Salvatore Girone

Marò, Cocer Marina: “tutti uniti per una soluzione onorevole”

Marò_Latorre_Girone_India-ItaliaIn relazione alla vicenda dei due fucilieri della Marina Militare, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, detenuti in India ormai da quasi tre anni (in calce i link ai post sulla questione), il Consiglio Centrale di Rappresentanza dei Militari (Cocer) – Sezione Marina ha diramato oggi questo comunicato stampa:

 

“Il Co.Ce.R. Marina prende atto della proroga di tre mesi del permesso per motivi sanitari concessa a Massimiliano Latorre.

Auspichiamo che questo positivo segnale rappresenti un primo passo per la soluzione onorevole del caso che coinvolge i nostri due fucilieri da quasi tre anni.

Nel corso dell’odierna audizione presso la Commissione Difesa della Camera continueremo a sostenere quanto a suo tempo Latorre e Girone chiesero al paese: rimanere uniti per trovare tutti insieme una soluzione.

Il Co.Ce.R. Marina continuerà a seguire con attenzione gli sviluppi della vicenda ed ogni iniziativa che verrà posta in essere nel supremo interesse dei nostri due colleghi.

FIRMATO: Co.Ce.R. “

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Fonte: Cocer Marina Militare

Foto archivio

Marina Militare Italiana in festa per la sua giornata, tutta dedicata all’impresa di Premuda del 1918. Marò per la terza volta in collegamento dall’India

Domani, martedì 10 giugno, presso Palazzo Marina, si svolgeranno le celebrazioni della Giornata della Marina. Saranno presenti il ministro della Difesa, senatrice Roberta Pinotti, e il Capo di stato maggiore della Difesa (CaSMD), ammiraglio Luigi Binelli Mantelli.

A riceverli il Capo di stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi.

Nel corso della Giornata della Marina, la Banda musicale della Forza Armata si esibirà a Piazza del Popolo a Roma, dove sarà aperto per l’intera giornata il Centro Mobile Informativo della Marina Militare.

L’istituzione della giornata dedicata alla Marina Militare risale al 13 marzo 1939 ed è dedicata a una delle più significative e ardite azioni compiute sul mare durante la 1ª Guerra Mondiale: l’impresa di Premuda del 10 giugno 1918, quando il comandante Luigi Rizzo e il guardiamarina Giuseppe Aonzo, al comando dei MAS 15 e MAS 21, attaccarono una formazione navale austriaca nelle acque antistanti Premuda, sulla costa dalmata, provocando l’affondamento della corazzata Santo Stefano.

Quest’anno ricorre il centenario della Grande Guerra, durante la quale la Marina Militare si è distinta e ha dato il suo contributo sia nel campo dell’aviazione navale, che nella guerra silenziosa combattuta dai sommergibili in Adriatico, come sottolinea la nota stampa della stessa Forza Armata.

Al termine della cerimonia è previsto un collegamento con  i due Fucilieri di Marina, i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che festeggiano la Giornata della Marina per la terza volta consecutiva in India, dove si trovano trattenuti senza una definizione della questione internazionale in cui sono rimasti coinvolti a seguito del supporto antipirateria fornito alla petroliera Enrica Lexie della Compagnia D’Amato.

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Fonte: Marina Militare

Marò: più dei nastrini gialli poté l’esclusione di Finmeccanica da India Defexpo 2014

La dichiarazione del ministro della Difesa Mario Mauro sul boicottaggio italiano delle missioni antipirateria fino alla positiva risoluzione del caso dei marò, ancora inspiegabilmente detenuti in India, arriva magicamente alla vigilia del salone indiano sulla sicurezza Defexpo 2014, che apre i battenti proprio domani, 6 febbraio, a New Delhi, senza Finmeccanica e il suo gruppo tra gli espositori.

Un tempismo perfetto, quello del ministro. Sfasato giusto giusto di due anni, se vogliamo, dato che la vicenda dei marò ha avuto inizio proprio nel febbraio 2012.

