attacco

TAAC-W, razzo anticarro contro mezzi italiani: sotto tiro un Lince, nessun ferito

“Alle 11.00 circa ora locale durante le normali attività di advising e assistance da parte dei militari italiani impiegati nella zona di Herat a favore delle forze di sicurezza afghane, un mezzo Lince è stato oggetto del lancio di un razzo anticarro”, fa sapere stamane, 2 gennaio, lo stato maggiore della Difesa.

“Il razzo non ha colpito direttamente il mezzo, esplodendo nelle vicinanze dello stesso, provocando leggeri danni. I militari italiani hanno eseguito le operazioni di messa in sicurezza per il rientro in base”.

A conclusione del comunicato, lo stato maggiore assicura che “Non ci sono feriti tra i militari italiani”.

A Herat, nell’ovest dell’Afghanistan, i militari italiani sono impiegati nel Train Advise and Assist Command West (TAAC-W) nell’ambito della missione NATO Resolute Support.

Fonte e foto (d’archivio): PI SMD

Ai talebani non piace il reportage: giornalista avvisato con bomba sotto l’auto

Una bomba sotto l’auto del giornalista televisivo Hamid Mir della rete Geo TV, rinvenuta ieri 26 novembre a Islamabad, capitale del Pakistan, ha espresso senza equivoci lo scontento dei talebani per le modalità di trasmissione di una notizia passata dall’emittente pakistana. Sotto accusa proprio il registro utilizzato, che, a detta del portavoce dei talebani Ahsanullah Ahsan, avrebbe promosso le forze laiche e profane.

La notizia in questione è relativa al ferimento della ragazzina impegnata nella rivendicazione dei diritti delle donne afgane, Malala Yousufzai, attualmente in Gran Bretagna per l’assistenza medica specializzata al fine di salvarle la vita dopo il grave attacco sferrato dai talebani.

Mir e altri suoi colleghi giornalisti avevano già ricevuto minacce da parte talebana circa un mese fa proprio in relazione al caso di Malala, colpevole, agli occhi dei talebani, di rivendicare la formazione scolastica femminile in aperta critica con i militanti estremisti.

Ahsan ha dichiarato all’Associated Press che Mir e i suoi colleghi verranno presto colpiti. Questo fallito attentato è stato solo un avvertimento.

Fonte: The Atlanta Journal-Constitution, Associated Press

Foto: Dawn Pakistan

Rientra la salma del caporale Chierotti, l’alpino del 2° reggimento morto in Afghanistan

Oggi, domenica 28 ottobre, è previsto il rientro della salma del caporale Tiziano Chierotti, effettivo al 2° reggimento alpini di Cuneo, dispiegato in Afghanistan nella Task Force South East del Regional Command-West (RC-W) nell’ambito della missione ISAF.

Il caporale Chierotti è stato colpito nei pressi di Bakwa, vicino alla base Lavaredo,  in seguito a un attacco a fuoco condotto dai ribelli nella mattinata di giovedì 25 ottobre.

Lo stato maggiore della Difesa ha reso noto che l’arrivo della salma nell’aeroporto romano di Ciampino è previsto per le 10.

Le condizioni dei tre feriti nell’attacco, colleghi del caporale Chierotti, rimangono stazionarie, da quanto ha riferito lo stato maggiore della Difesa venerdì. Dall’ospedale militare role 2 di Camp Arena, a Herat, dove hanno subito gli interventi chirurgici e i primi trattamenti per la stabilizzazione delle ferite, i tre militari verranno trasferiti in una struttura role 3 per la cure successive.

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Gli alpini in Paola Casoli il Blog

L’RC-W di ISAF in Paola Casoli il Blog

Fonte: stato maggiore della Difesa

Lo stemma del 2° reggimento alpini è di esercito.difesa. it

Afghanistan, RC-W ISAF: il 2° reggimento alpini perde il caporale Chierotti

Uno dei quattro militari rimasti feriti nello scontro a fuoco di ieri mattina a Bakwa, nell’area occidentale dell’Afghanistan di responsabilità del Regional Command-West (RC-W) di ISAF su base brigata Taurinense al comando del generale Dario Ranieri, è deceduto nella serata di ieri, 25 ottobre, alle 19.45 locali, le 16.15 italiane.

Il caporale Tiziano Chierotti, questo il nome dell’alpino del 2° reggimento alpini di Cuneo inquadrato nella brigata Taurinense, era stato gravemente ferito all’addome nel corso dello scontro a fuoco avvenuto a circa 20 chilometri a ovest della base operativa avanzata  Lavaredo di Bakwa, dove è basata la Task Force South East costituita dal 2° reggimento alpini.

