Fratelli D’Amato

Marò, chi ve l’ha fatto fare…

Lettera aperta ai nostri fucilieri di Marina illegalmente detenuti in India

By Cybergeppetto

Cari ragazzi, ci sono tanti italiani che hanno stima per i militari, anche se non sono forse tantissimi e nemmeno la maggioranza, ed è quindi ben comprensibile il fatto che il mestiere delle armi vi sia piaciuto. Ci sono però delle cose sulle quali è bene che voi, e con voi tutti i militari italiani, riflettiate attentamente perché il gruppo di quelli che hanno i militari in uggia è folto e articolato.

Il giuramento che avete sottoscritto vi lega indissolubilmente alla repubblica, questo non vi deve far pensare che la repubblica sarà fedele a voi nella stessa misura. La fedeltà è un sentimento biunivoco, ma non in Italia, la vicenda di cui voi siete protagonisti è la peggiore delle conferme. Non dimenticate che la Patria è già morta una volta, in quel famoso 8 settembre, e che potrebbe morire di nuovo se non si cambierà modo di concepirla, non bastano i militari a difenderla se ci sono dei cittadini che in essa non credono.

Vi deve anche essere chiaro che da noi è largamente diffuso un atteggiamento antimilitarista che vi considera come degli individui del tutto negativi, l’elenco è lungo e dentro ci sono un sacco di maître a penser, opinionisti, ideologi, preti o prelati cattocomunisti, teppisti e provocatori politici. Fatevene una ragione, tutta questa gente passa le proprie giornate a parlare di quanto cattivi siano i militari. Il giuramento non vi salverà dagli sputi che, spesso, vi pioveranno addosso.

Non pensiate che le leggi internazionali e quelle nazionali che vi riguardano siano a vostra protezione, avete visto da voi che Finmeccanica è più importante della vostra libertà e del “Diritto di Bandiera”, anche se internazionalmente riconosciuto. Non illudetevi, nessun carrozzone di Stato è disposto a sacrificarsi per voi e per i vostri colleghi in divisa. Se ci sono affari da fare a Kochi, potete tranquillamente morire nelle patrie galere indiane, o finire, quando va bene, davanti al procuratore militare, in Italia continueranno a fare i talk show sull’IMU o sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Sui social network troverete anche quelli che vi prendono in giro o v’insultano apertamente, sono troppo occupati a crogiolarsi nel loro delirio ideologico per rendersi conto del fatto che oggi la dignità dell’Italia può solo vestire la vostra divisa o rimanere nuda.

Sì, lo sappiamo, avente fatto tante missioni, in Patria e all’estero, ma questo non significa nulla, l’armatore che ha chiesto le vostra presenza a bordo per avere sicurezza non ha esitato un attimo a scaricarvi al vostro destino nel porto dove altri italiani fanno affari. Tenete anche ben presente che, a tutt’oggi, nessuno ha mosso la benché minima contestazione a quella compagnia di navigazione, la Compagnia Fratelli d’Amato, che in passato ha tanto strepitato perché lo Stato italiano la cacciasse fuori dai guai in occasione di un sequestro di una propria nave.

In questi tempi di “spending review” qualcuno potrebbe incominciare a lamentarsi del vostro trattamento di missione, qualche burocrate potrebbe dire che siete assenti arbitrari, ve la ricordate la storia di Bellini e Cocciolone che qualcuno sosteneva essere “disertori”? Sappiate che si passa subito dallo scherzo alla tragedia…

Io ho la massima stima di voi, come di tutti i militari che fanno con onore il loro mestiere, ma devo chiedervi chi ve l’ha fatto fare a fare i militari in Italia, ci sono troppe cose storte e troppi bocconi amari da mandar giù…

Cybergeppetto

p.s. Citiamo dal telegiornale che uscirà tra qualche mese “Nell’ambito dei provvedimenti per il riordino della giustizia italiana e al fine rendere più celeri i processi, si è disposto che, stante l’esperienza fatta dai nostri Marò in India, i giudici indossino un turbante per assimilare la metodologia indiana di svolgimento d’indagini e processi…”

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Cyberepigrammi. Marò, tre piccioni con una fava

By Cybergeppetto

La decisione di rimandare i Marò in India perché ci hanno garantito che non li fucileranno è degna del profilo cattocomunista del governo tecnico, rinunciando alla sovranità per un deficit di amor patrio. Con una sola decisione si è riusciti a creare almeno tre effetti negativi.

