debito pubblico

Comunque gli vada a B, per noi non cambia nulla

By Cybergeppetto

Da giorni cresce l’attesa, il pathos, attorno all’esito che la sentenza della Cassazione avrà sul destino del leader del centrodestra. Si favoleggia di governi che cadono, di B in galera, di dimissioni in massa di parlamentari, ci sono appelli in ogni direzione e per qualsiasi motivo.

Farei rispettosamente notare a tutti coloro che sono animosamente impegnati a spendere grande impegno in attività degne di miglior causa che stiamo da tempo in una situazione economica gravissima in cui il problema principale è che la politica non vuole fare i conti con l’aritmetica e continua a spendere più di quel che gli diamo.

In particolare:

– se Berlusconi, oggi stesso, dovesse andare in galera, molti saranno contenti, ma nessuno pagherà il nostro debito pubblico;

– se Renzi, o chissà chi, diventerà leader del PD, il nostro deficit non diminuirà d’incanto;

– se si riuscisse a cambiare la legge elettorale, non per questo lo spread si abbasserà;

– se si dovesse riformare la Costituzione, non per questo potremo evitare di indire nuove aste per i titoli di stato;

– se si dovesse approvare il decreto sull’omofobia, non sarà con quello che ripianeremo le perdite della sanità pubblica;

– se dovessimo avere una nuova legge che sancisca lo “ius soli”, questo non cambierà la situazione delle tantissime aziende statali e parastatali in perdita;

– se anche i partiti si dovessero mettere d’accordo su come “rimodulare” l’IMU o non aumentare l’IVA, in ogni caso non riusciremo a ridurle se non riduciamo la spesa;

– seppure si approvasse il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, che piace tanto ai veterocomunisti, in ogni caso non si saprebbe come pagarlo;

– semmai l’azione internazionale del governo s’intensificasse, non per questo riavremmo subito indietro i Marò illegalmente detenuti in India.

Si potrebbe continuare all’infinito, il fatto è che l’uomo della strada ha chiaro qual è il problema, sono i mezzi d’informazione e i politici che fanno finta di non capire. Anche i sassi ormai sanno che la spesa pubblica troppo elevata e il ricorso dissennato al debito pubblico stanno tenendo il paese sull’orlo della bancarotta da troppi anni, cioè da quando, mi pare nel ’92, vi fu un rischio di dissesto finanziario, di “default” come si dice oggi, dello Stato che fu scongiurato con un “prelievo” straordinario sui conti correnti dei cittadini.

I politici che vogliono continuare a discutere di diritti devono sapere che tutto ha un costo e loro sono tenuti ad amministrare le risorse che ci sono e non quelle che vorrebbero avere, i diritti non si possono scindere dai doveri e, in particolare, sarebbe ora di ribadire che lo Stato ha il dovere di fornire servizi ai cittadini, che sono l’unica ragione valida per cui i cittadini sono disposti a pagare le tasse e l’unica condizione seria per creare lavoro e ricchezza.

Cybergeppetto

p.s. “Papà! Ha detto la Boldrini che con la corsa al ribasso dei diritti non si esce dalla crisi, che vuol dire?”.  Il genitore risponde: ”Vuol dire che se voi giovani abbassate i suoi diritti, lei è fottuta …”

L’IMU e le parolacce della repubblica. Il verbo rimodulare

By Cybergeppetto

Per chi ancora non lo avesse capito, il problema dello Stato italiano è nell’eccesso di spesa: la pubblica amministrazione è una macchina che acquisisce troppe tasse, ma non rende servizi ai cittadini.

In questi mesi di governo “quasi tutti insieme appassionatamente” i politici continuano a discutere di cose insulse e inutili. L’IMU, che molti di noi hanno pagato regolarmente, è la principale delle idiozie su cui i nostri rappresentanti si accapigliano, un po’ come i monaci che passavano le loro giornate in dispute teologiche senza fine sul sesso degli angeli.

Se non si riduce la spesa pubblica, ogni discussione sull’IMU è inutile. Se lo Stato non si mette ad utilizzare le tasse per consentirci di lavorare nell’ambito delle regole, tutto il resto è perdita di tempo.

I nostri politici, che evidentemente non vogliono rendere produttiva la pubblica amministrazione, si ingegnano a fare delle capriole semantiche per aumentare l’IMU senza dirlo esplicitamente.

