Qatar

Difesa: il CaSMD gen Graziano in Qatar fa visita al gen Al Ghanim, il suo omologo qatariota

“In occasione della sua visita ufficiale in Qatar – ha fatto sapere lo stato maggiore della Difesa lo scorso 19 aprile – il Generale Claudio Graziano, Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha incontrato a Doha il suo omologo qatariota, il Generale Al Ghanim”.

La visita del gen Graziano in Qatar è terminata il 19 aprile, dopo due giorni durante i quali il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD) ha incontrato il suo omologo, il Generale Ghanim Bin Shaeen Al-Ghanim.

Il CaSMD gen Graziano, accompagnato dall’Ambasciatore d’Italia a Doha, Pasquale Salzano, ha visitato il National Security Shield e ha incontrato vertici politici e militari.

La visita del CaSMD a Doha segue l’incontro avvenuto a Roma nel marzo 2016, spiega la Difesa.

Il gen Graziano, al termine dell’incontro in Qatar, ha affermato che “tra Italia e Qatar esistono rapporti di amicizia e fiducia, stiamo incrementando la cooperazione nel settore della difesa e della sicurezza, specialmente in questo momento attuale dove viviamo un momento di profonda instabilità e dobbiamo affrontare crisi complesse, multidisciplinari e globali che necessariamente devono coinvolgere tutti gli attori della comunità internazionale”.

Nei colloqui è stata analizzata la situazione geostrategica di comune interesse, specialmente nella zona medio-orientale, e i possibili ambiti futuri di collaborazione tecnico-militare tra le Forze Armate Italiane e quelle qatariote.

Il Qatar è alleato con l’Italia nella lotta contro Daesh e ospita il “Combined Air Operations Center” (CAOC) delle forze americane, “fondamentale per il successo nelle operazioni condotte nella lotta contro il terrorismo internazionale” ha aggiunto il gen Graziano.

Tra Italia e Qatar, informa lo stato maggiore della Difesa, è in atto sin dal 2002 una cooperazione bilaterale militare strutturata con riunioni periodiche, l’ultima è stata nel febbraio scorso, e la firma di Piani di Cooperazione a cadenza annuale, in particolari settori ad alto valore tecnico-operativo, come l’addestramento congiunto dei paracadutisti dell’esercito, dei piloti dell’aviazione qatariota e la formazione e l’addestramento dei Carabinieri, per costituire in Qatar una forza di polizia a status militare per attività di ordine pubblico, protezione VIP e antiterrorismo.

Frequenti sono gli incontri tra i due Paesi, sottolinea la Difesa, l’ultima visita risale allo scorso marzo quando una delegazione qatariota si è recata nella sede del Comando dell’Aviazione dell’Esercito (AVES) a Viterbo.

I militari qatarioti, inoltre, sono regolarmente ammessi agli Istituti di formazione nazionali (ISSMI, IASD, Accademia Navale), sottolinea la Difesa: “La cooperazione bilaterale che esiste da anni tra i due Paesi è ormai solida e ben strutturata: particolarmente importante per la Difesa italiana è il rapporto tra le forze armate di Italia e Qatar”.

Il centro National Security Shield è gestito dal Qatar Border Guards and Coast Guards e dal 2014 è a disposizione del Ministero dell’Interno e delle Forze Armate, con capacità di monitorare e controllare tutte le acque territoriali e i confini terrestri del Qatar.

Ora il suo direttore è il Generale pilota Muhammad Abdul Latif Al Manai, conclude lo stato maggiore della Difesa.