A pensare male non si fa peccato. O si è giornalisti, e si ha l’opportunità di avere tutta la vicenda a portata di un file riassuntivo nel computer. A ben controllare, infatti, il ministro sta tirando fuori gli attributi un po’ in ritardo: due anni dopo l’inizio della vicenda! Quando ormai si è detto di tutto e di più sui media, nelle aule del potere, tra gli uffici dirigenziali di Finmeccanica e della Compagnia D’Amato, l’armatore della Enrica Lexie su cui si trovavano i due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre per difendere la petroliera dagli attacchi dei pirati.

Una dichiarazione simile fatta proprio alla vigilia del salone indiano sulla sicurezza che ha visto l’esclusione di Finmeccanica, addirittura dopo che aveva già pagato il conto per i suoi stand, è una coincidenza troppo puntuale per essere ignorata.

A pensare male si fa peccato? Allora pensiamo bene: la scelta dell’India di escludere il grosso gruppo industriale rappresenta lo sprone a uno sfoggio di virilità da parte dei nostri vertici. “La partecipazione italiana a future missioni antipirateria è legata alla positiva soluzione della vicenda giudiziaria dei due marò, che dovrà concludersi con il loro rientro a casa con onore”, ha detto il ministro della Difesa Mario Mauro  in audizione alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato.

Che sia la volta buona, insomma. Ormai di nastrini gialli se ne sono visti abbastanza. Per i vertici industriali e mediatici devono esserne stati ordinati a scatoloni interi. Tanti se ne sono visti scintillare sui baveri blu scuro d’ordinanza. Un vezzo, come la bandiera della Marina Militare sui musetti delle Ferrari al Gran Premio di Formula 1 in India nell’ottobre 2012. Un orpello inconcludente, battuto dieci a zero dall’orso che balla con i soldi!

Chissà se il ministro della Difesa indiano, AK Anthony, al momento dell’eliminazione di Finmeccanica da Defexpo 2014 avrà tuonato un tu-per-me-sei-fuori alla maniera del nostro Briatore televisivo di Apprentice. Magari indicando anche l’uscita e accompagnando il verdetto con un ampio gesto del braccio. Sì, fuori. Ma fuori dall’India i due marò!

Per saperne di più:

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L’articolo del Times of India sull’eliminazione di Finmeccanica da Defexpo2014

La Ferrari non ha le palle (26 ottobre 2012)

UNIFIL, Libano: il ministro della Difesa Mauro in visita al Sector West, dove operano contingenti militari fattore “discriminante tra pace e guerra”

Nella mattinata di Natale il ministro della Difesa, senatore Mario Mauro, accompagnato dal Capo di stato maggiore della Difesa (CaSMD), ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, ha visitato il contingente italiano in Libano, su base brigata Granatieri di Sardegna, accolto dal comandante del Settore Ovest, generale Maurizio Riccò. L’occasione è stata propizia per tracciare, alla presenza del comandante di UNIFIL, generale Paolo Serra, un punto di situazione sulle numerose attività svolte dal contingente italiano anche in stretto coordinamento con le forze armate libanesi (LAF).

L’opera assidua dei militari italiani, condotta anche a supporto della popolazione e delle municipalità locali, contribuisce a mantenere e ad accrescere la stabilità e la sicurezza nel sud del Libano.

Il ministro della Difesa, dopo aver fatto visita ai caschi blu nazionali nella base avanzata 1-31, dislocata lungo la Blue Line, dove opera una Task Force di Manovra (ITALBATT) su base 1° reggimento Granatieri di Sardegna rinforzato da uno squadrone del reggimento Lancieri di Montebello (8°), ha formulato gli auguri per le festività.

Nel suo discorso, il ministro ha voluto rimarcare l’importanza del contingente italiano che, insieme ad altre otto nazioni, è considerato la principale forza di stabilizzazione del Settore Ovest e ha affermato che “chi si assume la responsabilità di interporsi tra due fazioni, come fanno i nostri contingenti, diventa la discriminante tra la pace e la guerra”.

