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Scuola di Applicazione: 20 anni in Kosovo, con i generali Del Vecchio, Fungo e Cuoci relatori del seminario

Si è svolto nel pomeriggio di ieri, 20 maggio, nell’aula magna di Palazzo Arsenale a Torino, sede del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito, un seminario sulla missione in Kosovo (KFOR). Ne ha dato notizia con un comunicato stampa lo stesso Comando.

La missione KFOR è un’operazione di peacekeeping, a cui i soldati italiani stanno contribuendo a partire dal 1999.

Relatori del seminario sono stati tre ex Comandanti della missione: il Generale Mauro Del Vecchio, primo Comandante del contingente italiano; il Generale Giovanni Fungo, Comandante della Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito e ventunesimo comandante di KFOR, e il Generale di Divisione Salvatore Cuoci, Comandante del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito e ventiduesimo Comandante del contingente in Kossovo.

Moderatori dell’evento, si apprende, il Colonnello Franco Di Santo, vicecapo Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, e il professor Giovanni Cerino Badone, docente di storia militare. Gli Ufficiali Generali hanno raccontato le loro esperienze, sia personali che di Comandanti in terra kosovara, ai giovani ufficiali della Scuola di Applicazione.

Dopo una accurata e precisa ricostruzione storica degli eventi che portarono all’intervento italiano e una puntuale descrizione dello svolgimento della missione da parte del professor Cerino Badone e del Colonnello di Santo, i relatori hanno raccontato la loro esperienza arricchendo il dibattito con aneddoti e particolari poco noti ai più.

Molte e variegate sono state poi le domande da parte della platea. Si è spaziato dalla visione dell’opinione pubblica italiana sulla partecipazione alla missione, alle problematiche logistiche e di comando con un Esercito che alla fine degli anni Novanta sperimentava ancora il passaggio dal servizio di leva al soldato professionista.

Lo stesso Comandante del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione, Gen Cuoci, nel ringraziare gli illustri relatori, ha sottolineato l’importanza per la formazione dei giovani ufficiali della scuola di far proprie le esperienze di chi li ha preceduti e di quanto sia fondamentale la conoscenza della storia recente di un paese per la comprensione delle complesse dinamiche politiche, religiose e sociali e riuscire così a operare al meglio come soldati in terra straniera.          

Fonte e foto: Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito

Scuola di Applicazione, CSPCO: visita al Partnership for Peace Training Centre Kazcent di Almaty

Una delegazione composta da Subject Matter Experts del Centro Studi Post Conflict Operations (CSPCO) ha visitato il Partnership for Peace” Training Centre (KAZCENT) in Almaty, Kazakistan, ha fatto sapere la Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino con un comunicato stampa del 16 aprile.

L’incontro, si apprende, s’inquadra nell’ambito delle ormai consolidate attività bilaterali tra il Centro Studi e gli omologhi Centri di Peacekeeping di altre Nazioni.

La delegazione italiana, ricevuta dal Vice Comandante del KAZCENT, ha assistito a un briefing generale sul Kazakistan “Partnership for Peace” Training Centre, responsabile dell’addestramento del reggimento di peacekeeping dell’esercito, unità dedicata alle missioni fuori area, e della formazione del personale da un punto di vista linguistico, prevedendo nella sua offerta formativa corsi di lingua inglese suddivisi in tre livelli di apprendimento.

Il Capo della Delegazione Italiana, Ten.Col. Gaetano Ruoppo, ha avuto l’opportunità di presentare a sua volta il CSPCO, evidenziandone le attività e illustrandone in particolare i corsi che gli Ufficiali kazaki potrebbero potenzialmente frequentare.

La seconda giornata di lavori è stata dedicata alla trattazione dei temi concordati precedentemente tra le parti, in particolare il Magg. Gilberto Gagnone, in qualità di Subject Matter Expert del CSPCO, ha introdotto la tematica della Stabilizzazione e Ricostruzione (S&R) negli scenari post-conflict, ponendo un particolare accento sul processo denominato Security Sector Reform (SSR) e affrontando per la prima volta tali argomenti dal punto di vista dell’Information Domain. Al termine un esponente del KAZCENT ha illustrato il contributo del Kazakistan nelle missioni di peacekeeping.