Portato inizialmente all’ospedale da campo di Farah, il caporale Chierotti è stato poi trasferito alla struttura sanitaria di livello superiore di Camp Bastion, ma si è spento per il repentino aggravarsi delle condizioni cliniche nonostante i tentativi di rianimazione.

Lo stato maggiore della Difesa fa sapere che gli altri tre militari coinvolti nell’evento non sono in pericolo di vita.

Il Capo di stato maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate, a nome delle Forze Armate e suo personale, ha espresso ai familiari del caporale Tiziano Chierotti il profondo cordoglio per la scomparsa del proprio congiunto deceduto per le ferite riportate durante lo scontro a fuoco.

Il generale Abrate ha inoltre espresso al Capo di SME, generale Claudio Graziano, la propria tristezza e i sentimenti di vicinanza alla Forza Armata per il lutto che l’ha colpita.

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Fonte: stato maggiore della Difesa

Lo stemma del 2° reggimento alpini è di esercito.difesa.it

Afghanistan, RC-W ISAF: sgominata cellula di insorti a Bakwa. Continua sostegno italiani alle forze afgane nella transition

Avevano destato i sospetti della pattuglia di passaggio a Bakwa, a sud di Farah, nell’Afghanistan occidentale, i quattro uomini che sotterravano alcuni ordigni rudimentali lungo una strada a pochi chilometri dalle basi della polizia e delle forze italiane.

A seguito di quell’avvistamento, con repentina fuga dei quattro, le forze del 606° Corpo della Polizia Nazionale Afgana hanno fermato un gruppo di individui sospettati di aver posizionato diversi ordigni esplosivi improvvisati lungo gli assi di comunicazione del distretto di Bakwa, nella provincia meridionale di Farah.

L’operazione è stata condotta con il sostegno degli alpini del 2° reggimento che costituiscono la Task Force South-East nella zona di responsabilità italiana del Regional Command-West (RC-W) di ISAF (International Security Assistance Force), dal 14 settembre su base brigata Taurinense al comando del generale Dario Ranieri.

L’intervento congiunto è scattato dopo aver verificato l’effettiva presenza di due ordigni, poi neutralizzati dagli specialisti del 32° reggimento genio. Le forze afgane e italiane si sono immediatamente dirette verso i villaggi in cui avevano trovato rifugio i quattro uomini avvistati in precedenza. Una volta messa in sicurezza la zona circostante insieme ai militari italiani della Task Force South-East, gli agenti della polizia hanno fermato un gruppo di individui sospettati di costituire una cellula di insorti attiva nel distretto.

Solo ieri l’RC-W aveva dato notizia del salvataggio di una pattuglia afgana da parte degli italiani, confermando la continua attività a sostegno delle forze locali durante il periodo di trasferimento, o transition, della responsabilità di operazioni e territorio programmato nell’ambito della missione a guida NATO ISAF.

Ieri l’RC-W ha comunicato che un plotone del 6° kandak (battaglione) appartenente alla 2^ brigata di Farah è stato soccorso da una pattuglia italiana della Task Force South, costituita da alpini del 9° reggimento, bersaglieri dell’8° e genieri del 32°, dopo essere stato attaccato con armi da fuoco da un gruppo di insorti mentre era in movimento nella zona di Shewan.

I militari afgani hanno risposto al fuoco e contemporaneamente hanno chiesto rinforzi tramite la sala operativa che coordina le attività delle forze di sicurezza afgane con quelle di ISAF. Nell’attacco sono stati riportati quattro feriti, alcuni dei quali apparsi in condizioni gravi.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

La salma del carabiniere scelto Braj sta per arrivare in Italia dall’Afghanistan; il ministro della Difesa Di Paola: “colpito in modo vigliacco”

Lo stato maggiore della Difesa ha reso noto che il rientro della salma del Carabiniere Scelto Manuele Braj è previsto per oggi 27 giugno, alle 10.30, presso l’aeroporto romano di Ciampino.

Manuele Braj è deceduto nella base addestrativa di Adraskan, nell’Afghanistan occidentale, la mattina di lunedì 25 giugno, in seguito a un’esplosione nella garitta di osservazione dove si trovava con altri colleghi.

Il Carabiniere Scelto Manuele Braj, 30enne di Galatina, in provincia di Lecce, effettivo al 13° reggimento Friuli-Venezia Giulia, lascia la moglie 28enne e un figlio di nemmeno un anno.

Il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha manifestato le proprie condoglianze alla famiglia per la scomparsa del loro caro in Afghanistan, commentando che “Manuele è stato colpito in modo vigliacco”.