Durante gli incontri svolti a margine della visita, le numerosi autorità civili, militari e religiose libanesi intervenute hanno manifestato al ministro Mauro il loro convinto apprezzamento per l’eccellente operato del contingente nazionale e sottolineato l’importanza della presenza in Libano, anche per il futuro, dei caschi blu italiani.

Nel corso della visita il ministro Mauro si è collegato in videoconferenza con i fucilieri di Marina ancora detenuti in India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ai quali ha formulato gli auguri di Natale, auspicando un rientro in Italia al più presto.

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Fonte e foto: SW UNIFIL

Gli auguri natalizi del Ministro della Difesa a Palazzo Cusani

By L’Anacoreta

Sabato mattina il Ministro della Difesa ha incontrato i vertici militari dell’area nord-ovest, e zone limitrofe, a Milano per un indispensabile saluto d’augurio natalizio.

L’adunata ha avuto luogo nella suggestiva cornice del prestigioso Palazzo Cusani, a metà mattinata, senza fanfare e squilli di tromba, in una atmosfera un po’ sonnecchiosa e molto prenatazilia, dove i privilegiati alti ufficiali sono convenuti, increduli di cotanto e siffatto onore, dimentichi per un attimo del fatto che fosse sabato mattina e che, magari, non tanto loro, ma il personale che con loro ha dovuto sobbarcarsi il gravoso peso dell’evento (autisti, portaborse, aiutanti) avrebbe preferito finire la preparazione del Natale insieme alle rispettive famiglie.

Naturalmente non è che il Ministro si sia messo a girare l’Italia per salutare personalmente i vertici militari periferici del Paese e augurare loro Buon Natale e che Milano sia stata una delle tappe. Macchè! È che essendo egli arrivato nella sua città per le feste di Natale, ha cercato di giustificare, con un gesto magnanimo e ricco di significato, la sua presenza (e quella del suo seguito – autista, scorta, portaborse, aiutanti etc.ect.) convocando il vertici dell’area per diffondere loro la lieta novella.

Diciamolo, non si può che apprezzare la perfetta scelta di tempo del Ministro e la sua disponibilità istituzionale per aver trovato il tempo e l’occasione di svolgere un’attività di tale importanza, pur tuttavia, si trovasse a Milano per godere una breve e meritatissima pausa ricavata a fatica nel turbinio dei gravosi impegni ministeriali che lo affliggono!

Ovviamente, a parte la rottura di cabasisi del fatto che fosse il sabato prima di Natale (vedi sopra), ci vogliamo mettere che tutto il seguito e la corte dei miracoli che ruota intorno all’evento ha lavorato in regime di straordinario. Che per poco che possa essere, comunque è una spesa extra dettata da un’esigenza non catalogabile come necessaria (alla faccia della spending review!!!!).

Non avrete mica pensato che il Ministro abbia preso il treno a spese sue per tornare a casa per il Natale o che chi è stato convocato, da Torino o dalle sedi fuori Milano, si sia messo alla guida della sua macchina per arrivare lì???

Ma tant’è, lasciamo da parte le considerazioni d’opportunità o meno dell’evento e andiamo, piuttosto, a considerare un attimo i contenuti del messaggio augurale natalizio.

Orbene, udite udite la lieta novella che, agli increduli alti ufficiali, il Ministro ha trasmesso con fare serafico e annunciatorio: le Forze Armate (FFAA) Italiane sono la maggiore organizzazione esistente nel Paese in materia di assistenza umanitaria. Sì, avete letto bene: le FFAA della Repubblica sono una organizzazione di assistenza umanitaria!!

Immagino lo stupore che deve avere invaso i presenti quando tale verità è stata rivelata; vedo per un attimo i loro visi trasfigurati e le loro bocche aperte in un Ohhhhhhhh si meraviglia trascendentale.

“Ma come –  si saranno detti i nostri – quando ho giurato fedeltà alla Repubblica ero convinto di dover servire in armi la mia Patria? Ma allora mi sono sbagliato! Le armi non sono più necessarie, adesso devo solo compiere buone azioni, assistere i bisognosi, i diseredati del mondo, i sofferenti, le vittime dell’odio e della violenza che gli altri eserciti generano!”.

