Set 2, 2010
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La izzazione dei conflitti

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By Cybergeppetto

I conflitti hanno le ore contate.

I diplomatici hanno trovato la pietra filosofale che trasforma le guerre in problemi interni alle aree di crisi: si chiama …izzazione.

Basta sostituire i puntini con la denominazione dell’area martoriata dalla guerra e il gioco è fatto. Avremo quindi l’afghanizzazione, l’iraqizzazione, la balcanizzazione, ecc. ecc.

Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima? Obama, che è un gran paravento, ha capito subito come si poteva uscire dalle ambasce delle guerre, prendendo esempio da Totò: “Arrangiatevi!”.

Ma che ci frega a noi degli sciiti e dei sunniti? Che cosa dobbiamo spartire con quelli del nord-Iraq?! Si facessero saltare in aria senza i nostri contingenti!

L’Obamapensiero sarà declinato in molti modi e con molti accenti, ma quello che la gente vuole sembra sufficientemente chiaro e i politici non sono mica fessi: yes we can si può tradurre con capisc’a’mmè!

La politica è una cosa meravigliosa: gli americani scatenano guerre a tutt’andare e poi ci ripensano; noi europei non vogliamo mai farle ma ci andiamo lo stesso; quanto a coordinamento il vecchio e il nuovo continente sembrano avere lo stesso grado di collaborazione che a suo tempo avevano Hitler e Mussolini. Freud avrebbe dovuto occuparsi un pò di più dei politici…

Certo questa storia della … izzazione non è esente da rischi. In Somalia, per esempio, l’abbandono da parte degli americani e dell’ONU ha lasciato la situazione esattamente com’era, ma è inutile fare finta che i politici abbiano una vista camaleontica per cui possono guardare con un occhio alla situazione internazionale e con l’altro alle elezioni in Patria. Finisce sempre che i nostri eroi politici guardano solo alle elezioni e dedicano una visione molto periferica alle situazioni di crisi.

Il fatto è che ognuno interpreta come vuole le sue necessità di politica interna e agisce in maniera singolare in politica estera.

Bush jr, ad esempio, ha scatenato la guerra in Iraq e Afghanistan per mostrare al suo paese la determinazione del Presidente a combattere il terrorismo e avere la fiducia degli americani.

Obama, sempre per mantenere la fiducia dei suoi concittadini, dice di volersi ritirare e annuncia di farlo. Anche se non è ben chiaro come si possa dire che si stia ritirando da un paese, l’Iraq, in cui mantiene un robusto contingente di cinquantamila soldati.

Così come i corsi precedono i ricorsi storici, così come l’acqua va e viene sulla risacca, così come ai flussi seguono i riflussi, le offensive e le ritirate sono gli estremi tra i quali i politici ondeggiano come canne al vento dichiarando con orgoglio: ”vedete come sono bravo a inchinarmi dalla parte giusta?”.

Siamo proprio fortunati ad avere dei leader politici così intellettualmente onesti e così attenti alla tutela degli interessi nazionali all’estero.

Cybergeppetto

p.s. Il presidente Obama verrà nuovamente insignito con il premio Nobel per la Pace quale riconoscimento per aver posto fine al conflitto in Iraq. Eccezionalmente, le autorità svedesi consegneranno il premio in Italia, durante la visita di Stato prevista per il giorno 8 del mese di settembre prossimo venturo…

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Foto: la locandina di Arrangiatevi è de Gli Spietati; Yes we can è di Zazzle; il soldato americano in Iraq è di www.repubblica.it

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Inchiostro antipatico

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