terrorismo

Difesa, Il CaSMD gen Graziano: “ISIS geograficamente sconfitto in Iraq con il supporto della Coalizione, ma resta un fenomeno magmatico”

“L’ISIS è stato sconfitto da un punto di vista geografico e la coalizione ha supportato le forze irachene che, combattendo una lunga battaglia e pagando un prezzo elevato, sono riusciti a sradicare il terrorismo nella sua forma territoriale, ma l’ISIS non è scomparso, rimane occulto ed è diventato un fenomeno che può definirsi magmatico.”

Così il Capo di stato Maggiore della Difesa (CaSMD), Generale Claudio Graziano, secondo quanto ha riferito ieri, 17 settembre, lo stato maggiore della Difesa, citando l’intervista di Rai News24 durante la visita del Generale al contingente italiano schierato nell’ambito della Coalizione anti Daesh.

“Per eliminare definitivamente il terrorismo di questo tipo – ha sottolineato il gen Graziano – ci vorrà ancora molto tempo”.

“Le forze irachene stanno operando bene, ma è importante che la comunità internazionale continui ad assicurare loro l’addestramento e il supporto per metterle davvero in condizione di poter garantire la sicurezza del Paese”, ha poi aggiunto il Capo di SMD.

“Come abbiamo visto il terrorismo può essere sconfitto geograficamente, cambiare nome, cambiare regione e area ma non sarà mai debellato definitivamente fino a quando non saranno eliminate le ragioni per cui è nato.

L’Iraq è in una situazione critica e di forte instabilità da moltissimi anni e io credo che rimanga importante avere la consapevolezza, a livello internazionale, dell’importanza di dover supportare ancora il Paese affinché non si ricrei più una situazione analoga a quella esistente quando l’Isis ha preso il controllo di vaste aree di questo Paese.”

L’Italia è il secondo Paese contributore dopo gli Stati Uniti in termini di personale che opera nell’ambito della Coalizione multinazionale composta da 79 membri, tra Paesi e Organizzazioni regionali e internazionali.

Fonte: PI SMD

Foto: In Terris

Difesa, NATO Sea Guardian: nave Espero della Marina nel gruppo navale di contrasto al terrorismo marittimo

Il 5 settembre scorso la fregata Espero della Marina Militare è entrata a far parte dell’Operazione Sea Guardian della NATO e all’indomani ha lasciato il porto di Taranto insieme al gruppo navale NATO composto dalla nave inglese HMS Echo e dalla corvetta croata HRV Vukovar.

Lo ha reso noto lo stato maggiore della Difesa con un comunicato stampa, riferendo che il gruppo navale della NATO è al comando del Capitano di Fregata Alberto Fiorentino, Comandante di nave Espero.

Dopo aver lasciato il porto di Taranto il gruppo ha iniziato una fase di integrazione e addestramento per poi dirigere nel Mediterraneo centrale, dove sarà effettuata attività di pattugliamento sotto il controllo operativo del Comando Marittimo Alleato (MARCOM) di Northwood (UK).

Nata dopo il Summit di Varsavia del 2016, la Sea Guardian è un’operazione altamente flessibile, in grado di garantire un ampio spettro di compiti operativi che includono la sorveglianza degli spazi marittimi di interesse con lo scopo di avere una chiara Maritime Situational Awarness, la cooperazione e la formazione a favore delle forze di sicurezza dei paesi rivieraschi (Maritime Security Capacity-Building) e il contrasto al terrorismo marittimo.

Inoltre, spiega la Difesa, “ha lo scopo di incrementare il coordinamento tra l’attività della NATO e quelle dell’Unione Europea, condotte dai mezzi impiegati nell’operazione EUNAVFORMED Sophia, al fine di migliorare la difesa europea e la sicurezza collettiva, assicurando maggiori sinergie e sfruttando le peculiarità di ciascuna organizzazione”.

La fregata Espero è un’unità missilistica e antisommergibile appartenente alla Classe Maestrale. Varata il 19 novembre 1983 ed entrata in servizio il 4 maggio 1985, la nave ha un equipaggio di circa 200 uomini e donne, comprensivo dei team specialistici della Brigata Marina San Marco e della componente aerea della Marina Militare con un elicottero AB212 imbarcato.

