Marina Militare

Marina: il cordoglio del CaSMM amm Girardelli per la scomparsa del CMS Giordano in Pakistan

Espressioni di cordoglio dal Capo di Stato Maggiore della Marina (CaSMM), ammiraglio di squadra Valter Girardelli, per la scomparsa del Caporal Maggiore Scelto dell’Esercito Maurizio Giordano, impegnato in una spedizione alpinistica in Pakistan.

Questo il messaggio del CaSMM, amm Girardelli:

Il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Valter Girardelli, esprime il profondo cordoglio suo personale e degli uomini e delle donne della Forza Armata per la notizia, appresa oggi, del decesso del Caporal Maggiore Scelto dell’Esercito Maurizio Giordano, nell’ambito di una spedizione alpinistica in Pakistan.

L’Amm. Girardelli si dice “profondamente addolorato e scosso per il tragico incidente. Giunga alla famiglia del militare e a tutto l’Esercito la commossa vicinanza mia e del personale dell’intera Marina Militare”.

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Fonte: Marina Militare

Foto: Esercito Italiano

Marina: nave Alliance in Artico per la campagna High North 18, ambiente e geostrategia alla base del programma

Ha preso il via sabato 7 luglio la Campagna Artica di Geofisica marina che vede la Marina Militare al fianco di enti di ricerca nazionali e internazionali, annuncia la stessa Forza Armata con un comunicato stampa di ieri, 8 luglio.

Nave Alliance è partita dal porto norvegese di Tromsø per iniziare la campagna artica “High North 18” tra i mari di Norvegia e Groenlandia, oltre il Circolo Polare Artico.

La missione condotta dalla Marina Militare Italiana, con il coordinamento scientifico dell’Istituto Idrografico della Marina, vede rinnovata la sinergia con il Centro di Ricerca e Sperimentazione Marittima della NATO di La Spezia (NATO STO-CMRE) e la collaborazione con principali enti di ricerca nazionali (CNR, ENEA, OGS, INGV, ERI), internazionali (Università della Sorbona di Parigi e Norwegian FFI) e con i rappresentanti dell’industria nazionale (e-GEOS e IDS).

“High North 18 è parte dell’impegno della Marina Militare nella regione artica – si legge dal comunicato – ed è il naturale prosieguo delle precedenti missioni al fine di consolidare e ulteriormente sviluppare i risultati della ricerca scientifica, in particolare nello studio dei cambiamenti climatici in aree di particolare interesse. La missione è possibile grazie alle capacità di nave Alliance di operare nelle regioni polari a conferma della consolidata flessibilità operativa della Marina Militare che, nell’ambito delle sue funzioni duali e complementari, è in grado di svolgere attività di ricerca scientifica con diversi partner nazionali e internazionali”.

La Marina Militare vede nelle possibili nuove rotte commerciali che potrebbero aprirsi a nord, un elemento di interesse in termini ambientali e di sicurezza della navigazione, oltre che per gli aspetti geostrategici, talassopolitici e socioeconomici che questo potrebbe comportare per il nostro Paese, spiega in dettaglio la Forza Armata.

Nello specifico, si apprende, durante la missione saranno impiegati sensori di ultima generazione, in un’area di operazioni a latitudini molto elevata compresa tra lo Stretto di Fram, le Isole Svalbard e lo Yermak Plateau per definire la mappatura di aree inesplorate, i caratteri e le dinamiche della colonna d’acqua e del fondale in relazione ai processi sedimentari, alla circolazione e ai ghiacci, così da poter consentire di trarre dalla ricerca, attraverso lo studio, l’analisi e il monitoraggio dall’atmosfera al fondale marino, dei risultati concreti.

Le particolari condizioni meteomarine polari e la costante presenza di luce durante le 24 ore saranno una stimolante sfida per i 46 membri dell’equipaggio della Marina Militare che, dopo aver seguito un addestramento mirato, costituiranno un valido e imprescindibile supporto per i 23 ricercatori a bordo di Nave Alliance, conclude il comunciato stampa.

APPROFONDIMENTI (fonte Marina Militare):

La Marina Militare attraverso l’Istituto Idrografico partecipa da due anni al Tavolo Artico, fornendo il supporto specialistico al gruppo di lavoro EPPR (Emergency, Prevention, Preparedness and Response) dell’Arctic Council. Elemento di particolare rilevanza di questa attività è il ruolo assunto dalla Marina Militare per il tramite dell’Istituto Idrografico, come “marine focal point” della comunità scientifica nazionale in Artico.

Tale ruolo di rilievo è stato raggiunto grazie alla costituzione del Reparto di Geofisica Marina e Oceanografia presso l’Istituto Idrografico e l’elevata dinamicità dimostrata dallo stesso sin dalla sua costituzione.

L’area polare artica (insieme alla gemella antartica) per le sue caratteristiche di “motore” del clima del pianeta è nodo cruciale per comprendere l’evoluzione del clima e il suo impatto sul pianeta e sull’economia globale.

In questo quadro dove si fondono aspetti ambientali, socioeconomici e geostrategici si colloca il motivo della presenza dell’Italia nell’area Artica.