Un vecchio adagio dell’Esercito dice: “ordine e contrordine, uguale disordine”. La condotta incerta e incostante è infatti la migliore premessa del fallimento di ogni operazione militare

Il procedimento iniziato presso il tribunale militare di Roma va all’aria, con ciò contraddicendo il principio secondo cui i militari devono rispondere dei loro atti al giudice appositamente costituito.

Il giudice indiano, incompetente secondo il diritto di bandiera e sotto vari altri profili, avrà il tempo per baloccarsi ancora su questa vicenda chissà per quanto tempo, visto che in India è difficile fare qualsiasi processo, compresi quelli per stupro.

Avete visto i Marò?

By Cybergeppetto

In questa bella campagna elettorale si discute animatamente promettendo agli elettori un mondo di cose. Abbiamo scoperto che si può abbassare l’IMU, che si devono ridurre le tasse, che bisogna trovare il lavoro ai disoccupati e così via promettendo.

La cosa singolare è che mentre la politica promette di spendere molto meno riducendo la spesa pubblica, di recente si è parlato anche di ridurre l’IRAP o il finanziamento ai partiti, continuiamo a spendere una discreta sommetta per tenere i Marò ingiustamente e illegalmente detenuti in India in violazione del diritto di bandiera.

Certo non sarà il conto dell’albergo di Salvatore e Massimiliano che ci manderà in rovina, però si tratta comunque di due funzionari dello stato che sono privati della libertà a causa dell’improvvida iniziativa della compagnia di navigazione che ha richiesto la scorta e che, contro il parere della nostra Marina Militare, si è sottoposta al ricatto indiano scaricando sui contribuenti i suoi problemi, come già aveva fatto in occasione di precedenti eventi.

Mi sarebbe piaciuto sentire in campagna elettorale che un qualche partito, oltre a promettere di abbassarci le tasse, avesse dichiarato, apertamente e coraggiosamente, che il conto della detenzione dei Marò lo deve pagare chi ha combinato il casino, cioè la compagnia di navigazione Fratelli d’Amato, proprietaria della petroliera Enrica Lexie. Se andate sul sito della compagnia non riuscirete nemmeno a sapere come è composta la flotta, qualcuno deve aver pensato bene di far sparire i nomi delle navi, meno male che Google non si è scordata della vicenda…

Il fatto è che della compagnia di navigazione si parla ancor meno che dei Marò, pressochè scomparsi dal dibattito politico.

La riduzione della spesa pubblica è indubbiamente una giaculatoria che viene ripetuta all’infinito dalle pie donne, si fa per dire, della politica, il fatto è che i professionisti o gli avventizi della politica dovrebbero dimostrarci poi tutti i giorni qual è la loro reale attenzione nel ridurre le spese e nel recuperare i danni fatti all’erario, che forse non solo solo quelli derivanti dalla vicenda dei Marò.

In ogni caso sono sicuro che presto i Marò torneranno a casa, visto che, dopo lo scandalo degli elicotteri Agusta, il governo non avrà nemmeno l’alibi di dover difendere le nostre commesse militari: ce le stanno fregando i francesi, accorsi in forze a offrire i loro elicotteri.

Prima di eliminare Equitalia, come dice il Caimano, facciamole fare un’opera buona, una bella cartella esattoriale con la nota spese di quanto abbiamo pagato per ricordare a due servitori dello stato che non ci siamo scordati di loro. Non risolverà il problema del debito pubblico o il livello dello spread, ma male non può fare.

Cybergeppetto

p.s. “Salvatore, che votiamo?”. “Non lo so, Massimiliano, ma forse dovremo chiedere la cittadinanza indiana, prima di poter votare, in Italia si sono già scordati di noi…”

Cyberepigrammi. Marò, la goccia tecnica scava il turbante

Dopo un anno i tecnici, come l’acqua che scava la pietra, hanno finalmente ottenuto un risultato: i nostri Marò non sono più costretti a rimanere nel Kerala, possono girare tutta l’India, basta che noleggino un elefante.

Plaudiamo alla solerzia dei ministri tecnici (difesa ed esteri) che tanto hanno speso in telefonate e videoconferenze per spiegare ai Marò come saranno bravi a risolvere il problema.

