Ago 16, 2011
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Vedi Rio e poi muori

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Cesare Battisti e l’esilio del martire comunista

By Cybergeppetto

«Non ho nessuna voglia di andarmene dal Brasile, ormai sogno perfino in portoghese. Adoro Rio, le spiagge, le belle ragazze, la gente cordiale, mi ricorda Napoli e Marsiglia, posti dove mi è piaciuto stare».

Povero Cesare, voleva arrivare alla società perfetta, quella in cui a ciascuno viene dato ciò di cui ha bisogno in base all’equità sociale, ma qualcosa è andato storto. Lui era un proletario armato per il comunismo, forse gli è scappata una parola di troppo, “armato” appunto.

Giura, il vecchio compagno, di non aver ammazzato nessuno e di aver solo “lavorato” per realizzare il comunismo, l’ideologia più bella del mondo. Poco importa se almeno novantacinque milioni di persone sono morte, loro, i comunisti, facevano la cosa giusta.

Nella pigra estate dell’emisfero nord i borghesi fascistoidi italiani si abbronzano mentre la radio manda una bellissima canzone di una giovane cantante brasiliana, Maria Gadù, si chiama “Shimbalaye”.

Nell’altro emisfero, il Cesarone del terrorismo italiano si gode un po’ di riposo dopo tanto fuggire, qualche femmina sotto il Pan di zucchero ci può stare …

Poverino, ha dovuto lasciare la sua amata Marsiglia, la sua accogliente Parigi, dove tanti amici del comunismo lo hanno aiutato a diventare uno scrittore di successo …

Certo non poteva, il nostro, scrivere dei romanzetti d’amore come Liala, ma ha sfruttato le competenze che i giudici italiani gli riconoscono in fatto di omicidi e associazione a delinquere per scrivere dei “noir”. Ognuno fa il fuoco con la legna che ha.

Gli sta bene alla borghesia reazionaria italiana, mentre lui passeggia a Copacabana, loro devono arrovellarsi a trovare quarantacinque miliardi di euro. Ci fosse stato lui, caro lei, il decreto l’avrebbe scritto a colpi di mitraglietta, anche il sindacatone di sinistra si sarebbe messo a scodinzolare.

Mentre l’italietta discute sulla manovra economica con la gazzosa in mano, il povero esule si gusta una piňa colada mentre scrive il suo prossimo libro. Gli italiani onesti se la possono continuare a prendere nel secchio.

Cybergeppetto

p.s. Una fondazione di cui non sono noti i partecipanti, questione di privacy, ha in animo di comparare la casa di Rio de Janeiro e la spiaggia dove si trova in duro esilio Cesare Battisti.

L’idea è quella di agire per tempo al fine di realizzare un “Museo dei pirla comunisti” che possa ricordare l’epopea e le gesta dei terroristi nostrani che se la sono svignata anche sapendo che presto sarebbero stati messi in libertà in Italia senza dover scappare. All’ingresso del museo verrà donata una copia omaggio della cosiddetta “Legge Gozzini”.

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Foto: la spiaggia di Copacabana è di cosmeticvacations.com

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Inchiostro antipatico