Gen 20, 2012
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Il Tricolore non è nato italiano. Diciamolo

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By Vincenzo Ciaraffa

Il 7 gennaio scorso, dalla voce del direttore di un TG Mediaset, abbiamo appreso che Mario Monti era andato a Reggio Emilia per celebrare i 150 del Tricolore e, da un inviato dello stesso TG, che invece Monti si trovava nel capoluogo emiliano per i 315 anni di quel medesimo Tricolore: che inaccettabile confusione!

Evidentemente, sulla data di nascita della nostra bandiera sono in molti a non avere le idee chiare, anche quelli che la fanno nascere ufficialmente a Reggio Emilia, il 7 gennaio di 215 anni fa.

Eppure sulle tappe della sua adozione come vessillo militare prima, e bandiera statale poi, lo Stato Maggiore dell’Esercito, a firma del Generale Oreste Bovio, nel 1996 pubblicò un libro quanto mai esaustivo, intitolato “Due secoli di Tricolore”.

Bovio, infatti, ripercorse tutte le tappe del Tricolore italiano, da quando esso nacque come vessillo militare, a quando divenne bandiera dell’effimera Repubblica Cispadana.

Dal libro emerge, in tutta chiarezza, che l’idea di un tricolore italiano sul modello di quello francese venne a Napoleone Bonaparte tant’è che, l’11 ottobre del 1796, in qualità di comandante dell’Armata d’Italia, egli informò il Direttorio che allora governava la Francia della costituzione di una  «Légion Lombarde. Les couleurs nationales qu’ils ont adoptés son le vert, le blanc et le rouge ».

Il 6 novembre successivo (quindi, all’incirca un anno prima del 7 gennaio 1797), nel corso di una solenne cerimonia nella piazza del Duomo di Milano, la neo-costituita Legione Lombarda ricevette il Tricolore proprio dalle mani di Napoleone.

Con tale precedente era fatale che il Parlamento della Repubblica Cispadana, riunito in Reggio Emilia, adottasse il Tricolore come propria bandiera. Pur volendo soggiacere al sottile distinguo tra vessillo militare e bandiera statale che opera Bovio nel libro, possiamo sostenere che  – storia alla mano – in Italia non esiste niente di più sbagliato della data di nascita del Tricolore!

La verità è che la passione risorgimentale non poteva accettare l’idea che il simbolo del riscatto nazionale ci fosse stato regalato da uno straniero e, perciò, lo fece nascere ad opera d’italiani il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia. Fin qui nulla di strano, perché gli episodi e le tappe che contrassegnano l’emancipazione politica – militare di un popolo e la nascita di una nazione sono destinati a diventare funzionali alla loro storia ufficiale e, pertanto qualche “ritocchino” qua e la è, in qualche modo, comprensibile.

Le giovani nazioni, però, poi diventano adulte per cui, a 151 anni dall’Unità Nazionale, sarebbe il caso che incominciassimo a inquadrare la storia del nostro Paese in termini più oggettivi o, se vogliamo, più onesti: spiegare agli italiani che la loro bandiera nazionale è discendente indiretta di quell’evento che segnò la nascita dell’età moderna, come la Rivoluzione Francese, non potrebbe fargliela amare di meno.

Tra l’altro, se chi incarna le Istituzioni o la cultura ritrovasse il rispetto per il reale decorso della storia e con altrettanto rispetto la insegnasse nelle scuole, probabilmente, eliminerebbe anche quell’atavica diffidenza che i nostri giovani nutrono nei confronti di tutto ciò che  puzza di “patriottismo ufficiale”. E, stante il precedente della nascita Tricolore, non pare abbiano tutti i torti.

Vincenzo Ciaraffa

Foto: particolare della lettera di Napoleone Bonaparte al Direttorio di radiomarconi.com

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