Salvatore Farina

Il CaSMD Gen Vecciarelli alla Berlin Security Conference 2019: attenzione ai flussi migratori dal sud

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD), Generale Enzo Vecciarelli, è intervenuto alla Berlin Security Conference (BSC) 2019, si apprende da un comunicato stampa odierno dello Stato Maggiore della Difesa (SMD).

La conferenza berlinese rappresenta un convegno tra i più importanti in Europa ed è dedicato alla policy di Sicurezza e Difesa.

Il congresso, giunto alla sua 18^ edizione, riunisce annualmente prestigiosi relatori rappresentanti dei governi, delle Forze Armate, dell’industria dei Paesi europei, delle principali organizzazioni internazionali e affronta i rilevanti temi riguardanti la Difesa e la Sicurezza collettiva.

Nell’ambito del suo intervento, il Gen Vecciarelli ha affermato che è “Fondamentale adattare la nostra capacità di rispondere alle minacce in evoluzione. Tutto questo richiede approcci diversi e capacità migliorate. I nostri strumenti militari devono cambiare ed essere pronti ad affrontare tali sfide”.

La BSC 2019, si apprende, è stata organizzata dal quotidiano nazionale tedesco Behörden Spiegel a Berlino su due giornate dedicate al tema “L’Europa e le sue sfide esterne – un approccio a 360° in un momento di incertezze”.

Il CaSMD ha ringraziato l’organizzazione per l’esclusiva opportunità concessa ai rappresentanti dei Paesi convenuti alla BSC per sviluppare uno scambio di punti di vista sulle nuove sfide alla sicurezza globale e per definire una solida cooperazione.

In particolare, il Gen Vecciarelli ha affrontato il delicato tema del terrorismo nelle aree di interesse nazionale (Mediterraneo e Africa), evidenziando la necessità di promuovere un approccio a 360° tramite le Organizzazioni Internazionali e accordi bilaterali e di riportare così il Mediterraneo al centro del dibattito europeo, riferisce SMD.

Nel prosieguo dell’intervento il CaSMD ha sottolineato come “un approccio a 360° deve includere anche le direzioni da cui provengono le minacce con particolare attenzione ai flussi migratori provenienti dal lato sud, inoltre ha evidenziato come “gli elementi della minaccia globale non sono mutati, ma è cambiata la nostra percezione e la celerità con cui si manifesta che richiede una risposta veloce – The Speed of Relevance”.

Nel suo intervento, il Gen Vecciarelli ha confermato l’importanza centrale del processo di digitalizzazione delle Forze Armate che “sarà uno degli argomenti chiave del prossimo decennio quale fattore fondamentale per il miglioramento”.

All’evento, aperto ieri dal Ministro della Difesa, On. Lorenzo Guerini, hanno preso parte anche il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CaSME), Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, il Capo di Stato Maggiore della Marina (CaSMM), Ammiraglio di Squadra Giuseppe Cavo Dragone, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica (CaSMA), Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso, e il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Nistri.

Fonte e foto: SMD

COMLOG: il progetto Grande Celio presentato a Roma, “sintesi dei progressi della Sanità militare”

Si è tenuta ieri mattina, 21 novembre, a Roma, alla presenza del Sottosegretario di Stato alla Difesa, Dottor Giulio Calvisi, la conferenza dal titolo “Il Policlinico Militare di Roma Celio tra integrazione con il Servizio Sanitario Nazionale e partnership con il Mondo Accademico”, organizzata dal Comando Logistico (COMLOG) dell’Esercito.

È lo stesso COMLOG a comunicarlo con una nota stampa.

La conferenza ha illustrato il progetto ’Grande Celio’ si legge dalla nota – sintesi dei progressi della Sanità militare nella direzione ineludibile di integrazione interforze e di collaborazione con le strutture sanitarie del Lazio, di Roma e delle Università”.

All’evento, che ha avuto luogo presso l’Aula Lisai del Policlinico Militare di Roma Celio, sono intervenuti il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CaSME), Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, il Comandante Logistico dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo, il Comandante di Sanità e Veterinaria, Maggior Generale Antonio Battistini, nonché numerose autorità civili del mondo accademico, della Sanità pubblica e delle più importanti realtà ospedaliere regionali, tra cui l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Dottor Alessio D’Amato, i Direttori Generali della Aziende Ospedaliere romane e i rappresentanti del mondo accademico e universitario con cui sono in atto importanti partnership e collaborazioni.

Nel suo intervento il Comandante Logistico dell’Esercito ha evidenziato come la “Sanità militare costituisca una componente indispensabile per il supporto logistico dello Strumento militare integrato, sia in Patria sia all’estero” e ha illustrato, insieme al Maggior Generale Battistini, i passi e gli accordi finalizzati con il mondo dell’Università e con il Servizio Sanitario Nazionale.

L’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Dottor Alessio D’Amato, e i direttori delle Aziende Ospedaliere Sapienza, San Giovanni Addolorata, Cattolica Sacro Cuore, Tor Vergata e Santa Lucia, hanno espresso piena soddisfazione per il significativo traguardo che consente di soddisfare le esigenze del mondo militare e civile.