Se vogliamo risolvere definitivamente la situazione, però, abbiamo solo una possibilità: facciamo candidare con Monti la dirigenza della compagnia di navigazione “Fratelli D’amato”, cui apparteneva la petroliera Enrica Lexie. Vedrete che tutto si aggiusta, gli indiani sono di bocca buona, qualche commessa navale a spese nostre e il gioco è fatto.

Dai Marò a Marassi, l’Italia comme il va

Tutto è partito da due ordini disattesi, entrambi in virtù di interessi privati.

Senza metterla sul personale, ma davvero non si può evitare un parallelo tra due casi esemplificativi del disordine di valori in cui annaspa l’Italia: da una parte il comandante della petroliera Enrica Lexie, che ha disatteso l’ordine della sala operativa della Marina Militare Italiana a restare in acque internazionali, dirigendosi direttamente verso il porto indiano di Kochi come richiesto dall’armatore Fratelli D’Amato su pressione dell’autorità indiana. Dall’altra il presidente del Genoa, che non ha voluto cogliere la contrarietà del questore del capoluogo ligure alla consegna delle maglie dei calciatori e ha, anzi, acconsentito alle richieste degli ultrà.

Nel frattempo, gli interessi in India di una parte economica dell’Italia sono salvi. Gli abbonamenti alle partite delle tifoserie ultrà anche.

Poco importa se l’Italia ha calato le braghe ed è rimasta in canottiera di fronte alle telecamere di tutto il mondo. Poco importa se vi sono mogli e figli italiani che non possono pagare la bolletta della luce perché il loro congiunto è detenuto illegalmente in India: tanto noi ci siamo già lavati la coscienza con la donazione di 145mila euro, intesa firmata oggi 24 aprile, alla moglie e ai figli di ciascuno dei due pescatori indiani. Un atto di generosità, lo ha detto il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola che ha parlato di rispetto per la vita umana. Sì, ma quale?

L’impressione confusa che ne deriva è che in Italia tutto, nel suo insieme, risulti alla fine passabile, tutto sia accettabile. Il ricatto come la disobbedienza. L’Italia comme il va, scriverebbe oggi  Voltaire.

Sarebbe da chiedersi quanti si sentano sul serio rappresentati da queste iniziative, quanti italiani si riconoscano in questi atteggiamenti di diniego e fuga dalla responsabilità.

In rispetto a chi non si riconosce in queste categorie, e questo sì che è dovuto, si tratta di dire una volta per tutte se l’Italia di oggi scelga la strada della frustrazione o quella della presa di posizione. E’ giunto il tempo di decidere senza più aspettare, perché non sempre il tempo cancella e cura le ferite. Certe cicatrici non guariscono e ogni tanto fanno male, tornando a far parlare di sé e della loro origine.

Intanto rimangono nella cronaca, e rimarranno nella storia, questi due fatti gravissimi che minacciano di essere una pericolosa ipoteca sulla già debole credibilità dell’Italia, disposta a offrire il fianco alla prima avvisaglia di pericolo e concedere donazioni, in euro, e simboli identificativi, in magliette e uniformi, alla prima avvisaglia di prepotenza.

E’ la testimonianza dell’abisso di valori, ma soprattutto della confusione comportamentale, in cui versano oggi più che mai l’Italia e gli italiani. Confermando ancora una volta che sono sempre i soldi a far ballare l’orso e a far piegare la testa. Con una perplessità tutta contemporanea: quali soldi?

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Foto da La Stampa e Marina Militare Italiana

L’armatore è afono e viaggia a quota periscopio

Ovvero, la Compagnia D’Amato e i suoi marittimi al tempo dei Marò in India

By Cybergeppetto

Io gliel’avevo detto a Paola Casoli, la mia editrice, che avrebbe buttato una telefonata, ma Lei testarda che fa? Telefona alla Compagnia D’Amato, chissà cosa sperava che le dicessero e così si è beccata un “No Comment”.

