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Brigata Pinerolo: Conclusa la 1^ Sessione di Integrazione Operativa 2019

Con la 1^ Sessione di Integrazione Operativa (SIO) 2019 condotta dalla Brigata Pinerolo si sono concluse le attività di approntamento finalizzate al raggiungimento delle capacità operative delle unità contingentate per l’esigenza Joint Rapid Reaction Force (JRRF) e quelle connesse con la Campagna di Sperimentazione del progetto Forza NEC (Network Enabled Capability), ha fatto sapere la stessa Brigata con un comunicato stampa del 29 maggio scorso.

L’esercitazione, che ha preso il via nei primi giorni di maggio, ha visto la Brigata, con i reggimenti dipendenti, integrata con unità ad altissima connotazione specialistica appartenenti a tutta la Forza Armata, schierate simultaneamente nei poligoni di Torre di Nebbia (BA) e Torre Veneri (LE).

Lo scopo dell’esercitazione è stato quello di acquisire un’effettiva capacità di operare in modo completamente digitalizzato, utilizzando i sistemi di Comando e Controllo, mezzi tattici, nonché equipaggiamenti individuali, nell’ambito del programma denominato “Soldato Sicuro”.

Alla fase conclusiva dell’esercitazione ha partecipato il Comandante delle Forze Operative Sud (COMFOPSUD), Generale di Corpo d’Armata Rosario Castellano, accolto dal Comandante della Divisone Acqui, Generale di Divisione Fabio Polli, e dal Comandante della Brigata Meccanizzata Pinerolo, che nel corso di un briefing ha illustrato le attività condotte dalle unità partecipanti alla SIO.

Il Generale Castellano ha visitato i posti comando digitalizzati, schierati nel poligono, e ha assistito a un’esercitazione a livello gruppo tattico digitalizzato, impegnato in un’operazione di stabilizzazione di un’area di crisi.

Mediante l’utilizzo dei sistemi di comunicazione dei posti comando digitalizzati, si apprende, il Comandante delle Forze Operative Sud ha potuto apprezzare tutte le fasi della manovra condotte simultaneamente dalle unità schierate nei poligoni di Torre di Nebbia e Torre Veneri.

Nel ringraziare tutto il personale presente, si legge dal comunicato stampa, il Generale Castellano si è complimentato per il livello di addestramento raggiunto, per la motivazione del personale impiegato e per le capacità espresse sia in operazioni sul territorio nazionale che all’estero, non solo dalla Brigata Pinerolo ma da tutte le componenti che hanno partecipato all’esercitazione.

Nel corso dell’attività tecnico-tattica, la sinergia tra i sistemi e i mezzi ha consentito di ottenere un flusso di comunicazioni tra Posti Comando Digitalizzati (navigazione geolocalizzata, messaggi formattati, gestione dell’osservazione, identificazione e ingaggio dei bersagli), con la conseguente conoscenza in tempo reale della situazione tattica amica e nemica.

Durante la 1^ SIO sono stati sperimentati, per la prima volta, i sistemi per  l’implementazione della sicurezza nella gestione dei flussi dei dati, l’impiego dei nuovi aeromobili a pilotaggio remoto UAV (Unmanned Aerial Vehicle) da parte della Brigata Informazioni Tattiche (BITAT), nonché i sistemi che consentiranno l’interoperabilità delle capacità di Comando e Controllo tra la componente dell’Esercito con le Forze da Sbarco della Marina e con i sistemi dell’Aeronautica per raccogliere le informazioni riguardanti le posizioni delle unità a terra e trasferirle in modo digitale verso gli assetti di supporto aereo che ne fanno richiesta.

“Il progetto Forza NEC, congiunto Difesa-Industria, si prefigge lo scopo di abbattere i tempi di comunicazione e di acquisizione delle informazioni nelle operazioni militari per mezzo di nuove tecnologie informatiche”, conclude il comunicato della Brigata.

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Fonte e foto: Brigata Pinerolo

COMFOPSUD: i droni dell’Esercito sulla Terra dei Fuochi, un Raven contro lo sversamento di rifiuti

“Una risorsa dell’Esercito posta al servizio della cabina di regia dell’operazione Terra dei Fuochi, come ulteriore ausilio nella lotta allo sversamento e smaltimento illecito di rifiuti”, scrive il Comando Forze Operative Sud (COMFOPSUD) in un comunicato stampa di oggi, 15 marzo.

