente e pronto a reagire a ogni minaccia”, sottolinea la Difesa.

Prima di lasciare la base per la Training Area, il gen White, si è complimentato per la capacità dimostrata di relazionarsi con tutte le parti per lo sviluppo di un piano di Civil Affair a supporto del processo di stabilizzazione della provincia di Ninewa.

Tale piano, supportato e coordinato dalla TF Praesidium, ha permesso alle organizzazioni governative (GOs) di riprendere quei progetti che consentiranno il ritorno alla normalità.

Parole di apprezzamento sono giunte anche per la gestione del delicato fenomeno del ripopolamento dell’area, che ha portato in poco più di due mesi oltre 12mila persone a far ritorno dai campi profughi in cui avevano trovato rifugio durante la presenza dell’Isis.

Presso l’area training il Comandante del CJFLCC ha potuto verificare le diverse attività addestrative condotte dalla TF Praesidium a favore delle Forze di Sicurezza irachene.

Il gen White ha assistito alle sessioni di addestramento realizzate in funzione di specifici obiettivi formativi: dal Counter IED a favore dell’Esercito iracheno chiamato spesso a bonificare le aree di ripopolamento, al controllo dei check point da parte della Polizia, sino al più complesso Mountain Warfare e Urban Training a favore del Counter Terrorism Service per l’arrampicata in assetto operativo.

“Tutte azioni intraprese dalla TF Praesidium per ottenere un sistema di sicurezza integrato che possa operare in modo standardizzato e che consenta una piena interoperabilità tra le componenti in campo”, conclude la Difesa dal suo sito web istituzionale.

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Fonte e foto: TF Praesidium via difesa.it