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Libia, G8 Compact: concluso primo ciclo addestrativo dell’Esercito Italiano per i militari libici all’80° RAV, inizia il secondo corso a Persano

Si è concluso nella settimana precedente la Pasqua il primo ciclo addestrativo del personale delle forze di sicurezza libiche che sta svolgendo l’addestramento di base in Italia sotto la guida degli istruttori dell’Esercito Italiano.

I militari libici, giunti in Italia nello scorso mese di gennaio, hanno svolto una intensa attività addestrativa della durata di quattordici settimane, dodici a Cassino, in provincia di Frosinone, presso l’80° reggimento Roma (link articolo in calce), e due presso il comprensorio militare di Persano.

Durante questo periodo il personale libico, oltre ad acquisire le conoscenze e le capacità tipiche del singolo combattente, ha raggiunto la capacità di operare a livello di un plotone di fanteria leggera, traguardo suggellato da una serie di esercitazioni a fuoco concluse con la piena soddisfazione, sia del personale libico che di quello italiano.

I militari delle forze di sicurezza libiche rimarranno in Italia per altre dieci settimane, sabato 19 aprile infatti, ha avuto inizio il secondo ciclo addestrativo che si svolgerà a Persano, in provincia di Salerno, sotto la responsabilità della brigata Garibaldi dell’Esercito Italiano.

Al termine di questo secondo ciclo di addestramento, il personale libico conseguirà la capacità di operare al livello di compagnia di fanteria.

I militari libici costituiscono il primo nucleo dei 2mila che saranno addestrati in Italia nei prossimi mesi in base all’accordo di cooperazione siglato da Italia e Libia nel settore della Difesa. La Forza Armata è impegnata da anni nell’addestramento delle forze di sicurezza locali in vari paesi, quali la Somalia, il Mali, l’Afghanistan e, nel passato, in Iraq.

Quest’attività, nota con il nome di Security Force Assistance, è volta a supportare i legittimi governi di quei paesi nella formazione e nell’addestramento delle Forze di Sicurezza, allo scopo di garantire una gestione autonoma della sicurezza e creare le condizioni di stabilità fondamentali per lo sviluppo della democrazia.

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Fonte e foto: stato maggiore Esercito

EUTM, Somalia: appena giunto a Mogadiscio un team per la sicurezza italiano

Questa mattina 2 giugno alle 6 italiane, fa sapere lo stato maggiore della Difesa, un team della Security Support Element – SSET, composto da 23 militari italiani, ha raggiunto la base di Mogadiscio dove si trova il quartier generale del Monitoring Advisoring Training Element (MATE-HQ) della missione europea in Somalia.

Il team, proveniente dalla base di Gibuti, si è rischiarato nella capitale somala per svolgere il compito di forza di pronto impiego, la cosiddetta Quick Reaction Force, della missione europea preposta all’addestramento delle Forze Armate e di sicurezza locali.

Tra le iniziative assunte dalla comunità internazionale per la stabilizzazione del Corno d’Africa, con particolare riguardo alla situazione della Somalia e alle relative implicazioni a livello regionale, nel gennaio 2010 il Consiglio Europeo ha approvato l’invio di una missione militare per contribuire all’addestramento delle Forze di sicurezza somale, denominata European Union Training Mission to contribute to the training of Somali security forces (EUTM Somalia).

La missione, è schierata in Uganda, con il Mission Headquarters (MHQ) presso la capitale Kampala, una base addestrativa, il Training Cam, a Bihanga, a 250 chilometri a ovest di Kampala, e un ufficio di collegamento a Nairobi, in Kenia.

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Fonte: stato maggiore Difesa

Foto: stato maggiore Difesa

Afghanistan, rischio terrorismo nel dopo-ISAF. L’allarme dell’Asia centrale per cambiamento geopolitico globale

Non è la prima volta che se ne parla e l’allarme non è da sottovalutare. A temere che l’Afghanistan diventi una base terroristica dopo che le forze di ISAF avranno lasciato il terreno è soprattutto la Russia, che intuisce una minaccia per i paesi dell’Asia centrale dopo la svolta del 2014, la cui prerogativa è quella di trasformare da combat in non combat la missione a guida NATO.

È l’agenzia russa Itar-Tass a riportare il risultato delle consultazioni regionali degli stati indipendenti dell’Asia centrale (CIS, Commonwealth of Independent States), riferiti ieri dall’ufficio stampa del centro antiterrorismo del CIS.

