Angelino Alfano

Sector West, UNIFIL: il Ministro degli Esteri on Alfano incontra i militari della brigata Granatieri di Sardegna, contingente italiano in Libano

“Il Ministro degli Affari Esteri, On. Angelino Alfano, ha incontrato i militari del contingente italiano che operano nel Sud del Libano presso la base delle Nazioni Unite di Shama durante la sua visita istituzionale nel Paese dei Cedri”, ha annunciato con un comunicato stampa del 18 maggio scorso il Sector West (SW) di UNIFIL, attualmente su base brigata Granatieri di Sardegna.

Accolto prima dal Comandante della Joint Task Force – Lebanon, gen Francesco Olla, e poi dal Comandante della MIBIL, la Missione Bilaterale Italiana in Libano, col Salvatore Paolo Radizza, il Ministro ha incontrato i militari del contingente, appartenenti alla brigata Granatieri di Sardegna.

La missione UNIFIL – ricorda il comunicato – sotto egida della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n.1701, annovera, tra i suoi compiti principali, la cessazione delle ostilità attraverso un costante monitoraggio della Blue Line; il supporto alla popolazione locale, attraverso la funzione operativa di Cooperazione Civile-Militare (CIMIC); il supporto da parte del contingente internazionale alle Forze Armate libanesi (LAF) dislocate nel Libano del Sud, attraverso il coordinamento, la pianificazione e l’esecuzione di attività addestrative e operative congiunte.

La missione MIBIL, invece, presente in teatro operativo dal 25 febbraio 2015, ha lo scopo di coordinare e sviluppare, sia in Italia sia in Libano, le attività formative e addestrative a favore delle Forze Armate Libanesi (LAF), con l’obiettivo di migliorare le loro capacità operative per l’assolvimento dei molteplici compiti istituzionali assegnati.

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Fonte e foto: SW UNIFIL

KFOR, visita del ministro Alfano: il COMKFOR gen Fungo sottolinea la proficua collaborazione tra NATO, internazionali e Kosovo

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, onorevole Angelino Alfano, si è recato in visita al contingente italiano – che opera in Kosovo, nell’ambito della Forza multinazionale KFOR della NATO – per portare il proprio saluto e quello delle Istituzioni italiane in occasione delle prossime festività di fine anno, ha fatto sapere la stessa KFOR con un comunicato stampa di ieri 22 dicembre.

Il ministro, al suo arrivo al Comando NATO di Pristina, è stato accolto dal Comandante di KFOR (COMKFOR), generale Giovanni Fungo, ed è stato aggiornato sull’attuale situazione operativa, sulle condizioni di sicurezza in Kosovo e sul ruolo dei soldati italiani di KFOR nel processo di stabilizzazione dell’area balcanica.

Il gen Fungo ha rimarcato l’importanza della proficua cooperazione tra la NATO, le organizzazioni internazionali e le istituzioni del Kosovo per il mantenimento di un ambiente pacifico e sicuro.

La visita è proseguita alla base del Multinational Specialized Unit (MSU) con l’incontro del ministro Alfano con una rappresentanza delle donne e degli uomini delle Forze Armate Italiane, a cui Alfano ha rivolto parole di apprezzamento per l’alto livello di professionalità, per la dedizione e l’impegno profuso in questo complesso teatro di operazione.

“Sono qui per farvi sentire la vicinanza del Governo, del Parlamento, oltre che quella dell’intera Nazione e mia personale. Durante questa visita, ho constatato di persona quanto sia utile e apprezzato il vostro lavoro in questa delicata parte dell’Europa”, ha affermato Alfano, mettendo in risalto l’importanza del contributo che le Forze Armate Italiane, presenti in Kosovo dal 1999, hanno fornito alla NATO per la stabilizzazione dei Balcani occidentali.

Il contingente Italiano in Kosovo, nell’ambito della operazione a guida NATO denominata Joint Enterprise, lavora per garantire la libertà di movimento e la sicurezza agli abitanti del Kosovo.

All’operazione Joint Enterprise partecipano attualmente 30 paesi, con oltre 4.000 soldati, di cui 550 unità italiane, con un Multinational Battle Group, la Multinational Specialized Unit MSU (composta esclusivamente da militari dell’Arma dei Carabinieri) e un JRD (Joint Regional Detachment), tutti a guida italiana.