Voleva sapere perché si sono fatti fregare dagli indiani? Voleva capire cosa intendono fare per contribuire a risolvere la situazione dei Marò? Voleva sapere se continueranno a ricorrere alle scorte militari? Nisba, la compagnia non parla, se ha un Ufficio stampa non te lo passano ed i giornalisti, che “devono sapere l’italiano”, sono pregati di non disturbare. Viene da chiedersi se loro, alla D’Amato, lo sappiano l’italiano, anche perché con l’indiano non sono andati proprio benissimo…

Quando fu sequestrata la Nave “Savina Caylin” era tutto un fiorire di dichiarazioni, di manifestazioni, i marittimi si raccomandarono anche a San Gennaro il giorno del miracolo, chiesero ai politici d’intervenire. I politici fecero un sacco di dichiarazioni. I cittadini di Procida arrivarono fino a Roma per protestare, la cosa durò molto tempo, anche perché la nave rimase per sette mesi in mano ai pirati. Poi tutti contenti e la cosa passò nel dimenticatoio.

Evidentemente adesso qualcosa è cambiato, loro non sono in pericolo, nei guai ci sono i due Marò, tutti se la prendono, anche giustamente, con il governo, la Compagnia ha fretta di lasciare il porto visto che non vuole perdere soldi. Gli indiani usano la storia per risolvere i loro problemi politici interni. La stampa locale spala merda sui nostri, ma per qualcuno a è meglio stare zitti per non perdere gli affari.

Se non fosse che le petroliere non sono adatte a navigare in immersione si potrebbe pensare che la “Fratelli D’Amato” è una Compagnia di Sottomarini e che a Napoli e a Procida si sono messi tutti a quota periscopio per evitare di farsi vedere dopo il casino che li ha visti protagonisti consegnando i nostri soldati a delle Autorità di uno stato strampalato e del tutto inaffidabile.

L’unico, bontà sua, che si spende a favore dei Marò è il Comandante della nave a suo tempo sequestrata, la “Savina Caylin”, il Comandante Lubrano ha dichiarato “Io sono testimone vivente della loro grande professionalità e sono pronto a confermarlo dovunque».

Non sarà molto, ma è sempre meglio di nulla…

Cybergeppetto

p.s. Il sequel del film “Caccia ad Ottobre rosso” verrà girato a Procida, la Compagnia d’Amato ha messo a disposizione la sua professionalità, maturata al tempo dell’arresto illegale dei Marò. La trama parla di un sommergibile che scorrazza nell’oceano indiano senza mai farsi beccare da nessuno, soprattutto dalla stampa…

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Marò detenuti in India: l’armatore D’Amato non commenta la situazione (9 marzo 2012)

Marò detenuti in India: l’armatore D’Amato non commenta la situazione

E’ un netto “non rilasciamo dichiarazioni” la risposta della società armatrice Fratelli D’Amato alla richiesta di un commento sulla questione dei Marò detenuti in India.

Paola Casoli il Blog ha raggiunto ieri telefonicamente, al numero indicato sul sito web dell’azienda, la società armatrice napoletana Fratelli D’Amato, a cui appartiene la petroliera italiana Enrica Lexie, a bordo del quale prestavano servizio anti-pirateria i due marò italiani ora in carcere in India.

L’interlocutore telefonico, qualificatosi con il nome di Michele Georgoulis, ha ritenuto di rispondere personalmente alla richiesta di un commento sulla situazione negando la possibilità di parlare con un ufficio stampa o, comunque, con un altro interlocutore.

Georgoulis ha spiegato di aver già detto più volte ai giornalisti che non vengono rilasciati commenti in proposito perché “così è stato deciso”, specificando che non avrebbe dato ascolto alla nostra telefonata a meno che da parte nostra non vi fossero novità da comunicare.

Alla conferma che da parte nostra c’è solo una richiesta di commento e possibilmente un chiarimento circa la motivazione del no comment, Georgoulis ha osservato: “In quanto giornalista, Lei dovrebbe capire l’italiano”.

Si apprende intanto dall’Ansa che la compagnia Fratelli D’Amato ha inoltrato alle autorità dell’India la richiesta di rilascio della nave.

Non solo, il comandante Pio Schiano, “della compagnia di navigazione Fratelli d’Amato di Napoli”, ha dichiarato all’Ansa: “Ora siamo in attesa di una risposta”, aggiungendo che “Le attività investigative della polizia indiana e della Mmd a bordo risultano terminate per cui l’armatore, attraverso l’agente marittimo in loco, ha inoltrato formale richiesta per la clearance della petroliera”.