La nave rimarrà nel gruppo navale NATO fino al prossimo 21 settembre.

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Fonte e foto: PI SMD

Difesa, il MinDif afgano gen Bahramee al CaSMD gen Graziano: “attività dei militari italiani un modello da seguire in tutto l’Afghanistan”

Nella mattinata di ieri, 20 febbraio, il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CaSMD), gen Claudio Graziano, ha accolto il Ministro della Difesa della Repubblica Islamica di Afghanistan, gen Tariq Shah Bahramee, in visita in Italia.

È lo stato maggiore della Difesa a renderlo noto attraverso il suo sito web istituzionale.

La visita è stata preceduta dalla resa degli onori da parte di un picchetto interforze, presso il cortile di Palazzo Esercito, ed è proseguita con l’incontro tra le due Autorità, successivamente allargato anche alle rispettive delegazioni, si apprende.

Il gen Graziano ha voluto rimarcare che “l’impegno delle Forze Armate italiane in Afghanistan è stato e resta rilevante, anche in considerazione del fatto che siamo i secondi contributori di truppe dopo gli Stati Uniti”.

“In Afghanistan – ha proseguito il Capo di Stato Maggiore della Difesa – si è scritta una pagina importante della nostra storia militare e ancora oggi i nostri militari sono lì per sostenere, con l’addestramento e con l’assistenza, le forze di sicurezza afgane affinché siano in grado di riprendere il pieno controllo del proprio territorio e possano garantire adeguatamente la sicurezza dei propri cittadini”.

Il gen Graziano si è complimentato con il ministro Bahramee per i risultati conseguiti dalle forze di sicurezza afgane in termini di accrescimento della capacità operative oggi esprimibili e di professionalità.

Da parte sua, il ministro Bahramee ha voluto ringraziare la Difesa italiana per quanto finora fatto per il suo paese, additando le attività svolte e i risultati ottenuti dai militari italiani nella provincia di Herat come un modello da seguire e da applicare in tutto l’Afghanistan.

Ha poi elogiato la capacità, tutta italiana, di dare complementarità e sinergia tra attività militari e quelle di cooperazione civile, sottolinea la Difesa, e ha avuto parole di profondo apprezzamento per l’alta funzione formativa e addestrativa che i militari italiani svolgono, soprattutto a favore del 207° Corpo d’Armata dell’Esercito afgano.

In particolare, ha lodato l’impegno nell’addestramento del personale femminile, tanto dell’Esercito quanto delle forze di polizia afgane, e nel contrasto degli ordigni esplosivi.

Il Ministro ha quindi concluso rammentando gli storici e solidi legami tra i due Paesi, definendo l’Italia un partner strategico per la crescita e lo sviluppo sociale dell’Afghanistan.

Oggi, sono circa 900 i militari italiani impiegati tra Herat e Kabul, nell’ambito della missione NATO Resolute Support, per sostenere l’Afghanistan e continuare a supportarlo in questo delicato momento di lotta al terrorismo, conclude la Difesa.

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Fonte e foto: difesa.it

NRDC-ITA: il nuovo concetto di Stability Policing della NATO, dopo la conferenza a breve il test presso l’ACT

È stata organizzata e condotta dal NATO Rapid Deployable Corps (NRDC-ITA) di Solbiate Olona in un periodo di intenso lavoro, proprio alla vigilia dell’assunzione del comando della componente terrestre (LCC) della Very High Readiness Joint  Task Force (VJTF) della NATO.

Si tratta della NATO Stability Policing and Strategic Direction South Conference, un’intera giornata di lavori, condotta il 30 novembre 2017 a Milano, a Palazzo Cusani, dedicata al nuovo concetto della NATO venuto a delinearsi dopo il Summit di Varsavia del 2016.

La conferenza – interamente dedicata al concetto di proiezione della stabilità, esigenza individuata a Varsavia per far fronte a complessità emergenti dettate da fattori concomitanti in presenza di governi deboli, quali le massicce migrazioni, il terrorismo transnazionale, le nuove tecnologie e i disastri naturali – ha visto susseguirsi gli interventi di qualificati relatori provenienti dal mondo militare e civile.