La parola “rimodulare” è uno splendido esempio di come le accezioni di un termine possano essere usate per nascondere, peraltro in maniera grossolana e puerile, l’intento di mantenere le tasse, se non di alzarle.

il fatto è che  modulare vuol dire :

  • sottoporre un suono a variazioni di tono tali da produrre effetti gradevoli;
  • variare il valore o l’intensità di una grandezza.

Giusto perché sia chiaro, non aspettatevi “effetti gradevoli” dalla “rimodulazione” dell’IMU, perché, a parità di criteri di spesa pubblica, non è possibile immaginare nessuna riduzione.

Se si rendessero produttivi i tanti enti inutili dello Stato, se si vendessero le tante aziende pubbliche in perdita o in crisi, se si riducesse in maniera drastica la spesa per mantenere in piedi la casta, potremmo anche sperare che la “rimodulazione” tenda alla riduzione della tassa, ma non mi farei soverchie illusioni.

Le discussioni sulle prime case, sulle villette continueranno almeno fino a che, per disperazione, non si parlerà di loft e di castelli, di baite e dammusi.

Ogni tanto, anche solo per una botta di fortuna, qualcuno gli darà una mano, tipo il fatto che il fondo monetario internazionale avrebbe “consigliato” di mantenere l’IMU. Basta leggere i compiti del fondo monetario per capire che le regole di tassazione non c’entrano nulla e poi, dall’Argentina alla Grecia, passando per Cipro, i successi  di certi organismi ce li ricordiamo tutti.

Cybergeppetto

p.s. Durante l’ultimo gay pride, i manifestanti hanno sfilato allegramente per le vie della città in difesa del loro orientamento sessuale al grido di “il culo è nostro e ce lo rimoduliamo noi…”

Vignetta di nonsai.it

Cyberpigrammi. Un tweet ci ridarà fiato?

Leggiamo sui media che un falso tweet su un’esplosione alla Casa Bianca ha scatenato il panico nelle borse, l’indice Dow Jones ha perso 150 punti in pochi secondi prima della smentita. Come al solito, qualcuno ci ha perso e qualcuno ci ha guadagnato e non parliamo di spiccioli.

Chissà cosa succederebbe se annunciassimo “cinguettando” su Twitter che l’Italia ha pagato il debito pubblico con i soldi che il governo di larghe intese troverà facendo la prossima manovra economica. Probabilmente si scatenerebbe un’euforia degli speculatori che correrebbero a comprare i nostri pezzi di carta pubblici. Anche in questo caso l’euforia non durerebbe molto…

Dalla finanza creativa alla “twitter economy” il tragitto è breve, un altro passo in avanti sulla strada di chi è disposto ad inventarsi qualsiasi tipo di cazzeggio pur di non lavorare.

Cyberepigrammi. Mussari for President

Stiamo discutendo inutilmente da mesi su chi debba essere il presidente del consiglio dei ministri e ci siamo arrovellati su vari candidati: Monti, Berlusconi e Bersani.

Berlusconi prende troppo viagra e gli si alza lo spread, Monti ha lo spread basso ma le tasse ed il debito alti, Bersani sbrana chiunque parli di banche, ma ha la febbre dei derivati.

Ma se, alla fine, dobbiamo eleggere un incompetente che continui ad incasinare tutto possiamo scegliere una faccia nuova, quel tal Mussari, già presidente del Monte dei Paschi, uno splendido esempio di come si dilapidano con un derivato i risparmi dei cittadini. Se lo eleggessimo premier, potrebbe efficacemente dilapidare le tasse degli italiani.

Cyberepigrammi. Diamo un presidente agli Americani

Il presidente Obama dichiara preoccupato che, se il Congresso americano non aumenterà il tetto del debito, l’America non riuscirà a onorare i suoi impegni.

Sembra più o meno quello che è successo da noi l’anno scorso, ma noi abbiamo molto da insegnare agli americani: quando il debito si fa duro, da noi i tecnici incominciano a giocare.

Lo vedo bene un bel governo tecnico a Washington: una raffica di tasse, l’IMU sui mutui sub-prime, ma, soprattutto, non un provvedimento contro la casta. In un anno l’America diventerà un casino peggio di noi, sempre che non lo sia già.

Cybergeppetto

Cyberepigrammi. La nave affonda, i topi salgono

Probabilmente, un anno fa i topi della stiva della Costa Concordia scapparono a zampe levate dalla nave che affondava.