Nave Alliance è un’unità polivalente di ricerca che svolge principalmente attività condotte dal Centro di Ricerca e Sperimentazione Marittima (Centre for Maritime Research and Experimentation – CMRE), per conto dell’Organizzazione Scientifica e Tecnologica (Science and Technology Organization – STO) della NATO. Dal marzo 2016 è iscritta al registro del naviglio militare ed equipaggiata con personale della Marina Militare grazie a un’intesa del dicembre 2015 tra la Marina Militare e il CMRE.

Il CMRE, continuando le attività di ricerca in corso di sviluppo nell’area artica, collaborerà con un team scientifico impegnato in diverse attività. Saranno impiegati 5 veicoli autonomi (underwater gliders) per rilevare fenomeni connessi alla corrente atlantica e per osservare gli effetti del ghiaccio marino sull’ambiente acustico e sul campo ondoso, un veicolo subacqueo a traino per osservare strutture oceanografiche di piccole dimensioni, sonda CTD e altra strumentazione oceanografica a bordo, ancoraggi (mooring) oceanografici per complementare le osservazioni raccolte da nave e gliders.

Leonardo e Agenzia Spaziale Italiana, attraverso e-GEOS (joint venture Telespazio/ASI), nel corso di High North 18 metteranno a disposizione dell’Istituto Idrografico della Marina, che fornirà invece i dati ancillari idro-oceanografici e della dinamica dei ghiacci di calibrazione e validazione,  le informazioni provenienti dalla costellazione satellitare COSMO-SkyMed per la sperimentazione e sviluppo di servizi in  supporto alla sicurezza della navigazione in Artico e per il monitoraggio dell’inquinamento da idrocarburi nell’area interessata dalla rotta della nave, sia di giorno che di notte. Nell’ambito di questa attività, denominata ArNaCoSky (Arctic Navigation con COSMO-SkyMed), e-GEOS fornirà, sia alla nave che ai centri di controllo missione, rapporti sullo stato dei ghiacci, sul traffico marittimo e sullo stato ambientale.

IDS – Ingegneria dei Sistemi collaborerà, nell’ambito della campagna Artica di Geofisica marina High North 18, con l’Istituto Idrografico della Marina nelle attività di rilievo ottico e IR dei ghiacci e della banchisa con l’impiego di un drone aereo denominato Sistema Aereo a Pilotaggio Remoto IDS IA-3 Colibri.

L’ENEA studierà l’evoluzione dell’inquinamento globale conducendo nuove ricerche sulle dinamiche dei sedimenti marini degli ultimi 100 anni. L’attenzione sarà focalizzata in particolare su sequestro di carbonio e contaminazione da metalli e microplastiche, con l’obiettivo di preservare l’ecosistema del Mare Artico, termometro del cambiamento climatico della Terra. A supportare l’attività scientifica dell’ENEA a bordo della nave Alliance in High North 18, ci sarà anche il sistema laser LIDAR, che è in grado di misurare in continuo e in tempo reale la clorofilla e la sostanza organica disciolta in acqua per rilevare lo stato di salute dell’Artico.

A bordo di Nave Alliance verranno svolte attività di ricerca oceanografica. Ricercatori dell’OGS e del CNR si occuperanno di eseguire la manutenzione di ancoraggi profondi (mooring oceanografici) e di acquisire nuovi dati idrologici nella zona ovest e sud ovest delle Isole Svalbard dove, da alcuni anni, si stanno studiando le correnti e le masse d’acqua che rappresentano il motore della circolazione polare e contribuiscono alla circolazione globale. Grazie all’uso degli ancoraggi profondi opportunamente strumentati vengono rilevati, dal 2014, a circa 1000 m di profondità, una serie di parametri (temperatura, salinità, ossigeno disciolto, velocità delle correnti e presenza di particellato) che stanno fornendo preziose informazioni sulla dinamica e sulla variabilità annuale e stagionale delle correnti e delle masse d’acqua da esse trasportate.

ERI – European Research Institute, dopo gli analoghi lavori svolti nel Passaggio a Nord Ovest nel 2016, durante High North 18 svolgerà campionamenti su plastiche e microplastiche in un’area ad oggi del tutto inesplorata da questo punto di vista. I campioni verranno poi analizzati dal Politecnico di Torino e i risultati contribuiranno alla conoscenza sempre più dettagliata della diffusione di rifiuti di plastica ‘flottanti’ in Oceano.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, INGV, sarà coinvolto con il team della sede di Portovenere, specializzato in geofisica e tecnologie marine, coadiuvato a bordo di Nave Alliance da personale dell’Istituto Idrografico della Marina nella acquisizione di dati geofisici marini per lo studio delle anomalie gravimetriche di fondo mare; un dato prezioso che contribuirà a meglio caratterizzare i possibili modelli geodinamici e concorrere a definire l’evoluzione geologica di quest’area del nostro pianeta che sta assumendo sempre maggiore interesse.

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Fonte e foto: Marina Militare

Difesa: il Lago di Varna bonificato dai Palombari del COMSUBIN e dagli Artificieri della Julia

I Palombari della Marina Militare, spiega la Difesa in un comunicato stampa del 6 luglio, hanno rimosso dal Lago di Varna (Bolzano) una ingente quantità di residuati bellici del primo conflitto mondiale, che sono stati consegnati agli Artificieri della brigata Alpina Julia per la successiva neutralizzazione.