Il CaSME, in sede di conclusioni, ha annunciato la prossima apertura al pubblico del servizio di diagnostica del Celio a favore dei cittadini, utenti dell’Ospedale San Giovanni Addolorata, che potranno fruire delle eccellenze professionali della Sanità Militare, favorendo così lo snellimento delle liste d’attesa della locale ASL: a questa prima iniziativa, ha evidenziato il Gen Farina, ne seguiranno altre che si integreranno con quelle attualmente in atto, come ad esempio la collaborazione con l’Istituto Santa Lucia di Roma.

Questa misura si aggiunge all’apertura dei reparti di cura e degenza per 40 posti letto riservati per i cittadini che sono avviati al Celio dall’ospedale San Giovanni Addolorata.

Inoltre, il Capo di SME ha evidenziato che “la Sanità di Forza Armata sta affrontando un grandissimo carico di lavoro dovendo affiancare alle costanti attività condotte in Italia, negli Ospedali Militari, nei Dipartimenti Militari di Medicina legale e nelle caserme, un impiego all’estero di assoluta rilevanza nel supporto ai nostri contingenti e alla popolazione civile in teatro d’operazione”.

Il Sottosegretario Calvisi, sottolineando la cura e l’attenzione della Difesa nei confronti dei veterani, nel suo intervento ha evidenziato la grande valenza dell’iniziativa definendo “epocale” il passo appena compiuto e auspicando ulteriori sinergie e collaborazioni nei due sensi, dal militare al civile e viceversa, comprese anche future operatività per il pubblico nelle aree pronto soccorso e intramoenia.

Fonte e foto: COMLOG Esercito

Esercito, Toro 2019: inizia l’attività congiunta, il CaSME Gen Farina “un’occasione per accrescere bagaglio professionale”

Con il termine delle attività di preparazione e amalgama inizia l’attività congiunta dell’Esercitazione Toro 2019, comunica lo Stato Maggiore dell’Esercito (SME).

L’esercitazione Toro 2019 è infatti entrata nella fase più importante: la condotta di attività tattiche di combattimento congiunte tra i soldati della Brigata Pinerolo e la Brigata spagnola Aragon I.

Le due Unità, fa sapere lo SME con un comunicato stampa del 18 novembre, hanno condotto nei giorni scorsi un’intensa attività di amalgama e preparazione finalizzata a testare l’interoperabilità dei sistemi di Comando e Controllo e le procedure attuative che verranno impiegate nell’ambito dell’assolvimento dei diversi compiti tattici, impiegando “a fuoco” tutte le piattaforme e sistemi d’arma schierati per questo fondamentale momento addestrativo.

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CaSME), Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, a premessa dell’avvio della fase di condotta dell’esercitazione, si è rivolto ai soldati della Pinerolo sottolineando come le attività esercitative congiunte, quali l’Esercitazione Toro 2019, rappresentino “un’occasione essenziale per accrescere il bagaglio professionale di tutti noi, e siano da stimolo per fare sempre meglio, esprimendo potenzialità peculiari della componente terrestre della Difesa uniche e attuabili solamente dall’Esercito. Per questo motivo abbiamo il dovere di essere sempre pronti a operare per la Difesa dell’Italia e per la sicurezza internazionale.”

La Toro 2019, si apprende, vedrà nei prossimi giorni lo sviluppo di attività di combattimento in cui, secondo un approccio inter-arma, tutte le tipologie di Unità schierate verranno impiegate in maniera sinergica e combinata, consentendo a soldati italiani e spagnoli di accrescere la loro interoperabilità ma anche la conoscenza reciproca di capacità procedure e sistemi d’arma.

“La collaborazione tra la Brigata Pinerolo e la Aragon I, nasce dalla firma di una lettera d’intenti tra l’Esercito Italiano e l’Ejercito de Tierra siglata il 25 settembre 2017 nel corso del 4° Forum dei Comandanti delle Forze terrestri europee, – spiega lo SME – che prevedeva la forte volontà di rafforzare le attività esercitative tra le parti, al fine di implementare l’interoperabilità di procedure e sistemi tra le due forze armate attraverso la stretta collaborazione e affiliazione tra due unità di livello Brigata“.

La Brigata Pinerolo si è schierata nell’area addestrativa “San Gregorio” di Saragozza con il Posto Comando di Brigata, l’82° Reggimento Fanteria Torino e assetti del 21° Reggimento Artiglieria Terrestre Trieste, 11° Reggimento Genio e 232° Reggimento Trasmissioni.

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Fonte e foto: SME PIC Roma

COMFOPSUD, Caserme Verdi: presentato a Napoli il progetto di razionalizzazione e riqualificazione energetica e ambientale delle caserme

Si è svolto ieri, 15 novembre, a Palazzo Salerno di Napoli, sede del Comando delle Forze Operative Sud (COMFOPSUD), il convegno “Caserme Verdi – per un Esercito all’avanguardia in un Paese moderno”, alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, del Prefetto di Napoli, Carmela Pagano, e di numerose altre autorità e qualificati esponenti del mondo universitario, industriale, della ricerca e dei media.

È lo stesso COMFOPSUD a darne notizia con un comunicato stampa.

