Mag 4, 2011
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Chi è Ashraf Kayani, il potente generale pakistano vicino di casa di Osama

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Prima di essere la città dove abitava Osama Bin Laden, Abbottabad era conosciuta per la Pakistan Military Academy (PMA), la Kakul, e per una quantità di scuole militari d’élite che ne facevano un centro rinomato con una massiccia presenza di militari nei suoi quartieri.

Qui, proprio nel cuore del Pakistan che lo ricercava da anni con i soldi americani, nel 2003 Osama ci aveva fatto costruire la sua villa da un milione di dollari. Con muri perimetrali dall’ingenuo color crema, ma ricoperti di filo spinato, e un bel cancello verde che si apriva solo per far uscire una Suzuki rossa per la spesa quotidiana.

Si vedeva che era la villa di un riccone: Per la gente del posto non c’erano dubbi, “case del genere di solito appartengono a chi ha a che fare con denaro sporco, e magari polvere bianca”, si legge tra le testimonianze riportate da un articolo pubblicato dall’Independent. Un facoltoso trafficante, insomma. Che non esitava a far offrire denaro ai bambini che perdevano la palla nei suoi cortili purché non scavalcassero né suonassero per recuperarla. Anche l’equivalente di una sterlina al colpo purché andassero a ricomprarsela, la loro palla.

Eppure lì, a poca distanza da quei muri color crema dove se solo si indugiava si veniva invitati ad andarsene alla svelta, lì, nel cuore della città-studi militare, era ed è operativo un potente generale pakistano, Ashraf Kayani, che ad Abbottabad è il rettore della prestigiosa Kakul PMA.

Il generale a quattro stelle Kayani (nelle foto Globalsecurity, Independent e Wikipedia) è al vertice dell’Esercito Pakistano dal 29 novembre 2007, quale successore dell’ex capo di stato maggiore dell’Esercito Pervez Musharraf. E’ un comandante di fanteria che gode del rispetto dei suoi stessi uomini e degli ambienti militari occidentali.

Ha un passato nei servizi segreti pakistani (ISI, Inter-Services Intelligence) di cui è stato nominato direttore generale nel 2004, grazie alla fiducia guadagnata con le indagini sul doppio attentato a Musharraf del 2003; vi resta in carica fino al 2007, quando poi succede a Musharraf al vertice delle forze armate pakistane.

Kayani vanta una formazione occidentale essendo passato da Fort Benning, dal Command and General Staff College di Fort Leavenworth (che lo ha inserito nella sua Hall of Fame) e dall’ Asia Pacific Center for Security Studies delle Hawaii, tutti negli Stati Uniti, oltre che dal Command and Staff College di Quetta e dal National Defence College di Islamabad, in Pakistan.

E’ un esperto in materia di comando, di addestramento e di incarichi di staff. Nel 2003 gli è stato assegnato per un anno il comando degli X Corps di Rawalpindi, che hanno competenza sul Kashmir e che sono noti per i frequenti coinvolgimenti della loro 111esima brigata di fanteria in colpi di stato ai danni del governo pakistano.

Nel maggio 2008, si legge nella biografia pubblicata da  Globalsecurity, Kayani è stato indicato dal magazine americano Time come uno dei 100 uomini più influenti sulla Terra.

L’anno successivo, sempre sul Time e sempre a proposito della prestigiosa classifica, l’ammiraglio Mike Mullen, chairman dello US Joint Chief of Staff, parlava di Kayani come di “un leader che sa dove vuole arrivare”, sottolineandone il distacco dalla politica e la pragmaticità tutta militare che lo contraddistingue nelle sue azioni, dal supporto alle truppe di frontiera alle operazioni finalizzate a sconfiggere al-Qaeda e gli estremisti del Banjur e della Swat Valley.

Però quando lo stesso ammiraglio Mullen ha sollevato critiche contro l’ISI, indicandone lo storico legame con l’organizzazione qaedista Haqqani, responsabile di attentati in Afghanistan, lo sguardo si è concentrato sul generale Kayani.

Una crisi crescente tra Pakistan e Stati Uniti che Kayani ha sempre considerato “propaganda negativa”, come riferisce l’Independent, dimostrando da bravo golfista – è presidente della Pakistan Golf Association – di saper tenere in campo la sua palla.

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Osama Bin Laden in Paola Casoli il Blog

Fonti: Globalsecurity, Independent

Foto:  Globalsecurity, Independent, Wikipedia

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Afghanistan · Sicurezza