Durante l’incontro bilaterale, la controparte kazaka ha manifestato il proprio interesse nei confronti dell’offerta formativa del CSPCO, auspicando per il futuro una più stretta collaborazione tra le rispettive Forze Armate, soprattutto nel campo dell’addestramento e in quello della formazione.

Al termine dell’incontro, oltre a definire iniziali possibili forme di collaborazione, la delegazione italiana ha invitato la controparte a Torino per visitare il CSPCO e continuare a definire nel dettaglio le forme di collaborazione tra i due enti.

Fonte e foto: Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito

Al CESIVA docenti e studenti di Relazioni internazionali dell’Università di Perugia

Ancora un incontro tra i vertici del Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito (CESIVA) e docenti dell’Università di Perugia per creare sinergie nel campo della formazione degli studenti del corso di Laurea magistrale in Relazioni internazionali, ha fatto sapere lo stesso Centro con un comunicato stampa del 15 aprile.

Nel quadro delle azioni dirette a finalizzare possibili future collaborazioni con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia, nei giorni scorsi, si apprende in dettaglio, il CESIVA ha ospitato una folta rappresentanza di docenti e studenti del corso di laurea magistrale in relazioni internazionali.

La Delegazione, accompagnata dal Prof. Alessandro Campi, coordinatore del corso di laurea magistrale in relazioni internazionali del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia, e dalla Dottoressa Barbara Faccenda, docente e consulente di politica internazionale e terrorismo internazionale, è stata accolta dal Vice Comandante del CESIVA, il Generale di Brigata Manlio Scopigno, il quale, dopo aver fatto una panoramica sulla mission, i compiti e le prospettive future del Centro, ha portato all’attenzione degli ospiti come il Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito praticamente operi nel campo della simulazione addestrativa e del “virtual training”.

Per conoscere meglio le modalità di validazione dei posti comando delle unità destinate all’impiego fuori del territorio nazionale, al termine del briefing docenti e studenti hanno potuto assistere ad alcune fasi dell’esercitazione “Orione 2019/1”, attività alla quale è interessata il 24° reggimento di Artiglieria Peloritani, reparto della Forza Armata di prossimo impiego in Kosovo, nel contesto della forza internazionale di peacekeeping KFOR della NATO.

La delegazione dell’università di Perugia ha avuto l’opportunità di intrattenersi nelle infrastrutture destinate all’Integration Test Bed (ITB), per assistere a una dimostrazione del Sistema Automatizzato di Comando Controllo di Forza Armata (SIACCON), nonché all’illustrazione delle funzionalità dell’ambiente sintetico di base (ASB), lo scenario virtuale che permette, alle unità addestrate, di vivere un coinvolgimento fisico e psicologico molto simile a quello reale.

Ultima tappa della visita è stata la biblioteca del Centro, sito di immenso valore storico-culturale all’interno del quale sono custoditi oltre 100.000 volumi tra cui 8 Incunaboli del 1400, 53 volumi del 1500 e 271 del 1600, 48 manoscritti e circa 7.000 settecentini.

“La giornata trascorsa insieme alla delegazione universitaria perugina, oltre a porre le basi per costruire future sinergie nel campo della formazione degli studenti iscritti al corso di laurea magistrale in relazioni internazionali, ha messo in evidenza il ruolo fondamentale che il Ce.Si.Va. ricopre nell’ambito dell’Esercito Italiano, un ruolo che lo porta ad essere il principale riferimento, sia nell’applicazione della simulazione addestrativa, che nelle attività di sviluppo e sperimentazione connessa con il programma di simulazione denominato Forza NEC (Network Enabled Capability), conclude il comunicato.

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Fonte e foto: CESIVA

CME Abruzzo: il gemellaggio tra Castel di Sangro e Kentville consolida rapporto con West Nova Scotia Regiment

Il 29 luglio scorso si è svolta a Castel di Sangro, in provincia de L’Aquila, la cerimonia di gemellaggio tra la cittadina abruzzese e Kentville, cittadina nella provincia di Nuova Scozia in Canada.

All’evento era presente il ten col Luigi Di Pardo, in rappresentanza del Comando Militare dell’Esercito (CME) per l’Abruzzo.