L’attività ha avuto luogo dal 25 giugno al 6 luglio 2018, si apprende.

Nel dettaglio, spiega il comunciato, i Palombari del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) del Comando Subacquei ed Incursori (COMSUBIN) della Marina Militare, distaccati presso il Nucleo S.D.A.I. di Ancona (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi), hanno condotto una delicata operazione subacquea nelle acque del Lago di Varna, che ha permesso di rimuovere 3.094 pericolosi ordigni esplosivi, poi consegnati agli Artificieri dell’Esercito della brigata Alpina Julia per la definitiva neutralizzazione in adeguati sedimi.

A seguito di una segnalazione di privati cittadini circa la presenza di probabili manufatti esplosivi, la Prefettura di Bolzano aveva disposto e coordinato un intervento di bonifica d’urgenza nelle acque del lago.

Le delicate attività subacquee, condotte da un team di 6 Palombari e 3 tecnici di COMSUBIN in una fascia di fondale compresa tra i 3 metri e la superfice, hanno permesso di individuare e recuperare 3.062 bombe da fucili, 8 pani di esplosivo, 3 bombe da mortaio, 2 proiettili di medio calibro e 19 bombe a mano.

Gli ordigni esplosivi, tutti risalenti alla Prima Guerra Mondiale, sono stati passati in consegna agli Artificieri del 2° reggimento Guastatori di Trento della brigata alpina Julia dell’Esercito che provvederanno alla loro custodia e successiva distruzione, si apprende.

“Sono molto soddisfatto delle operazioni subacquee che abbiamo condotto nel Lago di Varna negli ultimi anni – ha dichiarato il Tenente di Vascello Marco Cassetta, Comandante del Nucleo SDAI di Ancona – questa è la quinta volta che interveniamo d’urgenza per bonificare il Lago di Varna da questi pericolosi ordigni esplosivi. Negli ultimi due anni abbiamo effettuato 30 giorni di lavoro in queste acque che ci hanno permesso di rimuove un totale di 5.956 bombe da fucile (2.894 recuperati nel 2017 e 3.062 quelle rimosse durante questa missione), ciascuna contenente circa 700 grammi di esplosivo, che sono state consegnate a colleghi artificieri dell’Esercito. Queste attività dimostrano come le Forze Armate collaborino tra loro e siano presenti sul territorio a salvaguardia della pubblica Incolumità”.

Al termine delle operazioni, gli Artificieri del 2° reggimento Guastatori dell’Esercito hanno sottolineato l’importanza, per tutti coloro che dovessero imbattersi in manufatti con forme simili a quelle di un ordigno esplosivo, di non toccarli o manometterli in alcun modo, denunciandone immediatamente il ritrovamento alla più vicina stazione dei Carabinieri o alla locale Capitaneria di Porto, per consentire agli Artificieri dell’Esercito o ai Palombari della Marina di intervenire e rispristinare le condizioni di sicurezza.

Questo intervento testimonia l’ampio spettro di attività duali e complementari che le Forze Armate mettono a disposizione della collettività e delle istituzioni e che i Reparti subacquei della Marina conducono a salvaguardia della pubblica incolumità anche nelle acque interne, come ribadito dal decreto del Ministero della Difesa del 28 febbraio 2017, svolgendo operazioni ad alto rischio volte a ripristinare le condizioni di sicurezza, conclude il comunicato.

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Fonte e foto: PI SMD

Marina: i Palombari distruggono 313 ordigni esplosivi della Seconda Guerra a Cassibile

Dal 25 al 29 giugno 2018 i Palombari della Marina Militare appartenenti al Nucleo S.D.A.I. (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi) di Augusta hanno condotto nella provincia di Siracusa un’operazione subacquea, svolta nelle acque di Cassibile, tesa a distruggere 313 ordigni esplosivi e 1.500 munizioni di armi portatili risalenti all’ultimo conflitto mondiale, ha fatto sapere la Marina Militare con un comunicato stampa del 30 giugno scorso.

La Prefettura di Siracusa ha richiesto l’intervento urgente degli operatori di COMSUBIN a seguito della segnalazione di un bagnante che, a 20 metri dalla costa e a soli 3 metri di profondità, aveva visto dei manufatti riconducibili a dei residuati bellici.

Giunti sul posto, i Palombari del Gruppo Operativo Subacquei (G.O.S.) si sono immersi per bonificare l’area che era stata sottoposta a bando d’interdizione dalla Capitaneria di Porto di Siracusa, individuando e neutralizzando 158 bombe a mano, 29 bombe da mortaio, 126 proiettili di medio e grosso calibro e 1.500 munizioni per armi portatili.

Al termine dell’operazione il Comandante del Nucleo S.D.A.I. di Augusta, Tenente di Vascello Marco Presti, ha dichiarato: “Sulla base della richiesta della Prefettura di Siracusa siamo intervenuti a Cassibile per effettuare la ricerca degli oggetti segnalati e per procedere al loro riconoscimento. Al termine delle operazioni in una ridotta area di fondale marino abbiamo rimosso un totale di 313 ordigni esplosivi molto pericolosi e 1.500 munizioni per armi portatili, tutti risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, che abbiamo distrutto secondo le consolidate tecniche tese a preservare l’ecosistema marino in una zona di sicurezza individuata dall’Autorità Marittima”.