Il Generale di Divisione Vasco Angelotti, Capo Dipartimento Infrastrutture dello Stato Maggiore Esercito ha aperto i lavori illustrando i lineamenti progettuali dello “Studio Grandi Infrastrutture – Caserme Verdi”.

Successivamente, si apprende, sono intervenuti il Prof. Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il Prof. Arch. Renata Picone, Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio dell’Università degli studi di Napoli Federico II, il Brigadier Generale Giancarlo Gambardella, Direttore della Task Force Dismissioni immobiliari del Ministero della Difesa, moderati dal giornalista Gianni Molinari de “Il Mattino”.

La collaborazione tra Esercito-Difesa e l’amministrazione comunale di Napoli, e con l’assessorato alle infrastrutture della Regione Campania, è stata sottolineata inoltre dall’assessore Alessandro Fucito e dall’assessore Bruno Discepolo, che hanno apprezzato molto il progetto e assicurato il pieno contributo delle rispettive amministrazioni.

Nel proprio intervento, riporta il comunicato, il Generale Farina ha evidenziato l’importanza di ammodernamento del parco infrastrutturale attraverso la realizzazione di basi militari di nuova generazione, che risultino efficienti, funzionali, ispirate a criteri costruttivi innovativi con basso impatto ambientale – “in linea con l’attenzione nazionale e internazionale verso l’attuazione di green policy”, specifica il comunicato – e ridotti costi di manutenzione, necessari sia per la sicurezza e il benessere dei soldati sia per aumentare l’integrazione sociale attraverso l’apertura di strutture ricreative anche alla popolazione civile residente nelle zone limitrofe.

“Anche qui in Campania – ha aggiunto il Capo di SME – vogliamo arricchire questo nostro progetto, operando in modo condiviso con le istituzioni ai vari livelli, con le imprese, con le università e con tutti coloro che credono in questo progetto. In particolare, abbiamo previsto di implementare al massimo le potenzialità offerte dai poli di Capua, Persano e Nocera Inferiore per consentire notevoli opportunità per il tessuto urbano e la sua cittadinanza, laddove la razionalizzazione delle infrastrutture esistenti e la loro apertura alla popolazione permetteranno di rendere disponibili nuovi spazi, aree migliorate dal punto di vista della sostenibilità ambientale e della vivibilità”.

A Napoli il progetto riguarderà lo studio sulla Grande Nunziatella Europea, si apprende, “ambizioso progetto volto a promuovere il ruolo del Rosso Maniero anche nel futuro trasformando l’istituto secondo le più moderne concezioni, tanto dal punto di vista didattico quanto da quello infrastrutturale e funzionale, facendolo diventare un polo innovativo e al passo con i tempi, aperto anche ad altre nazioni”.

Nel meridione il progetto coinvolgerà poi la caserma “Briscese” a Bari, “Floriani” a Torre Veneri (Le), “Sernia-Pedone” a Foggia, la “Crisafulli Zuccarello” di Messina, la “Mereu-Riva di Villasanta-Monfenera” di Cagliari, il poligono, la caserma “Pisano” di Capo Teulada (Ca) e alcune infrastrutture di Palermo.

Lo “Studio Grandi Infrastrutture – Caserme Verdi” coinvolge al momento 26 caserme dislocate su tutto il territorio nazionale, spiega il comunicato stampa, e prevedrà cinque diverse aree funzionali: area comando, addestrativa, logistica, sportiva ricreativa, alloggiativa.

“Il progetto, partendo da inderogabili necessità di sicurezza e benessere del personale – inteso sia come persona sia come soldato che rappresenta un’importante risorsa operativa da addestrare e rendere efficiente – è stato sviluppato su direttrici quali rispetto dell’ambiente, bassi consumi energetici e basso impatto finanziario con indiscutibili ricadute sul tessuto economico e sociale delle aree interessate prossime alle caserme”, conclude il comunicato del COMFOPSUD.

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COMFOPSUD: presentazione del Progetto Caserme Verdi a Napoli (12 novembre 2019)

Il progetto Caserme Verdi in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: COMFOPSUD

 

COMFOPSUD: presentazione del Progetto Caserme Verdi a Napoli

Venerdì 15 novembre alle 15:00 a Palazzo Salerno, Napoli, sede del Comando Forze Operative Sud (COMFOPSUD), si terrà il convegno ”Caserme Verdi – per un Esercito all’avanguardia in un Paese moderno”, alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CaSME), Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, del Prefetto di Napoli, Dottoressa Carmela Pagano, del Sindaco della città di Napoli, Dottor Luigi De Magistris, del Comandante delle Forze Operative Sud, Generale di Corpo d’Armata Rosario Castellano, e di numerose altre autorità e qualificati esponenti del mondo universitario, industriale, della ricerca e dei media.

Ne dà notizia lo stesso COMFOPSUD con una nota stampa odierna.

Il convegno sarà aperto dal Generale Farina e proseguirà con gli interventi del Sindaco della città di Napoli Dott. Luigi De Magistris, del Generale Divisione Vasco Angelotti, Capo Dipartimento Infrastrutture dello Stato Maggiore Esercito, che illustrerà i lineamenti progettuali dello ”Studio Grandi Infrastrutture – Caserme Verdi”, del Prof. Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, del Prof. Arch. Renata Picone, Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e del Brigadier Generale Giancarlo Gambardella, Direttore della Task Force dismissioni immobili del Ministero della Difesa.