Tra le autorità presenti, si apprende dal comunicato stampa del CME Abruzzo del 29 luglio, il sindaco di Kentville e il Comandante del West Nova Scotia Regiment, accompagnati dall’Addetto Militare dell’Ambasciata Canadese in Italia, col Roger Cotton.

Il gemellaggio, fortemente perseguito dal Comune della cittadina abruzzese, vuole consolidare il legame storico-militare che la lega al West Nova Scotia Regiment, il reparto militare canadese che la liberò – “con notevoli perdite di vite umane”, sottolinea il CME Abruzzo –  dall’occupazione tedesca nel contesto dei fatti d’armi del Secondo Conflitto Mondiale.

“La cooperazione tra le Forze Armate di Italia e Canada, entrambi tra i paesi fondatori della NATO, è ancora oggi costantemente sviluppata sia nel quadro delle attività dell’Alleanza Atlantica sia nella complessa cornice degli impegni militari condivisi nei vari scenari internazionali e che vedono protagonisti i due Paesi, storici fornitori di truppe impiegate in numerose Operazioni di Peacekeeping, conclude il comunicato.

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Fonte e foto: CME Abruzzo

Il CaSMD gen Graziano all’ONU: necessario un approccio omnicomprensivo per le operazioni di peacekeeping

“Il carattere multidimensionale, incerto e transnazionale dell’attuale minaccia determina un rischio globale rispetto al quale nessun Paese può ritenersi immune“.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD), generale Claudio Graziano, ha così iniziato la sua analisi sull’attuale scenario geopolitico internazionale durante la conferenza dei Capi di Stato Maggiore della Difesa presso la sede delle Nazioni Unite a New York.

In particolare, il gen Graziano, su invito dell’ONU, è stato protagonista di un panel sulle sfide delle attuali e future operazioni di peacekeeping.

La complessità dell’attuale scenario comporta – come ha evidenziato il gen Graziano, così sottolinea il comunicato stampa dello stato maggiore della Difesa dello scorso 7 luglio – lo sviluppo di una risposta adeguata, e il ruolo delle organizzazioni internazionali è fondamentale.

Il gen Graziano, che è stato a capo della missione UNIFIL in Libano nei delicatissimi anni immediatamente successivi al conflitto del 2006 tra Israele ed Hezbollah, ha poi sottolineato l’importanza per le Nazioni Unite di avere la capacità di guidare in modo coordinato ed efficace la gestione delle attuali crisi.

Un importante accento, fa sapere il comunicato stampa, è stato posto dal Vertice militare italiano sulla necessità di un approccio onnicomprensivo per le operazioni di peacekeeping che tenga conto, fin dai più bassi livelli, di tutti gli strumenti di potere, diplomatico, informativo, militare ed economico, al fine di poter realmente coinvolgere sia le autorità locali sia quelle internazionali nel processo di ricostruzione e sviluppo delle aree che hanno subito il crollo statuale.

Il ruolo italiano nelle operazioni ONU è di primo piano: “il nostro Paese, infatti, è il primo contributore in termini di truppe tra i Paesi occidentali con una significativa partecipazione alle operazioni in Libano e in Mali, conclude il comunicato stampa della Difesa.

Fonte e foto: stato maggiore Difesa

UNIFIL, anche questo è peacekeeping: mamma e bimbi vittime di un incidente stradale soccorsi dai caschi blu italiani

UNIFIL_pattuglia (1)“Nell’ambito delle attività operative di controllo del territorio, svolte dalla Task Force ITALBATT di UNIFIL sul territorio libanese, una pattuglia in servizio nei pressi di Tiro ha prestato soccorso ad una madre e due bambini coinvolti in un incidente stradale”, citava un comunicato stampa del Sector West di UNIFIL datato 17 luglio.

I caschi blu italiani devono essersi trovati davanti a una scena da brivido sulle strade del Libano meridionale: una mamma, nel tentativo di salvare uno dei bambini che si era portato al centro della strada, è stata investita da un’automobile, subendo un grave trauma. Nonostante questo, la signora è riuscita sorprendentemente ad allontanare i bambini dal pericolo.

I caschi blu italiani sono subito intervenuti, prestando i primi soccorsi e mettendo in sicurezza l’area fino all’intervento dell’assistenza medica libanese.

