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Afghanistan, RC-W ISAF: visita del gen Milley, comandante dell’ISAF Joint Command

Si è conclusa ieri 27 giugno la visita del comandante dell’ISAF Joint Command (IJC), generale statunitense Mark A. Milley, al Regional Command West (RC-W) di ISAF, il comando del contingente multinazionale a guida italiana su base brigata alpina Julia.

Accolto al suo arrivo presso l’aeroporto militare di Shindand dal comandante di RC-W, generale di brigata Ignazio Gamba, il generale Milley si è recato presso la Forward Operating Base (FOB) La Marmora per visitare i militari della Transition Support Unit – Center (TSU-C), l’unità di manovra del contingente italiano attualmente su base 7° reggimento alpini di Belluno che, nell’ambito del processo di transizione, assiste e supporta le forze di sicurezza afgane, per essere ragguagliato sulla situazione delle operazioni in corso nell’area della provincia di Herat.

Prima di far rientro a Kabul, il comandante di IJC ha infine visitato la Task Force Apocalypse, unità dell’aviazione dell’esercito statunitense in forza a RC-W, per essere aggiornato sulla situazione operativa.

Al termine della visita, il generale Milley ha espresso parole di elogio per l’ottimo lavoro sin qui svolto nella regione ovest dell’Afghanistan ove, dal 18 giugno scorso, in virtù del processo di transizione (transition, inteqal) le Afghan National Security Forces (ANSF) hanno assunto la completa responsabilità nella condotta delle operazioni.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Afghanistan, RC-W ISAF: operazioni invernali mirate a indebolire ribelli. Debuttano forze élite polizia afgana

Nel distretto di Bala Baluk, nella provincia afgana occidentale di Farah, le forze di élite della polizia afgana sono state schierate per la prima volta nel corso delle recenti operazioni invernali, mirate a indebolire i gruppi di ribelli nella regione occidentale del paese dove opera il Regional Command-West (RC-W) di ISAF su base brigata Taurinense al comando del generale Dario Ranieri.

Nell’ambito delle attività condotte nei giorni scorsi, infatti, reparti dell’Afghan Civil Order Police (ANCOP), unità speciali assimilabili ai battaglioni mobili dell’Arma dei Carabinieri, hanno condotto un’importante attività di controllo del territorio nel distretto di Bala Baluk, con l’assistenza di team di advisor statunitensi e di forze della Transition Support Unit South, l’unità costituita su base 9° reggimento alpini dell’Aquila.

La loro presenza è stata accolta favorevolmente dalla popolazione dei villaggi del distretto, generalmente considerato come un possibile rifugio per gli insorti che si infiltrano da sud.

Nel corso dell’operazione gli artificieri afgani, presenti nel dispositivo insieme ai mentors della Task Force Genio italiana, hanno anche disinnescato una bomba rudimentale rinvenuta lungo uno degli itinerari di pattuglia.

Attualmente sono oltre 29mila i militari afgani dell’esercito e dei vari corpi di polizia che hanno assunto la leadership nel campo della sicurezza nella regione occidentale dell’Afghanistan, con il supporto delle unità del Regional Command West di ISAF comandate dal generale Dario Ranieri e formate da circa 5.500 militari, 3mila dei quali appartengono alle Forze Armate Italiane.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

In Afghanistan NRDC-ITA opererà in una fase delicata di ISAF. Ieri la cerimonia di saluto

Si è svolta ieri mattina a Solbiate Olona, alla presenza del Capo di stato maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate, e del Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, la cerimonia di saluto al generale Giorgio Battisti e al personale del Nato Rapid Deployable Corps ITA (NRDC – ITA), che nei prossimi giorni sarà impiegato a Kabul, in Afghanistan, nell’ambito della missione ISAF (International Security Assistance Force).

Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, l’ammiraglio USA James Stavridis, comandante di tutte le Forze Nato e Statunitensi in Europa (Supreme Allied Commander Europe – SACEUR), che nel suo intervento ha sottolineato come “l’Italia possieda una profonda conoscenza delle operazioni expeditionary”, comprendendo appieno l’importanza di possedere delle forze di proiezione da schierare in aree di crisi ed è per questo che ritengo assolutamente appropriato il fatto che il Comando NRDC si trovi proprio qui in Italia”.