“Mi preme raccomandare – ha sottolineato il Comandante Presti – alle persone in vacanza al mare, che dovessero imbattersi in manufatti con forme simili a quelle di un ordigno esplosivo o parti di esso, di non toccarli o manometterli in alcun modo, denunciandone immediatamente il ritrovamento alla locale Capitaneria di Porto o alla più vicina stazione dei Carabinieri, per consentirci così di intervenire e rispristinare le condizioni di sicurezza delle nostre acque”.

Questi interventi rappresentano una delle tante attività che i Reparti Subacquei della Marina conducono a salvaguardia della pubblica incolumità, svolti anche nelle acque interne, come ribadito dal Decreto del Ministero della Difesa del 28 febbraio 2017, svolgendo operazioni subacquee ad alto rischio volte a ripristinare le condizioni di sicurezza della balneabilità e della navigazione.

Lo scorso anno, si apprende, i Palombari della Marina Militare hanno recuperato e distrutto un totale di 22.000 ordigni esplosivi residuati bellici, mentre dal 1° gennaio 2018 ne hanno già neutralizzati 11.090 dai mari, fiumi e laghi italiani, senza contare i 16.311 proiettili di calibro inferiore ai 12,7 mm anch’essi rimossi e distrutti.

Con una storia di 169 anni alle spalle, i Palombari rappresentano l’eccellenza nazionale nell’ambito delle attività subacquee, essendo in grado di condurre immersioni lavorative fino a 1.500 metri di profondità e in qualsiasi scenario operativo, nell’ambito dei propri compiti d’istituto (soccorso agli equipaggi dei sommergibili in difficoltà e la neutralizzazione degli ordigni esplosivi rinvenuti in contesti marittimi) e a favore della collettività.

Per queste peculiarità gli operatori subacquei delle altre Forze Armate e Corpi Armati dello Stato possono essere formarti esclusivamente dal Gruppo Scuole di COMSUBIN che, attraverso dedicati percorsi formativi, li abilita a condurre immersioni in basso fondale secondo le rispettive competenze.

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Fonte e foto: Marina Militare

UNIFIL, TF Italair: volo sanitario d’emergenza per casco blu in crisi respiratoria

I caschi blu italiani della Task Force (TF) Italair, unità di volo che opera nella missione UNIFIL (United Nations Interim Force In Lebanon), hanno recentemente svolto un volo sanitario d’urgenza per evacuare un casco blu, non italiano, di UNIFIL affetto da crisi respiratoria.

È lo stato maggiore della Difesa a darne notizia con un comunicato stampa del 25 giugno.

Ricevuta l’attivazione da parte del Mission Air Operation Center (MAOC), si apprende, l’elicottero AB-212 in configurazione sanitaria è decollato tempestivamente dall’eliporto di Naqoura e ha raggiunto in pochi minuti la base delle Nazioni Unite, dove era in servizio il peacekeeper in grave emergenza sanitaria.

Il militare, dopo essere stato stabilizzato dal personale medico dell’AMET (Air Medical Evacuation Team) che, insieme agli equipaggi di Italair, costituisce parte integrante dell’assetto di CASEVAC (Casualties Evacuation), è stato imbarcato sull’elicottero e trasferito immediatamente presso l’Ospedale Saint George di Beirut per ricevere le cure necessarie.

Gli equipaggi della Task Force Italair, fondata nel 1979, attualmente agli ordini del col Luca Piperni, è l’unità più antica della missione UNIFIL, nonché l’unico reparto di volo interforze schierato dall’Italia in un teatro operativo estero, spiega lo stato maggiore della Difesa.

Gli equipaggi di Esercito, Marina Militare e Aeronautica Militare con i sei elicotteri AB-212 sono pronti a decollare in meno di 30 minuti per effettuare differenti tipologie di missioni – tra cui anche eventuali evacuazioni sanitarie – e giornalmente voli di ricognizione e di osservazione in tutta l’area di operazione, in particolare lungo la Blue Line, la linea di demarcazione esistente tra il Libano e Israele, nel rispetto della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza.

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Fonte e foto: PI SMD

 

Marina: la FREMM Alpino termina la Campagna negli USA. Il 30 rientra a Taranto

La Fregata Europea Multi Missione (FREMM) Alpino della Marina Militare rientrerà il prossimo 30 giugno a Taranto, fa sapere la stessa Forza Armata con un comunicato stampa di oggi, 28 giugno, dopo avere ultimato attività di Naval Diplomacy a favore del Sistema Italia.

Dopodomani  la FREMM Alpino rientrerà a Taranto a conclusione della Campagna negli Stati Uniti d’America.

Al suo arrivo in porto all’interno della Stazione Navale Mar Grande, la nave sarà accolta dal Comandante in Capo della Squadra Navale, ammiraglio di squadra Donato Marzano, e da familiari, amici e colleghi dell’equipaggio.

