Set 22, 2014
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Sahara Occidentale: conflitto e identità attraverso le storie di vita dei guerrilleros saharawi, L.Maiotti/6 – Autodeterminazione, Marcia Verde, Accordo di Madrid

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By Luca Maiotti

Cap 1.3 della tesi “Sahara Occidentale: conflitto e identità attraverso le storie di vita dei guerrilleros saharawi”, di Luca Miotti

Cap 1.3 Introduzione storica

Una decolonizzazione non riuscita : la pressione internazionale, la Marcia Verde, l’invasione

La Spagna, messa alle strette dagli attacchi del Polisario, dalle richieste sempre più pressanti della comunità internazionale e dall’interessamento degli stati confinanti, si decise a prendere in considerazione la decolonizzazione del Sahara. Il mezzo per realizzarla sarebbe stato un referendum sotto gli auspici dell’ONU, motivo per il quale organizzò un censimento. A questo punto il re Ḥassan II uscì allo scoperto e chiese un parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia affinché si pronunciasse sull’esistenza di un rapporto di sovranità territoriale del Marocco al momento della colonizzazione spagnola.

Il 12 Marzo 1975 una missione dell’ONU a El-Ayun fu accolta da grida come “Viva il Fronte Polisario” e riportò che  “la popolazione o la quasi totalità delle persone incontrate dai membri della missione furono categoricamente in favore dell’indipendenza e si opposero alle rivendicazioni territoriali di Marocco e Mauritania”. Il 16 Ottobre 1975 giunse la risposta della Corte Internazionale di Giustizia che concludeva che “le informazioni e i dati sottoposti non stabilivano nessun legame di sovranità territoriale tra il Sahara Occidentale da una parte, e il Regno del Marocco o lo Stato di Mauritania dall’altra”. Seppur riconoscendo che erano state intrattenute delle relazioni fra alcune tribù saharawi e il sultano marocchino, l’istanza di autodeterminazione sarebbe dovuta prevalere.

La sera stessa del risultato giudiziario, Ḥassan II in persona si appellò al suo popolo chiedendo 350.000 volontari per una marcia non violenta che restituisse al Marocco i suoi possedimenti del sud, in riferimento al Sahara Occidentale. Questa iniziativa fu un’altra abilissima operazione politico-diplomatica condotta dal re, che ne uscì rafforzato circondato da un’aura di vera e propria invincibilità.

Il nome, Marcia Verde (Per i saharawi “Marcia Negra”, ovvero Marcia Nera), faceva riferimento al colore simbolo dell’Islam, e 350.000 era il numero dei nati in Marocco nel 1975, ovvero l’equivalente di tutta una generazione della gioventù del paese. La preparazione era stata, seppur in sordina, lunga e meticolosa, così un’immensa macchina logistica (che prevedeva la distribuzione di cibo, vestiti, sistemazioni e perfino copie del Corano per ciascuno) fu messa immediatamente in moto. Una folla enorme si riunì nella regione di Tarfaya e Tan Tan, al confine con il Sahara Occidentale, aspettando l’ordine di avanzare. Alla fine solo qualche migliaio di persone lasciarono gli accampamenti per penetrare nel territorio sahariano, non ostacolati dagli spagnoli, che stavano trattando dietro le quinte con il re del Marocco. In contemporanea dei reparti dell’esercito marocchino sotto il comando di Ahmed Dlimi attaccarono alcune postazioni del Polisario che in quei giorni si trovò a combattere contro i due colonizzatori contemporaneamente.

E’ in questo momento che il Marocco siglò con la Spagna e la Mauritania il Patto Tripartito, noto come Accordi di Madrid, in cui si affermava che:

La Spagna procederà immediatamente all’instaurazione di un’amministrazione temporanea nel territorio, a cui parteciperanno il Marocco e la Mauritania, in collaborazione con la Jema’a e alla quale saranno trasmesse le responsabilità e i poteri ai quali fa riferimento il paragrafo precedente. In conseguenza, su proposta del Marocco e della Mauritania, col fine di assistere nelle sue funzioni il governatore generale del territorio, saranno nominati due governatori aggiunti. Il termine della presenza spagnola sul territorio prenderà effetto definitivamente prima del 28 febbraio 1976 (Virginia Thompson and Richard Adloff, The Western Saharans. Background to conflict, Barnes & Noble Books, 1980 p. 175).

La Spagna lasciò così campo libero alle due potenze regionali, che si spartirono il territorio.