Fonte e foto: PI SMD

Esercito Italiano: podio per gli atleti militari ai mondiali di nuoto in vasca corta di Doha

Una doppia medaglia mondiale con il secondo posto della staffetta 4×200 stile, team in cui figurava, oltre che il grande Filippo Magnini, anche il caporale Nicolangelo Di Fabio, e terzo posto della super staffetta 4×50 mista mista, composta dal caporal maggiore Niccolò Bonacchi e dai primi caporal maggiori Fabio Scozzoli e Erika Ferraioli. L’ultima gara del programma gare della terza giornata dei mondiali di nuoto in vasca corta di Doha, in Qatar, ha visto la staffetta azzurra della 4×100 stile libero donne conquistare la medaglia di bronzo con il nuovo record italiano di 3’29″48.

Nel quartetto italiano il primo caporal maggiore Erika Ferraioli è stata tra le protagoniste di questo ennesimo successo mondiale: partita in prima frazione, la ventottenne atleta romana ha chiuso magistralmente la prova stabilendo il nuovo record italiano della distanza in 52″70.

Spazio poi a Silvia Di Pietro (52″30), quindi a Angelo Pezzato (52″72) e infine alla regina del nuoto italiano Federica Pellegrini, splendida finalizzatrice della gara, con un 51″72 lanciato.

“Una splendida medaglia, ha sottolineato nell’occasione Erika Ferraioli, giunta all’indomani di un altro bronzo,  conquistato con due miei colleghi di squadra”.

“Mi sembra di rivivere le magiche sensazioni dell’estate scorsa – ha aggiunto l’azzurra – quando agli europei di Berlino conquistai un oro nella staffetta 4×100 misti misti e un bronzo nella 4×100 stile libero.

Sono felicissima, e dedico queste medaglie al mio allenatore, alla mia famiglia e chiaramente al Centro Sportivo Esercito, sempre disponibile a venirmi incontro alle più svariate esigenze.”

L’oro è andato all’Olanda in 3’26″53, mentre l’argento agli Stati Uniti in 3’27″70, conclude il comunicato dell’Esercito.

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Fonte e foto: Esercito Italiano

Afghanistan: Karzai e talebani a colloquio per la pace in una località segreta

Il presidente afgano Hamid Karzai e i talebani avrebbero dato il via a una sessione di colloqui segreti per la definizione di un processo di pace finalizzato a por fine a un decennio di guerra in Afghanistan, secondo quanto riportato oggi dal Wall Street Journal.

E’ lo stesso presidente Karzai a riferirlo al quotidiano newyorkese, mantenendo tuttavia il riserbo sulla località sede dei delicati colloqui. Il timore è quello di danneggiare il processo appena iniziato e incoraggiato dalla dichiarazione americana di porre fine alla missione combat entro il 2014.

“Ci sono stati dei contatti tra il governo statunitense e i talebani – ha spiegato Karzai ieri nel suo ufficio all’Arg Palace a Kabul – e poi ci sono stati alcuni contatti tra tutti noi, talebani compresi”.

Il presidente afgano si dice convinto che anche i talebani desiderino la pace, stanchi di sentire i raid aerei notturni degli americani in quella che ormai non è più una questione collegata alla guerra al terrore, ma piuttosto al concetto di sovranità dell’Afghanistan, ha sottolineato.

Karzai ha suggerito che i talebani possano addirittura accettare il compromesso della presenza americana in Afghanistan nell’ambito di un accordo di pace, confermando pubblicamente il suo contatto con i livelli superiori del gruppo ribelle. Notizia questa che appiana lo scontento del presidente afgano emerso nel recente passato per gli accordi Germania-talebani-Stati Uniti, che avevano lasciato fuori dai giochi il governo afgano, e che si sono rivelati propedeutici all’apertura sfociata nell’ufficio talebano a Doha e nel processo attualmente in corso.

Karzai ha anzi confermato in proposito di essere stato tenuto costantemente aggiornato dagli Stati Uniti sui progressi delle trattative.

Allo stesso tempo ha fugato i dubbi sull’agenda segreta pakistana per la gestione di questi colloqui, auspicando apertamente l’appoggio da parte di Islamabad.