Oggi, mentre la nave Italia affonda nel mare del debito e del fancazzismo di chi non lavora, ma blatera, vediamo un sacco di topastri neocandidati affollare le liste dei partiti più improbabili, perfino Luciano Moggi si è candidato con Stefania Craxi.

Sarebbe fatica inutile cercare di spiegarlo a Berlusconi, Bersani, Monti, Casini, Fini ecc. ecc., ma almeno i pivelli della casta potrebbero capire che c’è un debito pubblico da pagare e assai pochi elettori contenti di sborsare tasse per ingrassare la partitocrazia.

Cybergeppetto

Comunque vada, sarà un casino

Ovvero a che serve la legge elettorale

By Cybergeppetto

La politica italiana è davvero sorprendente, trova sempre il modo di fare qualcosa di peggio di quel che ha fatto sinora.

Una così pervicace ostinazione nel fare cose che non servono, come una nuova legge elettorale, poteva solo portare a una cosa ancora peggiore, cioè una legge elettorale in cui, comunque  vada, non governerà nessuno.

Mentre la repubblichetta cattocomunista sprofonda in un mare di debiti generato dal fatto che i politici hanno sempre usato la pubblica amministrazione e l’industria di stato come un serbatoio elettorale, i politici continuano a voltare elegantemente la testa dall’altra parte, altrimenti rischierebbero d’intravvedere il problema e potrebbero essere tentati di risolverlo.

In questi giorni in cui tutti festeggiano la rielezione di Obama, tanto che viene da pensare che Chicago sia una nuova provincia italiana – chissà con chi la accorperemo… – nessuno si rende conto, negli Stati Uniti come in Italia, che la politica sta sprofondando nei debiti.

Le forze politiche fanno finta di non capire che, negli Stati Uniti come in Italia, la politica non è più l’arte di distribuire la ricchezza, ma è diventata l’arte di ripartire i debiti.

La politica non è l’arte di vincere le elezioni, ma il dovere di governare. La politica non è l’arte di affabulare, ma la pratica giornaliera di decidere e assumersi le proprie responsabilità

E’ un po’ come se uno studente d’ingegneria cercasse di spiegare al suo professore quanto è bello un motore che consuma combustibile senza produrre nulla.

Ma i benpensanti hanno deciso che la crescita spazzerà via i problemi e che, nel frattempo, bisogna impegnarsi seriamente, con una discussione approfondita, sulla legge che consentirà di eleggere i nuovi mandarini della repubblica.

Una volta le leggi elettorali si facevano per far vincere qualcuno, ora abbiamo fatto un passo in avanti, stiamo facendo una legge per non far governare nessuno, così si potrà tornare alle formule di governo più biecamente democristiano/inciuciste della storia repubblicana.

Balletti di partito, minuetti di corrente, proliferazione di partitini senza mandato elettorale, tutto ciò che abbiamo già visto quando qualcuno aveva vinto, ora saranno cose di cui parleremo già il giorno dopo le prossime elezioni politiche.

Non ci sarà bisogno di far cadere il governo di quello che aveva la legittimazione popolare, nell’era dei governi tecnici tutto questo è abbondantemente superato.

Per superare il parlamento di “nominati”, secondo le procedure dell’attuale “porcellum”, passeremo all’elezione di parlamentari “inutili”, i soliti pirla. La politica italiana avrà trovato un modo diverso, e più fantasioso, per tradire la volontà popolare.

Cybergeppetto

p.s. “Papà, penso che sia importante scegliere le persone da mandare in parlamento”, dice con aria grave un giovanotto al suo genitore che, di rimando, sentenzia: “Io penso che sarebbe importante anche dirgli cosa devono fare dopo, sennò continueranno a pulirsi il culo con il programma elettorale che ci hanno fatto votare…”.

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Presto! Facciamo una cosa inutile!! – By Cybergeppetto (3 agosto 2012)

L’immagine è tratta da http://www.vivienna.it/category/vivi-sicilia/vignette/page/2/

Da Cassibile a Cernobbio. Badoglio cercasi disperatamente

By Cybergeppetto

L’8 settembre – il giorno in cui si festeggia, in silenzio e con vergogna, la morte della Patria – i giornali danno notizia del discorso che, in videoconferenza, Re Giorgio ha indirizzato dal Quirinale ai partecipanti, a porte chiuse, del Forum Villa D’Este. Un workshop organizzato da The European House – Ambrosetti: una simpatica rimpatriata di banchieri, imprenditori politicizzati, politici spompati e frattaglie di casta d’ogni tipo.