Sembra, addirittura, che alcuni degli astanti, presi da furore mistico natalizio, abbiamo anche avanzato ipotesi di forme di volontariato a favore di Gino Strada & Co. Proposta subito rientrata nella forma (se non nella sostanza) in quanto, vista la precaria situazione finanziaria del Paese oltre al blocco degli stipendi sine die, magari il Ministro, commosso per siffatto slancio umanitario e colpito al cuore dalla parola volontariato, avrebbe anche potuto prendere la palla al balzo e pensare di ridurre ulteriormente gli stipendi alle Forze Armate!!!!

Ma senza aspettare che i poveretti si potessero riprendere dalla notizia il Ministro ha affondato, affermando con fare compiaciuto e mistico filosofico (lui è del ramo …) che questa vocazione delle FFAA è, ormai, talmente radicata e interiorizzata nel nostro DNA militare, che facciamo scuola nel mondo in termini di assistenza umanitaria.

Al che, colpiti nel loro più intimo senso del dovere, i nostri si sono definitivamente arresi e hanno iniziato a sventolare bandiere arcobaleno, abiurando agli insegnamenti di Clausewitz e inneggiando, con delirio mistico, a Gino Strada!

Lasciando per un attimo perdere l’ironia, che copre un senso di indicibile scoramento e profonda tristezza per il contenuto del messaggio e per quello che esso rappresenta in termini di impostazione politica, mi sono accorto che, comunque, il discorso del nostro filosofo non è frutto di un estemporaneo delirio catto-comunista di stampo radical-chic, ma si inserisce in un filone di pensiero preciso e logico tendente a una progressiva demonizzazione di una struttura fondamentale del nostro come di qualsiasi altro stato: le Forze Armate.

Il fine è quello di rieducare una struttura costruita per un preciso scopo, cioè l’uso delle armi e della forza al fine del bene nazionale (il perseguimento degli obiettivi di politica nazionale passa anche per l’uso controllato di questo strumento), mediante un percorso di abiura delle proprie connotazioni concettuali (l’uso delle armi) e l’adozione di una impostazione non violenta (l’assistenza umanitaria), in modo da dare soddisfazione all’anima utopica, moralmente falsa e concettualmente disonesta che pervade una parte del nostro spirito nazionale.

Dal secondo dopoguerra in poi, le FFAA sono passate attraverso un percorso che, partito dalla negazione della centralità del ruolo svolto e dei sacrifici sopportati dopo l’armistizio nel processo di ricostruzione del Paese, si è sviluppato, successivamente, con una metodica svalorizzazione del ruolo svolto, una offensiva svalutazione del personale che ne fa parte, e un processo di snaturamento delle funzioni.

Il nostro Paese probabilmente si vergogna di avere dei cittadini che come servitori dello stato hanno il compito e la responsabilità di impiegare le armi e quindi ha cercato di trasformare questa struttura in qualche cosa d’altro.

Prima, mano d’opera a basso costo per grandi eventi (uno per tutti i Mondiali di calcio Italia ’90), per pulire le strade dall’immondizia, per spalare neve dalle strade, per spalare fango quando un fiume straripava.

Successivamente, personale ausiliario e di contorno per il controllo del territorio (piantoni fuori dagli edifici pubblici e dalle sedi diplomatiche, controllori delle borse dei turisti che entrano nel Duomo di Milano etc. ect .etc.).

Dopo, operatori di pace in missioni al di fuori del territorio nazionale, dove è assolutamente proibito dire la verità e quindi si chiama missione umanitaria quella che invece non è altro che una missione militare (come testimonia il tributo di caduti che le FFAA hanno pagato negli anni).

Quindi, come agenzia di sicurezza per società civili a costo gratuito, con abbandono a se stesso del personale militare in caso di intoppo internazionale, come da caso dei due marò, che, anche quest’anno, sono arrivati a mangiare il panettone ancora in India!!!

E alla fine di tutto, ecco il tassello che mancava: le FFAA sono un’organizzazione di assistenza umanitaria.

