Gen 13, 2012
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F 35, abbiamo un colpevole credibile

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By Cybergeppetto

Chi ci capisce nella crisi in cui versa l’Italia è bravo, i lavoratori dicono che lavorano, i politici dicono che pensano al bene dell’Italia, gli industriali dicono che investono, i banchieri dicono che prestano soldi a tutti, i sindacalisti dicono che pensano ai diritti dei lavoratori, i professori dicono che spiegano un sacco di belle cose, gli studenti dicono che studiano tanto.

Comunicati stampa pieni di elogi in cui ognuno dichiara di essere il più bravo, il più serio, il più lavoratore. Com’è possibile che in un consesso di anime così nobili non funzioni nulla? E com’è possibile che noi si sia riusciti ad accumulare un debito così alto, aggiornato in tempo reale su internet (qui dall’Istituto Bruno Leoni)?

Non perdiamo tempo a cercare di capire cosa non va, potremmo scoprire che molte cose non vanno, potremmo scoprire che molte categorie di persone mentono, e se non mentono tutti, mentono almeno i loro rappresentanti.

Bisogna trovare un colpevole, un colpevole credibile che consenta di nascondere le proprie responsabilità. A livello generale il colpevole perfetto è l’evasore, quel parassita della pubblicità che si può additare come l’untore che ci ha trasmesso la peste finanziaria, in questo modo coprendo un sistema che è naturalmente portato a far debiti per finanziare spese improduttive, i cosiddetti diritti acquisiti, cioè i privilegi di cui già ora non godono i nostri figli.

Non importa a quasi nessuno il fatto che i soldi pubblici non si devono sprecare, non importa a quasi nessuno il fatto che lo Stato può chiedere soldi in tasse solo se è capace di erogare servizi e non solo stipendi.

Nel campo militare, di cui il mio editore vuole che vi parli, la cosa è più difficile: i militari sono dei morti di fame ai quali da anni vengono date solo le briciole, anche se riescono a spendere male pure quelle.

Ci sono poi dei costi che gravano sul bilancio della Difesa, quelli per i Carabinieri, ad esempio, che non c’entrano nulla, ma con uno sforzo si può masturbare il tutto e dare ad intendere che si spenda chissà cosa.

Il programma JSF (Joint Strike Fighter), l’F 35, appunto,è un colpevole perfetto. Doveva costare (per tutte le nazioni) 25 miliardi di dollari, pare che arrivi a 50 per la fase di sviluppo. Se l’Italia acquistasse i 131 velivoli previsti, al costo di 40 milioni di dollari l’uno, fanno 5 miliardi e 240 milioni di dollari. Stiamo parlando di un programma pluriennale in cui bisogna pagare i costi di ricerca e sviluppo , in quota, per avere sconti sui velivoli.

Fino a ora tutti i partiti avevano sponsorizzato la cosa, forse anche perché sennò la nostra industria aeronautica va a farsi benedire.

Con tutto il dovuto rispetto per le anime pie che si stracciano le vesti, quelli che dicono che è meglio spenderli nella sanità e nella scuola, c’è qualcuno che si chiede cosa vogliamo fare nelle prossime crisi internazionali?

Non opino che sia meglio spendere per gli asili invece che per i caccia stealth, basta che poi non si pretenda di lanciare le bombe dalle mongolfiere.

I pacifisti d’assalto che gridano accorati contro le stragi di Assad in Siria possono andare loro a Damasco a prendere Bashar a sputi in faccia, magari sono più letali delle bombe cluster.

Se non si vuole acquistare armi non ci sono problemi, si esca dalla NATO e si faccia il gesto del seminatore all’ONU quando ci chiede d’intervenire qua e là per l’orbe terracqueo, invece di offrire la parte più cospicua della forza in Libano, Comandante compreso.

Forse non è chiaro, ma abbiamo un debito pubblico di 1.885 miliardi di euro, ora e subito, non in vent’anni come il programma JSF.

L’Italia ha la necessità di lavorare di più per produrre una ricchezza tale da pagare i debiti, tutti i discorsi che cercano altri colpevoli sono solo delle solenni fesserie.

By Cybergeppetto

p.s. “Se vi do 131 F-35, di quanto mi abbassate lo spread?”, domanda il rappresentante italiano. “Prendi il tuo aereo e torna a lavorare che ne hai da fare per rimettere a posto i debiti della prima e della seconda repubblica”, gli replicano lapidariamente i suoi interlocutori di Piazza Affari.

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Foto: Centro Studi Sereno Regis

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