Il Capo di stato maggiore dell’Esercito, dopo aver rivolto un doveroso pensiero ai caduti e feriti in operazione, ha ringraziato le autorità civili e militari intervenute, la cui presenza, ha sottolineato il generale Graziano, “testimonia il forte legame tra le Istituzioni e l’Esercito”. Il generale Graziano ha poi indirizzato il suo saluto agli uomini e alle donne di NRDC ITA e, rivolgendosi al generale Giorgio Battisti, che assumerà l’incarico di Capo di stato maggiore del Comando ISAF e di senior national representative per il personale italiano impegnato in Afghanistan, ha detto: “il generale Battisti e tutto il personale del Comando NRDC si troveranno a operare in una fase delicata, quella della transizione. Un momento cruciale dell’operazione ISAF che segnerà il punto di svolta dell’impegno internazionale nel 2014”.

Il generale Abrate, nel suo discorso, ha esortato i militari a non dimenticare che “il focus delle vostre attività e il loro reale valore aggiunto si rifletterà sull’abilità delle Forze di Sicurezza Afgane di gestire e assumere la piena responsabilità della sicurezza del loro Paese”.

Il comando del corpo d’armata di reazione rapida della NATO in Italia, costituito il 1° novembre 2001 a Solbiate Olona, in provincia di Varese, è uno dei sette comandi altamente proiettabili dell’Alleanza Atlantica e uno dei due comandi NATO ad alto profilo presenti in Italia. Costituito da personale di nazionalità italiana e da personale straniero proveniente da nazioni alleate quali Bulgaria, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Paesi Bassi, Portogallo, Polonia, Romania, Slovenia, Spagna, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti è impiegato come comando sempre disponibile per interventi multinazionali in aree di crisi in base a quanto stabilito dal Consiglio Nord Atlantico (North Atlantic Council, NAC).

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Fonte: NRDC-ITA PAO

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La brigata Garibaldi rientra in Italia. Il saluto del CaSME e del sottosegretario Magri

Si è svolta ieri mattina 28 settembre a Caserta la cerimonia di saluto ai militari della brigata bersaglieri Garibaldi rientrati dall’Afghanistan.

Schierati di fronte alla Reggia di Caserta, i reparti che negli ultimi sei mesi hanno controllato il settore ovest dell’Afghanistan, il Regional Command-West (RC-W) di ISAF, hanno ricevuto il saluto del sottosegretario alla Difesa Gianluigi Magri e del Capo di stato maggiore dell’Esercito generale Claudio Graziano.

La Grande Unità dell’Esercito, agli ordini del Generale Luigi Chiapperini, ha completato lo scorso 14 settembre il suo impegno in Afghanistan nell’ambito dell’RC-W della missione ISAF, nella quale sono stati impiegati oltre 4mila militari, di cui 350 donne.

Alla cerimonia era schierato il personale del 1° reggimento bersaglieri (Cosenza), dell’8° reggimento bersaglieri (Caserta), del 21° reggimento genio (Caserta), del 19° reggimento cavalleggeri Guide (Salerno), dell’8° reggimento artiglieria (Persano), del 1° reggimento aviazione Esercito (Viterbo), dell’82° reggimento fanteria (Barletta).

Nei sei mesi trascorsi a Herat e nell’ovest dell’Afghanistan, i militari della Garibaldi hanno iniziato il delicato processo di transizione che ha visto il progressivo passaggio di responsabilità della sicurezza e del controllo del territorio dalle forze ISAF all’Esercito Nazionale Afgano.

“I fatti dimostrano che il processo di transizione sta procedendo in linea con quanto pianificato e che la transizione in Afghanistan è possibile – ha sottolineato il generale Graziano, ottimista sul futuro del paese – le Forze Afgane sono molto cresciute qualitativamente e stanno sostenendo enormi sforzi per il loro paese. Tuttavia, almeno fino al 2014, hanno ancora bisogno del nostro supporto. Dopo il 2014 le forze afgane chiedono alla comunità internazionale di essere presenti, anche se in modo diverso”.

Il generale Graziano, rivolgendosi poi ai familiari dei militari, ha dichairato: “da soldato e da comandante, ma soprattutto da uomo, vi ringrazio perché è fondamentale per noi militari avere la consapevolezza di poter contare su un forte, sicuro e incondizionato sostegno da parte della propria famiglia”.

In merito alla spending review, il Capo di stato maggiore dell’Esercito ha detto che questa è in linea con il processo di trasformazione avviato dal ministro Di Paola. È importante, però, che questo processo sia accompagnato da risorse sufficienti e necessarie per garantire la sicurezza, la protezione e l’addestramento delle unità e del personale che operano nell’interesse del paese e della sicurezza internazionale.

