Mar 21, 2011
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No-fly zone, ovvero Venghino Siori che lo spettacolo va a cominciare

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By L’Anacoreta

Alla fine batti e ribatti la tanto richiesta no-fly zone sulla Libia è stata finalmente decretata dall’Onu e messa in atto da una coalizione di volenterosi.

Lasciando da parte i risultati dell’operazione in se stessa e le procedure tecniche necessarie per dare concretezza a un concetto che altrimenti rimarrebbe vuoto e privo di significato alcuno, mi interessa commentare alcuni degli aspetti particolari che questa situazione di crisi stimola nei protagonisti, e nei loro deuteragonisti, del mondo mediatico/diplomatico internazionale, che con il loro comportamento danno vita a un vero e proprio circo.

Vorrei iniziare subito con il settore mediatico e quindi dal numero di una inviata del TG nazionale andato in onda ieri sera. L’artista, nel vano tentativo di richiamare l’attenzione sul suo importantissimo scoop (il decollo di due aerei italiani diretti alla riconquista della Libia) si è profusa in una sequela di termini tecnici (mandiamo il grezzo, mandiamo il grezzo…… adesso lo abbiamo montato…. ecc. ecc.) petulando e berciando a viva voce sino a quando dalla redazione, finalmente, hanno passato il filmato: due puntini di luce lontani lontani che si muovevano nel buio (davvero sconvolgente come notizia, senza dubbio sarebbe stato un delitto perdere la possibilità di non vedere queste immagini).

Passiamo adesso a un altro numero di una inviata sul terreno di operazioni (questa volta l’artista appartiene a SKY per par condicio). Nell’edizione televisiva di questa mattina la performer ci ha mostrato, camminando curva come se stesse sfuggendo a chi sa quale minaccia, la carcassa di un autoarticolato per il trasporto di mezzi pesanti con due carri armati sopra (o meglio ciò che ne restava) spiegando al telespettatore attonito e con il fiato sospeso che “il camion era stato attaccato da un aereo, ma fumava ancora”; non contenta dell’exploit mediatico, ha anche intervistato un esponente della resistenza il quale ha ringraziato i suoi amici francesi per il tempestivo attacco (era forse quello intervistato una specie di FAC – forward air controller per saper con tale precisione la nazionalità dell’aereo?). Indubbiamente anche questa rappresenta una notizia alla quale non potevamo rinunciare, che ci ha fatto vivere il pathos dell’azione quasi in diretta, ma che non ha fornito alcun tipo di analisi della situazione (sembrava quasi di sentire l’inviato da bordo campo di una partita di calcio il cui apporto mediatico delle sue testimonianze è quasi prossimo allo zero, cioè non ci arriva neanche!).

Passiamo adesso a un altro numero di questa mattina, da un’altra inviata.

Base di Trapani Birgi, esterno della base per essere precisi, qualche immagine live di aerei che rullano sulla pista (al limite della possibilità della video camera) un paio di immagini di repertorio di personale di volo dell’Aeronautica Militare che si preparano indossando dell’equipaggiamento (forse un contagio della famosa sindrome della telecamera nello spogliatoio della squadra del cuore per vivere insieme le emozioni del pre-partita?) e l’inviata inizia, con voce sommessa, a descrivere aerei e piloti come se stesse facendo un provino da una riserva naturalistica per entrare nella redazione di National Geographic: “vedete lì ci sono ….. e lì invece possiamo vedere un esemplare di aereo….”. Poi ci ripete per tre volte con aria cospiratrice che “gli aerei schierati sono 12 o 15 ma il numero preciso non è stato comunicato per evidenti ragioni di sicurezza” (però, che aquila questa inviata, tanto per restare in tema).