UNIFIL_pattuglia (2)La Task Force ITALBATT, su base reggimento Genova Cavalleria (4°), è comandata dal colonnello Giovanni Biondi e opera nell’ambito del Sector West di UNIFIL dallo scorso mese di aprile.

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Fonte e foto: UNIFIL Sector West

UNIFIL, Libano: incontro tra il sottosegretario generale delle operazioni peacekeeping all’ONU, Mr.Ladsous, e il comandante di UNIFIL, gen Serra

Nei due giorni scorsi, il 23 e 24 giugno 2014, Mr. Hervé Ladsous, United Nations Under Secretary General for Peacekeeping Operations,  é giunto in visita ufficiale a UNIFIL, accolto dal Head of Mission e Force Commander,  generale Paolo Serra.

Nel corso dell’incontro che il Force Commander ha tenuto presso la UNIFIL House a Beirut, alla presenza degli ambasciatori dei paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite  (Cina, Francia e Gran Bretagna) a Beirut, Mr Ladsous ha espresso parole di vivissimo   apprezzamento per la meritoria opera svolta dal personale civile e militare di UNIFIL impegnato nell’attuazione del delicato mandato della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sottolineando l’elevato profilo della missione, fa sapere il comunicato stampa di UNIFIL.

Al termine di un aggiornamento informativo sulla situazione operativa, il generale Serra ha espresso a Mr.Ladsous  la propria gratitudine per il concreto sostegno offerto nella prosecuzione dell’impegno teso a garantire l’armonico svolgimento delle operazioni della missione UNIFIL in questo momento estremamente delicato per gli equilibri regionali.

Nel prosieguo della visita, Mr. Ladsous, accompagnato dal Force Commander, ha incontrato il primo ministro libanese, Mr.Tammam Salam; lo speaker del Parlamento, Mr.Nabih Berri; e  il comandante delle Forze Armate Libanesi (LAF), generale Jean Kahwagi, che unanimemente hanno sottolineato l’efficacia degli sforzi congiunti e il consenso delle istituzioni e della popolazione libanese  a testimonianza del successo che la missione ONU sta conseguendo nell’adempimento del mandato.

Di seguito, l’alta autorità delle Nazioni Unite é giunta nella base di Naqoura, dove ha incontrato il personale civile e militare della missione per estendere parole di ringraziamento e apprezzamento per gli eccellenti risultati conseguiti nell’esecuzione del delicato mandato, sottolineando l’efficacia delle operazioni sul terreno in stretto coordinamento con le LAF (Lebanese Armed Forces) quale prova concreta di una situazione stabile nel sud del Libano in un periodo di peculiare fragilità per il Medio Oriente.

UNIFIL si compone circa 12.000 militari provenienti da 38 nazioni e 1.000 dipendenti civili, di cui 700 locali e 300 internazionali. Il dato fornito comprende anche la componente navale forte di 8 navi e di 1.000 marinai, costituenti la Maritime Task Force operante lungo le coste libanesi, e ITALAIR,  costituita da 6 elicotteri.

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Fonte e foto: UNIFIL MPIO

La Marina Militare pensa a un ospedale virtuale sovranazionale nell’area del Mediterraneo

Si svolge domani, venerdì 31 maggio, nell’Auditorium del Comando servizi base di taranto (Maribase Taranto), il primo congresso internazionale Peace Keeping: l’ospedale del futuro nell’area del Mediterraneo.

Saranno trattati temi riguardanti il possibile sviluppo di un ospedale virtuale sovranazionale che metta al servizio del cittadino malato il meglio della diagnostica e della terapia, capace di supportare, dal punto di vista sanitario, tutte le popolazioni dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo e non solo, ma soprattutto capace di dare il suo apporto nelle grandi emergenze sanitarie.

La Marina Militare mette a disposizione le proprie dotazioni che possono essere utili alla collettività, anche in tempo di pace, utilizzando gli assetti specialistici delle unità navali. Difatti, nel corso del congresso, a bordo della portaerei Cavour saranno eseguiti interventi chirurgici e le immagini in diretta dei casi trattati saranno studiate non soltanto dai medici presenti sulla nave, ma anche da altri specialisti collegati in teleconferenza dal resto d’Italia e dal mondo.