Il Capo di stato maggiore dell’Esercito, dopo aver rivolto un doveroso pensiero ai caduti e feriti in operazione, ha ringraziato il Presidente della commissione Difesa della Camera dei Deputati, onorevole Edmondo Cirielli, l’onorevole Amerigo Porfidia, l’onorevole Gianfranco Paglia, MOVM, l’onorevole Giovanna Petrenga, membri della commissione Difesa della Camera dei deputati e il senatore Mauro Del Vecchio membro della commissione Difesa del Senato, l’onorevole Stefano Graziano e il sindaco di Caserta, Pio del Gaudio e il presidente della Provincia di Caserta, onorevole Domenico Zinzi, la cui presenza, ha detto il generale Graziano, testimonia il forte legame tra le istituzioni e l’Esercito.

Al termine della cerimonia, il sottosegretario Magri ha consegnato la Medaglia di Bronzo al Valore dell’Esercito al caporal maggiore capo scelto Floro Guarno, distintosi in un conflitto a fuoco contro gli insurgents in Afghanistan.

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Fonte: stato maggiore dell’Esercito

Foto: stato maggiore dell’Esercito

Afghanistan, RC-W ISAF: sgominata cellula di insorti a Bakwa. Continua sostegno italiani alle forze afgane nella transition

Avevano destato i sospetti della pattuglia di passaggio a Bakwa, a sud di Farah, nell’Afghanistan occidentale, i quattro uomini che sotterravano alcuni ordigni rudimentali lungo una strada a pochi chilometri dalle basi della polizia e delle forze italiane.

A seguito di quell’avvistamento, con repentina fuga dei quattro, le forze del 606° Corpo della Polizia Nazionale Afgana hanno fermato un gruppo di individui sospettati di aver posizionato diversi ordigni esplosivi improvvisati lungo gli assi di comunicazione del distretto di Bakwa, nella provincia meridionale di Farah.

L’operazione è stata condotta con il sostegno degli alpini del 2° reggimento che costituiscono la Task Force South-East nella zona di responsabilità italiana del Regional Command-West (RC-W) di ISAF (International Security Assistance Force), dal 14 settembre su base brigata Taurinense al comando del generale Dario Ranieri.

L’intervento congiunto è scattato dopo aver verificato l’effettiva presenza di due ordigni, poi neutralizzati dagli specialisti del 32° reggimento genio. Le forze afgane e italiane si sono immediatamente dirette verso i villaggi in cui avevano trovato rifugio i quattro uomini avvistati in precedenza. Una volta messa in sicurezza la zona circostante insieme ai militari italiani della Task Force South-East, gli agenti della polizia hanno fermato un gruppo di individui sospettati di costituire una cellula di insorti attiva nel distretto.

Solo ieri l’RC-W aveva dato notizia del salvataggio di una pattuglia afgana da parte degli italiani, confermando la continua attività a sostegno delle forze locali durante il periodo di trasferimento, o transition, della responsabilità di operazioni e territorio programmato nell’ambito della missione a guida NATO ISAF.

Ieri l’RC-W ha comunicato che un plotone del 6° kandak (battaglione) appartenente alla 2^ brigata di Farah è stato soccorso da una pattuglia italiana della Task Force South, costituita da alpini del 9° reggimento, bersaglieri dell’8° e genieri del 32°, dopo essere stato attaccato con armi da fuoco da un gruppo di insorti mentre era in movimento nella zona di Shewan.

I militari afgani hanno risposto al fuoco e contemporaneamente hanno chiesto rinforzi tramite la sala operativa che coordina le attività delle forze di sicurezza afgane con quelle di ISAF. Nell’attacco sono stati riportati quattro feriti, alcuni dei quali apparsi in condizioni gravi.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Afghanistan, insider attacks: il ministro della Difesa rimuove centinaia di militari

L’aumento di attacchi alle truppe alleate da parte dei colleghi afgani, i cosiddetti insider attacks, anche definiti green-on-blue, ha fatto prendere una decisione drastica al ministro della Difesa afgano, secondo quanto riferito ieri dal suo portavoce Mohammad Zahir Azimi.

I militari rimossi dall’incarico o trattenuti in stato di fermo sarebbero centinaia, anche se il numero preciso non è stato comunicato dal dicastero afgano. Si tratta di personale il cui curriculum è risultato incompleto o addirittura contraffatto.

