Ott 24, 2010
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Galeotto fu il push-up e chi lo indossò

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By Sugar Lady

Povero Russell. Visto così com’è, nelle foto che si è fatto da solo con inverecondi autoscatti sulla scena del crimine, fa gorgogliare una risatina in gola.

Se non fosse che poi ha ucciso un paio di ragazze, diresti che potrebbe essere il tuo compagno di stanza al college dopo un party ad alta gradazione alcolica.

I’ll respect you in the morning, ma adesso lasciami alla mia decima bottiglia di birra, cara roommate.

Che bellino, povero Russell, tutto strizzato nei body di pizzo tortura-ciccia.

E che dire poi di come indossa le brasiliane che urlano sesso, o di come esibisce i push-up sul petto villoso. Peccato che poi a ben guardare l’occhio femminile non abbia la sua parte.

Mi spiego meglio. Il pubblico femminile si aspetterebbe di vedere quei triangolini colorati scoppiare di salute su un pacchetto ben proporzionato, magari sovradimensionato già che ci siamo. In realtà da quegli scampoli di pizzo tentano di scappare solo dei gran ciuffi di pelo. Che a essere sincere fanno pure la loro figura, peccato però che non siano forieri di incontenibile mascolinità.

Me lo immagino, Russell, mentre fruga nei cassetti di biancheria delle ragazze in preda allo spasmo  del maggiordomo. Sì, perché quasi tutte noi abbiamo cassetti che assomigliano a bolle multicolori, dove il disordine regna incontrastato. Ma è il nostro ordine, che solo noi capiamo.

Ecco perché al povero Russell, un colonnello dell’Aeronautica canadese, un tipo ufficiale-e-gentiluomo anche abbastanza figaccione, gli saranno così tanto girate le scatole da arrivare a uccidere le ragazze più disordinate.

I loro cassetti erano probabilmente i più disordinati in assoluto.

E il povero Russell, con il suo istinto di maggiordomo sui generis, ha tentato di imporre un ordine. Quello del maschio gerarchicamente orientato e totalmente votato a mantenere il controllo sugli aspetti più sfrenati della femminilità, fino a farli propri.

Peccato, però. Russell avrebbe potuto fare di meglio senza torcere un capello a nessuno.

L’avrei visto bene come tronista o come cheerleader nei ring di wrestling: una volta ufficiale in uniforme e la volta dopo coniglietta in deshabillé. Tanto ormai avrà collezionato così tanti completini di biancheria intima da far scoppiare i suoi, di cassetti, ridotti a una gigantesca bolla multicolore.

Sugar Lady

Foto: larepubblica.it; mirror.co.uk

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