Dic 23, 2013
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Gli auguri natalizi del Ministro della Difesa a Palazzo Cusani

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By L’Anacoreta

Sabato mattina il Ministro della Difesa ha incontrato i vertici militari dell’area nord-ovest, e zone limitrofe, a Milano per un indispensabile saluto d’augurio natalizio.

L’adunata ha avuto luogo nella suggestiva cornice del prestigioso Palazzo Cusani, a metà mattinata, senza fanfare e squilli di tromba, in una atmosfera un po’ sonnecchiosa e molto prenatazilia, dove i privilegiati alti ufficiali sono convenuti, increduli di cotanto e siffatto onore, dimentichi per un attimo del fatto che fosse sabato mattina e che, magari, non tanto loro, ma il personale che con loro ha dovuto sobbarcarsi il gravoso peso dell’evento (autisti, portaborse, aiutanti) avrebbe preferito finire la preparazione del Natale insieme alle rispettive famiglie.

Naturalmente non è che il Ministro si sia messo a girare l’Italia per salutare personalmente i vertici militari periferici del Paese e augurare loro Buon Natale e che Milano sia stata una delle tappe. Macchè! È che essendo egli arrivato nella sua città per le feste di Natale, ha cercato di giustificare, con un gesto magnanimo e ricco di significato, la sua presenza (e quella del suo seguito – autista, scorta, portaborse, aiutanti etc.ect.) convocando il vertici dell’area per diffondere loro la lieta novella.

Diciamolo, non si può che apprezzare la perfetta scelta di tempo del Ministro e la sua disponibilità istituzionale per aver trovato il tempo e l’occasione di svolgere un’attività di tale importanza, pur tuttavia, si trovasse a Milano per godere una breve e meritatissima pausa ricavata a fatica nel turbinio dei gravosi impegni ministeriali che lo affliggono!

Ovviamente, a parte la rottura di cabasisi del fatto che fosse il sabato prima di Natale (vedi sopra), ci vogliamo mettere che tutto il seguito e la corte dei miracoli che ruota intorno all’evento ha lavorato in regime di straordinario. Che per poco che possa essere, comunque è una spesa extra dettata da un’esigenza non catalogabile come necessaria (alla faccia della spending review!!!!).

Non avrete mica pensato che il Ministro abbia preso il treno a spese sue per tornare a casa per il Natale o che chi è stato convocato, da Torino o dalle sedi fuori Milano, si sia messo alla guida della sua macchina per arrivare lì???

Ma tant’è, lasciamo da parte le considerazioni d’opportunità o meno dell’evento e andiamo, piuttosto, a considerare un attimo i contenuti del messaggio augurale natalizio.

Orbene, udite udite la lieta novella che, agli increduli alti ufficiali, il Ministro ha trasmesso con fare serafico e annunciatorio: le Forze Armate (FFAA) Italiane sono la maggiore organizzazione esistente nel Paese in materia di assistenza umanitaria. Sì, avete letto bene: le FFAA della Repubblica sono una organizzazione di assistenza umanitaria!!

Immagino lo stupore che deve avere invaso i presenti quando tale verità è stata rivelata; vedo per un attimo i loro visi trasfigurati e le loro bocche aperte in un Ohhhhhhhh si meraviglia trascendentale.

“Ma come –  si saranno detti i nostri – quando ho giurato fedeltà alla Repubblica ero convinto di dover servire in armi la mia Patria? Ma allora mi sono sbagliato! Le armi non sono più necessarie, adesso devo solo compiere buone azioni, assistere i bisognosi, i diseredati del mondo, i sofferenti, le vittime dell’odio e della violenza che gli altri eserciti generano!”.

Sembra, addirittura, che alcuni degli astanti, presi da furore mistico natalizio, abbiamo anche avanzato ipotesi di forme di volontariato a favore di Gino Strada & Co. Proposta subito rientrata nella forma (se non nella sostanza) in quanto, vista la precaria situazione finanziaria del Paese oltre al blocco degli stipendi sine die, magari il Ministro, commosso per siffatto slancio umanitario e colpito al cuore dalla parola volontariato, avrebbe anche potuto prendere la palla al balzo e pensare di ridurre ulteriormente gli stipendi alle Forze Armate!!!!