L’UAV (Unmanned Aerial Vehicle) RAVEN, si apprende, “sarà un occhio dal cielo che vigilerà sulla Terra dei Fuochi, uno strumento che permette di vedere senza essere visti, in grado di volare ad un’altitudine di 500 piedi e spaziare per un raggio di massimo 10 km acquisendo immagini e video del territorio sottostante”.

L’impiego del drone, spiega il COMFOPSUD, consentirà di individuare siti di sversamento, fino a oggi inaccessibili dalle pattuglie sul terreno, fornendo sia di giorno che di notte una fotografia aerea sulla Terra dei Fuochi, raccogliendo dati che verranno poi condivisi sulla piattaforma tecnologica di SMA Campania per consentire il censimento dei luoghi di sversamento.

L’assetto, nella sua componente umana e tecnologica, lavora su un piano di ricerca frutto della correlazione di informazioni che arrivano da diverse fonti, istituzionali e non, in grado di rispondere a delle precise esigenze informative, raccogliendo immagini e dati che saranno posti a disposizione degli analisti dell’Esercito per le valutazioni operative volte al contrasto di sversamenti, incendi e interramenti di rifiuti.

Il drone, nel corso delle ricognizioni, è in grado di individuare e registrare le persone nell’atto dello sversamento e dirigere di conseguenza le pattuglie sul terreno per contestare loro la flagranza di reato.

“L’Operazione Terra dei Fuochi, con un contingente di 200 militari dell’Esercito e l’utilizzo dell’assetto drone, quale moltiplicatore di potenza ad alto contenuto tecnologico, permetterà di condurre un’azione molto più efficace nel contrasto allo sversamento illecito di rifiuti, rende noto il comunicato.

“L’introduzione degli aerei a pilotaggio remoto è il risultato della sinergia tra diverse istituzioni, militari e civili, che ha visto la collaborazione tra le Prefetture, l’Aeronautica Militare e gli enti civili Enav ed Enac per poter consentire a un APR (Aereo a Pilotaggio Remoto) di poter volare in uno spazio aereo congestionato come quello di Napoli e Caserta”.

Fonte e foto: COMFOPSUD

 

Ita Minex 2015: bonifica dei fondali in uno scenario di crisi, è l’addestramento della Marina con i ROV e i nuovi AUV

incursori_Marina Militare_Città della SpeziaFino al prossimo 22 giugno, nelle acque antistanti la zona costiera da La Spezia a Marina di Pisa, si svolge la più importante esercitazione di sminamento della Marina Militare, la Ita Minex 2015.

L’addestramento, in corso dall’8 giugno scorso, coinvolge tutto il personale e i mezzi della forza di contromisure mine con base a La Spezia e forze di Contromisure Mine Europee e NATO, tra cui Spagna, Germania, Francia, Grecia, Slovenia, Turchia, e la partecipazione di osservatori provenienti da diverse nazioni, quali Algeria, Arabia Saudita, Brasile, Croazia, Egitto, Libano, Marocco, Stati Uniti, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e Qatar.

Lo scopo dell’esercitazione è quello di addestrare il personale, impiegato a bordo e a terra, a pianificare e condurre efficaci operazioni di bonifica dei fondali lavorando in uno scenario che riproduce, nel modo più realistico possibile, una situazione di crisi in cui la minaccia non è prevedibile. La task force sarà in grado di effettuare una completa mappatura del fondale in grado di scoprire, localizzare e identificare visivamente qualsiasi oggetto o minaccia presente sotto la superficie.

Fino al 22 giugno nelle acque del Mar Ligure fino a Marina di Carrara saranno impegnati diversi mezzi: le unità navali, gli elicotteri, i palombari, i Remotely Operated Vehicle (ROV – veicolo subacqueo pilotato da una postazione remota) e gli Autonomous Underwater Vehicle (AUV – Veicoli Subacquei Autonomi) di nuova acquisizione.

Nell’ambito dell’esercitazione un ruolo di rilievo viene assegnato alle unità ausiliarie tipo Moto Trasporto Costiero/Fari (MTC/F), che svolgeranno importanti attività di supporto.