Per concludere, l’intervista volante a uno dei bar che la Galleria Alberto Sordi ospita al suo interno, dove un inviato estremamente sicuro di sé pone alcune scottanti questioni all’onorevole Maurizio Gasparri sul tema della crisi libica. Inquadratura da dietro il bancone, operatore probabilmente arroccato sulla macchina per il caffè, compare il braccio del cameriere che serve i caffè, l’inviato/performer fa la sua domanda (incespicando un po’ sulla formulazione della stessa) poi mentre l’onorevole si accinge a rispondere, sguardo fisso sulla camera, l’inviato si mette lo zucchero nella tazzina, lo gira e si beve il suo caffè come se la risposta dell’onorevole alla sua domanda fosse un qualche cosa che non lo riguardasse minimamente. Quando poi il politico sta per bere il suo di caffè, ecco che l’inviato parte con la sua di domanda fermando l’onorevole con la tazzina a mezz’aria (“rispondo o bevo il caffè caldo” sembrava pensare il malcapitato).

Lor Siori non disperino!

Numeri come quelli descritti sono in programma su ogni rete e a ogni ora. Mi rendo conto che la necessità di avere un programma di notizie 24/7 imponga di riempire lo spazio e che, in mancanza di reali informazioni, devi comunque produrre qualche cosa, ma magari una scelta leggermente più attenta degli artisti e della loro capacità tecnica sarebbe quantomeno auspicabile.

Magari si potrebbe cominciare con l’acquisizione da parte degli artisti di una serie di termini tecnici necessari per non scadere nel ridicolo, quando si presenta la notizia. Ad esempio tutto ciò che vola non è necessariamente un “caccia” come tutto quello che può costituire il carico bellico di un aereo non è necessariamente una “bomba”. D’altro canto un “carro armato non è un blindato” e “un cannone non mitraglia”. Inoltre sarebbe gradito tradurre in maniera corretta e non interpretare i contenuti dei servizi delle reti estere, evitando di dire che “nella conferenza stampa appena conclusa abbiamo potuto apprendere dalla voce Capo di Stato Maggiore della Difesa degli USA che le operazioni entrano in una nuova fase”, quando in realtà la conferenza era stata effettuata dal portavoce del Pentagono (solo un fetentissimo e semplicissimo Vice Ammiraglio!).

Ma passiamo ora ad altri artisti di fama internazionale e di ben più consumata abilità ed esperienza.

Il presidente della Lega Araba ha condannato l’intervento della coalizione. “Abbiamo chiesto una no-fly zone, l’intervento effettuato è stato eccessivo!”. Ma, mi chiedo, la cosiddetta no-fly zone come doveva essere imposta: con una lettera formale al Colonnello Gheddafi informandolo che da lì a là non può volà, o mettendo un segnalino con la sagoma di un aereo sulla cartina come a risiko, oppure facendo volare gli aerei con uno striscione a traino sulla coda oggi no-fly zone come sulle spiagge di Riccione?

Forse hanno paura che se le cosa andasse a buon fine e con troppa velocità, caduto Gheddafi, l’Occidente (che è lento a mettersi in moto ma che quando vince l’inerzia diventa difficile da arrestare) magari sposterebbe il suo interesse, e la sua coalizione bella rodata e messa a punto, verso lo Yemen, la Siria, il Bahrain dove tutto sommato i regimi in carica stanno fronteggiando situazioni non dissimili da quella libica, ma per la Lega Araba sono meno scomodi di Gheddafi?

Il Presidente francese ha dichiarato che la NATO deve restare fuori dalla coalizione in quanto i Paesi Arabi la identificano come il braccio armato dell’Occidente. Certo la NATO è una bellissima cosa ma, per carità, il suo intervento darebbe ombra ai singoli Stati che intravedono nel dividendo presunto, sperato, presumibile inerente al periodo del dopo Gheddafi una opportunità economica di ampio respiro.

Se la NATO intervenisse, sostituendosi alla coalizione dei volenterosi, toglierebbe al Presidente la possibilità di giocare la parte del leone e di mantenere un ruolo da protagonista in uno scenario politico che la Francia considera suo di diritto. Senza tralasciare l’eventualità di mercato offerte da un paese come quello libico che necessiterà di aiuti (militari e non) per affrontare il dopo Gheddafi.