“Partita da Taranto lo scorso 2 maggio, nave Alpino ha fornito una presenza qualificata e tecnologicamente rilevante in diversi Paesi con cui l’Italia intrattiene importanti rapporti politico-diplomatici, economici e di attività di cooperazione militare”, scrive la Marina nel comunicato.

Le attività condotte nei quasi due mesi di campagna si inquadrano, più in generale, all’interno dei compiti istituzionali che la Marina Militare assicura al Paese e alla collettività senza soluzione di continuità in tutte le aree di interesse strategico, garantendo quindi presenza navale finalizzata al sea-control, sicurezza delle linee di comunicazione commerciale (SLOC), vigilanza sulle attività marittime nazionali, deterrenza e contrasto alle attività illegali in alto mare, cooperazione internazionale e addestramento.

La Campagna appena conclusa, sottolinea la Marina Militare, può essere considerata rilevante sia per aver proiettato l’immagine della Marina Militare, delle Forze Armate e del sistema Paese in aree di non usuale gravitazione, sia per il supporto fornito alla competitività internazionale di importanti realtà nazionali.

In quest’ottica si inquadra anche l’importante attività che ha permesso di mostrare e far conoscere le capacità operative dell’Unità a delegazioni composte da membri del Congresso degli Stati Uniti e ufficiali della US Navy, nell’ambito del processo informativo per la definizione da parte della Marina statunitense di una nuova classe di fregate (programma di acquisizione denominato Future Frigate Program FFG(X)) destinata a colmare il gap capacitivo tra le Littoral Combat Ship (LCS) e le unità classe Arleigh Burke.

“L’iniziativa di proiezione marittima e naval diplomacy rientra nel più ampio progetto che mira a “fare sistema” integrando le capacità operative degli equipaggi con i moderni sistemi di fabbricazione italiana imbarcati su nave Alpino, costruita da Fincantieri, sponsor unico e partner della campagna, si legge nel comunicato.

Il confronto e le attività congiunte con Marine amiche e alleate hanno inoltre permesso all’equipaggio di addestrarsi e rafforzare i rapporti con gli alleati transregionali. La presenza oltreoceano è stata anche l’occasione d’incontro con le numerose comunità italiane residenti all’estero e di promozione dell’immagine dell’Italia, e delle sue eccellenze, attraverso l’organizzazione di eventi culturali.

Nave Alpino, consegnata alla Marina Militare il 30 settembre 2016, è la quinta unità della classe FREMM e la quarta in versione “antisommergibile” equipaggiata con sistemi tecnologici all’avanguardia e di ultimissima generazione.

“Media partner dell’attività – fa sapere la Marina Militare – sono Rivista Italiana Difesa (RID), Agenzia Nova e Report Difesa”.

La FREMM Alpino – approfondimento – (fonte Marina Militare):

La Fregata Alpino, al comando il Capitano di Fregata Davide Da Pozzo, fa parte del programma italo-francese FREMM (Fregata Europea Multi Missione). È stata varata il 13 dicembre 2014 nel cantiere di Riva Trigoso (GE) e consegnata alla Marina Militare il 30 settembre 2016. Il 9 giugno 2017 ha ricevuto la bandiera di Combattimento a Civitavecchia.

Contraddistinta dal distintivo ottico F 594, secondo la classificazione NATO, è una fregata di nuova generazione, caratterizzata da spiccate innovazioni tecnologiche e dalla possibilità d’impiego in vari contesti operativi.

È la quinta FREMM e la quarta in versione “anti sommergibile” (Anti Submarine Warfare – A.S.W.). Imbarca un equipaggio di 168 uomini e donne – quasi la metà rispetto alle precedenti fregate – e, grazie ai suoi 200 posti letto totali, è in grado di ospitare lo staff di un comando complesso, un team di forze speciali e una squadra di specialisti per l’impiego di due elicotteri medio-pesanti. Ha un dislocamento di 6700 tonnellate e raggiunge i 27 nodi di velocità grazie alla propulsione ibrida CODLAG (una turbina a gas e due motori elettrici) che garantisce altresì bassi consumi e autonomie elevate.

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Fonte e foto: Marina Militare

Difesa: conclusa la Joint Stars 2018, esercitazione interforze di maggior rilevanza nazionale

Con il termine della seconda fase, svolta in maniera virtuale su piattaforme informatiche, si è conclusa l’esercitazione Joint Stars 2018 (JS 2018), attività addestrativa interforze di maggior rilevanza nazionale, pianificata, organizzata e gestita direttamente dallo Stato Maggiore della Difesa (SMD) per il tramite del proprio braccio operativo, il Comando Operativo di Vertice Interforze (COI).

È lo stesso SMD a darne notizia oggi, 22 giugno, con un comunicato stampa.

Articolata in due distinte fasi, la JS 2018 ha permesso nella prima fase, condotta nel mese di maggio con l’impiego reale di truppe, mezzi e sistemi d’arma, di federare insieme le concomitanti esercitazioni “Golden Wings” dell’Esercito Italiano, “Mare Aperto” della Marina Militare e “Vega 18” dell’Aeronautica Militare, nonché l’esercitazione “Ramstein Guard” della NATO che ha permesso di soddisfare l’esigenza di ricercare una sempre più marcata interoperabilità a livello multinazionale.