Questo scenario d’esercitazione è focalizzato a mettere in risalto le spinte capacità duali delle unità cacciamine e ausiliarie nazionali che vedranno operare – da bordo – il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana e svolgeranno anche attività in supporto a organizzazioni ed enti esterni alla Forza Armata, quali i Vigili del Fuoco e le Forze di polizia locali.

Quest’anno prendono parte all’esercitazione anche università e istituti di ricerca provenienti da Firenze, Pisa, Genova e Ancona, che potranno sperimentare alcuni veicoli subacquei di loro realizzazione.

L’hashtag per parlarne: #ItaMinex2015

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Fonte: Marina Militare

Foto: Marina Militare via Città della Spezia

Droni: testato in Italia da Alenia Aermacchi il sistema di collision avoidance

Sky-Y_flight safety system_GrazzaniseUn altro passo avanti per le future operazioni dei velivoli senza pilota negli spazi aerei civili è stato fatto in Italia a dieci anni dal debutto in volo dell’Alenia Aermacchi Sky-X, primo UAS europeo dal peso di oltre una tonnellata.

Grazie a una serie di test condotti in Italia nelle scorse settimane, dalla base di Grazzanise, sede del 9° Stormo dell’Aeronautica Militare, Finmeccanica-Alenia Aermacchi, con il proprio dimostratore RPAS Sky-Y, ha completato con successo un importante ciclo di sperimentazione, dimostrando la funzionalità del sistema MIDCAS di identificazione di un altro velivolo in potenziale conflitto di traffico (in questo caso un Alenia Aermacchi C-27J che si è avvicinato allo Sky-Y in volo a diverse quote e da diverse direzioni) e la capacità di variare la rotta per evitare la collisione con una manovra automatica.

Le prove hanno comportato un avvicinamento dei due velivoli fino a 150 metri.

Sky-Y in flight_flight safety system_GrazzaniseAltro obiettivo della sperimentazione era quello di determinare la migliore combinazione di sensori (utilizzando sistemi radio, elettro-ottici, infrarossi e radar progettati dal consorzio MIDCAS) per alimentare il sistema intelligente a bordo del velivolo senza pilota. Quest’ultimo ambito ha visto la partecipazione diretta anche di Finmeccanica-Selex ES che ha coordinato lo sviluppo del sensore “Sense and Avoid” e fornito parte dei sensori cooperativi.

Oggi confinate a teatri operativi, su aree di prova o in “corridoi” completamente separati dagli spazi aerei utilizzati dai vari tipi di aerei ed elicotteri, le attività dei velivoli senza pilota a bordo, UAS, Unmanned Aerial Systems o RPAS, Remotely Piloted Aircraft Systems, necessitano di importanti processi di evoluzione tecnologica per poter sfruttare appieno il loro potenziale. Il principale di questi è quello della sicurezza del volo.

Per garantire questo fondamentale aspetto per il futuro degli aerei senza pilota di tutte le categorie, la EDA, European Defence Agency, ha lanciato nel 2009 il progetto MIDCAS per identificare soluzioni volte a garantire la Midair Collision Avoidance, cioè la separazione tra velivoli pilotati e non e la prevenzione delle collisioni in volo. E’ questo infatti uno dei fondamentali tasselli mancanti per una piena integrazione dei velivoli a pilotaggio remoto nello spazio aereo ed in definitiva al loro totale sfruttamento commerciale e istituzionale.

Prescelto dal consorzio MIDCAS in quanto la miglior piattaforma disponibile in Europa per la sperimentazione tecnologica, lo Sky-Y di Alenia Aermacchi ha dunque consentito di effettuare il primo esperimento in volo di collision avoidance automatica basata su sensori “non cooperativi”, avendo cioè la capacità di evitare anche velivoli non equipaggiati con i trasponder (sistema standard di identificazione dei velivoli) normalmente utilizzati sugli aerei civili.