Già che siamo in argomento, la NATO.

I suoi vertici non hanno ancora deciso se divenire la guida della coalizione oppure stare ancora alla finestra e aspettare.

C’è un particolare che mi sfugge: ogni anno da diversi anni a questa parte, questo pilastro portante dell’Occidente (con una spesa tutt’altro che irrisoria) prepara, addestra e tiene pronta all’impiego in tempi ristrettissimi, una considerevole forza militare, chiamata appunto NATO Response Force (NRF) al fine di dimostrare la volontà e la capacità dell’Alleanza di reagire a tutta una serie di minacce che possano ledere gli interessi dei Paesi membri.

Probabilmente, o a Bruxelles le notizie dalla Libia non sono ancora giunte – forse aspettano che Gheddafi dichiari guerra alla NATO – oppure questa evenienza operativa non era ancora stata configurata, e quindi sono in atto le discussioni per definire una struttura di risposta alla crisi da implementare nel prossimo vertice dei Paesi membri. Sta di fatto che prima spendiamo milioni di euro per mettere in piedi una struttura di comando capillare (tra l’altro con una dependance notevole proprio nel centro del Mediterraneo a Napoli), e poi non solo non la usiamo, ma mettiamo su una coalizione dei volenterosi composta grossomodo dagli stessi paesi della NATO ma il cui comando è nelle mani degli Americani, che una volta raggiunti i loro scopi lo delegheranno alla nazione che uscirà vincente dalla zuffa che seguirà.

Concludo con un artista italiano la cui performance si avvale del contributo congiunto di altri artisti nostrani.

A riguardo della posizione assunta dal nostro Paese sulla partecipazione alla coalizione dei volenterosi: nonostante il Presidente della Repubblica abbia confermato che agiamo nell’ambito del dettato dell’ONU e che l’opposizione sia intervenuta sull’argomento sostenendo, ancorchè timidamente, la scelta dell’esecutivo, il problema è rimasto sempre lì! Come sfruttare la crisi per abbattere Berlusconi?

Ovviamente, se l’opposizione è priva di idee brillanti per demonizzare l’immagine del Cavaliere, Gheddafi non ha nipotine in Italia e poi è un uomo pio, quindi, scartato lo scandalo sessuale, i traffici, pardon gli accordi economici, li hanno fatti tutti con la Libia; perciò anche questa pista è un vicolo cieco, come fare allora?

Ecco che in soccorso dell’artista in difficoltà la Lega tira fuori un bel coniglio dal cilindro esprimendo a viva voce, e con il consueto tatto e la consumata discrezione politica di cui ormai ha dato più volte prova, le sue perplessità sull’intervento militare.

E qui si scatena l’artista. Infatti l’onorevole Pier Ferdinando Casini oggi ha affermato in una dichiarazione riportata da un quotidiano che “se la Lega ritira il suo appoggio la maggioranza non può più governare”.

Ma non riusciamo per una volta a fare un fronte politico comune nell’ambito della gestione di una crisi internazionale che ci tocca da vicino e molto ci toccherà nel futuro, comunque vadano le cose?

Le beghe interne lasciamo da parte per un momento, rispettiamo almeno il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e diamo un’immagine decorosa del nostro mondo politico per una volta almeno.

Concludo, cari Siori, lasciando a voi il compito di scegliere chi tra i vari artisti ha interpretato il ruolo del pagliaccio, dell’equilibrista, del nano buffone o dell’acrobata.

Non si preoccupino Siori del numero del domatore, dove le fiere ruggiscono, mostrano i denti e fanno vedere gli artigli, ma alla fine quando la frusta schiocca saltano nel cerchio e tornano al loro posto sullo sgabello, perché quello se lo prendono di diritto gli USA.

L’Anacoreta

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