Il COMKFOR gen Fungo ha ringraziato il ministro Alfano che “con la sua visita ha confermato la vicinanza del Paese e delle Istituzioni a tutti gli uomini e le donne che con le stellette sono in missione per la stabilizzazione del Kosovo”.

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Fonte e foto: KFOR PAO

Allarmati ma tranquilli. Ossimoro italiano

Pino Daniele:decine di fans in fila davanti a camera ardenteDopo l’attacco di ieri a Parigi al quotidiano satirico Charlie Hebdo la Francia è attonita e il mondo è sdegnato. Il livello di allerta è ora massimo anche in Italia, dove il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha convocato già ieri pomeriggio il Comitato di analisi strategica Antiterrorismo, composto da esperti di antiterrorismo di forze dell’ordine e intelligence.

“Non siamo la Francia, la situazione nel nostro Paese è più tranquilla, ma è evidente che non possiamo sentirci fuori pericolo”, è stato il commento riportato dall’Ansa degli esperti di intelligence e antiterrorismo che ieri hanno seguito le notizie provenienti da Parigi rimanendo in contatto con i servizi dei paesi alleati. L’onorevole Alfano conferma: “Abbiamo pronta una legge per contrastare meglio i foreign fighters”.

Ora ci sentiamo tutti più tranquilli: l’allarme c’è e non c’è, insomma!

Intanto è chiaro che non siamo la Francia, non c’è dubbio. È sicuro che da noi non esistono segni di un probabile attacco, non ce n’è proprio ragione infatti! Da noi non servono attacchi sanguinari contro la libertà di espressione perché da noi, in Italia, la situazione è davvero più tranquilla. Non ci sono intemperanze da colpire. Noi siamo un popolo mite che è pronto a spogliarsi anche dell’intera propria storia in nome dell’accondiscendenza.

Noi la nostra identità l’abbiamo già messa in discussione tutte le volte in cui abbiamo rimosso il presepe dalla scuola elementare, in vista di una ipocrita uguaglianza. Tutte le volte in cui abbiamo sostituito la parola immigrato con migrante, disconoscendo la ricchezza della lingua italiana per compiacere l’illuminismo lessicale della Carta di Roma.

Ai nostri valori abbiamo abiurato nel momento in cui abbiamo acconsentito a togliere il crocifisso dalla camera dell’ospedale per non arrecare disturbo a chi è musulmano, con tanto di disposizioni da parte del direttore sanitario. E persino nel momento in cui alla scuola media del paesino del profondo nord è stato attivato il corso di lingua e letteratura araba per soli figli di arabi, alla faccia della ghettizzazione.

Questo è lo squilibrio di cui siamo testimoni in Italia da anni. L’impoverimento a cui ci siamo assoggettati a furia di disconoscere i nostri valori in nome dell’uguaglianza, che poi in realtà è risultata essere una profonda disuguaglianza con vignette satiriche – questo è oggi l’argomento sotto i riflettori – che se non hanno colpito il Santo Padre hanno bersagliato il presidente Silvio Berlusconi, per non mettersi troppo in gioco insomma.

Noi in Italia non abbiamo nulla da temere. Sul serio. L’opinione pubblica benpensante, rafforzata e nutrita da tutti i nostri vertici istituzionali, sempre squisitamente scevra di equilibrio in nome di chissà quale senso di colpa o anelito di opportunismo, ha già provveduto a ritagliare la nostra fetta di immunità.

Esiliando Oriana Fallaci o imbavagliando Magdi Cristiano Allam, tanto per ricordare i nomi di punta di una azione raffinata e cesellatrice operata anche attraverso le azioni disciplinari impartite dall’ordine dei giornalisti. Ravvisare e punire una presunta intemperanza culturale è stato da sempre lo sforzo di questo italianissimo revisionismo del dopoguerra che include le sferzate dotte dell’onorevole Cécile Kyenge e le comparsate in elegante hijab alla preghiera musulmana del venerdì a Roma della presidente della Camera, onorevole Laura Boldrini.

Niente paura, dunque. Qui in Italia siamo tutti tranquilli e al sicuro. Siamo il paese delle convergenze parallele, dove tutto si fa e non si fa allo stesso tempo: i militari in teatro operativo non fanno la guerra e se sparano (per carità!) lo fanno perché stanno portando la pace; se si addestrano, superando le opposizioni benpensanti, devono poi giustificare l’uso del poligono con una contropartita ambientale a favore della regione ospitante. Come minimo. Si spara e non si spara allo stesso tempo, ecco.