Il congresso è stato organizzato dal dottor Pietro Venezia, dirigente della UOS di Chirurgia endoscopica e mininvasiva dell’Azienda ospedaliera universitaria del policlinico di Bari e professore ordinario di chirurgia presso l’Università di Elbasan, in Albania, di intesa con la Polycom/BCS di Milano e in collaborazione con la Direzione di Sanità della Marina Militare e con la rete di telemedicina militare.

Saranno presenti fisicamente e in teleconferenza qualificati esponenti della medicina da Chicago (Stati Uniti), da Londra (UK), da Varsavia (Polonia), da Sofia (Bulgaria), da Mosca (Russia), da Istanbul (Turchia), da Milano, da Roma, da Taranto, da Nave San Marco – in navigazione nell’Oceano Indiano – e dalla nave da crociera Costa Victoria, in navigazione nel mar della Cina.

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Fonte: Marina Militare

Foto: Marina Militare

Libano, UNIFIL: primo incontro tripartito del 2013, il gen Serra chiede stabilità sulla Blue Line

Il generale Paolo Serra, comandante di UNIFIL (United Nations Interim Forces in Lebanon), ha presieduto ieri, 23 gennaio, a Naqoura, in Libano, il primo incontro tripartito del 2013 tra gli alti rappresentanti delle Forze Armate Libanesi (LAF) e delle Forze Armate Israeliane (IDF).

Nel corso del meeting, unico strumento di dialogo fra le parti contrapposte, il Force Commander ha svolto un’importante opera di mediazione tesa a far convergere le parti sull’opportunità di attuare ulteriori misure di sicurezza lungo la Blue Line  – linea di riferimento per l’avvenuto ripiegamento delle Forze Israeliane – con particolare attenzione riferita alle aree prospicienti gli abitati e i centri urbani.

UNIFIL  nei giorni precedenti al meeting tripartito aveva tenuto una serie di  incontri bilaterali  con  alti rappresentanti delle Forze Armate Libanesi e Israeliane per favorire lo sviluppo di una condizione ottimale, tesa a favorire un confronto costruttivo tra le parti sulla base di un reciproco aggiornamento degli aspetti di sicurezza nell’area di operazione.

“Sia le Forze Armate libanesi e sia quelle israeliane hanno condiviso con UNIFIL gli obiettivi e i dettagli tecnici delle concrete misure di sicurezza da adottare tese al consolidamento della stabilità nel sud del Libano”, ha dichiarato il generale Serra a margine dell’incontro. “Il prioritario impegno di UNIFIL consiste da sempre nel contribuire a garantire la sicurezza e alla monitorizzazione delle violazioni della Blue Line, come definito dal mandato contenuto nella risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

Il meeting tripartito rappresenta un concreto fattore di successo per la missione UNIFIL, qualificandosi nel tempo quale valido strumento di “confidence building” tra le parti che ha consentito la consegna delle mappe dei campi minati e il prosieguo del processo di visualizzazione sul terreno della Blue Line attraverso il concordato posizionamento dei pilastri Blue Barrels, dei quali oltre 150, su 500 richiesti in totale, sono già stati eretti.

La missione UNIFIL è composta attualmente da circa 12mila militari provenienti da 37 nazioni e 1.000 rappresentanti civili, di cui 700 locali e 300 internazionali. Il dato fornito comprende anche la componente navale forte di 7 navi e di circa 1.000 marinai, costituenti la Maritime Task  Force operante lungo le coste libanesi, e l’Aviation Component, forte di 9 elicotteri.

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Fonte: UNIFIL – MPIO

Foto: UNIFIL – MPIO

Storia di un calendario militare

By Vincenzo Ciaraffa

Stamattina, 3 dicembre, nella Sala Conferenze della Provincia di Varese, il Comandante Regionale Esercito della Lombardia, Generale Antonio Pennino, ha presentato il calendario dell’Esercito 2013 in ambito provinciale nel corso di una conferenza alla quale sono intervenuti vari personaggi di rilievo, tra i quali il Comandante del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della NATO, Generale Giorgio Battisti, il direttore del quotidiano “Il Giorno”, tre assessori provenienti rispettivamente dalla Regione Lombardia, dalla Provincia e dal Comune di Milano. Oltre, naturalmente, ai padroni di casa della Provincia di Varese, il Prefetto, i giornalisti e perfino lo scultore Eduardo Brocca Toletti che dedicò una sua opera all’Unità d’Italia in occasione della visita a Varese del Presidente della Repubblica, il 17 marzo 2011.