I talebani, da parte loro, hanno sempre sostenuto di non voler trattare con un presidente, Hamid Karzai, ritenuto un lacché degli americani.

Il presidente del Paese delle Montagne ha comunque sottolineato il gradimento per la partnership con l’America e ha ribadito l’impegno per mantenere tali rapporti anche nel futuro.

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Il presidente Hamid Karzai in Paola Casoli il Blog

Fonte: Wall Street Journal

Foto: Reuters

Afghanistan, stop ai combattimenti con un anno di anticipo. Gli USA giocano la carta della sorpresa e lasciano gli afgani nel dubbio: porte aperte alla democrazia? O ai talebani?

Per Leon Panetta, Segretario alla Difesa statunitense, la missione combat deve finire entro il 2013. Da ieri, dunque, non si parla più del 2014 come dell’anno conclusivo della missione americana contro il terrore in Afghanistan, ma si anticipa tutto di un anno.

Una scelta che segue di poco la decisione della Francia, annunciata dal presidente Nicolas Sarkozy in chiari termini di riduzione numerica delle truppe sul terreno, e che ha anticipato il meeting della Nato in programma oggi e domani.

Ma che lascia gli afgani nel dubbio: cosa arriverà per primo dopo gli americani, un governo democratico o un regime talebano?

La decisione annunciata a sorpresa interferisce prima di tutto con un processo di transizione delle responsabilità programmato nei dettagli e necessariamente vincolato a una timeline predefinita, che segue passo passo la crescita in termini di preparazione delle forze di sicurezza afgane.

E poi siamo alla vigilia del pronunciamento della Nato, che ha in programma un vertice dei rappresentanti della Difesa proprio oggi e domani, nel quartier generale di Bruxelles.

Le due risoluzioni, quella di Panetta e quella di Sarkozy, peseranno certamente su questo appuntamento di vertice, considerato che già i capi Atlantici venivano dati per indecisi e muginanti sul da farsi per quanto attiene alla missione nel Paese delle Montagne.

In secondo luogo non sono da sottovalutare le voci di una ripresa di vigore dei talebani pronti a rientrare in scena – e dominarla – non appena gli americani se ne andranno.

Pur volendo considerare queste voci come prodotto di attivismo mediatico intorno a una notizia in rilievo in questi giorni, resta comunque la doccia fredda di una scelta che arriva con molto anticipo sulla tabella di marcia stabilita nel summit Nato di Lisbona.

Un pugno sullo stomaco per il governo afgano e per le stesse forze di sicurezza locali, che stanno assumendo la responsabilità del loro territorio in modo graduale. I militari afgani dovranno accelerare il processo della transizione e la loro preparazione nel far fronte ai nuovi imminenti incarichi. Ma per questo gli americani assicurano la continuazione della missione in termini di addestramento e supporto.

Il colpo verrà accusato sicuramente dal presidente afgano Karzai, che da una parte è impegnato in una delicata trattativa per adire agli storici colloqui di pace con i talebani a Doha, in Qatar, e dall’altra è pressato dagli inquietanti rumors sull’esistenza di agende segrete alla foggia pachistana e di trattative coperte tra talebani e sauditi dietro all’incontro del secolo.

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I colloqui di Doha con i talebani in Paola Casoli il Blog

Fonte: AP via Stars&Stripes, Reuters, Nato

Foto: US Secretary of Defense Leon Panetta, presents Purple Hearts to military personnel of the 172nd Infantry Brigade Task Force Blackhawks at a forward operating base in Sharana, Afghanistan, Dec. 14, 2011/Wisdom Quarterly

Afghanistan. I colloqui con i talebani? Non significano la fine dei combattimenti, parola di talebano

Combattiamo da quindici anni per dare vita a un governo islamico in Afghanistan “concordemente alle richieste del nostro popolo”. Non saranno dunque i previsti colloqui a Doha, nel Qatar, a mettere fine all’impegno dei talebani.