Non è stato specificato, inoltre, se i militari coinvolti dal provvedimento, il risultato di sei mesi di indagini, siano da mettere in relazione ai talebani o ad altri gruppi di ribelli. Certo è che, secondo quanto già comunicato dai vertici della missione ISAF, un quarto degli attacchi di quest’anno reca quasi certamente firma talebana.

Il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha espresso ieri al presidente afgano Hamid Karzai profonda preoccupazione per questo genere di attentati. Karzai, da parte sua, ha assicurato telefonicamente a Rasmussen di essere determinato a por fine a queste uccisioni.

Intanto il vicecomandante della missione a guida Nato ISAF, il generale britannico Adrian Bradshaw, ha comunicato domenica l’interruzione del training alle forze afgane da parte del personale americano. Un provvedimento che va a penalizzare un migliaio di poliziotti dell’Afghan Local Police, che costituiscono solo una piccola parte dei 350mila uomini di esercito e polizia afgani. Si tratta comunque di un avvertimento che mette in crisi il delicato processo di transizione in atto. Gli americani, del resto, hanno perso molti uomini a causa degli insider attacks.

Dall’inizio dell’anno gli attacchi green-on-blue hanno ucciso 45 internazionali, la maggior parte di nazionalità americana, appunto, e nel solo mese di agosto si sono verificati 12 attacchi, che hanno causato la morte di 15 persone.

Il 20 agosto scorso il presidente americano Barack Obama aveva sottolineato la necessità di un incremento della sicurezza dei soldati in Afghanistan al fine di garantire una maggiore protezione dagli insider attacks.

Anche Rasmussen, martedì scorso, ha confermato che la Nato sta facendo tutto ciò che è necessario per porre fine a tale tipo di attacchi a tutela dei soldati sul campo. Ulteriori misure di sicurezza potrebbero contemplare un perfezionamento delle procedure di controllo e di intelligence, oltre a training sui differenti aspetti culturali.

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Fonti: AP/Time Standard, cnsnews.com

Foto: AP Photo-David Guttenfelder, File/Huffington Post

Echi della Valle Olona – Afghanistan, “la guerra continua”

By Ignoto Militi

Vi sono delle date che pesano come macigni sulla storia del nostro Paese, una di queste è sicuramente il 25 luglio. Quel giorno del 1943, infatti, crollò la dittatura fascista, Mussolini fu arrestato e il Maresciallo Pietro Badoglio che lo sostituì terminò il suo messaggio radiotrasmesso agli italiani con una frase che non prometteva niente di buono: “La guerra continua”. In realtà quel messaggio, più che gli italiani, doveva rassicurare l’alleato tedesco circa le intenzioni del nuovo governo a proseguire la guerra al loro fianco, anche se la verità era che Badoglio aveva già preso contatti con gli anglo-americani al fine di giungere alla stipulazione di un armistizio.

Qualche mese fa, durante la conferenza stampa seguita al suo incontro col Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, il premier Monti ha assicurato che il nostro Paese continuerà a garantire risorse e uomini per l’addestramento delle forze di sicurezza afgane, anche quando ce ne torneremo a casa nel 2014.

In realtà, più che la NATO, Monti ha voluto rassicurare gli USA circa le nostre intenzioni di voler restare in Afghanistan per almeno altri due anni, senza trovare il coraggio di dire a chiare lettere che l’Italia non è più in grado di spendere tre milioni di euro al giorno per continuare a puntellare il corrotto governo di Hamid Karzai.

Anche perché quei soldi servono per contribuire alla sopravvivenza di tutto il complesso della nostra malmessa difesa nazionale in un momento particolarmente difficile (mi si passi questo eufemismo…) per le finanze statali.

Peraltro, l’intervento occidentale in Afghanistan, che non ha sconfitto i talebani, ma li ha soltanto allontanati dai grandi centri urbani, è costato fino ad oggi la vita a 27.000 guerriglieri, 14.000 civili, 7.200 militari regolari afgani e 2.100 militari della NATO tra i quali si annoveravano cinquanta militari italiani.