Sarà presentato, inoltre, a cura dello Studio Valle Architetti Associati / Fondazione Nunziatella ONLUS lo “Sviluppo infrastrutturale della Scuola Militare Nunziatella, un’occasione per la riqualificazione dell’area di Pizzofalcone’’.

Durante la presentazione, informa la nota stampa, si discuterà dell’importanza dell’ ammodernamento del parco infrastrutturale attraverso la realizzazione di basi militari di nuova generazione, che risultino efficienti, funzionali, ispirate a criteri costruttivi innovativi con basso impatto ambientale e ridotti costi di manutenzione, necessari sia per la sicurezza e il benessere dei soldati sia per aumentare l’integrazione sociale attraverso l’apertura di strutture ricreative anche alla popolazione civile residente nelle zone limitrofe.

La realizzazione del progetto garantirà l’apertura alla popolazione, migliori standard di efficienza energetica e riduzione del footprint ambientale, sottolinea il Comando.

Nel meridione, conclude la nota, il progetto coinvolgerà la caserma “Salomone” a Capua (Ce), “Libroia” di Nocera Inferiore (Sa), “Briscese” a Bari, “Floriani” a Torre Veneri (Le), “Sernia-Pedone” a Foggia, il comprensorio “Ronga-Gucci-Capone” di Persano (Sa), la “Crisafulli Zuccarello” di Messina, la “Mereu-Riva di Villasanta-Monfenera” di Cagliari, il poligono e la caserma “Pisano” di Capo Teulada (Ca).

Fonte e foto: COMFOP SUD

COMLOG: nei 39 anni del Corpo degli Ingegneri una conferenza sull’insostituibile approccio ingegneristico

Nella gremita sala conferenze di Palazzo Guidoni, nel Comprensorio Militare Aeroporto “F. Baracca” di Roma, si è tenuto ieri, 29 ottobre, alla presenza del Comandante Logistico dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo, il Convegno “Il Corpo degli ingegneri tra esigenza operativa e realtà tecnologica”, organizzato in occasione del 39° anniversario della costituzione del Corpo degli Ingegneri dell’Esercito Italiano.

Ne ha dato notizia ieri, con una nota stampa, il Comando Logistico (COMLOG) dell’Esercito.

I lavori, si apprende, sono stati introdotti dai saluti di benvenuto rivolti ai numerosi partecipanti del mondo militare, dell’Università e della ricerca da parte del Capo del Corpo degli Ingegneri e Comandante Tecnico dell’Esercito, Tenente Generale Paolo Giovannini.

Il Gen Giovannini ha sottolineato nel suo intervento l’importanza di raggiungere una sempre più stretta sinergia e collaborazione tra la componente operativa e quella tecnica della Forza Armata mediante la quale è possibile dare risposta alle numerose sfide che si pongono davanti nell’attuale contesto.

Nel corso del Convegno, il Gen Figliuolo ha sottolineato quanto l’approccio ingegneristico sia una componente insostituibile nell’attuale contesto di rinnovamento della Forza Armata per fronteggiare le minacce contemporanee.

Il Corpo Ingegneri contribuisce in modo concreto e decisivo alla realizzazione delle linee programmatiche del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, vere e proprie sfide da vincere nel breve e medio periodo del costante processo di miglioramento dell’Esercito.

Le cinque linee riguardano l’organizzazione (razionalizzazione dello strumento), il personale (ringiovanimento, valorizzazione e benessere), l’addestramento (incremento, minimizzando l’impatto ambientale), le capacità e i sistemi (immediato avvio di programmi e recupero gap capacitivo con altre Forze Armate) e le infrastrutture (caserme e basi moderne con strutture aperte ai cittadini).

Il frutto del lavoro del Corpo degli Ingegneri è la dimostrazione di quanto la Forza Armata promuova e investa sulle sue risorse intellettuali migliori, “parte fondamentale di un meccanismo complesso, il cui beneficiario finale è il soldato sul terreno”, ricorda la nota.

Gli interventi, tenuti anche da professori delle università di Roma “Sapienza” e del Politecnico di Torino, hanno toccato le tematiche del moderno approccio progettuale delle basi delle missioni all’Estero e dell’identificazione e controllo dei sistemi droni.

In particolare, i contributi dei rappresentanti del mondo accademico hanno consentito di illustrare ai partecipanti gli sviluppi tecnologici sugli autoveicoli a guida autonoma, le strategie sostenibili per il risanamento dei siti contaminati e le attività di sperimentazione su veicoli militari a fini omologativi.

Il convegno ha consentito di mettere in risalto, ancora una volta, che la sinergia tra mondo militare e accademico, in un costante spirito di cooperazione e fattiva collaborazione, costituisca la chiave di volta per garantire, attraverso un processo di osmosi reciproca tra le parti, la migliore risposta possibile per il soddisfacimento delle esigenze operative che scaturiscono dai nuovi scenari in cui l’Esercito è chiamato a operare.

Al termine della cerimonia ha avuto luogo la consegna dei diplomi di Master Universitario agli Ufficiali del Corpo che hanno terminato gli studi nell’anno accademico 2017-2018.