Questo nuovo importante traguardo tecnologico si aggiunge a una serie di significativi risultati raggiunti negli anni dai dimostratori tecnologici di velivolo non pilotato Sky-X e Sky-Y di Finmeccanica-Alenia Aermacchi:

• Sky-X – primo UAV europeo sopra la tonnellata: 1° volo maggio 2005, Vidsel, Svezia

• Sky-X – primo avvicinamento completamente automatico di un UAV con un velivolo che simulava un aerorifornitore: 28 Giugno 2008, Amendola, Italia

• Sky-Y – primo volo di un UAV MALE europeo equipaggiato con motore diesel: 20 giugno 2007, Vidsel, Svezia

• Sky-Y – record europeo di durata di volo, 8 ore, per UAV di classe superiore ai 1000 Kg : 25 ottobre 2007, Vidsel, Svezia

• Sky-Y – primo volo al mondo (insieme con l’UAV Finmeccanica-Selex ES Falco) da aeroporto civile: settembre 2011, Cuneo, Italia

• Sky-Y – primo velivolo senza pilota completamente automatico che si basa sull’unione del sistema di identificazione cooperativo con quello non-cooperativo, così come solo su quello non-cooperativo e messo in rotta di collisione con aerei pilotati: MIDCAS, primavera 2015, Grazzanise, Italia

MIDCAS è un progetto di ricerca coordinato dalla EDA per conto dei 5 paesi partner (Svezia, Germania, Francia, Italia e Spagna). La supervisione e l’autorità di controllo è esercitata mediante un apposito steering body: Project Arrangement Management Group (PAMG), costituito dai rappresentanti dei ministeri della Difesa dei paesi partecipanti.

Il consorzio industriale è composto dalla svedese Saab (azienda coordinatrice), Finmeccanica-Alenia Aermacchi e Finmeccanica-Selex ES per l’Italia, Diehl, AIRBUS D&S ed ESG per la Germania, Indra per la Spagna, Sagem e Thales per la Francia e dagli istituti di ricerca aerospaziali CIRA per l’Italia e DLR per la Germania.

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Fonte e foto: Alenia Aermacchi

KFOR: l’UAV Raven di Villaggio Italia alla ricerca di un ragazzo scomparso nel fiume Ibar

20150414_KFOR_UAV Raven per ragazoz scomparso fiume Ibar_kosovoDa ieri, 14 aprile, il mini velivolo a pilotaggio remoto UAV Raven in dotazione al Multinational Battle Group West (MNBG-W) di KFOR, con base a Villaggio Italia, in Kosovo, viene impiegato nelle ricerche di un ragazzo scomparso nella zona nord del Kosovo, fa sapere un comunicato stampa della stessa KFOR.

L’utilizzo del velivolo è stato autorizzato dal comandante di KFOR (COMKFOR), generale Francesco Paolo Figliuolo. Il velivolo sorvolerà il tratto di fiume in cui sono concentrate le ricerche per raccogliere immagini che possano facilitare le operazioni.

Già venerdì scorso il COMKFOR, aderendo a una richiesta del ministero dell’interno Kosovaro, aveva autorizzato un team di sommozzatori delle Kosovo Security Forces (KSF) a iniziare le ricerche del ragazzo, un 17enne kosovaro-albanese scomparso nel fiume Ibar.

UAV RavenÈ la prima volta che tale tecnologia, in dotazione alle truppe KFOR, viene impiegata a favore della popolazione locale. La situazione sul terreno, in particolare, risulta delicata, come sottolinea il comunicato, per il fatto che la zona dove si concentrano le ricerche del ragazzo è nella municipalità di Mitrovica Nord, a maggioranza serba, dove le KSF normalmente non accedono per non alimentare tensioni interetniche e dove possono operare solo con l’autorizzazione del COMKFOR.

Per mantenere una situazione di calma e di sicurezza KFOR ha organizzato un incontro a cui hanno partecipato i sindaci di Mitrovica Nord e Sud e i rappresentanti della Polizia delle due municipalità. L’incontro è servito per condividere le modalità operative, gli obiettivi della ricerca e per uno scambio di informazioni. I rappresentanti delle due municipalità, si apprende, al termine dell’incontro hanno rilasciato dichiarazioni distensive ai media presenti.

KFOR è la Forza Multinazionale NATO in Kosovo. Dal settembre 2014 il comando è affidato al generale Francesco Paolo Figliuolo, ai suoi ordini ci sono circa 5.000 uomini e donne di 31 paesi. Il compito di KFOR è quello di mantenere un ambiente sicuro, garantire la libertà di movimento e impedire il ricorso alla violenza. In tal modo contribuisce al consolidamento della pace e della stabilità nella regione, al processo di crescita civile, allo sviluppo delle istituzioni locali.