Il dopo magari sarà quello di nominare Gino Strada Ministro della Difesa. Ops, pardon! Ministro delle forze umanitarie della Repubblica, e inserire l’arcobaleno in tutti gli stemmi delle FFAA sostituendo tutti quei simboli che richiamano la funzione militare, ormai inopportuni e arrecanti offesa all’anima umanitario- pacifista del nostro paese.

Quando ho iniziato a scrivere volevo esporre il mio dissenso supportandolo con vari argomenti, ma a questo punto non riesco a dire che una cosa: VERGOGNA!!!!!! Se questo è lo spirito dei vertici politici del mio Paese nei confronti di una delle sue istituzioni cardine allora è proprio vero che mala tempora currunt !!!!!!!

L’Anacoreta

Foto d’archivio: i due marò italiani ancora detenuti in India, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

Marina Militare, ieri la celebrazione del 152° anniversario. Bocconi amari per i due marò in India

Si è celebrata ieri a Palazzo Marina, a Roma, la giornata di Forza Armata dedicata al 152° anniversario della Marina Militare.

Quest’anno la ricorrenza si è svolta con estrema sobrietà, con il pensiero rivolto al capitano del 3° reggimento bersaglieri, Giuseppe La Rosa, caduto in Afghanistan, e a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri di Marina ancora trattenuti in India.

Il Capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ha espresso il suo profondo dolore e quello della Marina tutta, che si stringe attorno all’Esercito e ai suoi Bersaglieri, ai feriti e ai familiari, per la perdita del collega; inoltre, nel suo intervento, l’ammiraglio De Giorgi ha espresso vicinanza alla risorsa più importante della Forza Armata, ovvero il personale.

“A voi tutti, Marinai d’Italia di ogni età e grado, militari e civili, assieme ai vostri cari, i miei più affettuosi auguri e la mia più sincera gratitudine per come assolvete i vostri doveri”, ha detto l’ammiraglio De Giorgi prima di leggere una lettera di saluto ricevuta dai fucilieri trattenuti in India, che denunciano di dover ingoiare “tanti bocconi amari” a causa della situazione che stanno vivendo da sedici mesi a questa parte.

Il Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, è intervenuto manifestando la sua vicinanza a tutti i caduti e feriti delle Forze Armate, ai fucilieri, ai caduti delle Capitanerie di porto nel tragico incidente di Genova, dedicando, commosso, un brano tratto dal diario di Giovannino Guareschi.

L’ammiraglio Binelli Mantelli ha concluso “con un pensiero affettuoso alla Forza Aerea della Marina, oggi istituzione centenaria, gioiello prezioso e irrinunciabile moltiplicatore delle capacità della flotta. Una componente contenuta ma di grande efficacia che vanta livelli di efficienza insuperati con limitati costi di gestione e di personale e che ha saputo raggiungere grandi risultati operativi grazie ancora una volta alla lungimiranza dei suoi ideatori, ma soprattutto alla passione, alla dedizione, al fortissimo senso di appartenenza degli uomini e delle donne che ne fanno parte”.

Infine la massima autorità, il ministro della Difesa Mario Mauro, ha espresso vivo apprezzamento alla Marina per l’impegno costante e incondizionato profuso a favore dell’Italia e degli italiani per il bene comune. Il Ministro ha sottolineato l’importanza del mare come risorsa economica e prosperità del paese e, di conseguenza, la vitale importanza del controllo e sicurezza delle rotte marittime.

“Il Mediterraneo – ha dichiarato il senatore Mauro – è oggi il nuovo focus di preoccupanti dinamiche internazionali determinate dagli accadimenti in atto nei paesi che si affacciano sulla sponda sud, con forte impatto negativo sulla sicurezza e sulla stabilità dell’intera area. Non c’è dubbio che esiste una sola via, quella della politica e della diplomazia, per affrontare la situazione e individuare le possibili soluzioni. E non c’è dubbio nondimeno, e nondimeno sappiamo, e lo vediamo ogni giorno, come la componente militare sia in grado di sostenere questa via, attraverso gli strumenti della military diplomacy, del dialogo, della cooperazione e della stabilizzazione. Attività che sono oggetto dell’impegno quotidiano della nostra Marina”.