Ma senza aspettare che i poveretti si potessero riprendere dalla notizia il Ministro ha affondato, affermando con fare compiaciuto e mistico filosofico (lui è del ramo …) che questa vocazione delle FFAA è, ormai, talmente radicata e interiorizzata nel nostro DNA militare, che facciamo scuola nel mondo in termini di assistenza umanitaria.

Al che, colpiti nel loro più intimo senso del dovere, i nostri si sono definitivamente arresi e hanno iniziato a sventolare bandiere arcobaleno, abiurando agli insegnamenti di Clausewitz e inneggiando, con delirio mistico, a Gino Strada!

Lasciando per un attimo perdere l’ironia, che copre un senso di indicibile scoramento e profonda tristezza per il contenuto del messaggio e per quello che esso rappresenta in termini di impostazione politica, mi sono accorto che, comunque, il discorso del nostro filosofo non è frutto di un estemporaneo delirio catto-comunista di stampo radical-chic, ma si inserisce in un filone di pensiero preciso e logico tendente a una progressiva demonizzazione di una struttura fondamentale del nostro come di qualsiasi altro stato: le Forze Armate.

Il fine è quello di rieducare una struttura costruita per un preciso scopo, cioè l’uso delle armi e della forza al fine del bene nazionale (il perseguimento degli obiettivi di politica nazionale passa anche per l’uso controllato di questo strumento), mediante un percorso di abiura delle proprie connotazioni concettuali (l’uso delle armi) e l’adozione di una impostazione non violenta (l’assistenza umanitaria), in modo da dare soddisfazione all’anima utopica, moralmente falsa e concettualmente disonesta che pervade una parte del nostro spirito nazionale.

Dal secondo dopoguerra in poi, le FFAA sono passate attraverso un percorso che, partito dalla negazione della centralità del ruolo svolto e dei sacrifici sopportati dopo l’armistizio nel processo di ricostruzione del Paese, si è sviluppato, successivamente, con una metodica svalorizzazione del ruolo svolto, una offensiva svalutazione del personale che ne fa parte, e un processo di snaturamento delle funzioni.

Il nostro Paese probabilmente si vergogna di avere dei cittadini che come servitori dello stato hanno il compito e la responsabilità di impiegare le armi e quindi ha cercato di trasformare questa struttura in qualche cosa d’altro.

Prima, mano d’opera a basso costo per grandi eventi (uno per tutti i Mondiali di calcio Italia ’90), per pulire le strade dall’immondizia, per spalare neve dalle strade, per spalare fango quando un fiume straripava.

Successivamente, personale ausiliario e di contorno per il controllo del territorio (piantoni fuori dagli edifici pubblici e dalle sedi diplomatiche, controllori delle borse dei turisti che entrano nel Duomo di Milano etc. ect .etc.).

Dopo, operatori di pace in missioni al di fuori del territorio nazionale, dove è assolutamente proibito dire la verità e quindi si chiama missione umanitaria quella che invece non è altro che una missione militare (come testimonia il tributo di caduti che le FFAA hanno pagato negli anni).

Quindi, come agenzia di sicurezza per società civili a costo gratuito, con abbandono a se stesso del personale militare in caso di intoppo internazionale, come da caso dei due marò, che, anche quest’anno, sono arrivati a mangiare il panettone ancora in India!!!

E alla fine di tutto, ecco il tassello che mancava: le FFAA sono un’organizzazione di assistenza umanitaria.

Il dopo magari sarà quello di nominare Gino Strada Ministro della Difesa. Ops, pardon! Ministro delle forze umanitarie della Repubblica, e inserire l’arcobaleno in tutti gli stemmi delle FFAA sostituendo tutti quei simboli che richiamano la funzione militare, ormai inopportuni e arrecanti offesa all’anima umanitario- pacifista del nostro paese.

Quando ho iniziato a scrivere volevo esporre il mio dissenso supportandolo con vari argomenti, ma a questo punto non riesco a dire che una cosa: VERGOGNA!!!!!! Se questo è lo spirito dei vertici politici del mio Paese nei confronti di una delle sue istituzioni cardine allora è proprio vero che mala tempora currunt !!!!!!!

L’Anacoreta

Foto d’archivio: i due marò italiani ancora detenuti in India, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

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Forze Armate