La seconda fase, svolta invece presso la sede del Comando Operazioni Aeree di Poggio Renatico da circa 500 militari di tutte le Forze Armate e dei Carabinieri, è stata sviluppata con l’impiego di piattaforme informatiche di Modeling & Simulation, consentendo di addestrare e di testare le capacità del personale a operare in scenari di crisi complessi e diversificati.

Peraltro, sottolinea SMD, questa particolare tipologia di attività addestrative simulate al computer, denominata Command Post Exercise/Computer Assisted Exercise (CPX(CAX), permette di esercitare il personale con un minore impatto sul territorio e un significativo contenimento delle risorse finanziarie necessarie.

Il COI ha così avuto la possibilità di addestrarsi, in maniera assolutamente realistica, nella pianificazione e nella condotta di specifiche attività operative, le Small Joint Operations-SJOs/High Intensity (operazioni interforze ad alta intensità), per fronteggiare non solo minacce di tipo tradizionale, ma anche attacchi nel dominio cibernetico – per la prima volta ha infatti partecipato a queste attività anche il Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche (CIOC) – nonché venendo chiamato a intervenire anche in ambiti caratterizzati da possibili contaminazioni chimiche, biologiche, radioattive e nucleari (CBRN).

Le attività simulate al computer hanno consentito inoltre di coinvolgere, dalle loro sedi stanziali, una pluralità di comandi e assetti di tutte le Forze Armate, con particolare riferimento a quelli della NATO Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), forza d’intervento rapido a disposizione dell’Alleanza Atlantica, la cui responsabilità è stata affidata all’Italia per tutto il 2018.

“La grande importanza di questa esercitazione – scrive lo stato maggiore della Difesa – è stata evidenziata dalla presenza, nella giornata conclusiva, del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che ha potuto prendere visione del pieno raggiungimento di tutti gli obiettivi addestrativi prefissati e che ha voluto complimentarsi con il personale impegnato, per circa due mesi, nella condotta di quest’importante esercitazione”.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD), Generale Claudio Graziano, che, unitamente ai vertici delle singole Forze Armate, accompagnava il Ministro, ha voluto rimarcare che “l’interoperabilità delle Forze Armate è elemento indispensabile per rendere lo Strumento Militare sempre più coeso ed efficace, ad elevata connotazione interforze, perfettamente integrabile nelle alleanze euro-atlantiche nonché, in una dimensione sempre più inter-agenzia, in sinergia con gli altri Dicasteri. Questo processo di integrazione è ormai irreversibile per rimanere al passo con gli altri principali Paesi europei”.

La JS18 ha consentito il conseguimento di altri importanti traguardi addestrativi, quali il consolidamento della capacità di comando e controllo del JFAC dell’Aeronautica Militare nel settore della difesa missilistica (Theatre Ballistic Missile Defense), della pianificazione e gestione di operazioni di recupero di personale isolato da territori non permessivi (Joint Personnel Recovery), della difesa cibernetica e della individuazione e designazione di obiettivi.

“La JS 2018 si è così dimostrata essere una preziosissima opportunità per incrementare e affinare, nei diversi settori della Difesa, l’interoperabilità tra le Forze Armate, consentendo non solo di aumentare la sinergia e l’economia delle risorse messe in campo, ma soprattutto di consolidare quella capacità interforze che, a tutti i livelli dello strumento militare, è ormai presupposto imprescindibile di ogni moderna operazione, tanto in contesti nazionali quanto multinazionali”, conclude il comunicato.

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Fonte e foto: PI SMD

Difesa: blockchain e intelligence al centro dell’evento organizzato dal neo SSSD on Tofalo

“Si è svolto oggi nell’aula dei gruppi parlamentari, a Roma, il settimo evento del ciclo Intelligence Collettiva, organizzato dal neosottosegretario di stato alla Difesa (SSSD) Angelo Tofalo, nel corso del quale si sono alternati esperti del settore per parlare del funzionamento di questa nuova tecnologia, fake news e identità digitale, si è appreso dall’addetto stampa dello stesso SSSD on Tofalo.

Il Presidente della Camera, Roberto Fico, ha dato il via ai lavori sottolineando l’importanza delle tecnologie digitali che “possono offrire un supporto decisivo per consentire il lancio di esperienze innovative di democrazia deliberativa centrate sulla partecipazione attiva e informata dei cittadini alle decisioni pubbliche”.

Per il Sottosegretario alla Difesa Raffaele Volpi, intervenuto in apertura del convegno, “si può parlare di tecnologie nuove, di futuro, ma ci sono delle cose elementari per far conoscere alla gente cosa si fa e che non vanno trascurate. Essere vicini ai cittadini vuol dire anche utilizzare tutti i mezzi che ci sono. Non si tratta di alta tecnologia, ma è la prima sfida”.

Dopo aver parlato nei precedenti incontri della storia dei servizi segreti, del funzionamento dei comparti intelligence a livello nazionale e mondiale, delle nuove minacce e dopo aver approfondito il concetto di sicurezza del Sistema Paese, grazie all’intervento di illustri relatori, in questo settimo evento il tema principale è stata la tecnologia blockchain e le possibili applicazioni nell’ambito dell’intelligence.