Al termine della cerimonia, il Ministro ha indirizzato un saluto ai fucilieri in India in collegamento skype. Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, in video con il contrammiraglio Franco Favre, hanno salutato con grande emozione i loro amici e colleghi della forza armata esprimendo sentito cordoglio per il collega bersagliere e la sua famiglia.

Il collegamento è stato concluso con il classico motto dei Fucilieri di Marina … per mare per terram … San Marco.

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I marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in Paola Casoli il Blog


Fonte: Marina Militare

Foto: Marina Militare

Carteggio. Il generale Mosca, Comiliter: “l’Esercito non sia rifugio di falliti e incapaci”

By Vincenzo Ciaraffa

Leggendo la circolare numero dieci del 18 giugno 1963 anche un indios dell’Amazzonia capirebbe perché il Generale Alberto Mosca non fosse molto apprezzato dai suoi sottoposti: lamentosa e recalcitrante aveva introdotto la valutazione meritocratica negli enti e nei reparti da lui dipendenti!

E ciò mezzo secolo prima che – in modo demagogico – ne incominciasse a parlare la classe politica e – a vanvera – i galoppini che proliferano in ogni ministero romano non escluso quella della difesa.

Per comprendere, oggi per allora, perché l’iniziativa di Mosca (che, in fondo, era un ingenuo…) fosse destinata all’insuccesso, basta andare a scorrere gli organigrammi della Pubblica Amministrazione, degli organi istituzionali, della RAI, di Mediaset e gli annuari militari che, stranamente, sono difficilissimi da consultare nei reparti: essi sono zeppi di persone che occupano gradi militari e posti importanti grazie all’unico titolo di merito di essere “figli del padre”.

Forse è per tale ragione che il punto quinto della circolare reca un’affermazione categorica: «… l’Esercito non deve costituire il rifugio dei falliti e degli incapaci».

Simpaticissimo, burbanzoso Generale Alberto Mosca; le cose, poi, nelle nostre Forze Armate non sono andate proprio così sennò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non sarebbero ancora prigionieri degli indiani. Come vogliamo definire coloro che prima li hanno comandati e poi abbandonati?

Vincenzo Ciaraffa

Il carteggio del generale Alberto Mosca a cura di V.Ciaraffa in Paola Casoli il Blog

Carteggio. Il gen Mosca, Comiliter: “le case si costruiscono dalle fondamenta”

By Vincenzo Ciaraffa

«A chi leggendo questa mia “personale” pensasse che su ben altri e ponderosi argomenti io debba indicare il mio “intendo”, rispondo, rassicurandolo, che questi verranno a tempo e luogo trattati, ma dico anche – e perentoriamente – che le case si costruiscono cominciando dalle fondamenta e le lingue si apprendono dall’alfabeto».

Dopo aver letto quest’ultimo punto della circolare, numero 3 che, in data 8 aprile 1963, il Comandante della Regione Militare Nord Est inviò ai Comandanti minori dipendenti, non si può fare a meno di prorompere in un’esclamazione: «Ecco un Generale che non aveva paura di fare il Generale!».

Secondo me, questo era il primo aspetto che si coglieva nelle inimitabili circolari di Alberto Mosca perché per il resto, condivisibili, oppure no, era innegabile che esse fossero permeate di rigore, di fastidiosa coerenza e d’indigesta franchezza. Posto che quello di Mosca era, però, un “rigore intelligente” – perché per le sue introspezioni psicologiche e umane, si distingueva, ad esempio, dall’ottusaggine teutonica – è sulla coerenza e sulla franchezza che vorrei proporre una domanda/riflessione: «Se i nostri attuali vertici militari fossero stati franchi e coerenti come lo era Mosca, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone si troverebbero ancora prigionieri (e quasi dimenticati) in India, dove rischiano formalmente l’impiccagione?».

Purtroppo per gli ignavi, anche per rispondere a tale domanda bisogna fare i conti con un’altra fastidiosa “stranezza” introdotta da Alberto Mosca nell’azione di comando: la coscienza. E dopo trarne le conseguenze, come si suole dire in politica … quante brave persone ha rovinato la politica! Ecco, diciamo che Alberto Mosca non sarebbe mai diventato ministro, o senatore, o deputato.