Le ragioni di questa decisione furono dettate soprattutto da due motivazioni di politica interna. Il “Generalísimo” Francisco Franco era ormai gravemente ammalato (entrò in coma, poi morì appena sei giorni dopo) ed era nell’interesse del governo evitare qualsiasi conflitto che potesse mettere in pericolo la stabilità del paese in una fase di delicato passaggio. In più, secondo delle clausole che rimasero segrete, la Spagna avrebbe conservato il 35% delle quote della compagnia per lo sfruttamento dei fosfati Fosbucraa (il restante sarebbe stato diviso tra Marocco e Mauritania), degli importanti diritti per lo sfruttamento ittico davanti le cose sahariane e avrebbe conservato tre basi militari. A questo si aggiunse la promessa più generale di abbassare il tono delle tradizionali rivendicazioni del Marocco sulle enclave spagnole.

Mentre Madrid si ritirava dai territori, Marocco e Mauritania, rispettivamente da nord e da sud, avanzarono con i propri eserciti occupando i territori come stabilito, con particolare attenzione alle città principali e ai giacimenti di fosfati. Alla popolazione, davanti a quella che si caratterizzava come una vera e propria invasione, non restò che fuggire, con qualsiasi mezzo. La seconda fase del piano previsto da Ḥassan II, l’entusiastica accoglienza da parte della popolazione saharawi dei loro fratelli marocchini,  fu rovinata dall’evidente rifiuto verso i soldati, che non risparmiarono le violenze. Il ricordo di questi eventi terribili e traumatici è ancora fresco nella memoria di molti. Per esempio uno degli ex guerriglieri da me intervistati non aveva alcun dubbio:

“Il momento più triste, il più amaro della mia vita è il momento in cui i soldati marocchini uccisero mia madre davanti ai miei occhi, ad Amgala. E’ il momento più amaro, io avevo solo 6 anni, quando sono scappato da El-Ayun per il sud dell’Algeria. Un battaglione di soldati marocchini, loro stavano uccidendo tutti, e uccisero mia madre di fronte ai miei occhi.” (Intervista a Hamdi Abderrahmad al domicilio di Ali Salek a Les Mureaux, Yvelines, Ile-de-France del 09-12-12).

Nel Novembre e Dicembre 1975 migliaia di saharawi fuggirono verso il confine algerino. Nello spazio di pochissime ore, senza poter portare niente, una parte della popolazione scappò in taxi, in jeep rubate agli spagnoli, in camion e addirittura a piedi, con il Polisario che cercava di organizzare una catena di punti logistici per farne arrivare viva la maggior parte. Non ci riuscì completamente. Si calcola che degli oltre 100.000 profughi che lasciarono le case per raggiungere il confine, ne morirono a migliaia nel deserto di sete, di inedia e di logoramento. Se coloro che poterono scapparono, gli altri, tra cui molte donne, vecchi e bambini, dovettero rimanere e affrontare le violenze e le rappresaglie.

A Smara per esempio, Glalia Ben Oummalinine fu picchiata a morte da un gruppo di soldati perché si rifiutava di gridare lo “youyou” ordinato dal generale Dlimi. Fuori Tichla, vicino al confine meridionale, una donna, Zoghma ben Abdeldouadoud, e i suoi quattro bambini incapparono in una jeep di soldati mauritani. Questi la presero, la portarono vicino a una roccia, e le ruppero a calci le mani, i polsi e le dita, obbligando i figli a guardare. La popolazione, in qualche caso all’oscuro dei rivolgimenti politici più recenti, si trovò al bivio tra rischiare una possibile morte  nel deserto e una nelle città.

Per cercare di frenare questa continua emorragia di persone e per soffocare qualsiasi tentativo di resistenza sul nascere, i marocchini distrussero i pochi preziosi pascoli e uccisero il bestiame, avvelenarono i pozzi e disposero lungo le piste mine e trappole. Gli Spagnoli, in ritirata, distrussero le pompe d’acqua che sostentavano gli orti fuori di alcune città. I campi nel deserto di Tifariti e Bir Lehlou furono bombardati dall’aviazione marocchina con napalm e bombe al fosforo, altri con missili e razzi.

Luca Maiotti

Seguirà Dai campi dei rifugiati alla guerra e all’offensiva diplomatica: l’azione saharawi

Il post precedente è al link Sahara Occidentale: conflitto e identità attraverso le storie di vita dei guerrilleros saharawi, L.Maiotti/5 – La colonizzazione del Sahara Occidentale

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