Nov 18, 2012
133 Views
0 0

Chi di viagra ferisce, di viagra perisce

Written by

By Vincenzo Ciaraffa

Noi esseri umani – chi più, chi meno – siamo tutti vittime della nostra cedevole carne e, pertanto, il giudizio sull’accadimento che sta deliziando i rotocalchi di mezzo mondo, non vuole essere di tipo morale ma soltanto politico.

Il Generale a quattro stelle (l’omologo del nostro Generale di Corpo d’Armata con incarico speciale) David Petraeus, si è dovuto dimettere da direttore della potente CIA americana per una faccenda, per così dire, lettereccia. Egli, infatti, benché coniugato da lungo tempo, avrebbe intrattenuto una relazione extraconiugale con la sua biografa, la bella giornalista quarantenne Paula Broadwell, coniugata anch’essa.

La relazione tra i due fedifraghi è assurta agli onori della cronaca a seguito di una e-mail  minacciosa che  – come una gelosa vajassa dei quartieri spagnoli di Napoli – la bella Paula avrebbe inviato ad un’altra donna del triangolo adulterino, la funzionaria governativa Jill Kelley, conoscenza di vecchia data di Petraeus e di un altro generalone beccato anche lui con la patta aperta…

A seguito delle indagini interne che i servizi segreti statunitensi hanno condotto per capire se, in qualche maniera, la boccaccesca vicenda avesse messo in pericolo la sicurezza nazionale, Paula Broadwell sarebbe stata trovata in possesso di documenti top secret ai quali non aveva assolutamente accesso.

Giusto per complicare ulteriormente una situazione in vorticosa evoluzione, parrebbe che l’amministrazione Obama conoscesse, da mesi, la triplice, concatenata love story e che, per non compromettere la non proprio brillante immagine dell’entourage del presidente durante una campagna elettorale dall’esito alquanto incerto, l’avesse “messa in frigorifero”, come si suole dire nei servizi segreti di tutto il mondo.

David Petraeus è il Generale che, nel periodo 2007 – 2008, riuscì a fermare il salasso di vite umane di soldati statunitensi in Iraq e che, nel periodo 2010 – 2011 riuscì a imbrigliare il movimento di guerriglia dei talebani in Afghanistan gettando, peraltro, le basi per un progressivo passaggio di poteri dalle truppe americane e della NATO alle autorità governative locali.

Aver in parte neutralizzato la guerriglia e allacciato relazioni più costruttive in quell’area, fece di Petraeus una sorta di eroe nazionale in America, tant’è che il partito repubblicano meditava di candidarlo come l’antagonista di Obama alle elezioni presidenziali.

Conscia che il Generale era l’unico candidato che poteva sconfiggere Barack Obama, l’amministrazione democratica pensò bene di levarlo di mezzo offrendogli il posto di direttore della CIA, sorvolando su alcune sue disinvolte iniziative per accattivarsi i capi tribù afgani e staccarli dai guerriglieri talebani. Com’è ormai ben noto a tutti, il Corano consente ai fedeli islamici di potere avere fino a quattro mogli e se tale precetto non è seguito nella società islamica più evoluta, è invece applicato in quella più arretrata, come appunto è la società tribale dell’Afghanistan.

Compiere il “proprio dovere coniugale” con ben quattro mogli, però, non deve essere molto riposante, specialmente se esse sono tanto più giovani dei mariti di trenta/quarant’anni giacché da quelle parti avviene frequentemente che le ragazze, appena pubescenti, siano date in moglie a maggiorenti e capi tribù molto anziani.

Ebbene, sotto il comando di Petraeus, sia il problema degli sfibrati capi tribù afgani, sia quello dell’altrettanto sfibrato esercito americano, trovò una soluzione tanto efficace quanto discreta e, a ben vedere, neppure tanto costosa: il Viagra nelle sue diverse vesti farmacologiche.

Sì, perché gli americani incominciarono puntualmente a rifornire di tale molecola gli anziani capi tribù che, da quel momento, non ebbero più testa né per la guerriglia, né per i talebani, riuscendo, così, a fare terra bruciata intorno alla guerriglia senza esporre i propri soldati a sanguinosi combattimenti. Insomma, l’espediente si rivelò molto efficace: niente più necessità di ricorrere ai bombardamenti aerei o a penosi rastrellamenti sulle inaccessibili montagne di Tora Bora; niente più quotidiani attentati e combattimenti nei centri abitati; niente più decapitazioni di prigionieri ma soltanto una scatoletta (o due, secondo delle esigenze dei “pazienti”…) di pillole azzurre da recapitare a domicilio.

Noi esseri umani – chi con tormento, chi con allegria – siamo tutti vittime della nostra cedevole carne e, pertanto, il giudizio sull’accadimento che sta deliziando i rotocalchi di mezzo mondo, non vuole essere di tipo morale ma soltanto politico.

Non possiamo, infatti, esimerci dal rilevare che la democrazia esportata sulla punta delle baionette o su di un potenziatore sessuale è destinata, fatalmente, a durare soltanto un po’ più dell’effetto dello stesso potenziatore. Peraltro, ci umilia profondamente il fatto che l’Occidente “civilizzato” tenti di conquistare l’Islam integralista non in virtù dei propri, superiori ordinamenti ma per deliberata corruzione: quello che l’amministrazione americana in carica ritenne il successo militare della gestione di Petraeus fu, in realtà, la sconfitta della politica e del modello di vita occidentale.

Il Generale americano finito nell’occhio del ciclone ha cinquantotto anni, età in cui il surmenage, imposto da una/due amanti e una moglie legittima, di solito, consiglia o il rinsavimento, o il ricorso a qualche accorgimento di tipo farmacologico e, perciò, non possiamo escludere che, per fronteggiare il dannato surmenage al quale si era egli stesso condannato, Petraeus non abbia fatto ricorso alla medesima terapia somministrata ai capi tribù afgani.

Su quest’ultimo, particolare aspetto della scollacciata vicenda avente al centro il “grande pacificatore” dell’Afghanistan, probabilmente, non si saprà mai come siano andate realmente le cose, ma il solo sospettare che esse siano andate in un certo modo, all’improvviso ci fa ritenere sprecati inutilmente milioni di dollari, spesi in armi e le migliaia di vite umane sacrificate da ambo le parti, tra le quali quelle di cinquantadue soldati italiani.

Vincenzo Ciaraffa

Foto: Mother Jones

Article Categories:
Afghanistan · Forze Armate · tales