Il concetto della NATO sulla Stability Policing, infatti, intende mettere insieme proprio i due aspetti, creando un corpo specializzato di forze militari e forze di polizia civili, capaci di fronteggiare le sfide sia di un ambiente permissivo che di uno scenario estremo a tutela della sicurezza.

Forze di polizia con uno status militare, dunque, e con un mindset di polizia civile, in grado di giocare un ruolo chiave nell’attività di Projecting Stability disinnescando le cause di un conflitto e prevenendo il riaccendersi di nuovi contrasti. Sia nella fase delle operazioni, sia nelle attività post-conflitto.

A fronte di questo nuovo progetto della NATO, finalizzato alla presentazione di un NATO Stability Policing Concept, atteso per il mese di dicembre 2017, la conferenza di NRDC-ITA ha acceso i riflettori su un concetto che corrisponde a un elevato livello di ambizione dell’Alleanza, impegnata ad adattarsi a tutte le trasformazioni per far fronte a ogni nuova sfida.

L’intervento del col Vittorio Stingo, NATO Supreme Allied Command Transformation  Stability Policing Expert, ha chiarito da subito, quale primo intervento, l’aspetto dottrinale del nuovo concetto, sottolineando l’importanza di sviluppare una capacità di addestramento delle forze locali nelle zone di crisi, in modo da rendere autonome le autorità locali nella gestione e nel mantenimento della sicurezza senza il ricorso all’assistenza internazionale.

L’aspetto della tutela della sicurezza, essendo prioritario, porta a prevedere nell’eventualità l’inserimento di personale specificamente preparato in sostituzione temporanea della polizia locale, facendo anche ricorso a organizzazioni e personale addestrati ed esperti nell’attività di policing secondo gli standard della NATO.

Ecco dunque la necessità di far ricorso a elementi che non appartengono solo ed esclusivamente al settore militare: si rende chiara dunque l’esigenza di un approccio comprehensive a vantaggio della Cooperative Security e della gestione delle crisi.

Il concetto, presentato nel dicembre 2017, sta per essere messo alla prova all’Alllied Command Transformation della NATO: il periodo di test previsto va dal 26 febbraio fino al 5 marzo. La sperimentazione è programmata nel mese di aprile 2018 con la Viking 18.

Il ricorso a personale specializzato in tema di gestione dell’ordine ai fini della sicurezza per sostituzioni temporanee, laddove necessario, trova nel bacino dei centri di eccellenza in ambito NATO un punto d’appoggio per ogni esigenza.

In Italia, a Vicenza, il NATO Stability Policing Centre of Excellence (NSPCOE), guidato dai Carabinieri, fornisce all’Alleanza personale specificamente addestrato: ne ha parlato nel dettaglio il col Andrea Paris, che dirige il NSPCOE nella città veneta, facendo riferimento alle capacità e all’esperienza di attività di policing compresente a un mindset civile. Molteplici sono le iniziative che il centro conduce con l’obiettivo di fornire personale sempre più pronto per le esigenze della NATO.

Il gen Ernő Péter Siposs, che all’NRDC-ITA dirige la Influence Division, ha poi esposto il ruolo del Corpo d’armata tra i concetti di Security Force Assistance (SFA) e Stability Policing (SP), dalle attività di training, al supporto alle nazioni e al contributo alle missioni, con riferimento alla prontezza di NRDC-ITA a dispiegarsi in ambito NATO e oltre, a tutela della Difesa collettiva.

Il col Roberto Viglietta, dell’Italian Army Operational Land Forces Command and Army Operational Command, ha presentato un intervento sulle attività militari per la stabilità e sulle prospettive e gli sviluppi futuri dell’Esercito Italiano.

L’ambasciatrice finlandese Pia Stjernvall, della Civilian Crisis Management Unit del Ministero degli Esteri della Finlandia, e la ex ufficiale statunitense, ora allo U.S. Army War College- U.S. Peacekeeping and Stability operations Insitute, Karen J. Finkenbinder, hanno portato a conoscenza dell’audience le loro esperienze in ambito operativo. È emersa la difficoltà di riuscire a coniugare sempre i due ambiti civile e militare senza perdere di vista gli obiettivi di sicurezza preposti, criticità spesso presenti dalla fase di training.