Il Corpo degli Ingegneri, costituito il 9 ottobre 1980 a seguito dell’unificazione dei preesistenti Servizi Tecnici delle diverse Armi, assolve ai propri compiti istituzionali presso le Direzioni Tecniche (TERRARM, GENIODIFE, ARMAEREO, TELEDIFE e NAVARM), gli organi centrali, i Poli di Mantenimento (Roma, Terni, Piacenza e Nola), gli Stabilimenti, il Centro Polifunzionale di Sperimentazione (CEPOLISPE), il Centro Logistico Interforze NBC (CETLI NBC) e gli Uffici Tecnici Territoriali (Torino e Nettuno), conclude la nota stampa del COMLOG.

Fonte e foto: COMLOG

COMFOPSUD: la NASR 19 alla sua fase principale in Qatar con i 2.000 soldati esercitati

“Questa mattina – spiega una nota stampa di oggi, 21 ottobre, del Comando Forze Operative Sud (COMFOPSUD)il contingente italiano a guida Brigata Bersaglieri Garibaldi ha condotto, congiuntamente al personale della 2^ Brigata dell’Esercito del Qatar, la fase principale dell’esercitazione NASR 19”.

La complessa attività tattica, svolta alla presenza del Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD), Generale Enzo Vecciarelli, del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CaSME), Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, e delle massime Autorità militari locali, ha visto l’impiego di circa 800 soldati italiani, 1.200 militari qatarioti e di oltre 250 veicoli da combattimento e logistici.

A partire dallo scorso 12 settembre, si apprende, “a seguito di un’attenta pianificazione coordinata tra le due nazioni e attraverso una complessa operazione logistica”, l’assetto nazionale esercitato si è schierato a 3.800 Km dall’Italia, nell’area addestrativa del poligono di Al-Galail, località a sud della capitale Doha.

Una zona con caratteristiche idonee allo svolgimento di attività che, per numero di veicoli cingolati e ruotati impiegati e per volume di fuoco, non sarebbe possibile sviluppare presso aree addestrative presenti sul territorio italiano”, precisa la nota stampa.

In tal modo le forze, di livello Battle Group e organizzate secondo l’approccio pluriarma, hanno espresso diverse capacità operative riuscendo così a massimizzare il combat power esprimibile nelle attività tattiche e a verificare il livello di cooperazione e di interoperabilità dei sistemi di comando e controllo tra i due eserciti. Inoltre, nell’ambito delle attività addestrative sviluppate dal personale italiano, sono state altresì testate alcune delle capacità che verranno poste in alta prontezza a favore della NATO.

L’esercitazione conclusiva, svolta a termine di un ciclo addestrativo congiunto della durata di circa un mese, ha previsto una dimostrazione a fuoco di tutti i sistemi d’arma impiegati. In particolare, la compagine di fanteria pesante italiana della Task Force, su base 1° reggimento bersaglieri, composta da circa 300 soldati, ha impiegato cingolati VCC 80 Dardo, carri armati C1 Ariete, VBM Freccia, mortai da 120 mm e da 81 mm e Veicoli Tattici Leggeri Multiruolo (VTLM) Lince.

Presenti sul terreno anche assetti di tiratori scelti, un team Raven, sistemi contro carro Milan e Spike, un team di acquisitori obiettivi delle Forze Speciali dell’Esercito, personale del Genio e relativi veicoli medi di ultima generazione come il VTMM Orso (in differenti configurazioni), mezzi per il supporto logistico, carri pioniere e veicoli per l’assistenza sanitaria.

A completare lo schieramento, prosegue la nota stampa, obici FH70, lanciatori G-MLRS (Guided Multiple Launch Rocket System) e PZH 2000, artiglierie di ultima generazione con possibilità d’impiego di munizionamento a guida GPS e a lunga gittata, capaci di colpire obiettivi di dimensioni ridotte limitando i possibili danni collaterali.

In tale contesto è stata confermata la versatilità professionale degli uomini e delle donne dell’Esercito, pronti a operare in situazioni caratterizzate da fattori ambientali estremi e capaci di impiegare i moderni sistemi di comando e controllo anche in condizioni tecnologicamente degradate.

La NASR 19, che si concluderà il prossimo 27 ottobre, rappresenta un’importante occasione addestrativa in chiave multinazionale, consentendo il consolidamento delle procedure tecnico-tattiche delle unità schierate dall’Esercito italiano e dall’Esercito qatariota e si inquadra in uno scenario strategico di riferimento sempre più influenzato da molteplici dinamiche e in continua evoluzione, conclude la nota stampa.

Fonte e foto: COMFOPSUD

 

COMFOPSUD: celebrato il ventennale dell’ingresso in Kosovo del contingente italiano

Conclusa con una cerimonia militare in piazza Carlo II a Napoli, alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, del Comandante Generale dell’Arma del Carabinieri Generale di Corpo d’armata Giovanni Nistri, degli ex Comandanti del Contingente italiano in Kosovo, del Sindaco di Caserta e di altre autorità locali, la due giorni di celebrazioni per il ventennale dell’ingresso del Contingente Italiano in Kosovo, avvenuto nel giugno del 1999.