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Fonte e foto: PAO KFOR

Ex Clever Ferret 2014: per la prima volta i missili anticarro Spike. Italia, Ungheria e Slovenia nella Multinational Land Force esercitano procedure operative

Ha preso il via a Maribor, in Slovenia, lo scorso 27 giugno, nella centrale piazza Strukelj alla presenza del ministro della Difesa sloveno, Roman Jakic, del Capo di stato maggiore della Difesa slovena, maggior generale Dobran Bozic, del sindaco di Maribor, Andrej Fistravec, e del comandante della brigata alpina Julia e della Multinational Land Force (MLF), generale Ignazio Gamba.

È l’esercitazione multinazionale terrestre Clever Ferret 2014, che vede impiegati circa 1.300 militari provenienti da Italia, Slovenia e Ungheria impegnati nella più vasta attività addestrativa a livello brigata in Europa.

Tiri con i mortai, attacchi di convogli, supporto aereo, interventi di forze speciali, creazioni di varchi con esplosivo, fino all’impiego, per la prima volta in esercitazione, dei missili anticarro Spike: la Clever Ferret 2014 è giunta a metà del suo svolgimento, che è programmato su due settimane.

I reparti dei tre paesi stanno svolgendo il loro addestramento nei poligoni militari di Pocek, vicino Postumia, Cerklje, vicino Novo Mesto, e Apace, vicino Maribor, la seconda città della Slovenia dove è installato anche il quartier generale della MLF, ai comandi del generale Gamba.

L’esercitazione, che serve ad armonizzare le procedure operative e ad accrescere la conoscenza reciproca e l’affiatamento tra i diversi reparti, ha visto anche l’impiego di nuovi sistemi d’arma.

Il missile anticarro Spike, infatti, viene utilizzato per la prima volta in un contesto operativo multinazionale dagli alpini della Julia, che hanno anche compiuto un’esercitazione a fuoco appiedata e da bordo dei mezzi Lince simulando un attacco e operando con unità cinofile per l’individuazione di ordigni esplosivi improvvisati, con il supporto aereo di un UAV del 41° reggimento per il controllo dall’alto dell’area di operazioni.

Ulteriori esercitazioni a fuoco congiunte sono state svolte impiegando i mortai italiani e ungheresi e i ranger del 4° reggimento assieme alle forze speciali slovene, anche con supporto aereo di PC9 sloveni e AMX italiani, così come creazioni di varchi tramite esplosivo sono state effettuate dai genieri del 2° reggimento assieme ai loro colleghi degli altri due paesi.

Parlando al personale del quartier generale, il generale Gamba ha ribadito l’importanza dell’esercitazione per affinare la conoscenza delle procedure anche in vista di eventuali futuri impieghi nei teatri operativi all’estero.

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Fonte e foto: Multinational Land force – Public Affairs Office

MALE2020, il drone europeo di nuova generazione in chiave comune europea. Approccio comune di Airbus, Dassault Aviation e Alenia Aermacchi

L’industria europea è pronta a sviluppare un sistema aereo avanzato a pilotaggio remoto (UAS – European Unmanned Aerial System) di nuova generazione, denominato MALE2020.

A distanza di undici mesi dalla prima dichiarazione a favore dello sviluppo di un drone europeo, presentata in occasione del Salone Aeronautico di Parigi del 2013, le tre principali aziende aeronautiche d’Europa, Airbus, Dassault Aviation e Alenia Aermacchi, hanno ora completato una prima fase di definizione del progetto e stabilito ulteriori dettagli per un approccio comune, secondo quanto riferito congiuntamente dalle tre aziende ieri, 19 maggio.

Airbus Defence and Space, Dassault Aviation e Alenia Aermacchi, società Finmeccanica, hanno consegnato ai ministeri della Difesa di Francia, Germania e Italia una proposta per portare avanti un programma per un UAS europeo. L’offerta prevede una fase di definizione del progetto, già elaborata da team di sviluppo congiunti di Airbus Defence and Space, Dassault Aviation e  Alenia Aermacchi e supportata da un accordo industriale tra le tre aziende per la suddivisione degli investimenti e del lavoro per lanciare il programma MALE2020.

La fase di definizione prevede che le tre nazioni mettano a punto, in collaborazione con le rispettive forze aeree e con l’industria europea, i loro requisiti per lo sviluppo di uno UAS europeo. La fase di definizione servirà inoltre a evitare costi di sviluppo aggiuntivi nel corso della successiva fase di produzione e a ridurre al minimo i rischi tecnici e finanziari. A seguito della finalizzazione di questa fase di definizione, le nazioni saranno poi chiamate a concordare le ulteriori fasi di sviluppo di un UAS europeo: il piano delle industrie indica che una soluzione affidabile e certificabile potrebbe essere pronta per il 2020.

Bernhard Gerwert, CEO di Airbus Defence and Space, ha dichiarato: “Abbiamo raggiunto una importante pietra miliare per lo sviluppo di un drone di tipo MALE europeo la cui necessità per le nostre forze armate è indiscutibile. Siamo fortemente motivati a portare avanti le trattative con i ministeri della Difesa e speriamo di poter presto lanciare questa prima fase del programma.”

Per il CEO di Dassault Aviation, Eric Trappier, “si tratta di un’occasione unica per sviluppare in Europa questa risorsa strategica. Per la prima volta, con il programma MALE2020, l’industria dà il via a un progetto con un pieno accordo in merito alla generale suddivisione delle responsabilità. La proposta per la fase di definizione è stata elaborata da un team di progettazione congiunto, a dimostrazione del forte impegno della nostra industria nei confronti di questo programma.”

Giuseppe Giordo, CEO di Alenia Aermacchi, a sua volta ha dichiarato: “Intravediamo una chiara opportunità per le forze aeree di avvalersi di un sistema autonomo per la sorveglianza in grado di rispondere ai requisiti operativi del futuro. E’ questo il momento di spingere la tecnologia oltre i livelli attuali e garantire così la capacità all’Europa di sviluppare una nuova generazione dei sistemi aerei da difesa mantenendo nell’ambito della nostra industria l’attuale elevato livello di talento e esperienza.”

Molte nazioni europee da tempo hanno definito un requisito per sistemi a pilotaggio remoto avanzati. Gli stessi risultati del summit sulla Difesa europea tenutosi nel dicembre del 2013 fanno un chiaro richiamo a un urgente necessità di questo genere di sistemi. Le conclusioni del Consiglio Europeo riconoscono lo sviluppo di un UAS di categoria MALE, Medium Altitude Long Endurance, come la principale risorsa per la difesa europea del futuro.

Alla luce della crescente dipendenza degli stati europei da equipaggiamenti della difesa di produzione extra europei, le principali aziende aeronautiche d’Europa, lo scorso giugno, hanno lanciato una richiesta congiunta di supporto alle capacità sviluppate nell’ambito delle aziende europee e, dunque, alla sovranità del continente in relazione alla realizzazione dei futuri sistemi aerei da difesa.

Le tempistiche decisionali per il lancio di uno UAS europeo sono state identificate come fondamentali ai fini del raggiungimento dell’obiettivo.

I principali produttori di sistemi aerei da difesa europei proseguono quindi nel comune percorso di un programma UAS MALE (media quota – lungo raggio), così come proposto in occasione del Salone Aeronautico di Parigi nel 2013. I tre partner credono fermamente nel valore della loro proposta e sono pronti a procedere, si legge dal comunicato congiunto.

I dettagli del progetto

Il Progetto MALE 2020 prevede lo sviluppo di un sistema aereo europeo a pilotaggio remoto per missioni a lunga durata  e medie quote (MALE). Oltre a essere una risposta ai requisiti delle Forze Armate europee, il progetto terrà in considerazione la necessità di ottimizzare la condivisione di fondi per la ricerca e lo sviluppo per far fronte alla contingente riduzione dei budget. Con uno sviluppo completamente europeo, i requisiti critici per la certificazione dei droni saranno parte del programma fin dall’inizio.

Il Progetto MALE 2020 è orientato a promuovere lo sviluppo di tecnologie avanzate contribuendo a sostenere le più elevate competenze e i posti di lavoro dell’industria aeronautica in Europa.