Nel dettaglio, l’ambasciatrice Stjernvall ha presentato il suo lavoro in Afghanistan nell’intervento “Civilian Crisis Management and experiences from EUPOL Afghanistan”, mentre Finkenbinder ha parlato di “The Operational Design approach to urban environment and the Police role as support of military operations”.

Peter Vergauwen, EUROPOL European Counter Terrorism Centre Senior Specialist, ha rappresentato il punto di visto europeo con l’intervento “Europol, a EU centric organisation and its role as EU foreign policy asset”, evidenziando principi e approccio, dalla pirateria marittima ai Counter Terrorism Dialogues, attraverso il coordinamento con altri organismi.

Un punto di vista sulla collaborazione tra Europa e centri di eccellenza della NATO è stato presentato da Cherry Roberts, E.U. Commission – Global and Transregional Threats Advisor, con l’intervento “E.U. cooperation with NATO CoEs Including SP with Lybia as a case study of fragility”.

Roberts ha evidenziato le criticità nella costruzione della fiducia e nello stabilire la gestione della giustizia secondo gli standard locali.

Dall’Europa all’Onu: il capo della Unit U.N. Standing police Capacity di Brindisi, Jaako Christensen, ha presentato la “U.N. Standing Police Capacity in the NSDS”, mentre dal continente africano l’interessante prospettiva “The role of FPU in bringing stability to Somalia”, dell’Assistant Commissioner of Police Aderemi Adeoye, African Union, ha alzato i riflettori sulle attività di contrasto alla minaccia portata da Al-Shabaab.

Molto è già stato fatto, ha assicurato Aderemi Adeoye, e la Risoluzione 2372 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 30 agosto 2017 supporta l’ulteriore incremento delle unità di Stability Police. “Guardiamo agli sviluppi in presenza di trend emergenti di migrazioni e traffico di esseri umani dall’area sub-sahariana dell’Africa verso l’Europa”.

“Police perspective on stability policing and its coordination mechanism with the military component”, del gen dei Carabinieri Pietro Barbano, direttore del Center of Excellence for Stability Police Units (COESPU) di Vicenza, e “Gendarmerie – Police Activities in Africa”, del ten col Emiliano Mingorance Sanchez, Assistant Chief of Staff European Gendarmerie Force, Vicenza, sono gli interventi che hanno condotto al termine della giornata di lavori, sottolineando la flessibilità dello strumento di EUROGENDFOR a disposizione dell’Alleanza Atlantica.

La conferenza è stata condotta dal giornalista Lorenzo Cremonesi, del Corriere della Sera. Mentre gli onori di casa sono stati fatti dal Comandante di NRDC-ITA, gen Roberto Perretti, che ha aperto e chiuso i lavori con l’introduzione e le conclusioni dell’intensa giornata della NATO Stability Policing and Strategic Direction South Conference.

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Foto: NRDC-ITA

TAAC-W, RS: un corso di radiogiornalismo per contrastare la propaganda dei terroristi

Si è concluso ieri, 8 novembre, a Camp Arena a Herat, sede del contingente italiano nell’Afghanistan occidentale, un corso di giornalismo a favore di militari e poliziotti impiegati nella Pubblica Informazione delle Afghan National Defense Security Forces (ANDSF).

Si tratta del primo corso – spiega il Train Advise and Assist Command West (TAAC-W), attualmente su base brigata Taurinense, con un comunicato stampa di ieri – espressamente dedicato alla gestione di trasmissioni radiofoniche.

Con una breve cerimonia e con la consegna degli attestati di partecipazione da parte del gen Antonio Bettelli, vice Capo di Stato Maggiore dei Supporti della missione Resolute Support (RS) – massima autorità militare italiana in Afghanistan – e del Comandante del TAAC-W, gen Massimo Biagini, “si è dato formalmente il via a una nuova capacità nell’ambito della pubblica informazione delle ANDSF”, spiega il comunicato.