Sarebbe anche troppo facile fare dell’ironia sulle parole del Presidente della Repubblica: quando uno dichiara solennemente che l’8 settembre che “è stato realizzato un programma densissimo d’interventi” vuol dire che non si rende conto che stiamo continuando a indebitarci per mantenere uno stato inefficiente.

Si potrebbe ricordare, per amor di polemica, che i decreti che non si firmavano con il governo precedente sono stati firmati dopo, ma ormai la gente lo sa che il “potere neutro” del presidente è una battuta da Zelig.

Il commissario politico del Colle ricorda che “molto resta da fare”, e infatti abbiamo pagato la prima rata dell’IMU, ma dobbiamo pagare ancora il più e il peggio entro la fine d’anno.

La lettura del discorso, come sempre in questi casi, è un esercizio penoso per la retorica che lo riempie, soprattutto per il richiamo all’importanza delle consultazioni elettorali, quelle che lui stesso ha reso inutili con il primo e vero “governo del presidente”.

E comunque una cosa chiara nel messaggio c’è, anche se non è scritta.

Il presidente/Re della casta, attraverso il suo plenipotenziario Monti/Badoglio, fa come il suo precedessore a Cassibile: si arrende allo strapotere dell’avversario allorché dichiara che gli impegni europei saranno rispettati. Per chi non avesse capito, Re Giorgio dice cripticamente  agli strozzini di tutto il mondo: “Continuate a prestarci i soldi che ci servono per tenere in piedi la casta e i carrozzoni di stato, noi vi pagheremo lauti interessi”.

C’era bisogno che il Presidente intervenisse direttamente? Poteva lasciare uno scarno comunicato da leggere al suo consigliere militare, un generale che, ad oltre settant’anni,  invece di stare a casa coi nipoti,  sgambetta in divisa e cordone da aiutante di campo. Un foglio dattiloscritto potrebbe anche leggerlo, oltretutto l’8 settembre.

Cybergeppetto

p.s. “Papà, con quante b si scrive obiettivo?”. “Si può scrivere sia con una che con due. I militari amano distinguere l’obiettivo, con una b sola, cioè il fine a cui tendere, dall’obbiettivo, con due b, che si utilizza in fotografia e in videoripresa. Evidentemente al Quirinale non ci sono militari”.

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L’8 settembre 1943 in Paola Casoli il Blog

La foto di Mussolini e Badoglio è tratta dal blog DiciottoBrumaio

Le maîtresses della finanza mondiale

Ovvero a che servono le agenzie di rating

By Cybergeppetto

Come ormai tutti sanno, le agenzie di rating, società private controllate da gruppi e interessi a volte definiti, a volte meno, stanno soffrendo, poverine, di una crisi di credibilità.

Il loro comportamento, oltre che essere criticato, è al vaglio della Magistratura, non solo  quella italiana, per dei fenomeni distorsivi del mercato finanziario.

Qualche anno fa, quando le tre sorelle annunciavano che Lehman & Brothers era solida, tutti noi abbiamo visto poco dopo gli impiegati dell’azienda “solida” impacchettare le suppellettili delle loro scrivanie  nei cartoni e andarsene a trovare un altro lavoro. Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch non ci fecero una gran figura.

Ora che, invece, abbassano le valutazioni di governi, banche, enti locali e grandi gruppi industriali, non sempre il mercato le segue, visto che si tratta di indicazioni che appaiono strumentali a generare conseguenze politiche e facili guadagni derivanti dalla crisi dei “debiti sovrani”.

In ogni caso, basta poco perché i mercati si muovano in direzione opposta alle indicazioni di Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch.

Molto comicamente, pochi giorni fa, Moody’s ha tessuto le lodi di Monti: dopo un lieve momento di euforia, gli indici dei mercati hanno di nuovo virato in negativo sulla base di ovvie considerazioni circa l’inaffidabilità dei governi più traballanti, incluso il nostro.

Tutto questo meccanismo, fuori dalle dotte disquisizioni dei “tecnici” nei programmi di approfondimento, appare come un bordello in cui alcune “signorine”, che sono i nostri governi, si vendono per l’atavica convinzione che vendere il proprio corpo sia meglio che lavorare. Hanno bisogno di soldi e non vogliono fare le mamme di famiglia.