Almeno fino al 25 luglio scorso quando, in una base di Adraskan, è stato ucciso il Carabiniere Manuele Braj e feriti tre suoi commilitoni dello PSTT (Police Speciality Training Team), quel Reparto che addestra le nascenti forze di sicurezza afgane. Questa è l’unica notizia certa che possiamo ricavare dal comunicato dello Stato Maggiore, perché per il resto dobbiamo affidarci alle deduzioni logiche, stante che ancora non si è capito se sia stata una bomba di mortaio, o un razzo, o il deliberato attentato di un poliziotto afghano “refrattario” a seminare la morte tra i Carabinieri italiani. Dopo molte versioni, alla fine è venuto fuori che il povero Braj è stato ucciso da un razzo da 107 mm, versione questa smentita dal Comandante afghano della base di Adraskan secondo il quale, invece, l’accaduto sarebbe da attribuirsi all’imperizia dei nostri pur bravi Carabinieri nel manipolare una bomba a mano per scopi addestrativi.

Pur volendo prendere per buona la versione fornita dallo Stato Maggiore, non si può fare a meno di rilevare che quello da 107 mm è un razzo che, generalmente, è sparato con un lanciatore spalleggiabile e ha una gittata massima di cinque chilometri, anche se la sua efficacia si sviluppa a distanze di molto inferiori.

Ebbene, possibile che la ricognizione aerea e terrestre non si siano accorte che a qualche migliaio di metri dalla base si aggiravano dei terroristi armati di lanciatori? Possibile, poi, che nessuno nella base abbia sentito il caratteristico fischio di arrivo di quel razzo?

Tra l’altro, lo Stato Maggiore non dice che Braj è stato certamente ucciso da un razzo ma soltanto che nella base  “sono stati rinvenuti frammenti attribuibili a un razzo da 107 mm”.

Chi scrive non ha mai avuto in grande estimazione il linguaggio multivalente degli Stati Maggiori e, tuttavia, questa volta almeno una cosa è chiara: non sappiamo con certezza com’è morto Manuele Braj!

Purtroppo, il nostro è il 51° caduto in una decennale guerra che non ha migliorato la vita degli afgani, che non ha portato loro la democrazia (che considerano kufr, miscredenza) e che non ha sconfitto gli integralisti i quali riprenderanno il potere il giorno dopo che gli eserciti della coalizione occidentale se ne saranno andati.

Chissà se, quando sarà in grado di capire, la spiegheranno così la guerra in Afghanistan a quel bimbo di Collepasso che non conoscerà mai il padre che, nel fiore degli anni, è caduto, non si sa bene come e per cosa.

Ho in uggia l’arditezza di certi paralleli storici ma, ahimè, talune somiglianze tra eventi di ieri e di oggi sono talmente evidenti che sarebbe stato omissivo non rimarcarlo. D’altronde, non è colpa mia se le rassicurazioni fornite da Monti a Rasmussen rassomigliano a quelle che Badoglio diede ai tedeschi nel 1943: “La guerra continua”. E i lutti pure.

Ignoto Militi

L’articolo è pubblicato sul numero attualmente in edicola (luglio-agosto) del mensile Echi della Valle Olona.

Afghanistan, RC-W ISAF: da ieri in visita a Herat il CaSME gen Graziano accompagnato dal COMFOTER gen Bernardini e dall’onorevole Romani

Iniziata ieri la visita del Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, al contingente italiano dispiegato a Herat.

A Camp Arena, sede del Regional Command-West (RC-W) di ISAF su base brigata Garibaldi al comando del generale Luigi Chiapperini, il generale Graziano è arrivato accompagnato dal comandante delle Foter, (forze operative terrestri), il generale Roberto Bernardini, e dall’onorevole Paolo Romani, componente della Commissione parlamentare per le Attività produttive. L’obiettivo  della visita, che durerà alcuni giorni, è prendere visione della situazione sul terreno nella zona di responsabilità italiana, raggiungendo tutte le unità dell’RC-W e le sedi delle task force che compongono il contingente italiano in area.

L’RC-W è attivamente coinvolto dal processo di transition, ovvero di trasferimento delle responsabilità di operazioni e territorio dalle forze alleate alle forze afgane, nell’ambito dell’assolvimento dei compiti previsti dalla missione a guida Nato ISAF.

La situazione sul terreno in quest’area rimane ad alto rischio, ma – come aveva dichiarato lo scorso 15 agosto il sottosegretario alla Difesa Gianluigi Magri nell’ambito della sua visita al contingente – la violenza è sotto controllo.

Qualche giorno fa, il 27 agosto, un razzo da 107 millimetri era caduto senza esplodere all’interno dell’avamposto italiano di Bala Baluk, la FOB Tobruk, nel settore di competenza della Task Force South su base Cavalleggeri Guide. Tre i feriti: militari italiani investiti dalla proiezione di pietre e terriccio.