Ne ha dato notizia con un comunicato stampa del 20 settembre il Comando Forze Operative Sud (COMFOPSUD) di Napoli.

La manifestazione è stata aperta ufficialmente giovedì nei saloni della Reggia di Caserta con la conferenza storico rievocativa tenuta dal Generale di Corpo d’Armata (in quiescenza) Mauro Del Vecchio, primo Comandante del Contingente Italiano in Kosovo e Comandante della Brigata Bersaglieri Garibaldi che ha ripercorso l’ingresso nei territori kosovari dei militari italiani raccontando la sua esperienza, corredata da quella degli altri Comandanti presenti, tra i quali il Generale di Corpo d’armata Carlo Cabigiosu, primo Comandante italiano della Forza NATO di KFOR.

A corollario della conferenza è stata allestita una mostra video fotografica riferita agli accadimenti di quel periodo.

Durante la cerimonia militare in piazza, in cui erano presenti i reparti e molti dei protagonisti che nel 1999 diedero inizio alla missione, il Generale Farina, anch’egli ex comandante della Kosovo Force da settembre 2013 a settembre 2014, ha sottolineato quanto KFOR sia una missione importante che contribuisce alla stabilizzazione dei Balcani occidentali e, in termini più ampi, dell’intera Europa, spiega il comunicato, aggiungendo che in tale ambito l’Esercito Italiano svolge un ruolo primario sia per il mantenimento della sicurezza nell’area sia per l’integrazione degli attori regionali con l’Unione Europea.

Il Gen Farina ha così proseguito: “La nostra tradizione culturale improntata al dialogo e al rispetto verso il prossimo e la formazione attenta e costante dei nostri militari sono stati elementi fondamentali per ottenere in Kosovo la fiducia, la sinergia, il dialogo e il rispetto tra le parti. I Comandanti e i Soldati italiani dell’Esercito, dei Carabinieri e dell’Aeronautica e della Marina che negli anni hanno operato in Kosovo hanno sempre dimostrato altissima preparazione e ferma determinazione sul campo coniugando l’uso proporzionato della forza con un atteggiamento proattivo e imparziale tra le parti. Solo con un approccio multidimensionale, coordinato e integrato con ogni altro soggetto operante sul campo è possibile ottenere grandi risultati. Questi aspetti sono infatti alla base del motto more togheter che coniai durante il mio mandato da Comandante di KFOR”.

La missione in Kosovo, nella denominazione di KFOR (Kosovo Force), iniziò il 12 giugno 1999, su mandato delle Nazioni Unite, con l’adozione, da parte del Consiglio di Sicurezza della Risoluzione 1244, che autorizzava l’impiego di un contingente militare inizialmente composto da circa 50.000 militari provenienti da Paesi NATO e altri alleati, ricorda il comunicato stampa del COMFOPSUD.

Il Contingente italiano, composto allora da circa 6.500 uomini delle unità della Brigata Garibaldi e da assetti specialistici di altre Forze Armate, entrò in Kosovo alla mezzanotte dello stesso giorno e raggiunse la città di Pec il mattino del 14 giugno 1999. Alla Brigata italiana, Brigata Multinazionale Ovest (MNB-W), venne assegnata la responsabilità dell’area ovest.

Attualmente all’operazione Joint Enterprise in Kosovo partecipano 28 paesi, con un impegno complessivo di forze di circa 4.000 unità, e il Comando della Kosovo Force è affidata in modo continuativo a un Generale dell’Esercito italiano dal 2013, ricorda il comunicato.

Fonte e foto: COMFOPSUD

Una Acies 2019, media day: giornalisti protagonisti di un addestramento nell’addestramento

“È tutto reale… è tutto vero… non c’è niente di inventato… niente di quello che vedi nello show è finto… è semplicemente controllato”. Quasi un Truman Show. Sì, perché lo scenario dove ti trovi è un’esercitazione a fuoco vera, tra tank che sparano e ordigni insidiosi tra le sterpaglie, ma tutto si svolge in una cornice di totale sicurezza, come lo stesso project officer ricorda giustamente a ogni passaggio.

Tutto è sotto controllo. Dall’esplosione sotto un VM a dieci metri dalla tua videocamera, con tanto di nemici cattivi che ne estraggono la radio mentre i buoni restano storditi con la testa a penzoloni sul cruscotto, al volo tattico in CH per arrivare al poligono, dove tre PZH 2000 sparano granate che da vicino diventano un tonfo sordo nello stomaco. Intanto i fucilieri si gridano gli ordini per procedere verso l’obiettivo e neutralizzare il nemico che occhieggia sulle colline sotto forma di una sagoma bianca.

È il media day dell’esercitazione Una Acies 2019, che ha visto una ventina di giornalisti sul campo tra i militari in esercitazione. Insolita davvero questa situazione voluta appositamente dagli organizzatori: “Ho scelto di farvi il briefing introduttivo qui per non annoiarvi tra le quattro mura di un ufficio – spiega il generale Giovanni Fungo, Comandante per la Formazione Specializzazione e Dottrina dell’Esercito (COMFORDOT) – le slide le potrete seguire da là”. E indica un maxischermo in fondo al campo dove siamo stati accompagnati e dove a breve, poco distante, sarebbe stato individuato un ordigno esplosivo improvvisato.