Il sottosegretario Tofalo nelle conclusioni finali ha dichiarato che “la tecnologia Blockchain, in un contesto di democrazia partecipata diffusa, è uno strumento importante per accrescere la trasparenza”, evidenziando che “si potrebbe pensare di applicare tale tecnologia anche al settore degli appalti dove più si annidano corruzione e dispendio di risorse pubbliche”.

Da Tofalo, infine, giunge l’annuncio di voler continuare a portare avanti questo ciclo di appuntamenti: “Il nostro impegno nella diffusione della cultura della sicurezza andrà avanti e lo allargheremo anche alla Difesa”.

L’idea è promuovere anche eventi “per approfondire gli aspetti storici di intelligence che caratterizzano l’Arma dei Carabinieri, la Marina, l’Aeronautica e l’Esercito”.

Fonte e foto: Addetto stampa SSSD on Tofalo

Difesa: Joint Stars 2018, in corso la seconda parte della rete di esercitazioni Non Art V CRO

Dopo una prima fase di amalgama tra tutto il personale, iniziata lo scorso 11 giugno, ha preso avvio il 16 giugno, a Poggio Renatico (Ferrara), con un Alzabandiera solenne, la “Parte 2” della Joint Stars 2018, il maggiore evento addestrativo dell’anno per la Difesa, fa sapere lo stato maggiore della Difesa con un comunicato stampa.

La seconda fase si concluderà il 22 giugno prossimo.

La Joint Stars 18 è organizzata dal Comando Operativo di vertice Interforze (COI) ed è costituita da una rete di esercitazioni svolte in varie parti del territorio nazionale e basate su un unico scenario fittizio, caratterizzato da un’operazione interforze e multinazionale condotta sotto guida italiana in risposta a una situazione di crisi (Non-Article 5 Crisis Response Operation).

La prima parte della Joint Stars 18 si è svolta dal 7 al 18 maggio (link articolo in calce), in modalità Live Exercise (LIVEX), cioè con impiego di assetti reali, e concomitanti esercitazioni “Golden Wings” dell’Esercito Italiano, “Mare Aperto” della Marina Militare e “Vega 18” dell’Aeronautica Militare, e l’esercitazione “Ramstein Guard 6-2018” condotta dalla NATO, mentre la seconda parte, in modalità Command Post Exercise/Computer Assisted Exercise (CPX/CAX), sarà rappresentata dalla “Virtual Flag 2018”, spiega in dettaglio la Difesa.

Organizzata periodicamente fin dal 2009, la Virtual Flag è un’esercitazione che, grazie all’utilizzo di sistemi di simulazione di alta tecnologia, consente di addestrare il personale dell’Aeronautica Militare a operare in un Comando di componente aerea (Italian Joint Force Air Component Command – ITA JFACC) e svolgere le attività relative alla pianificazione e alla conduzione delle operazioni aeree nell’ambito di una campagna militare interforze.

L’edizione di quest’anno, inserita nel più ampio contesto della Joint Stars 18, vedrà operare, insieme al personale dell’Aeronautica Militare, anche personale e assetti del COI, dell’Esercito Italiano, della Marina Militare e dell’Arma dei Carabinieri.

Si svolgerà principalmente all’interno di una struttura campale esistente presso il Comando Operazioni Aeree di Poggio Renatico, alla quale saranno connessi diversi reparti operativi delle Forze Armate partecipanti dislocati su tutto il territorio nazionale.

Per la prima volta il personale del COI si addestrerà e verrà valutato per le sue capacità di pianificare e condurre un’operazione complessa, mettendo in atto tutte quelle attività di comando e controllo tipiche di un Joint Task Force (JTF), cioè il Comando interforze che, in una campagna militare, agisce a livello operativo e coordina tutte le forze militari partecipanti.

In particolare, la Joint Stars 18 rappresenta una tappa importante nel consolidamento della Capacità Nazionale di Proiezione dal Mare (CNPM), cioè la capacità di pianificare e condurre operazioni anfibie nel contesto di una operazione militare interforze.

Altri obiettivi della Joint Stars 18 saranno il consolidamento della capacità di comando e controllo del JFACC  dell’Aeronautica Militare nel settore della difesa contro missili balistici (Theatre Ballistic Missile Defense – TBMD) attraverso l’integrazione di comandi e unità di livello tattico delle varie Forze Armate (un sistema missilistico SAMP/T dell’Esercito Italiano, un radar  AN/TPS-77 dell’Aeronautica Militare e unità navali classe Orizzonte/FREMM della Marina Militare), oltre all’addestramento del personale del Comando JTF e del Comando JFACC a operare in presenza di potenziali minacce cibernetiche, cioè attacchi rivolti alla rete informatica utilizzata per condurre le operazioni militari.

“La Joint Stars – conclude la Difesa – si pone come una preziosa opportunità per conseguire, attraverso l’addestramento congiunto di tutte le Forze Armate, sinergie ed economie di risorse, nonché affinando le capacità d’intervento con un’impronta sempre più marcatamente interforze in diversi contesti nazionali e internazionali”.