Questo il senso del messaggio del portavoce dei talebani Zabiullah Mujahid in relazione ai prossimi colloqui per la pace in Afghanistan previsti a Doha, dove il movimento jihadista ha acconsentito all’apertura di un ufficio di rappresentanza apposito.

“Proprio con l’intento di dare pace e stabilità all’Afghanistan”, dice Mujahid, qui via Npr che riporta AP, “abbiamo incrementato i nostri sforzi politici in modo da pervenire a una comprensione reciproca con il mondo e risolvere la situazione. Ma questa comprensione non significa una resa da parte della jihad e tantomeno c’è connessione o accettazione con la costituzione dell’’amministrazione-lacché’ di Kabul”.

Per i talebani il governo di Kabul è un prodotto occidentale, con il presidente Hamid Karzai considerato un lacché degli americani.

Ma alla base dell’accettazione dei colloqui, il presidente Karzai aveva espressamente richiesto la rottura dei legami con al-Qaeda e il riconoscimento della costituzione afgana.

Elementi che sono apparsi da subito come nodi di discussione difficili da sciogliere, viste le premesse, ma che allo stesso tempo consentono di sedersi al tavolo delle trattative avendo molto materiale da discutere.

Del resto è proprio il coinvolgimento nei colloqui lo strumento per una conversione del movimento da militante combattente a parte politica.

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Fonte: Npr/AP

Foto: Reuters/ibnlive

Afghanistan: stop ai legami con al-Qaeda, solo così a Doha si potrà parlare di pace tra talebani e Karzai

Undici punti irrinunciabili sono alla base dei prossimi colloqui con i talebani per la pace in Afghanistan che si terranno a Doha, la capitale del Qatar.

Undici punti redatti dall’Alto Consiglio per la pace afgano di cui è stata messa al corrente la Reuters, che riporta la notizia, qui via Huffington Post, e che rappresentano le condizioni imprescindibili per l’accesso ai colloqui con i talebani per la pace in Afghanistan.

Primo tra tutti, neanche a dirlo, la richiesta da parte dell’Alto Consiglio istituito dal presidente afgano Hamid Karzai della rottura dei rapporti tra talebani e al-Qaeda.

Un elemento, questo, che è stato rappresentativo degli ultimi dieci anni di guerra e sofferenze.

La fine delle violenze verso i civili e il riconoscimento della costituzione afgana vengono di conseguenza, a sigillare un patto che vuole sottolineare una volta di più la sovranità dello stato afgano.

E proprio in nome di questa sovranità, il presidente Karzai ha recentemente perso le staffe per non essere stato messo al corrente fin dall’inizio delle trattative tra Stati Uniti e Qatar per la risoluzione della questione afgana, trattative a cui avrebbe preso parte anche la Germania.

Una constatazione, quella di essere stato tagliato fuori come presidente e come rappresentante di un intero paese, che ha portato Karzai a richiamare il proprio ambasciatore da Doha, la capitale dove si terranno i colloqui di pace e dove, stando a quanto riporta la Reuters, verrà aperto un ufficio di collegamento dei talebani per la durata dei colloqui stessi.

La città di Doha aveva già ospitato in passato incontri per le trattative di pace, almeno una mezza dozzina, come ricordato, tra autorità statunitensi e rappresentanti del Mullah Omar, ma solo l’apertura di una rappresentanza dei talebani può ora aprire la strada a veri e propri colloqui a cui, secondo quanto richiesto dall’Alto Consiglio per la pace, le potenze straniere potranno partecipare solo dietro consenso afgano.

Lo scorso mese di settembre il leader dell’Alto Consiglio per la pace, nonché ex presidente dell’Afghanistan, Burhanuddin Rabbani , è stato assassinato per mano di un attentatore suicida da un falso emissario talebano.

Fonte: Reuters via Huffington Post

Foto: Italien-Urlaub.mobi