Noi accogliamo chi scende dai barconi con mediatori culturali in grado di non offendere la sensibilità dell’ospite, umilmente pronti a riempire sacchi di spazzatura del cibo offerto e non gradito.
Quando ci siamo ritrovati tra le mani Abdullah Ocalan, e poi Abu Omar e poi ancora Mehmet Ali Agca, ne siamo stati infastiditi, quasi che fossimo stati chiamati a prendere delle decisioni: li avevamo ma non li avevamo, insomma.

Noi ci siamo già spogliati della nostra identità e non rappresentiamo un pericolo. Sappiamo scandalizzarci per l’irriverente business sui centri di accoglienza dei “migranti” così come con altrettanta nonchalance sfoggiamo al bavero delle grandi occasioni il nastrino giallo, in segno di ipocrita solidarietà nei confronti dei due militari italiani abbandonati in India.

Allo stesso modo oggi possiamo sentirci parte di questa emozione corale al cospetto dell’attacco di ieri ammantandoci dell’hashtag #JeSuisCharlie o #NotAfraid: allarmati ma tranquilli.

Paola Casoli

Foto: Ansa

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Scuola militare Nunziatella: giurano gli allievi del 227° corso alla presenza del ministro della Difesa, sen Pinotti, e del CaSME, gen Graziano, nella cornice di piazza del Plebiscito a Napoli

Si è svolta ieri mattina, 15 novembre, in piazza del Plebiscito a Napoli, alla presenza del ministro della Difesa, senatrice Roberta Pinotti, e del Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME), generale Claudio Graziano, la cerimonia del 227° anniversario della fondazione della Scuola militare Nunziatella dell’Esercito e il giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana degli allievi del 227° corso.

Nella piazza simbolo di Napoli il Ministro della Difesa ha  sottolineato la necessità, per la difesa e per il paese, “di gente preparata, che sappia contribuire a costruire quelle condizioni di libertà, sicurezza e solidarietà che sono indispensabili per qualsiasi prospettiva di sviluppo sociale e di prosperità condivisa, dentro e fuori la dimensione europea”.

Il Capo di stato maggiore dell’Esercito, dopo aver rivolto un doveroso pensiero ai caduti e feriti in operazione, ha ringraziato le autorità civili e religiose intervenute. Durante il suo intervento,  il generale Graziano, rivolgendosi agli allievi, ha affermato: “Voi, con il vostro entusiasmo, siete l’Italia, siete il futuro del nostro Paese”.

“L’Esercito – ha sottolineato il generale Graziano nel corso del suo intervento – continuerà a investire nella formazione e nell’addestramento che è un settore chiave per la Forza Armata”.

Il Capo di stato maggiore dell’Esercito ha espresso la propria vicinanza ai familiari dei due alpini morti sul Gran Sasso, mentre, liberi dal servizio e spinti dalla passione per la montagna, erano intenti a effettuare un’escursione.

Successivamente il ministro della Difesa Roberta Pinotti, il ministro dell’Interno Angelino Alfano, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e il direttore dell’Agenzia del demanio, Roberto Reggi,  hanno firmato un protocollo d’intesa per la stipula di una permuta tra lo Stato e il  Comune di Napoli finalizzata all’ampliamento e al potenziamento degli immobili in uso alla  Scuola militare Nunziatella dell’Esercito e il IV Reparto mobile della Polizia di Stato.

Questa permuta mira a razionalizzare l’uso dei beni statali e l’ottimale allocazione degli uffici periferici dell’Amministrazione dello Stato, favorendo la riduzione dei costi passivi.

Gli allievi della Nunziatella frequentano il triennio di studi superiori del liceo classico o scientifico e acquisiscono  una solida preparazione mirata all’accesso nelle accademie militari o agli indirizzi universitari della vita civile. Al termine dei tre anni di formazione presso l’Istituto, ogni allievo decide quale percorso di studi intraprendere e viene agevolato anche da lezioni di orientamento militare e universitario, in collaborazione con le principali università italiane.