“Gli esperti [del CIS] – si legge – hanno indicato l’intensificarsi del radicalismo di gruppi religiosi e di estremismi religiosi nell’Asia centrale tra i cambiamenti geopolitici globali. Con essi l’ovvia trasformazione di forme e metodi di azioni terroristiche, così come gli stretti legami di organizzazioni terroriste ed estremiste operanti nei paesi dell’Asia centrale con strutture terroristiche internazionali e crimine organizzato transnazionale”.

Hanno partecipato alle consultazioni gli specialisti dell’antiterrorismo del CIS e le agenzie di sicurezza di Kazakhstan, Kyrgyzstan, Russia, Tajikistan, Uzbekistan, il coordinamento del comitato dei comandanti delle truppe di forntiera del CIS e l’ufficio di coordinamento della lotta al crimine organizzato nel CIS.

Il traffico di droga, è emerso, resta il veicolo principale per il crimine. Il potenziale finanziario del mercato della droga è enorme e ha un’alta valenza terroristica.

Il timore dei partecipanti alle consultazioni si è concentrato sulla trasformazione della missione ISAF in corso, il cui completo compimento è previsto per la fine del 2014. “I partecipanti alla conferenza – è specificato – sono convinti che il processo in corso nel nord dell’Afghanistan possa trasformare la regione in una base per il terrorismo contro i paesi dell’Asia centrale”.

Dalla consultazione è nata la proposta di azioni antiterrorismo collettive tra le agenzie di sicurezza dei paesi del CIS, le forze di polizia e le truppe di frontiera. Auspicata una stretta collaborazione tra la Collective Security Treaty Organisation, la Shanghai Cooperation Organisation e la Central Asian Regional Information and Coordination Centre for Combating Illicit Trafficking of Narcotic Drugs, Psychotropic Substances and their Precursors.

Fonte: Itar-Tass

Foto: Ukraine Postal Express

Afghanistan, attentato senza conseguenze a Bala Murghab nell’area italiana

Una pattuglia della Task Force Nord, su base 151° reggimento Sassari, è stata fatta oggetto oggi pomeriggio di un attacco a fuoco complesso ed è stata contemporaneamente coinvolta nell’esplosione di un ordigno improvvisato (IED- Improvised Explosive Device).

La pattuglia era impegnata in un’operazione congiunta con le forze di sicurezza afgane (ANSF) a circa 10 chilometri a ovest di Bala Murghab, villaggio che ospita la FOB (Foward Operating Base) Columbus avamposto nel settore nord dell’area di responsabilità italiana del Regional Command West (RC-W) di ISAF.

Quattro soldati, si apprende dal comunicato stampa dell’RC-W ISAF, a bordo di un veicolo protetto del Genio, del tipo MAXXPRO, coinvolto nell’esplosione, sono stati sottoposti ai controlli sanitari di routine e hanno informato le rispettive famiglie.

Il MAXXPRO, si apprende, è un veicolo resistente alle mine e dotato di protezione dalle armi a tiro teso.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Le Nazioni Unite in Siria: una botta e via

Non hanno fatto in tempo ad acclimatarsi e prendere confidenza con il fuso orario che i rappresentanti dell’Onu arrivati sabato 20 agosto in Siria se ne sono dovuti ripartire in fretta e furia, consigliati di andarsene per motivi di sicurezza a causa dell’intensificarsi delle proteste della popolazione.

Un precipitare della situazione peraltro prevedibile, se non atteso, dopo mesi di manifestazioni nelle piazze represse con ferocia e durezza dalle autorità.

A quanto pare però la delegazione umanitaria delle Nazioni Unite è stata colta di sorpresa dalla pericolosità del mutamento delle condizioni. Così, dopo avere visitato la cittadina di Homs lunedì 22 agosto, ha lasciato velocemente il paese, come si apprende dalla BBC.

Un articolo del britannico Independent riferisce attraverso testimonianze locali che le forze di sicurezza siriane hanno ucciso almeno sette persone non appena la delegazione umanitaria ha lasciato l’area, specificando che quattro di queste sono state colpite mentre manifestavano pacificamente contro il governo e tre, invece, sono state uccise nella città di Homs, divenuta ormai il focolaio delle proteste contro il presidente Assad.

“La missione [umanitaria] non è stata colpita”, ha assicurato il vice portavoce delle Nazioni Unite Farhan Haq lunedì stesso a New York. Se poi i delegati siano riusciti in meno di due giorni a “rilevare la necessità di cibo e di medicine”, obiettivo della missione, ancora non è stato comunicato.

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Fonte: BBC, Independent

Foto: mapsofworld.com