Attualmente l’Italia ha circa 4mila militari dispiegati in Afghanistan nell’ambito della missione ISAF. Entro il 31 dicembre 2014 l’intera missione avrà cambiato volto, con il ritiro delle truppe combat e il rischiaramento di diverse competenze sul terreno con l’obiettivo di una rinascita del paese.

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Foto: esercito.difesa.it

Afghanistan, l’RC-W ISAF riceve la visita del generale Terry, comandante IJC e vice delle forze americane sul terreno

Il Regional Command-West (RC-W) ISAF su base brigata Garibaldi, comandato dal generale Luigi Chiapperini, ha visto concludersi oggi 26 giugno a Camp Arena a Herat la visita del comandante dell’ISAF Joint Command (IJC), e vicecomandante delle forze americane in Afghanistan, generale americano James L. Terry, che lo scorso 12 giugno a Kabul ha assunto l’incarico precedentemente ricoperto dal collega Curtis M. Scaparrotti.

James L. Terry, che è stato al comando del 5° Corpo di Wiesbaden, in Germania, dal gennaio di quest’anno con l’obiettivo di preparare il suo dispiegamento in Afghanistan, aveva già servito nel paese dell’Hindu Kush come comandante del Regional Command South, dall’ottobre 2010 all’ottobre 2011, e come vicecomandante operazioni alla Combined Joint Task Force-76, dal gennaio 2006 al febbraio 2007.

Nel corso della sua visita il generale Terry ha ricevuto dal generale Chiapperini un aggiornamento delle attività operative in atto e dei progressi ottenuti nell’ambito del processo di passaggio delle responsabilità di operazioni e territorio alle forze afgane, la cosiddetta transition.

L’IJC pianifica giornalmente le operazioni delle forze di coalizione in Afghanistan ed è responsabile della formazione delle forze di sicurezza afgane (ANSF) e delle istituzioni al fine di aiutare il paese a raggiungere una stabilità duratura, garanzia di prevenzione dalla riorganizzazione di gruppi di ribelli.

Ironia della sorte, il generale Terry aveva elogiato il progetto dell’addestramento di una polizia afgana, ai fini dello sviluppo del paese, in una intervista a Stars and Stripes nel settembre del 2011, quando era al comando dell’RC-South. Ieri 25 giugno, a causa di un’esplosione provocata da un razzo, l’RC-W ha subito la perdita di un carabiniere, Manuele Braj, di servizio proprio nella base di Adraskan, la base dove la polizia afgana viene addestrata.

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Foto: Stars and Stripes

Afghanistan, RC-W ISAF: a Bala Murghab i bersaglieri sventano un attacco sulla Route Lithium, linea strategica per i collegamenti verso il Turkmenistan

Nessun danno per i Bersaglieri dell’8° reggimento, che costituisce la Task Force North del Regional Command-West (RC-W) ISAF con sede a Herat su base brigata Garibaldi al comando del generale Luigi Chiapperini, grazie alla prontezza di reazione dei militari coinvolti nello scontro a fuoco.

Ieri, 31 maggio, durante un’attività di controllo del territorio a circa otto chilometri dalla base di Bala Murghab, il personale di pattuglia ha individuato elementi ostili che erano in procinto di attaccare. Vistisi scoperti, i ribelli hanno aperto il fuoco con armi portatili e mortai.

Immediata la reazione dei bersaglieri, fa sapere l’RC-W, che hanno risposto al fuoco con le armi in dotazione e con i mortai del vicino COP (Combat Out Post) Victor.

Proprio l’azione pronta dei militari italiani ha messo in fuga gli assalitori, che non sono stati così in grado di portare a termine i loro intenti criminosi.

Non si registrano feriti né danni tra i bersaglieri.

La Route Lithium è una strada di grandissima importanza strategica e commerciale, attualmente in costruzione, che unirà Herat alle aree più remote di Bala Murghab favorendo i collegamenti e il traffico commerciale con il Turkmenistan.

Nei prossimi mesi anche Bala Murghab passerà sotto la responsabilità delle Forze di Sicurezza Afgane (ANSF) nell’ambito del processo di transizione già iniziato e che prevede il trasferimento graduale della responsabilità del territorio e delle operazioni dalle forze alleate a quelle afgane.

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La transition passa anche dal Morghab con il consolidamento della rete stradale (9 febbraio 2012)

Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF