Giu 27, 2010
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L’attacco preventivo e la ritirata strategica. I concetti di forza e debolezza nel XXI secolo

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Qualche anno fa a West Point George W. Bush spiegava ai cadetti che gli USA erano forti e potevano attaccare chiunque ledesse i loro interessi vitali.

Qualche anno dopo Barack ha spiegato agli stessi cadetti che gli americani sono forti, ma è meglio che si sfilino dai casini nei quali si sono cacciati.

Una volta per esser potenti bastava avere tante divisioni e cucinare al napalm/arrosto i nemici. Adesso che ci sono rapporti economici di tutti con tutti, network mediatici planetari e lobbies multinazionali la cosa incomincia a farsi complicata.

Chi è più potente, chi ha tante divisioni da mandare all’estero o chi ha tanti migranti da spedire ovunque nell’orbe terraqueo?

E’ più forte la nazione in cui l’opinione pubblica non può sopportare perdite umane o il neo-califfo che può impunemente ammazzare donne, vecchi e bambini, fregandosene della riprovazione della pubblica opinione?

Chi ha più presa sui media: il talebano che lancia continue accuse sui media o il portavoce che deve spiegare al suo decisore cosa dire prima di parlare?

Ogni qual volta c’è una crisi internazionale qualcuno s’inventa una nuova missione da compiere, ma nessuno pare rendersi conto che senza solidi accordi politici, adeguate risorse militari e l’accettazione consapevole di un determinato livello di perdite di vite umane non si va da nessuna parte.

É facile annunciare un attacco massiccio e potente per distruggere il tiranno di turno, meno facile è immaginare cosa succederà dopo, se mai si riuscirà a venire via in tempo.

Meno divertente è immaginare vie d’uscita da conflitti asimmetrici che assomigliano tanto alla battaglia di Dien Bien Phu perchè si combatte contro un nemico di cui si sa poco nell’ambito di uno scenario di cui si sa meno…

Il fatto è che ormai nessuno è talmente potente da partire come San Giorgio lancia in resta contro il drago, c’è sempre il rischio di finire in sella a Ronzinante e col muso contro un mulino a vento.

Tra le stelle e gli uccellini che svolazzeranno sulla sua testa ci sarà, comunque, il sorriso affascinante della bella Dulcinea.

Un vecchio proverbio della saggezza popolare diceva:” la superbia va a cavallo … e torna a piedi”.

Cybergeppetto

p.s. Mussolini ha intrapreso una nuova attività commerciale; affitta un tanto al mese il suo cavallo bianco, quello con cui avrebbe dovuto entrare solennemente ad Alessandria d’Egitto o al Cairo: prezzi modici, animale appariscente. Per chi non dovesse vincere è pronta una copertura assicurativa la cui polizza si chiama “El Alamein”.

Foto: George W.Bush a West Point è di AP Photo/Evan Vucci; Barack Obama è di lineaquotidiano.net; la mappa delle postazioni a Dien Bien Phu è di legionestraniera.com; la bella Dulcinea è pubblicata qui; il modellino di Mussolini sul cavallo bianco è di romeomodels.com

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