“Gli undici ufficiali dell’Afghan National Army e dall’Afghan National Police – comunica più in dettaglio il TAAC-W – hanno terminato un intenso corso volto ad approfondire le tematiche di giornalismo e informazione in un ambiente complesso e variegato come quello dell’Afghanistan occidentale, dove coesistono canali di comunicazione tradizionali quali la stampa, la radio e la televisione accanto a canali avanzati come internet e i social media”.

Il gen Bettelli, durante la consegna dei diplomi di fine corso, ha elogiato gli allievi incoraggiandoli a continuare il proprio percorso professionale per un Afghanistan sempre più prospero e sicuro, estendendo inoltre il proprio apprezzamento al personale del contingente italiano di TAAC-W che ha operato in veste di advisor per il perseguimento dell’importante traguardo.

L’esigenza di approfondire tali argomenti è emersa in seguito alla crescente necessità di contrastare in maniera efficace la propaganda delle formazioni terroristiche ostili alla popolazione e alle istituzioni afgane.

Personale qualificato del quartier generale di Resolute Support, insieme al personale del contingente italiano, ha quindi spiegato nel corso delle lezioni il giusto approccio alla metodologia dell’informazione, al corretto uso dei canali di comunicazione a seconda dell’audience di riferimento con particolare attenzione alle comunicazioni radiofoniche.

“In una società come quella odierna, il contrasto alle forze nemiche dell’Afghanistan si applica non solamente tramite il controllo del territorio fisico del proprio Paese, ma anche e soprattutto informando la popolazione in maniera adeguata, efficace e corretta su quelli che sono i continui progressi ottenuti dalle Forze di Sicurezza e dalle Istituzioni”, ha dichiarato il gen Biagini al termine della cerimonia.

“Questo corso – ha poi concluso il Comandante del TAAC-W – vi ha dato gli strumenti per operare ancor più efficacemente per il bene del vostro Paese, raggiungendo con le radio, le televisioni e il web il maggior numero di cittadini”.

Per il TAAC-W si è trattato di un’ulteriore iniziativa finalizzata a sostenere il processo di formazione e professionalizzazione delle forze di sicurezza locali non solo in aspetti tecnico-pratici militari ma, come stabilito dalla missione RS e dal governo di Kabul, favorendo la crescita professionale e specialistica dei nuovi quadri delle ANDSF.

Il corso appena concluso completa un percorso formativo avviato dalla brigata alpina Taurinense per creare nell’ambito delle ANDSF nuove capacità in grado di contrastare la propaganda delle cellule terroristiche e, allo stesso tempo, raggiungere sempre più ampie fasce di popolazione durante le campagne d’informazione per il contrasto agli ordigni improvvisati e quelle di prevenzione sanitaria.

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Fonte e foto: TAAC-W RS

Terrorismo: all’XI Regional Seapower Symposium il CaSMD gen Graziano evidenzia criticità area Mediterraneo

Si è concluso a Venezia l’XI Regional Seapower Symposium (RSS), che ha visto oltre 50 Capi delle Marine mondiali riuniti all’Arsenale di Venezia ospiti della Marina Militare Italiana nel seminario annuale dedicato alla Maritime Security dell’area mediterranea.

“Occasioni come questo simposio indicano chiaramente una significativa volontà di scambio in un mondo globalizzato in cui le singole organizzazioni, da sole, non possono risolvere i problemi”, ha dichiarato il Capo di Stato maggiore della Difesa, gen Claudio Graziano, introducendo il proprio intervento alla chiusura del Simposio.

“I problemi internazionali – ha proseguito – sono evidentemente globali, basti pensare al terrorismo, e si rende quindi necessaria una maggior cooperazione e un più efficace sistema di relazioni, riporta il comunicato stampa dello stato maggiore della Difesa datato 20 ottobre, giornata conclusiva del Simposio.

“Tra le nostre principali aree di interesse strategico – ha sottolineato il gen Graziano – c’è la Regione Mediterranea, dove confluiscono fattori destabilizzanti per l’Europa e per gli altri continenti”.

“Uno di questi fenomeni – ha continuato il Capo di Stato Maggiore della Difesa – è certamente quello dell’immigrazione clandestina, che ha registrato una diminuzione proprio grazie alla risposta collettiva e coordinata del sistema Paese, alla cooperazione tra i Ministeri e all’addestramento e alla formazione della guardia costiera libica.”