Le aziende coinvolte

Airbus Defence and Space è una divisione del Gruppo Airbus che riunisce le attività di business di Cassidian, Astrium e Airbus Military. La nuova divisione è la principale impresa aerospaziale in Europa, la seconda realtà spaziale al mondo e tra le dieci maggiori imprese nel campo della difesa mondiali. Con circa 40,000 dipendenti, ha un fatturato di circa 14 miliardi di euro all’anno.

Con più di 8,000 aerei tra militare e civili consegnati in 83 paesi nel corso degli ultimi 60 anni e circa 28 milioni di ore volate, Dassault Aviation ha costruito un’esperienza riconosciuta a livello mondiale in termini di progettazione, sviluppo, vendita e supporto di tutti i tipi di aereo, dal caccia Rafale alla famiglia di business jet di fascia alta Falcon, fino ai droni per impieghi militari. Nel 2013 Dassault Aviation ha registrato vendite per 4.59 miliardi di euro, e conta circa 11,600 dipendenti.

Alenia Aermacchi, società del gruppo Finmeccanica, ha un ruolo di primo piano nell’industria aeronautica mondiale civile e della difesa, impiega oltre 11.000 dipendenti ed è attiva nella progettazione, sviluppo, produzione e supporto integrato di velivoli civili e militari, addestratori, velivoli non pilotati e aerostrutture. Nel 2013 ha registrato ricavi pari a 3,34 miliardi di euro, ordini per 3,98 miliardi di euro e un portafoglio ordini di 9,0 miliardi di euro.

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Fonte: Airbus, Dassault Aviation, Alenia Aermacchi

Foto: tagesshau.de

Afghanistan, RC-W ISAF: operativo nella JATF il nuovo UAV italiano, è l’MQ-9A Predator B dell’Aeronautica Militare Italiana

È operativo in Afghanistan da venerdì scorso, 17 gennaio, il velivolo MQ-9A Predator B dell’Aeronautica Militare Italiana.

Il velivolo a pilotaggio remoto, destinato a breve a sostituire la precedente versione operativa in Afghanistan dalla primavera del 2007, ha effettuato in questi giorni il suo primo volo decollando dalla base aerea di Herat.

La prima missione, durata circa un’ora, ha permesso di effettuare numerosi test a terra e in volo, che hanno a loro volta consentito di verificare la perfetta funzionalità di tutti gli apparati, delle predisposizioni tecniche e delle procedure di base necessarie alla condotta delle operazioni di volo giungendo, quindi, alla certificazione della capacità operativa iniziale (IOC, Initial Operational Capability).

Ora, a seguito di altri voli-test, è stata conseguita la capacità operativa finale (FOC, Final Operational Capability) di questo moderno e sofisticato velivolo.

I Predator impiegati dall’Aeronautica Militare in Afghanistan a supporto della missione ISAF, appartengono al task group Astore, a sua volta inquadrato nella Joint Air Task Force (JATF) del Regional Command West (RC-W) di ISAF che raccoglie, sotto il comando del colonnello Francesco Saverio Agresti, tutte le unità di volo ad ala fissa attualmente impiegate dall’Italia nel teatro operativo afgano.

Il Predator B vanta, rispetto alla versione A, capacità e caratteristiche nettamente superiori conservando la peculiarità di non essere armato.

Infatti, il nuovo apparecchio è equipaggiato con sensori ad alta risoluzione che forniscono un full motion video (video trasmesso in tempo reale) molto più nitido e definito nei dettagli consentendo di operare a quote più alte senza determinare diminuzioni in termini di qualità visiva.

Il motore a turbo elica di cui è dotato, inoltre, consente di dimezzare i tempi di arrivo e rientro dalla zona di operazioni, in tal modo la sua autonomia di volo viene usata molto più sull’obiettivo da acquisire e meno per tempi tecnici.

In aggiunta, il nuovo velivolo permette di operare anche in condizioni climatiche avverse, quali presenza di pioggia, vento e ghiaccio.

Non ultimo, il Predator B è dotato, in aggiunta alla precedente versione, di un radar ad apertura sintetica (SAR, Synthetic Aperture Radar), che consente di avere immagini radar ampliando la gamma di prodotti a supporto degli analisti.