“La presenza dei giornalisti all’interno di ‘Una Acies’ è fondamentale per garantire la massima trasparenza all’attività stessa”, dichiara il Comandante. “Inoltre – ci svela a breve – la vostra presenza diventa molto importante ai fini dell’esercitazione perché siete voi stessi una risorsa addestrativa inconsapevole”. 

“Durante i percorsi organizzati in questo Media Day – continua il gen Fungo nel briefing inaspettatamente campale – voi operatori della comunicazione avrete l’opportunità di entrare a contatto con i nostri frequentatori, situazione in cui il personale in addestramento si troverà spesso nell’adempimento delle rispettive missioni future. I nostri militari interagiranno con professionisti della pubblica informazione mettendo in pratica le capacità apprese”.

Una Acies, un’unica schiera. È il motto dell’Accademia Militare di Modena ed è anche il nome di una serie di esercitazioni militari annuali che coinvolgono, quest’anno, più di 1.400 Allievi degli istituti di formazione dell’Esercito, provenienti dalla Scuola di Applicazione di Torino, dall’Accademia Militare di Modena, dalla Scuola Sottufficiali di Viterbo, dalla Scuola Militare Nunziatella e dalla Scuola Militare Teuliè.

“Qui formiamo soldati”, sottolinea il gen Fungo. “Grazie al modulo addestrativo Una Acies, marescialli, allievi dell’Accademia, ufficiali frequentatori della Scuola di Applicazione e allievi ufficiali delle Scuole Militari, si addestrano insieme per testare le proprie capacità individuali all’interno di una squadra”.

E alla fine delle attività, che durano cento giorni, anche una gara conclusiva, la Gara dei plotoni: chi vince il trofeo Una Acies si aggiudica la competizione annuale più coinvolgente degli istituti di formazione. Tra le prove finali, anche “il trasporto di un simulacro di tronco da 180 chili, trasportato da otto persone su un circuito di 1.800 metri: chi prima arriva, vince il trofeo Una Acies”, spiega il tenente colonnello Pasquale Cersosimo, il project officer dell’esercitazione.

Intanto sul campo del briefing con il Comandante, dopo la messa in sicurezza dell’area in cui è stato ritrovato l’ordigno (IED, in “militarese”, che sta per Improvised Explosive Device), e dopo che il drone proprio sopra la tua testa viene intercettato e messo fuori uso da quelli che credi essere ragazzini al computer con i loro videogame – e invece sono esperti informatici che eludono attacchi cyber, ecco che ti viene fatto il controllo degli zaini e ricevi la carta di imbarco. Al poligono si va in elicottero, con il CH-47F dell’Aviazione dell’Esercito (AVES). Pronti al volo? Briefing di sicurezza prima di salire la rampa e poi via, verso il poligono di Monte Romano.

Qui capisci cosa sia l’artiglieria quando spara. Anche se hai le cuffie dell’elicottero – “caution! hearing protection required!” – lo capisci lo stesso molto bene.

Tra gli equipaggi che scendono dai PZH 2000 dopo i tiri, pronti per essere intervistati, si schierano anche gli istruttori. “Senza di loro, senza gli uomini – sottolinea il gen Fungo – il PZH sarebbe solo un pezzo di ferro”.

E ti rendi conto che in cinque settimane di addestramento un carro diventa un giocattolo nelle mani di questi specialisti: “apri il comparto delle cariche di lancio – ti spiegano dentro il mezzo, dove non si soffre di claustrofobia e neanche per i fumi degli spari – inserisci il modulo, chiudi l’otturatore, dai il consenso al fuoco e poi non rimane altro che premere il pulsante e il proietto parte”. Sì, insomma, sembra un gioco da ragazzi: la tranquillità e la precisione di questi militari è sicuramente la cifra della validità della formazione impartita.

Se non ti è chiaro dove arrivino i colpi e che effetto facciano, c’è la visita all’osservatorio. Una bellissima vista sulle colline del Viterbese, con gli ulivi sullo sfondo e il frinire delle cicale nei 30 gradi di luglio: è qui che si apre la vetrata dell’osservatorio militare che controlla l’arrivo e l’esplosione dei colpi sparati da qualche chilometro più in là. Monitor, annunci che sembrano messaggi in codice, mappe, tabelle e manuali di tiro. Da qui passa tutta l’attività che viene svolta in poligono, con l’ausilio di una centralina (SAO, stazione acquisizione obiettivi) che rileva le coordinate con estrema precisione, come spiegano nel dettaglio gli stessi soldati esercitati.

C’è giusto il tempo per stupirsi dell’attività dei panificatori della Scuola di Commissariato di Maddaloni, posizionati con i loro forni campali dietro all’osservatorio, prima di una shakerata in CH verso la Scuola di Fanteria di Cesano.

Ma la vera sorpresa, più che il volo tattico sulla campagna romana, è l’arrivo del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Salvatore Farina, direttamente sul campo di esercitazione del Centro Addestramento Tattico (CAT) di Cesano mentre i soldati si stanno esercitando con il programma SIAT (Sistema Integrato Addestramento Terrestre) nella fase live. Mezzi, munizioni e soprattutto soldati reali in una simulazione che puoi seguire su uno schermo con una cocacola nel bicchiere: gli obiettivi colpiti, siano uomini o mezzi, ti compariranno in fiamme sul monitor, mentre ogni soldato ha un nome e si muove in modo fluido nello schermo.