Continua intanto il supporto della Marina Militare italiana ai suoi due marò con l’iniziativa “Non lasceremo soli i nostri fucilieri!”.

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Fonte: Ansa, Marina Militare

Foto: direttanews.it

On.Marcazzan in visita a NRDC-ITA commenta arresto marò in India: “ora si moltiplicheranno gli sforzi”

L’onorevole Pietro Marcazzan, membro della IV commissione permanente Difesa della Camera dei Deputati, era a colloquio con i giornalisti presso il NATO Rapid Deployable Corps-Italy di Solbiate Olona oggi, nel corso della sua visita alla caserma Ugo Mara, quando è arrivata la notizia dell’arresto dei marò.

“Ora si moltiplicheranno gli sforzi”, ha commentato a caldo alla comunicazione dell’ultimora.

Di più. Alla richiesta se le regole d’ingaggio del personale di Marina a bordo dei mercantili siano stabilite tanto chiaramente quanto il regolamento economico della prestazione, come l’onorevole aveva assicurato essere qualche minuto prima, Marcazzan ha riferito: “Metteremo mano alle regole, poiché abbiamo visto che qualcosa nel meccanismo è saltato”.

I due marò del San Marco consegnati all’India in seguito a un presunto omicidio e, dopo due settimane passate in custodia presso la polizia indiana, traslati ora in carcere, svolgevano servizio di scorta anti-pirateria a bordo del mercantile Enrica Lexie dei Fratelli D’Amato.

L’India accusa i due militari italiani di omicidio. L’Italia ha permesso la consegna dei due militari italiani alle forze di sicurezza indiane lo scorso 20 marzo.

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Foto: PAO NRDC-ITA

Cyber epigrammi – Chi volete in carcere? I Marò o Barabba?

By Cybergeppetto

A tutti quelli che blaterano della credibilità dell’Italia all’estero da quando abbiamo il governo tecnico farei alcune domande:

– come abbiamo fatto a lasciare i Marò in mano agli indiani quando, per legge, noi non estradiamo nemmeno i delinquenti verso un paese che ha la pena di morte?

– come è possibile che una compagnia armatrice che richiede una scorta possa poi disattendere le prescrizioni della Marina Militare?

– come fa il Ministro degli Esteri a fare un viaggio in India portandosi dietro industriali per fare business alla faccia dei nostri militari?

La credibilità all’estero si guadagna con il lavoro e con la fermezza, soprattutto verso un paese medioevale, classista e corrotto, in cui non esiste la democrazia e nel quale si preferisce perseguire chi lotta contro la pirateria invece di fare la propria parte nel consesso internazionale.

Cyber epigrammi – Piove in India, Governo Ladro

By Cybergeppetto

Mentre i media discutono, peraltro senza molta convinzione, sulle colpe del Governo italiano nella gestione della vicenda dei Marò, la compagnia armatrice che ha combinato tutto questo casino tiene un profilo molto basso ed evita di spiegare il suo ruolo e le sue colpe sulla vicenda, visto che la Marina Militare ed il Ministero degli Esteri dicono di essere stati contrari alla scelta di portare la nave in un porto indiano.

Qualche giornale scopre finalmente che il memorandum che ha consentito di mettere sulle navi i Marò non spiega cosa fare in un caso come quello della Enrica Lexie. Il sito della società Fratelli D’Amato non riporta nessun comunicato o commento sulla vicenda di cui sono a mio avviso responsabili, dice solo che la Petroliera appartiene alla società Dolphin Tanker, con sede a Genova presieduta da un tal Luigi D’Amato.

A nessuno viene in mente che non ci potranno mai essere norme sufficienti a garantirci dagli imbecilli che non sanno che solo l’Italia può processare i militari italiani, intanto ce la prendiamo con il Governo che, per come funziona l’Italia, è come sparare sulla Croce Rossa.

I nostri militari sono “trattenuti” in un paese medioevale che non consente matrimoni tra persone di caste diverse e che vuole applicare la propria giurisdizione a militari di altro Paese per un fatto avvenuto in acque internazionali.

Visto che non si sa cosa fare, si potrebbero prendere i NO TAV e spedirli davanti al tribunale indiano, magari non servirebbe a nulla, ma almeno li arresterebbero, visto che di perseguire i pirati non c’è molta voglia in India…