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Fonte e foto: PI SMD

Marina: la FREMM Alpino a Boston dall’8 al 12 giugno. Momento informativo per la US Navy e la nuova classe di fregate FFG(X)

“La fregata europea multimissione (FREMM) della Marina Militare Alpino è arrivata oggi al Black Falcon Cruise Terminal di Boston (U.S.A.), dove sosterà fino al 12 giugno”, ha fatto sapere con un comunicato stampa odierno la Marina Militare. Si tratta della quarta tappa della Campagna in Nord America della fregata.

Nave Alpino, consegnata alla Marina Militare il 30 settembre 2016, è la quinta unità FREMM e la quarta in versione antisommergibile. Si tratta di una nave allestita con sistemi tecnologici all’avanguardia e di ultimissima generazione, sottolinea la Forza Armata.

“La Campagna oltreoceano, il confronto e le attività congiunte con Marine amiche e alleate – si legge dal comunicato stampa – costituiscono una preziosa occasione di addestramento, utile a mantenere elevati i livelli di cooperazione per il rafforzamento dei rapporti con gli alleati trans-regionali”.

Nave Alpino garantirà una presenza qualificata e tecnologicamente rilevante in diversi Paesi con cui l’Italia intrattiene importanti rapporti politico-diplomatici, economici e di attività di cooperazione militare.

Le attività che verranno condotte si inquadrano, più in generale, all’interno dei compiti istituzionali che la Marina Militare, senza soluzione di continuità, assicura all’Italia e alla collettività in tutte le aree di interesse strategico, garantendo una concreta presenza navale finalizzata al sea-control, alla sicurezza delle linee di comunicazione commerciale (Sea Line of Communication – SLOC), alla vigilanza sulle attività marittime nazionali, alla deterrenza e contrasto alle attività illegali in alto mare, alla cooperazione internazionale e all’addestramento.

Questa Campagna, spiega la Marina, è rilevante sia per la possibilità di proiettare l’immagine della Marina Militare, delle Forze Armate e del Sistema Paese in aree di non usuale gravitazione, sia per il supporto fornito alla competitività internazionale di importanti realtà nazionali.

In tale ambito, spiega più in dettaglio la Marina, si inquadra anche l’importante attività tesa a mostrare e far conoscere le capacità operative dell’Unità a favore di delegazioni composte da membri del Congresso degli Stati Uniti e ufficiali della US Navy nell’ambito del processo informativo per la definizione, da parte della US Navy, di una nuova classe di fregate, con riferimento al programma di acquisizione statunitense denominato Future Frigate Program FFG(X) destinata a colmare il gap capacitivo tra le Littoral Combat Ship (LCS) e le unità classe Arleigh Burke.

“Tale iniziativa di proiezione marittima e naval diplomacy – scrive la Forza Armata – rientra nel più ampio progetto che mira a “fare sistema”, integrando le capacità operative dell’equipaggio con i moderni sistemi di fabbricazione italiana imbarcati su nave Alpino, costruita da Fincantieri, sponsor unico e partner della campagna”.

La presenza oltreoceano è anche l’occasione d’incontro con le numerose comunità italiane residenti all’estero e include anche l’organizzazione di eventi culturali e di promozione dell’immagine dell’Italia e delle sue eccellenze.

“Media partner dell’attività sono Rivista Italiana Difesa (RID), Agenzia Nova e Report Difesa”, spiega il comunicato stampa.

Nel corso della sosta, Nave Alpino sarà aperta alle visite al pubblico nei seguenti giorni e orari:

Venerdì 8 giugno: dalle 15.00 alle 18.00

Sabato 9 giugno: dalle 15.00 alle 18.00

Lunedì 11 giugno: dalle 10.00 alle 12.00

La FREMM Alpino (fonte Marina Militare):

La Fregata Alpino, al comando il Capitano di Fregata Davide Da Pozzo, fa parte del programma italo-francese FREMM (Fregata Europea Multi Missione). È stata varata il 13 dicembre 2014 nel cantiere di Riva Trigoso (GE) e consegnata alla Marina Militare il 30 settembre 2016. Il 9 giugno 2017 ha ricevuto la bandiera di Combattimento a Civitavecchia (link articolo qui e in calce).

Contraddistinta dal distintivo ottico F 594, secondo la classificazione NATO, è una fregata di nuova generazione, caratterizzata da spiccate innovazioni tecnologiche e dalla possibilità d’impiego in vari contesti operativi.

È la quinta FREMM e la quarta in versione “anti sommergibile” (Anti Submarine Warfare – A.S.W.). Imbarca un equipaggio di 168 uomini e donne – quasi la metà rispetto alle precedenti fregate – e, grazie ai suoi 200 posti letto totali, è in grado di ospitare lo staff di un comando complesso, un team di forze speciali e una squadra di specialisti per l’impiego di due elicotteri medio-pesanti. Ha un dislocamento di 6700 tonnellate e raggiunge i 27 nodi di velocità grazie alla propulsione ibrida CODLAG (una turbina a gas e due motori elettrici) che garantisce altresì bassi consumi e autonomie elevate.

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Fonte e foto: Marina Militare