Nov 21, 2011
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Essere giovani in Italia

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By Cybergeppetto

In una società vecchia e gerontocratica come quella italiana abbiamo intervistato un giovane che fosse rappresentativo della condizione delle nuove generazioni in questo momento così difficile per la politica italiana, commissariata dal debito e bloccata dai veti incrociati.

Il nostro intervistato, lo chiameremo Italo, ha venticinque anni, un diploma d’istruzione superiore, studi universitari presto interrotti, vive con i genitori che provvedono al suo mantenimento.

D. Italo, come vede la condizione dei giovani d’oggi in Italia?

R. Mi piace vedere le cose in positivo, noi conduciamo una vita serena e tranquilla, abbiamo una famiglia che ci assiste e che ci introduce molto gradatamente nella società. Certo non ci possiamo permettere svaghi consoni all’età, ci vorrebbe una vincita al superenalotto, una partecipazione a un reality show per avere delle buone opportunità.

D. Ritiene che la Scuola vi abbia formato opportunamente?

R. Per fortuna il nozionismo è stato superato da tempo, abbiamo avuto la possibilità di approfondire le tematiche sociali e abbiamo una cultura dei diritti che ci garantisce una vita dignitosa, penso che noi giovani lotteremo nelle piazze e nelle strade per mantenere tutto questo.

D. Che cosa ritiene di poter fare per dare il suo contributo alla cosa pubblica?

R. Io sono pronto a fare un lavoro dignitoso, commisurato ai miei studi e con una prospettiva di pensione chiara, mi spiace dover continuare a vivere con i miei genitori, ma ci sono pochi concorsi, lo Stato non assume.

D. Cosa pensa del fatto che una certa aliquota di giovani, spesso con titoli di studio qualificati in campo tecnico, va all’estero in cerca di lavoro?

R. Penso che sia una cosa negativa, perché invecchia il paese, bisognerebbe che si facessero delle politiche per favorire le assunzioni.

D. Le risorse pubbliche si assottigliano, il debito pubblico è stratosferico, cosa ritiene che debbano fare i giovani per uscire da questa situazione?

R. Il debito non l’ho fatto io, non si può chiedere ai giovani di pagare il conto, abbiamo dei diritti anche noi, lo paghino le generazioni che l’hanno fatto e i politici che ci sono stati sinora.

D. Che cosa le dice la parola dovere?

R. E’ finito il tempo in cui qualcuno diceva a qualcun altro che cosa dovesse o potesse fare, non credo che i giovani d’oggi, dopo lo sforzo ideologico e culturale che è stato fatto, possano farsi ingabbiare da costrizioni e ricatti.

D. Pensa di potersi impegnare in politica?

R. Se servisse a qualcosa lo farei, se trovassi un politico che s’interessa dei problemi della gente, che si occupa di creare lavoro, m’iscriverei sicuramente al suo partito. Se non lo troverò, mi metterò a protestare con gli indignati anche io, ho diritto al mio futuro.

La situazione è  abbastanza chiara, i giovani vogliono mantenere lo status quo, gli anziani non molleranno mai i “diritti acquisiti”, la politica è troppo occupata a svolgere i suoi riti pagani, il baratro si avvicina e tutti corrono allegramente verso il fallimento in nome della difesa dei loro buoni diritti.

Cybergeppetto

p.s. Due in fila, un giovane e un anziano, tra tanti alla mensa dei poveri aspettano il loro turno. L’anziano si lamenta: “Chi l’avrebbe mai detto che l’Italia sarebbe fallita? Ridateci la prima repubblica, i diritti che avevamo acquisito e i politici che si occupavano di farci avere un posto di lavoro!”. “Taci! – sibila il giovane – ora che toccava a noi avere un lavoro e una pensione come il vostro, come faremo che non abbiamo più nemmeno la paghetta?!”

Foto: gli indignados sono di Informare per Resistere

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Inchiostro antipatico