“Stava addestrando le truppe afgane contro il terrorismo – ha sottolineato il ministro – questo era il suo lavoro, la sua missione: permettere a quel Paese di difendersi da solo. E il terrorismo lo ha ucciso, proprio per impedire la nascita di un Afghanistan libero e democratico”.

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Fonte: stato maggiore Difesa

Foto: il crest del 13° reggimento Friuli-Venezia Giulia è di araldicatarquini.it

Afghanistan, RC-W ISAF: a Bala Murghab i bersaglieri sventano un attacco sulla Route Lithium, linea strategica per i collegamenti verso il Turkmenistan

Nessun danno per i Bersaglieri dell’8° reggimento, che costituisce la Task Force North del Regional Command-West (RC-W) ISAF con sede a Herat su base brigata Garibaldi al comando del generale Luigi Chiapperini, grazie alla prontezza di reazione dei militari coinvolti nello scontro a fuoco.

Ieri, 31 maggio, durante un’attività di controllo del territorio a circa otto chilometri dalla base di Bala Murghab, il personale di pattuglia ha individuato elementi ostili che erano in procinto di attaccare. Vistisi scoperti, i ribelli hanno aperto il fuoco con armi portatili e mortai.

Immediata la reazione dei bersaglieri, fa sapere l’RC-W, che hanno risposto al fuoco con le armi in dotazione e con i mortai del vicino COP (Combat Out Post) Victor.

Proprio l’azione pronta dei militari italiani ha messo in fuga gli assalitori, che non sono stati così in grado di portare a termine i loro intenti criminosi.

Non si registrano feriti né danni tra i bersaglieri.

La Route Lithium è una strada di grandissima importanza strategica e commerciale, attualmente in costruzione, che unirà Herat alle aree più remote di Bala Murghab favorendo i collegamenti e il traffico commerciale con il Turkmenistan.

Nei prossimi mesi anche Bala Murghab passerà sotto la responsabilità delle Forze di Sicurezza Afgane (ANSF) nell’ambito del processo di transizione già iniziato e che prevede il trasferimento graduale della responsabilità del territorio e delle operazioni dalle forze alleate a quelle afgane.

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La transition passa anche dal Morghab con il consolidamento della rete stradale (9 febbraio 2012)

Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Afghanistan, RC-W ISAF: militari afgani e italiani sventano attacco e catturano insorti

È accaduto tutto questa mattina alle 10 ora afgana (le 7.30 in Italia) nell’area di responsabilità italiana del Regional Command-West (RC-W) ISAF, su base brigata Garibaldi al comando del generale Luigi Chiapperini.

Un gruppo di insorti ha attaccato elementi delle forze afgane dell’ANSF (Afghan National Security Forces) nei pressi del villaggio di Shewan, nel distretto di Bala Baluk in provincia di Farah, con colpi di armi automatiche e RPG.

I soldati afgani hanno immediatamente reagito e richiesto l’intervento della Task Force South, su base reggimento cavalleggeri Guide, stanziata nella provincia. Sul luogo dello scontro, fa sapere il comunicato di RC-W ISAF, si è subito  recata la Quick Reaction Force, QRF, un nucleo immediatamente impiegabile alle dirette dipendenze del comandante della Task Force.

Con un’azione congiunta, i militari italiani e afgani hanno messo in fuga gli assalitori, permettendo la cattura di 6 degli stessi da parte dell’ANA (Afghan National Police).

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Afghanistan, Herat: talebani attaccano convoglio rifornimenti per NATO. Uccise tre guardie private e un poliziotto

È la BBC online a riportare la notizia lanciata dalla Afghan Islamic Press (AIP) di un attacco sferrato questa notte dai talebani contro un convoglio di rifornimenti di carburante destinato alle forze straniere della NATO nella zona.

L’attacco è avvenuto a Mirali, nel distretto di Adraskan nella provincia di Herat, area di responsabilità italiana nell’ovest dell’Afghanistan.

BBC cita quanto un ufficiale della sicurezza afgano ha riferito sotto la condizione dell’anonimato all’agenzia AIP: “Il convoglio, che era diretto a Helmand, era scortato dalle guardie della Abdol Khaleq Shindadi Security Company e tre di loro, più un poliziotto, sono rimasti uccisi nell’attacco, mentre altre due guardie sono state ferite”.

Nello scontro a fuoco sarebbe rimasto ucciso anche un comandante talebano, Mullah Hamid. I talebani hanno rivendicato l’attacco, durato due ore. Nessun danno è stato segnalato al convoglio.