Parlando dell’attuale quadro geostrategico “caratterizzato da una minaccia multiforme”, il gen Graziano ha evidenziato quanto sia “fondamentale una sempre migliore coordinazione e una risposta generale che superi l’approccio single service e porti ad un approccio interforze veramente efficace per contrastare il terrorismo”.

“Negli ultimi anni c’è stata sicuramente una crescita, e un miglioramento, ma ora è necessario costruire un sistema di risposta credibile che risulti efficacie per i prossimi anni, ha concluso il Capo di stato maggiore della Difesa.

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Fonte e foto: Difesa

Difesa e immigrazione: “l’Europa investa nella ricerca dei problemi all’origine”, il SSSD on Rossi alla Scuola di Polizia

Il Sottosegretario di Stato alla Difesa, on Domenico Rossi, è intervenuto oggi, 1° febbraio, alla chiusura del convegno dedicato a “I richiedenti protezione internazionale in Italia” che si è svolto presso la Scuola di perfezionamento per le Forze di Polizia. È il suo stesso ufficio comunicazione a darne notizia in data odierna.

L’attuale tema dell’immigrazione è stato analizzato da differenti prospettive grazie alla partecipazione di illustri relatori che sono intervenuti nelle due sessioni del seminario, si apprende.

A rappresentare la Difesa il sottosegretario Rossi, che nel suo intervento ha sottolineato l’importanza di coniugare il rigore con l’umanità e la solidarietà nei confronti di chi scappa da guerra e povertà”.

“In questo senso – ha proseguito – è evidente che non possono essere condivise, in termini generali, idee di innalzamento di muri”, definendo piuttosto “un’accoglienza che comunque non influenzi il comune senso di sicurezza”.

Dopo aver rimarcato l’impegno della Difesa nelle attività di prevenzione svolte sul territorio nazionale, in concorso alla Forze di Polizia “che contribuiscono ad aumentare realmente la percezione della sicurezza da parte del cittadino”, il sottosegretario Rossi ha sottolineato che “seppur non sia facile, dobbiamo lanciare un messaggio culturale alla società: non collegare immigrazione con terrorismo”.

“Noi subiamo gli effetti di questo fenomeno, ma è indispensabile analizzarne le cause”, ha aggiunto il sottosegretario Rossi nel suo intervento, “Pertanto è importante che l’Europa possa investire affinché i problemi vengano risolti dove hanno origine i flussi migratori”.

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Fonte e foto: Ufficio Comunicazione SSSD on Rossi

Marina, NATO Active Endeavour: la fregata Fasan raggiungerà lo SNMG2 per la sicurezza nel Mediterraneo contro il terrorismo

fregata Virginio Fasan_FREMM_Marina MilitareLa fregata Virginio Fasan ha lasciato lunedì, 12 settembre, il porto di Palermo per unirsi al Secondo Gruppo della Standing NATO Maritime Group (SNMG2) e prendere parte all’operazione navale della NATO Active Endeavour fino al 27 settembre, fa sapere la Marina Militare con un comunicato stampa datato 14 settembre.

I compiti assegnati alle unità navali, sottolinea il comunicato, sono di presenza e monitoraggio, controllo del traffico mercantile e condotta di operazioni di contromisure mine e in generale di garantire la sicurezza per la navigazione nel Mediterraneo.

Nave Fasan contribuirà a mantenere, assieme alle altre unità del Mediterraneo, una presenza credibile, al fine di sostenere la campagna contro il terrorismo internazionale tramite un valido ed efficace strumento di sicurezza, a difesa e protezione dei paesi dell’Alleanza.

L’operazione, alla quale prenderanno parte Marine provenienti da vari paesi della NATO tra cui Canada, Danimarca e Grecia, rappresenterà inoltre un’opportunità per poter condividere procedure operative e allo stesso tempo acquisire specifiche competenze per la lotta al terrorismo e la sicurezza dei mari.