Il ruolo dei clienti appartiene ai grandi speculatori, ma dietro di essi ci sono tanti piccoli speculatori. I clienti, persone con l’ormone finanziario impazzito, hanno capito una cosa molto semplice: le signorine non sanno far altro che chiedere soldi, quindi “remunerano” sempre più generosamente il capitale che ricevono.

Le agenzie di rating si comportano come le tenutarie, hanno il compito di “vendere” le signorine che “remunerano” meglio il capitale, oggi una, domani l’altra, secondo criteri che non sembrano essere poi così astratti.

Non è peregrina l’ipotesi che, in un intreccio di interessi e rappresentanti nei consigli d’amministrazione, le maîtresses e i clienti siano in realtà d’accordo per sfruttare meglio le meretrici, di cui è nota l’incapacità a fare null’altro che mercificare la propria natura femminile.

Ovviamente anche noi cittadini, in particolare quelli italiani, abbiamo le nostre colpe, infatti esigiamo dalle “signorine”, che sono un po’ le nostre mamme,  una serie di cose che esse non possono comprare e loro, per evitare i nostri capricci, si procurano i soldi nel bordello della finanza.

Insomma il mercato finanziario è il luogo in cui tutti vogliono speculare, ma più di qualcuno ci deve restare fregato: non solo gli investitori, anche noi che rimproveriamo tanto le nostre “mammine”.

Cybergeppetto

p.s. “Mamma, mi compri il fumetto, mi compri la console nuova, mi compri le scarpe firmate?”. La mamma reagisce con un ceffone: ”Studia e metti in ordine la tua stanza. Quando avrai imparato a far qualcosa potrai comprarti tutto quello che vuoi. Io i soldi me li sudo, non faccio mica marchette…”

L’immagine è tratta dal blog Cablogrammi di Massimo Russo

Un bicchiere di Spread per Nichi

By Cybergeppetto

Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia, ce la mette sempre tutta per porsi al centro dell’attenzione: la sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegali le privatizzazioni delle società municipalizzate dell’acqua è un bel colpo.

Ogni studente di diritto sa che la giurisprudenza della Corte Costituzionale è incerta e ballerina, contraddittoria e instabile nel tempo, lo lessi su un noto testo di diritto più di trent’anni fa; ahimè, la situazione non è migliorata.

I mezzi d’informazione omettono di dire che la materia non è algebrica, ma che il vizio politico ideologico della classe dirigente attuale, cresciuta a pane, eskimo e bottiglie molotov, tra due o più diritti contrapposti, può far propendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra, basta evitare di preoccuparsi di chi paga.

Nel giorno in cui la situazione del debito continua a peggiorare, arriva una sentenza che dà gioia a Nichi, che dice che l’acqua è un bene pubblico.

Evidentemente si tralascia di dire che i costi di quest’operazione, che tende a mantenere in vita migliaia di carrozzoni pubblici, pieni di voti e di nullafacenti, saranno a carico della “fiscalità generale”, il che vuol dire che paga sempre Pantalone.

Il nostro eroe del tacco d’Italia potrebbe, e dovrebbe, promuovere un bel ricorso che dichiari incostituzionale lo spread, così la faremmo finita con questa sindrome per cui i dipendenti pubblici non sanno se riceveranno la tredicesima quest’anno, visto che nessuno può prevedere come andrà il debito.

Il fatto è che lo spread è un bene, si fa per dire, pubblico quanto l’acqua, e che come tale paghiamo con le nostre tasse, anzi, ormai da tempo, con il nostro debito.

Come sarebbe bello se, un bel giorno, Monti tornasse a Wall Street, per dire agli speculatori: “La mia Corte Costituzionale ha detto che lo spread è anticostituzionale, da oggi ci prestate i soldi a fondo perduto, perchè la politica e la giurisprudenza italiana hanno stabilito che l’Italia si fonda, costituzionalmente, sul debito. In parole povere, PAGATE E FOTTETEVI!”.

L’ideologia è una bella cosa, basta che tu t’inventi un principio secondo il quale  qualcosa ti spetta senza che tu ce l’abbia e sei a posto. Non devi nemmeno lavorare, devi solo avere una tessera di partito…

Cybergeppetto

p.s. “Papà, la mamma vuole un bicchiere di spread, dov’è?”. “Guarda al lato del televisore, c’è un rubinetto, vai a tutta manetta, tanto è un bene pubblico…”