Gli attacchi talebani ai danni dei convogli NATO nell’area ovest sono sempre mortali. Vengono organizzati anche con armi pesanti, come nel caso dell’imboscata del 28 marzo scorso nella zona di Farah, a Bala Baluk, dove in tre ore di combattimenti le guardie di sicurezza della compagnia Arya hanno dovuto ricorrere a forze extra in loro aiuto: i fucili AK-47 in uso, infatti, erano di gran lunga sopraffatti dagli RPG e dall’artiglieria pesante degli attentatori. In quell’occasione morirono cinque guardie, un soldato afgano e almeno quattordici attentatori.

Nel novembre 2011, a Bakwa, nella provincia di Farah, erano rimasti uccisi una decina di contractors di una compagnia di sicurezza locale in un attacco sferrato secondo il solito schema utilizzato ormai regolarmente dai militanti talebani.

Nell’area ovest dell’Afghanistan operano le forze NATO del Regional Command-West ISAF, su base brigata Garibaldi al comando del generale Luigi Chiapperini.

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Fonte: AIP/BBC, BBC, CBS

Foto: CBS

Talebani allo sbaraglio: non sanno fare l’amore né la guerra, ma l’intelligence ha fallito oggi a Kabul

By Sugar Lady

Rassicurante doversi ripetere in questi casi: ai talebani manca una guida seria, si era già capito da tempo. Gli manca una testa, anzi, gli mancano tutte e due, visto che non riescono né a ragionare con il cervello né con il pisello.

Perso il loro carisma nella dichiarata disponibilità a sedersi a un tavolo di trattative per la pace con il nemico Occidente, tentata la strada dell’apertura mediatica con un forum online che si è ripiegato su se stesso causa uso lingua comprensibile solo ai parlanti arabo, perso il conforto nostalgico nella predominanza del cromosoma Y su quello femminile X a colpi di burqa, ai talebani non rimane che sorreggere la loro impotente virilità con la canna di un fucile. Che almeno glielo fa allungare un po’.

E’ un fallimento che brucia più del fuoco delle bombe. Gli brucia dentro non poter ammettere che da una parte non vogliono lasciar andare via le forze alleate, che invece stanno cercando di impacchettare in fretta e furia le loro cose tentando di risparmiare qualche soldino oltre alle vite dei propri giovani in armi.

E dall’altra c’è la profonda spaccatura al loro interno, che brucia più di una gastrite ulcerosa: colloqui di pace sì-no-vediamo, magari se ci fanno trovare le mistress in albergo ci veniamo tutti. Allo stesso modo: guerriglia-sì-no-pensiamoci, finché non ci intercettano le consegne a domicilio di esplosivi divertiamoci ad accendere le micce.

Il tutto condito da rapporti con le loro donne sessualmente ed emotivamente fallimentari, dove vale la legge dell’acido sul volto e della sòcca lunga lunga dalla testa ai piedi per coprire l’insoddisfazione generata dall’assenza cronica di viagra.

I talebani sono allo sbaraglio. Se gli attacchi di oggi al cuore di Kabul indicano certamente un esecrabile fallimento dell’intelligence nel prevenire tale scoppio coordinato di violenza, e su questo un bel tapiro alla Staffelli-maniera glielo mandiamo via Ups, è chiaro ormai che i talebani stanno alla frutta se necessitano di atti così plateali per mostrare che ci sono e sono vivi.

Sì, perché nel momento in cui si cerca l’autolegittimazione ormai un po’ vintage dell’inaugurazione dell’offensiva di primavera, ci si avvicina pericolosamente alla schizofrenia cubana nell’educare alla rivoluzione con tirassegni da luna park di lattine e peluche. Come se il Mullah Dadullah e il Che fossero pronti a reincarnarsi da un istante per l’altro.

E’ difficile per loro, adesso, uscire dal tunnel imboccato: spaccatura interiore e mancanza di guida sono un pericoloso campanello d’allarme. Chiaro che questo crea comunque danni alle forze alleate e agli stessi afgani: finché l’intelligence fallisce, i poliziotti afgani continuano a morire e gli occidentali se ne vengono via.

Il colpo sarà duro da digerire non tanto per la campagna presidenziale afgana, dove ancora non è detto che Karzai ceda il posto, quanto piuttosto per quella americana.

Mentre il rinculo è tutto per i vertici militari della Nato, COMISAF gen John R.Allen in testa, che dovranno fare i conti con chi di loro non ha annusato il passaggio di armi ed esplosivi come se fossero casse di patate per la mensa del quartier generale a Kabul.

Sugar Lady

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La foto dei talebani è dell’Unità