E qui il dilemma: ma non sarà conveniente utilizzare esclusivamente la simulazione per esercitare i militari piuttosto che armi e carburanti?

“Questa è una delle 26 aree che rientrano nelle Caserme Verdi”, spiega il gen Farina, facendo riferimento a un progetto che riguarda uno sviluppo innovativo teso a rinnovare in venti anni il patrimonio immobiliare dell’Esercito, realizzando basi militari di nuova generazione destinate a razionalizzare i costi di manutenzione.

Ma non vanno confuse l’attenzione alla sicurezza e alla tutela dell’ambiente, costantemente ribadite anche dalla condotta delle attività esercitative, con la necessità di mettersi alla prova con esercitazioni a fuoco: l’ausilio della simulazione virtuale è certo conveniente e green, ma il coinvolgimento psicologico è da provare sul campo, tra i botti degli spari.

Se ne ha una prova nell’assistere alle dimostrazioni di MCM, il Metodo di Combattimento Militare che mutua dalle arti marziali prese e proiezioni di attacco e difesa.

Il fattore psicologico viene esercitato e messo alla prova costantemente nella fase di esercitazione, soprattutto nella livex. Le stesse caratteristiche del programma Forza NEC – Soldato Sicuro, pur con tutti gli assetti ipertecnologici, fanno affidamento e si basano proprio sul fattore umano.

Quello stesso fattore su cui ha puntato il gen Fungo nel media day della Una Acies, mettendo i giornalisti a contatto con i militari esercitati nel luogo dell’esercitazione: “Avrebbe potuto andare bene, ma anche male. Invece oggi è andato tutto benissimo”.

“Voi giornalisti siete stati i protagonisti di un addestramento nell’addestramento che non potremmo avere altrimenti”.

PC

COMLOG, “LOG.IN 2019”: convegno sullo sforzo logistico con l’intervento del nuovo CSE

Si è svolto il 19 giugno, a Firenze, alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CaSME), Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, il convegno “LOG.IN 2019”, sullo strumento logistico della Forza Armata.

Ne ha dato notizia il Comando Logistico (COMLOG) dell’Esercito.

Il congresso, organizzato dal COMLOG Esercito, ha abbracciato ampie analisi sull’attuale organizzazione logistica al fine di analizzarne le attività di mantenimento, rifornimento, trasporto e sanitarie, e, con la trattazione di case study specifici, delineando possibili soluzioni e scenari evolutivi.

“Il tutto – si legge dalla nota stampa del COMLOG – alla luce del più schietto dialogo e confronto che si è sviluppato in seno alla grande famiglia logistica della Forza Armata, nella suggestiva cornice della Sala storica del Cenacolo all’interno della Direzione di Amministrazione dell’Esercito, coinvolgendo anche l’Area tecnico-amministrativa della Difesa, a rimarcare quella sinergia che si è rivelata fondamentale nel moderno sviluppo capacitivo della Forza Armata”.

I lavori, aperti dall’indirizzo di saluto del Comandante Logistico, Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo, hanno visto, tra l’altro, l’intervento del Generale Enzo Stefanini, Presidente del neo costituito Centro Studi dell’Esercito (CSE), nuovo ‘centro di pensiero’ e realtà esterna alla Forza Armata, che si avvale di autorevoli esponenti del mondo accademico, industriale e scientifico nazionale, per rafforzare la più evoluta visione necessaria a supportare il percorso di trasformazione e sviluppo delle attuali capacità terrestri.

Il convegno ha dato voce soprattutto all’esperienza diretta dei Comandanti, a tutti i livelli, e dei loro Sottufficiali di Corpo che sono fondamentali nelle funzioni di comunicazione interna, al fine di corroborare le tradizioni logistiche e veicolare, in seno a tutto il personale dipendente, civile e militare, la visione coinvolgente di uno sforzo comune imprescindibile per conseguire gli obiettivi prefissati.

Nel corso del suo intervento, il CaSME, dopo aver ringraziato il Comandante Logistico per l’organizzazione del seminario, ha sottolineato quanto sia centrale per la Forza Armata la funzione logistica, senza la quale non c’è Comandante che possa esprimere appieno le proprie capacità operative, e quanto sia fondamentale portare avanti l’opera di formazione e valorizzazione di tutto il personale, civile e militare, che opera all’interno del delicato settore.

In sede di conclusioni, il Comandante Logistico dell’Esercito ha espresso la piena soddisfazione per gli esiti dell’attività svolta evidenziando come la logistica sia un ambito complesso, che richiede capacità di analisi multispettrali e interdisciplinari.

Inoltre, il Gen Figliuolo ha sottolineato come le soluzioni ai problemi possano essere trovate solo attraverso uno sforzo integrato e un continuo dialogo a tutti i livelli, creando quella condivisione di idee e unitarietà di intenti necessarie allo sviluppo dei processi tecnico-logistici della Forza Armata.

Fonte e foto: COMLOG