Gli hashtag per parlarne sui social sono: #MarinaMilitare e #ProfessionsitiDelMare

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Nave Fasan della Marina Militare in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: Marina Militare

SNMG2, esercitazione del boarding team italiano a bordo della fregata tedesca Hamburg. Foto

20150812_SNMG2 facebook profile_Ita Boarding Team Euro_Marina Militare (3)Lo Standing NATO Maritime Group 2 (SNMG2), forza navale della NATO operativa nel Mediterraneo in funzione sicurezza e antiterrorismo, ha pubblicato ieri, 12 agosto, sul suo profilo facebook, le foto del Boarding Team italiano della fregata Euro in esercitazione a bordo della fregata tedesca Hamburg, attuale flag ship dell’operazione Active Endeavour (link articolo in calce).

Una volta saliti a bordo, spiega il post di SNMG2 in facebook, i militari italiani si sono messi in sicurezza, hanno perquisito alcune stanze e hanno discusso con il personale civile di bordo, il tutto nello scenario fittizio dell’esercitazione in corso.

20150812_SNMG2 facebook profile_Ita Boarding Team Euro_Marina Militare (5)L’SNMG2 è dallo scorso 25 giugno sotto il comando del contrammiraglio Jörg Klein della Marina Militare Tedesca, imbarcato sulla fregata Hamburg (flag ship).

Il Boarding Team ha la capacità di operare in scenari cosiddetti “non cooperativi” in ambiente sia diurno che notturno. Per quanto riguarda la formazione di Boarding Team, si apprende dal sito della Marina Militare Italiana della conclusione, il 21 novembre scorso, di un periodo di addestramento avanzato di 10 settimane dei team del 2° reggimento della brigata marina San Marco, integrato dell’addestramento congiunto con i Tiratori Scelti Anfibi (TSA) e dell’addestramento al Combattimento Militare Corpo a Corpo (CMCC).

20150812_SNMG2 facebook profile_Ita Boarding Team Euro_Marina Militare (2)Tutte le foto qui pubblicate sono del profilo facebook SNMG2.

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Fonte e foto: Standing NATO Maritime Group 2/facebook; marina.difesa.it

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20150812_SNMG2 facebook profile_Ita Boarding Team Euro_Marina Militare (4)

#OpCharlieHebdo – E spunta in rete misterioso countdown di Anonymous

OpCharlieHebdoCountdown480By Federico Bianchini

Nous sommes Charlie. Nous sommes anonymous. Nous sommes légion. Nous ne pardonnons pas. Nous n’oublions pas. Redoutez-nous

Gli eventi recenti in Francia hanno scosso il mondo. Ma c’è chi, guardando i video dell’agente giustiziato, si inorridisce e chi digrigna i denti.

Il famigerato gruppo di hacktivisti Anonymous ha digrignato i denti. Capeggiati da una sezione belga, pare, Anonymous ha dichiarato guerra al terrorismo iniziando l’operazione “#OpCharlieHebdo” (in tipico stile del gruppo) e, sostiene, di avere già iniziato la propria campagna di giustizia bloccando degli account di twitter e dei siti web affiliati a gruppi jihadisti.

OuMangerHalal480Messaggi twitter:

#JeSuisCharlie This is link to a few jihadist accounts. Please get the word out and ask @twitter to block them. http://t.co/e5cuAWPK4e
— OpCharlieHebdo (@OpCharlieHebdo)

Elenco account denunciati da #OpCharlieHebdo:

http://pastebin.com/pfffWm3u

Assieme ad essi, molti altri siti Halal hanno subìto defacing anche senza contenere messaggi jihadisti

Ou Manger Halal, defaced:

http://www.oumanger-halal.fr/

I membri di Anonymous hanno questa tendenza ad essere molto rumorosi (sul web) e parecchio orgogliosi dei propri risultati, postando screenshot e continui aggiornamenti delle operazioni sulle loro message board di riferimento. Un link di una pagina è effettivamente apparso, http://www.opcharliehebdo.com/ , con un countdown per domenica 11 gennaio 2015 ore 10:00 Gmt (11:00 locali), apparso contemporaneamente alle dichiarazioni della cellula belga di Anonymous.
Ma, essendo che nessun membro di Anonymous ha confermato l’origine della pagina ed avendo la cellula belga ufficialmente negato ogni associazione con la stessa, è probabile che questa non sia nulla più che una bufala.