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Fonte e foto: Esercito Italiano

In nome dello spread sovrano

By Cybergeppetto
Ma io dico, con tutti i casini che abbiamo, dobbiamo ancora votare? Magari per scegliere tra Bersani e Berlusconi? Così alla fine ci becchiamo un nuovo governo tecnico?
Evidentemente noi italiani siamo proprio masochisti, invece di pensare a pagare i debiti che abbiamo, sprechiamo altri soldi in elezioni che, in un sistema cattocomunista, servono solo a dare uno stipendio a delle figure perfettamente inutili, i parlamentari. I rappresentanti del popolo sin dall’inizio della storia repubblicana non sono mai stati in grado di fare il loro vero mestiere, darci dei servizi senza fare debiti.
In mancanza di ogni prospettiva di riduzione della spesa pubblica e, quindi, del debito, è inutile perdere soldi a eleggere fannulloni a Montecitorio e a Palazzo Madama, usiamo un sistema più economico.
Ormai siamo nell’era della tecnologia, tutto si può fare in rete, potremmo fare due gruppi su facebook e vedere chi vince tra Berlusconi e Bersani. Potremmo usare gli sms, visto che una volta esisteva “il popolo dei fax”, non vedo perché non possa esistere il “popolo dei messaggini”.
Il risultato sarebbe indifferente, ma almeno risparmieremmo un sacco di soldi a ogni elezione, dai comuni fino al parlamento.
Se poi si volesse risparmiare anche sui messaggini, ci sono soluzioni ancora più economiche.
E’ da più di un anno che si discute dello spread, che è quella cosa che dipende dalla quantità e dal tipo di debito che contraiamo, ma tutti lo attribuiscono a questo o a quel leader politico, con il risultato che gli speculatori ci vanno a nozze a farci pagare più interessi.
Siccome non c’è un cane che voglia cominciare a pagare i debiti, almeno potremmo risparmiare sulle elezioni stabilendo che lo spread è il metodo di scelta, così almeno lo usiamo, questo spread, invece di pagarlo e basta.
Basterebbe indicare sui quotidiani e sulle televisioni il nome dei candidati, a fine giornata si registrerebbe il livello dello spread, in due giorni potremmo sapere chi vince tra Berlusconi e Bersani, niente seggi, scrutatori, liste e quant’altro. Badate bene che risparmieremmo sia le spese per le elezioni, sia i rimborsi elettorali ai partiti, mica roba da buttar via…
Da quando c’è la crisi si sentono sempre gli stessi discorsi ipocriti di politici e “tecnici” che ti dicono con la faccia seria che questo momento difficile è un’occasione storica per ristrutturarci e rimetterci a posto: sono cagate, ma fanno molto chic.
Ancora più stucchevoli sono quelli che ti dicono che le difficoltà vanno trasformate in opportunità, bene, trasformiamo lo spread in opportunità per risparmiare, ma dopo tutti quelli che straparlano farebbero bene ad andare a lavorare, invece di zappare lo spread a parole.
Cybergeppetto
p.s. “Papà, cos’è lo spread?”. “Il paravento per alzare ancora le tasse, invece di ridurre le spese…”
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L’immagine è tratta dal blog di Mario Bochicchio

Salone della Giustizia, Rimini: ministro Alfano ringrazia militari per l’operato in materia di Difesa e sicurezza

Si è concluso ieri il Salone della Giustizia di Rimini, a cui la Difesa ha partecipato con un proprio stand nel padiglione espositivo dedicato alla sicurezza dando l’opportunità di conoscere da vicino la realtà militare e le attività svolte quotidianamente per la sicurezza dei cittadini.

All’interno dello stand ha trovato posto una sala operativa congiunta appositamente ricostruita dal personale del 4° Reparto tecnico manutentivo dell’Aeronautica Militare e del 121° reggimento Artiglieria contraerea dell’Esercito. Ciò ha permesso ai visitatori di conoscere direttamente le operazioni svolte a tutela e sicurezza dello spazio aereo nazionale. Altrettanto interesse hanno suscitato gli assetti della Marina Militare e dei Carabinieri, esposti nello stand dove erano presenti rappresentanti delle quattro Forze Armate.

Ieri, ultima delle quattro giornate espositive, il ministro della Giustizia Angelino Alfano (foto) si è rivolto ai militari esprimendo la sua più profonda gratitudine “per ciò che ogni giorno fanno per la Patria e per ciascun italiano”.

Fonte: stato maggiore Difesa

Foto: stato maggiore Difesa