Tanti personaggi per la presentazione di un calendario potrebbero sembrare eccessivi soltanto se non si conosce la tradizione (un po’ da rivedere in verità…) degli Almanacchi militari.

Secondo tale tradizione, infatti, essi nascono dai settecenteschi “Lunari” piemontesi, così chiamati perché, oltre alle immaginette sacre, riportavano le varie fasi della luna, la cui conoscenza era ritenuta molto importante da contadini, allevatori, mescitori di vino e perfino dalle donne in estro. In verità gli almanacchi militari non hanno una storia facilmente individuabile e se l’hanno è diversa e più antica di quello che non dica la tradizione di un esercito dove, fino all’altro ieri, tutto ciò che funzionava passabilmente, doveva essere per forza di estrazione piemontese.

E, invece, chi scrive ha visto con i propri occhi, nel corso di alcune ricerche fatte presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, tutta una serie di edizioni de “L’Almanacco Reale” che si stampava a Napoli già ai tempi di Carlo III e che, per i contenuti e la ricchezza delle immagini, non avevano nulla da invidiare sia ai “Lunari” piemontesi, sia ai successivi Almanacchi militari veri e propri.

D’altronde, la supposta “piemontesità” di queste pubblicazioni è smentita anche da Giacomo Leopardi, come ben ricordano gli studenti della nostra generazione che dovettero imparare quasi a memoria “Il dialogo di un venditore di Almanacchi e di un passeggere” che il grande recanatese scrisse nel 1832. Fu soltanto dopo l’Unità d’Italia che prese definitivamente piede nei Reparti dell’Esercito la tradizione degli Almanacchi di Corpo che, fino a una quindicina d’anni fa, erano tanti quanti erano i Reparti militari. Alcuni di essi erano di pregevole impostazione grafica, di grande e documentato rigore storico, di facile impatto sentimentale perché tramandavano in modo orgoglioso le vicissitudini, le tradizioni e le glorie del Reparto. Sopraggiunte le prime avvisaglie della crisi economica, e i successivi tagli di bilancio alle Forze Armate, lo Stato Maggiore dell’Esercito decise di produrre un unico calendario che, “erga omnes”, fosse valido per tutti i Reparti Militari e che, detto con sincerità, si distingue soltanto perché l’ultima edizione è sempre più brutta di quello precedente.

Fatta, speriamo, un po’ di giustizia storica, veniamo a stamattina.

Il calendario dell’Esercito presentato dal Generale Pennino, presso la sede (per quanto ancora?) della Provincia di Varese, aveva quale filo conduttore “Il cuore delle missioni” perché intende ricordare i trent’anni dell’inizio delle missioni militari italiane all’estero  – che in realtà sono iniziate oltre un secolo fa, con la rivolta dei Boxer in Cina –  per la gestione delle crisi internazionali e che sono generalmente definite dai media di peacekeeping. Anche se una tale definizione è impropria perché il peacekeeping è soltanto una delle azioni appartenenti alla categoria delle Peace support operation (Pso), termine che ingloba le forme d’intervento finalizzate alla prevenzione, gestione e risoluzione di situazioni di crisi esterne al territorio nazionale e non incidenti sugli interessi vitali del nostro Paese.

Chi scrive conosce bene il Generale Pennino per aver servito il Paese ai suoi ordini in anni non molto lontani e, perciò, è certo che egli a Varese non intendesse presentare semplicemente un Almanacco militare: voleva rendere omaggio alla memoria di tutti i nostri soldati che hanno donato la propria vita per consentire che altri, degli sconosciuti, potessero vivere la propria. Grazie dell’iniziativa Comandante, gliene saranno grati, in modo particolare, i familiari dei nostri ultimi cinquantadue caduti in terra afgana, ai quali, ne siamo certi, invierà una copia del Calendario Esercito 2013 che, a ben vedere, è stato scritto anche col sangue dei loro figli, padri o mariti.

Vincenzo Ciaraffa

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Foto: edicoladipinuccio.it