Il modo in cui agisce Anonymous è spesso controverso, confuso e contraddittorio. E questo sembra decisamente essere il caso.

Molti hanno una visione distorta di cosa sia veramente Anonymous e di quali siano le sue capacità, la comune illusione che l’informatica sia una criptica arte necromantica non aiuta ad avere un quadro chiaro della situazione.

Prima di proseguire quindi, consideriamo che Anonymous è teoricamente un’organizzazione a compartimenti stagni dove membri anonimi cooperano per uno scopo definito democraticamente dall’organizzazione stessa. Questa situazione presenta vari problemi, tra cui la difficoltà organizzativa e una grande varietà nel tempo dell’abilità dei singoli membri, che non garantisce un costante livello di efficienza di operazione. Anonymous quindi è sia composta da “script kiddies” che girano un LOIC (Low Orbit Ion Cannon, programma dal nome evocativo, ma niente di più di un sistema per operare un DoS, un Denial of Service, la pratica base di Anonymous) fino a “Grey hats” navigati capaci di compiere attacchi come il notevole HBGary Cybergate nel 2011.

Anonymous organizza task forces o vere e proprie leve di massa sui suoi siti di influenza a seconda dello scopo. Le prime sono formate principalmente da esperti, le seconde da utenti di vario livello di conoscenza, ma il cui numero è fondamentale per il successo delle operazioni di Ddos (Distributed Denial of Service, simile al concetto indicato prima, solo con più utenti partecipanti).

Sono quindi gli esperti a fare la differenza in una situazione come quella attuale, dove per operare con successo bisogna interagire con siti relativamente ben protetti e di esperti, Anonymous, nel tempo ne ha persi molti. La cellula che eseguì l’attacco alla HBGary, per esempio, si distaccò, formando un nuovo gruppo chiamato LulzSec (in gergo: Sezione delle Risate) togliendo ad Anonymous validi membri per i propri scopi.

La forma e la qualità dei presenti e futuri attacchi è quindi tutta da vedersi. Se Anonymous riuscisse ad evocare tra le proprie fila un nuovo gruppo di esperti, potrebbe mettere in seria difficoltà le capacità comunicative sul web dei gruppi jihadisti.

Ma se fosse il contrario e l’ISIS, per fare un esempio, avesse a sua disposizione personale con capacità simili, le cose potrebbero andare molto diversamente. Nel 2011 Anonymous dichiarò guerra a Los Zetas, un potente cartello della droga messicano. Varie società di sicurezza informatica si prodigarono a tentare di dissuadere il gruppo da ogni azione. I cartelli non sono solo capaci di estrema violenza, ma con l’enorme quantità di denaro a disposizione non avrebbero avuto problemi a trovare un “black hat” mercenario per rintracciare gli hackers. Le due peculiarità assieme presto convinsero Anonymous che i rischi erano troppo alti e il gruppo si defilò ritirandosi dalle operazioni.

Questo, però, accade quando Anonymous riesce a coordinarsi, cosa che in queste ore non sembra riuscire a fare. Le attività sono delle più varie, dalla denuncia di account e l’oscuramento di siti jihadisti, al defacing, spesso becero e offensivo, di siti che poco vi hanno a che fare.

Le capacità del gruppo da qui in avanti faranno tutta la differenza del mondo nel condurre la loro “guerra”, con risultati che possono variare: successo totale – cioè silenziare le attività social dei gruppi jihadisti -, sconfitta assoluta – le tattiche di Anonymous si ritorcono contro i membri dell’organizzazione dando ai loro obiettivi modo di rintracciarli -, o, semplicemente, il nulla di fatto – qualche insulto razzista, qualche sito sfregiato, qualche account bannato.

Anonymous ancora una volta, comunque, dimostra di essere un nuovo agente nelle questioni internazionali, senza ombra di dubbio intrigante, ma dall’utilità dubbia e forse controproducente nello schema dello sforzo comune della guerra al terrorismo.

Federico Bianchini
Foto fornite dall’autore (link nel testo)