Il velivolo a pilotaggio remoto MQ–9A, quindi, garantirà da subito alla coalizione multinazionale e alle Forze di Sicurezza afgane un “occhio dall’alto” significativamente più avanzato, più flessibile e più efficace nello svolgimento delle missioni di intelligence, sorveglianza, ricognizione e di supporto aereo.

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Fonte e foto: RC-W ISAF

Cina: maiden flight per il drone stealth cinese

È made in China il drone invisibile ai radar che la Cina ha fatto volare per la prima volta lo scorso 21 novembre, secondo quanto riferisce la BBC sulla base di quanto riportato dai media di stato cinesi che citano testimonianze dirette.

Il drone, denominato Sharp Sword dai media, ha effettuato il suo volo inaugurale della durata di una ventina di minuti a Chengdu, secondo quanto riportato. La Cina non è nuova in fatto di velivoli stealth, ovvero invisibili ai radar: negli ultimi anni ha sviluppato i caccia stealth J-20 e J-31, e sembra aver convertito un certo numero di vecchi caccia J-6 in UAV, cioè velivoli senza pilota.

Il timore è che tali UAV possano essere utilizzati per il monitoraggio di zone contese, come le isole Diaoyu/Senkaku, accendendo attriti preesistenti con il Giappone. È il caso di quanto avvenuto lo scorso mese di settembre, ricorda la BBC, con il sorvolo delle isole contese nel Mar Cinese Orientale.

La tecnologia UAV stealth, del resto, è quanto negli ultimi anni maggiormente sviluppato dai programmi in ambito militare. La ricerca cinese, in particolare, porrebbe la Cina nel club ristretto di nazioni della portata di Israele, Francia, Stati Uniti e Regno Unito, che stanno espandendo i confini della tecnologia UAV.

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Fonte e foto: BBC online

Aerei senza pilota, UAV: l’Iran mette nei programmi scolastici delle superiori la caccia e l’abbattimento dei droni

La caccia e l’abbattimento dei droni entrano a far parte del programma scolastico dei licei dal prossimo anno. Così ha deciso l’Iran secondo quanto annunciato dal generale Ali Fazli, capitano di corvetta delle Basij Forces iraniane (forze di mobilitazione su base volontaria).

I testi dei licei e degli istituti superiori saranno dunque arricchiti di una nuova sezione dedicata alla difesa, dedicata in particolare ai velivoli senza pilota (UAV) conosciuti anche con il nome di droni.

“Quest’anno – ha annunciato il generale Fazli a Mashhad lo scorso 17 agosto – assisteremo a dei cambiamenti nei contenuti, negli insegnanti, nelle ore di insegnamento delle lezioni di prontezza alla difesa […] e la caccia e l’abbattimento dei droni spia è un esempio di questo cambiamento di contenuti”

Le lezioni di difesa nelle scuole superiori iraniane saranno pari a due-tre ore a settimana, a seconda del livello scolastico.

Lo scorso febbraio, ricorda l’agenzia di stampa iraniana Fars, che riporta la notizia, la Islamic Revolution Guards Corps (IRGC) ha annunciato di aver dato la caccia a un drone dopo che questo si era avvicinato alla zona esercitativa nel sud dell’Iran: “Il primo giorno dell’esercitazione Payambar-e Azam 8 (The Great Prophet VIII) – ha affermato il portavoce dell’esercitazione, generale Hamid Sarkheili – l’electronic warfare system dell’IRGC ha intercettato dei segnali che dimostravano il tentativo da parte di un drone sconosciuto di entrare nello spazio aereo [iraniano]”.

Ma non è il primo tentativo di ingresso nel paese da parte di UAV stranieri, si legge dall’articolo della Fars. L’Iran aveva infatti già annunciato la presenza e l’allontanamento di un drone americano sul Golfo Persico il 4 dicembre 2012. Si trattava allora, secondo quanto riferito da IRGC, di un drone ScanEagle, “del tipo di solito lanciato da grosse navi da guerra”. Prima ancora, nel dicembre 2011, l’Iran aveva annunciato l’abbattimento di un drone americano RQ-170.

Tutto ciò rappresenta una minaccia per l’Iran, al punto che da ora i drone sono diventati materia di studio per i ragazzi iraniani delle scuole superiori.

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Fonte: Fars

Foto: Islamic Invitation Turkey