Vincenzo Ciaraffa

Il carteggio del generale Alberto Mosca a cura di V.Ciaraffa in Paola Casoli il Blog

Per vedere l’intera circolare clic su (altro…)

Marò, lo Stato contro lo Stato

Si fa, non si fa. Alla fine la foto dei due marò è stata proiettata, sul Colosseo.

Ieri sera, sulla facciata dell’Anfiteatro Flavio, il volto dei due fucilieri della Marina Militare, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, protagonisti di una triste vicenda che dura da un anno, è stato proiettato con la scritta Salviamo i nostri marò.

Una scenografia che almeno ha attirato l’attenzione della BBC, che ha passato la notizia portando la solidarietà degli italiani fuori dai confini nazionali. “La maggioranza degli italiani era contraria all’invio in India dei due marò”, sottolineava il servizio tv di stamane.

Eppure l’evento aveva rischiato di saltare. Il braccio di ferro tra l’amministrazione, leggi il sindaco Gianni Alemanno, che aveva fatto erigere una pedana di fronte al Colosseo per la manifestazione in supporto ai due servitori dello Stato, e la Soprintendenza speciale ai beni archeologici di Roma, che si era fortemente opposta richiedendone la rimozione, in questo appoggiata dal ministro Lorenzo Ornaghi, rischiava di non avere luogo. E di non portare neppure il caso fuori dai confini nazionali.

Ma gli stranieri sono sensibili alla bellezza culturale e architettonica dell’Italia, un evento del genere non sarebbe passato inosservato e avrebbe finalmente veicolato la notizia di quella che ormai ha assunto le caratteristiche di una fiction confezionata a Bollywood.

Peccato però per questo tira e molla. Per questo battersi sulla manifestazione di solidarietà a due militari a servizio dello Stato. Da una parte la Soprintendenza, il ministero per i Beni e le attività culturali e la onlus Cittadinanzattiva, tutti orientati a far rimuovere la pedana, montata per un giorno, e a far rispettare le “ragioni di sicurezza”.

Dall’altra il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che si è battuto per realizzare comunque la manifestazione, nonostante la Soprintendenza avesse scritto al Campidoglio chiedendo la rimozione del palco colpevole di generare “una situazione di gravissimo disagio e rischio per il pubblico”, e negando l’autorizzazione a qualsiasi proiezione sulla facciata del Colosseo, “né lo spegnimento dell’illuminazione interna di sicurezza dell’Anfiteatro e del Foro Romano”.

“Stasera bisogna manifestare al Colosseo, spegnendolo, per dare solidarietà ai nostri marò”, ha dichiarato ieri il sindaco Alemanno. “Con tutto il rispetto per il ministero per i Beni e le attività culturali, andiamo avanti”, ha risposto il primo cittadino al ministero, decidendo di fare comunque la manifestazione, “perché non c’è alcun palco ma una piccola pedana di 30-40 centimetri”, e di proiettare la foto dei due marò: “non riesco a capire che problema possano arrecare al Colosseo delle proiezioni molto semplici, per qualche ora”.

Ieri abbiamo assistito a posizioni così discordanti tra istituzioni statali da sembrare che lo Stato sia contro lo Stato. Una manifestazione di solidarietà per chi serve questo stesso Stato è riuscita a far emergere tensioni che risultano francamente incomprensibili, se non andando a cercare appoggio in opposte ideologie. E allora viene alla mente anche il caso di Milano, dove il sindaco Giuliano Pisapia aveva fatto rimuovere il poster dei due marò da Palazzo Marino, sede del comune della città meneghina, non più tardi di un anno fa.

Abbiamo visto tutto, ieri, tranne che l’unità di intenti in un momento in cui la concordia si impone. E pensare che proprio uno dei due marò, appena riportato in India, aveva chiesto esplicitamente che le istituzioni dello Stato si unissero una buona volta, “per por fine alla tragedia”.

PC