Ban Ki-Moon

UNIFIL, Libano: il TOA tra il gen Paolo Serra e il gen Luciano Portolano. Foto

Il 24 luglio scorso, dopo 30 mesi di mandato, il generale Paolo Serra ha ceduto il comando della missione UNIFIL al generale Luciano Portolano.

Alla cerimonia, a Beirut, hanno presenziato le massime autorità politiche e militari libanesi, alti rappresentanti della comunità internazionale, il Ministro della Difesa italiano, Roberta Pinotti, il Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, e il comandante del Comando Operativo Interforze (COI), generale Marco Bertolini.

Il generale Serra ha ringraziato il Segretario generale dell’ONU, Ban Ki – Moon, i vertici politici e militari libanesi, i rappresentanti della comunitá internazionale e le autoritá politiche e militari italiane per il concreto supporto ricevuto in questi 30 mesi di mandato, ovvero da quando il 28 gennaio 2012 ha assunto il comando della missione delle Nazioni Unite in Libano.

“La fiducia che mi é stata riposta dalle autoritá libanesi, internazionali e nazionali – ha dichiarato il generale Serra – mi ha consentito di esprimere con serenità il delicato impegno teso all’assolvimento del mandato definito dalla risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

“L’unanime consenso della popolazione del Paese ospitante, i visibili miglioramenti nell’ambito della sicurezza del Sud del Libano, il costante dialogo tra le parti (Libano – Israele) cercato in oltre 30 incontri tripartito convocati da UNIFIL, le quotidiane attivitá operative svolte sul terreno in stretto coordinamento con le Forze Armate Libanesi, i continui interventi CIMIC (Coordinamento Civile-Militare) per le fasce deboli della popolazione libanese e le relazioni di partnership a livello internazionale hanno confermato e consolidato il successo della Missione ONU composta da 12.000 uomini e donne provenienti da 38 Nazioni che dura da oltre 36 anni in una delicata area della sensibile regione mediorientale”, ha dichiarato il generale Serra che ha concluso il suo discorso di commiato ricordando i 283 caduti della missione e sottolineando il valore del loro tributo nell’assolvimento del mandato ONU omaggiato ufficialmente con una significativa  cerimonia di suffragio.

Nel corso della cerimonia è intervenuto il ministro Pinotti, che ha espresso il suo vivissimo apprezzamento al generale Serra per i lodevoli risultati conseguiti nel pieno rispetto del mandato ONU, e ha esteso al generale Portolano gli auguri per un mandato di successi, sottolineando la delicatezza del lavoro svolto dagli uomini e dalle donne appartenenti a tutte le Forze Armate italiane che è sempre molto apprezzato da tutte le autorità politiche e militari, nazionali e internazionali, ma soprattutto dalle istituzioni e dalla popolazione libanese.

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Fonte e foto: UNIFIL MPIO

UNIFIL, il force commander gen Serra a New York presenta all’ONU proposte su miglioramento struttura comando e controllo missione. A termine conferenza breve incontro con Ban-Ki-Moon

Il generale Paolo Serra, capo missione e comandante della forza UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) in Libano, è intervenuto oggi presso la sede dell’ ONU per riferire sui principali aspetti connessi allo stato di attuazione del mandato contenuto nella risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

L’intervento del force commander, nell’ambito della Heads of Military Components Conference, si è sviluppato in particolare su una serie di proposte costruttive tese al miglioramento di particolari aspetti connessi alla struttura di comando e controllo sulla base dell’esperienza sul campo relativa alla guida della missione internazionale.

Al termine della conferenza, il generale Serra, nel breve incontro con il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki – moon, ha sottolineato la ferma determinazione nel continuare ad assicurare l’attuazione della risoluzione 1701 in un momento estremamente delicato per gli equilibri regionali. Pertanto i peacekeeper della missione UNIFIL continuano a garantire il mantenimento del cessate il fuoco nel sud del Libano dopo il conflitto del 2006, ad assistere le Forze Armate Libanesi e a supportare le istituzioni municipali nell’assistenza della popolazione civile.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite ha espresso parole di apprezzamento per i lodevoli risultati conseguiti dal personale civile e militare di UNIFIL a testimonianza dei continui riconoscimenti di stima e fiducia espressi dai vertici delle istituzioni politiche e militari del Libano.

UNIFIL opera in un contesto molto delicato che dal 1978 a oggi è in continuo mutamento. Il force commander di UNIFIL esercita le funzioni assegnate nell’ambito della Risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 2006 esprimendosi in nome e per conto di dinamiche sovranazionali e rappresentando, a oggi, 37 differenti nazioni che contribuiscono alla missione con circa 12mila caschi blu, di cui 1.000 civili, e una componente marittima. La missione UNIFIL e’ l’unica missione ONU che dispone di una Maritime Task Force.

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Fonte: UNIFIL – MPIO

Foto: UNIFIL – MPIO

Pupari e pupazzi

By Cybergeppetto

Ora che ho visto la marcia trionfale di Mario Monti negli Stati Uniti mi sento rassicurato: delle due l’una, o Obama, Ban Ki-Moon  e Wall Street hanno capito che stiamo diventando un Paese serio, oppure ci stanno prendendo tutti per il culo.

Io no lo so che cosa abbiamo fatto, come italiani, per avere il credito internazionale che alcuni media italiani dichiarano a ogni minuto, e che fino a pochissimo tempo fa, sempre secondo loro, non avremmo avuto.

Forse abbiamo pagato una parte del debito pubblico?

Forse abbiamo ricominciato a produrre reddito?

Non mi pare, eppure il panorama è cambiato, non si parla più di mutande, dividendosi in guelfi e ghibellini della lingerie, si parla molto di legge elettorale, dividendosi in guelfi e ghibellini del maggioritario più o meno proporzionale. Evidentemente lo spread dipende dal cosiddetto “listino” o dalle preferenze, anche perché i politici dicono che quella è la causa di tutti i mali…

Meno male che adesso abbiamo questi signori tecnici che sembrano delle persone così per bene e che stanno mettendo tutto a posto, sarà il caso di farla finita con queste elezioni e questi partiti politici, anche se qualcosa mi dice che, forse, sono stati proprio alcuni politici di lungo corso a scegliere questi tipi dopo aver fatto cadere il Caimano.

Il nostro Presidente, che prima storceva sempre il naso quando doveva firmare un decreto, ora deve aver comprato una di quelle penne roller molto scorrevoli, la firma sui decreti gli viene meglio. Forse a noi qualcosa va storto.

I magistrati ora sono molto più tranquilli, gli è solo andata di traverso la norma sulla responsabilità civile, sono inquieti, l’idea di finire sotto processo non gli sorride, in questo assomigliano molto ai cittadini comuni, con cui potrebbero condividere quest’inquietudine … E’ come se, ad un tratto, fossero più vicini alla gente.

Certo questi tecnici sono un po’ birichini. A volte si mettono a fare le battute sugli sfigati fuori corso o sulla monotonia del posto fisso. Io invece trovo che si tratti di grande autoironia, è come se dicessero: “Non fate come me, che sono cresciuto all’ombra della casta, non diventate pupazzi schiavi dei pupari”. Si tratta sicuramente di un grande atto di onestà intellettuale. Magari sono stati pupari prima di diventare pupazzi e ora si sono pentiti.

Le persone semplici come me pensavano che l’Italia non producesse abbastanza ricchezza per dar da mangiare ai nostri tecnocrati avidi e ai nostri politici senza idee ma con denti aguzzi. Questi tecnici dicono sempre un sacco di cose serie che intendono fare, il problema è che sento queste cose da quando sono ragazzino, il fatto poi che le dicano degli autorevoli esponenti del Governo, che in Italia, si sa, non conta nulla ma è responsabile anche della pioggia, mi induce a volte un po’ di preoccupazione.

La gente per bene sa che il pane bisogna guadagnarselo e che i posti di lavoro non nasceranno mai per decreto. I signori tecnici dicono che si occuperanno dello sviluppo, e questa è una cosa che mi fa gran piacere. Rimango un po’ perplesso quando sento autorevoli sindacalisti dire in tema di dibattito sul lavoro che il governo ci deve mettere soldi per aiutare gli operai a uscire dalla crisi, ma non dovevamo fallire perché non c’erano soldi? Non siamo ancora sull’orlo del fallimento? Si vede che sono andati a scuola di sindacalismo dai greci, che in questi giorni mettono tutto a ferro e fuoco…

Insomma, io sono contento, vedo in TV delle persone così ammodo, vorrei solo evitare d’invecchiare tra governi politici inetti e governi tecnici efficienti come questo…

Cybergeppetto

p.s. “Papà… da grande voglio fare il ministro tecnico!”. Il genitore aggrotta le ciglia: “Mi dispiace, ma non ho soldi per farti studiare all’estero e non ho amicizie per imbucarti nei carrozzoni di stato, studia quel che vuoi, io ti aiuterò come posso, poi trovati la tua strada, il mondo ti aspetta”.

La struttura del pupo è di provincia.ct.it

Il generale Serra al comando di Unifil, ministri Di Paola e Terzi: conferma della centralità politica e strategica dell’Italia

“La nomina di Serra – affermano i ministri Giulio Terzi, Esteri, e Giampaolo Di Paola, Difesa – è una significativa conferma della centralità politica e strategica del ruolo attivo svolto dall’Italia per promuovere la stabilità e la sicurezza dell’area mediterranea e mediorientale, le cui dinamiche sono di fondamentale incidenza sulla sicurezza internazionale”.

Si conclude così la nota del ministero degli Affari Esteri sulla nomina del generale Paolo Serra a comandante della missione Onu in Libano Unifil, decisa dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon.

Il predecessore italiano di Serra è stato il generale Claudio Graziano, che ha comandato Unifil dal 2007 al 2010 per poi diventare Capo di Gabinetto dell’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa. Lo stesso ministro che nell’ottobre 2011 lo ha poi nominato Capo di stato maggiore dell’Esercito italiano, carica che il generale Graziano attualmente ricopre nel governo Monti.

Il generale Paolo Serra, alpino, ha comandato la brigata alpina Julia in Afghanistan tra il 2008 e il 2009, immediatamente prima di ricoprire l’incarico di Capo di stato maggiore del Nato Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA) di Solbiate Olona, allora comandato dal generale Gian Marco Chiarini.

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Fonte: ministero degli Affari Esteri, Ansa

Foto: Museo degli Alpini di Darfo

Sudan, Ban Ki-Moon: lavorare sodo contro il rischio secessione

south_sudanDobbiamo lavorare sodo per evitare una secessione del sud del Sudan. Questo l’impegno, peraltro molto esplicito, “We will work hard to avoid a possible secession” secondo quanto riportato ieri dal Financial Times FT.com, dichiarato dal segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon con riferimento alla situazione del Sudan un anno prima del previsto referendum. Una posizione, evidenzia l’articolo, che rischia di mettere contro comunità internazionale e sostenitori dell’indipendenza.

Da Addis Abeba, dove si è tenuto un summit dell’Unione Africana, Ban Ki-Moon ha sottolineato l’importanza del saper gestire la situazione del dopo voto. Non importa quale sia il risultato della consultazione popolare.

Una secessione rischierebbe di destabilizzare non solo il Sudan ma anche l’intera regione, in quanto riaccenderebbe velleità secessioniste in tutta l’area. D’altra parte il Sud Sudan vede nel referendum del gennaio 2011 l’opportunità di affrancarsi dal governo a guida araba di Kartoum, liberandosi dalla povertà dopo guerre e discriminazioni.

A sostenere la visione del segretario dell’Onu il capo dell’Unione Africana, Jean Ping, che ha parlato di un “Sudan seduto su una polveriera”, e un alto diplomatico che ha espresso timori per le pericolose risonanze che un “divorzio” potrebbe avrebbe in Nigeria, nella Repubblica Democratica del Congo e in Etiopia.

Di diverso avviso il ministro per gli Affari presidenziali del governo regionale del sud del Sudan, Luka Biong Deng, che richiama l’Onu alla neutralità e all’unico impegno di salvaguardare la pace nella regione secondo il trattato stipulato nel 2005. Posizione comunque confermata dallo stesso segretario generale.

A complicare una situazione che nel giro di un anno rischia di interessare anche l’intera comunità internazionale è la naturale ricchezza in petrolio del sud del Sudan, attualmente sfruttata da compagnie cinesi.

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Fonti: BBC, FT.com, United Nations

Foto: BBC