Mali

EUTM MALI: i dodici istruttori militari italiani della missione EUTM addestrano un altro battaglione maliano

Nei giorni scorsi i militari italiani della European Union Training Mission – Mali (EUTM Mali) hanno portato a termine, nella base addestrativa di Koulikoro, l’addestramento di un battaglione maliano, fa sapere lo stato maggiore della Difesa.

Il battaglione, composto da 698 militari di cui 32 ufficiali, 134 sottufficiali e 532 soldati, è suddiviso in tre compagnie di fanteria e una compagnia specializzata composta da differenti team di forze speciali, controllo aereo, genio, esperti in ordigni esplosivi, artiglieria e supporto logistico .

Grazie all’addestramento ricevuto, il personale militare maliano sarà impiegato dalle autorità del paese nel controllo del territorio, unendosi alle altre unità già precedentemente addestrate dagli istruttori militari europei.

L’attività di istruzione dei dodici militari italiani continuerà prossimamente con l’avvio del corso di aggiornamento e perfezionamento del primo battaglione addestrato in ambito EUTM MALI.

La EUTM – Mali contribuisce ad addestrare le forze armate e di sicurezza locali e a fornire assistenza sanitaria a favore delle Forze Armate maliane operanti sotto il controllo delle legittime autorità civili locali, al fine di concorrere al ripristino delle capacità militari necessarie alla riacquisizione dell’integrità territoriale del Paese.

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Fonte e foto: stato maggiore Difesa

EUMC, all’incontro tra Capi di stato maggiore europei il CaSMD amm Binelli Mantelli approfondisce tema crisi in Mali ed evidenzia necessità di supporto per operazione italiana Mare Nostrum

Il 12 e il 13 novembre scorsi, il Capo di stato maggiore della Difesa (CaSMD), ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, ha preso parte alla conferenza del Comitato Militare dell’Unione Europea (EUMC) svoltasi a Bruxelles, a cui hanno partecipato i Capi di stato maggiore della Difesa degli stati membri.

Tra i vari argomenti all’ordine del giorno anche la crisi in Mali, a cui l’Italia partecipa con un team di 20 istruttori, che è stata approfondita grazie alla presenza del nuovo Capo di stato maggiore della Difesa maliano che ha fornito un punto della situazione aggiornato.

L’ammiraglio Binelli Mantelli ha sottolineato, nei vari interventi, la necessità di un supporto più concreto, da parte dell’Europa, all’operazione nazionale Mare Nostrum, finalizzata a incrementare il livello di sicurezza della vita umana e il contrasto ai mercanti di morte che alimentano i flussi migratori illegali; ha poi evidenziato come sia stato significativo il contributo nazionale fornito, nell’ambito della Politica Comune di Sicurezza e Difesa, alla stabilità internazionale in alcune aree di crisi (Mali, Corno d’Africa, Sahel e Balcani) dove si è visto un crescente e coordinato impegno sia sul piano civile che militare.

Il Capo di SMD ha inoltre richiamato i temi già elaborati in ambito Difesa e proposti in chiave europea tra cui la revisione della Strategia di Sicurezza Europea e in particolare alla Sicurezza Marittima, il rafforzamento della partnership strategica EU/NATO ed il lancio della proposta di “pool and sharing”, ovvero unione e condivisione delle capacità operative in cui è necessaria un’Europa focalizzata non solo sugli aspetti tecnologici ed economici, ma anche sulla sicurezza.

Il Comitato militare dell’Unione europea (EUMC) è l’organo militare superiore in seno al Consiglio, che dirige tutte le attività militari dell’UE e fornisce al Comitato politico e di sicurezza (CPS) consigli e raccomandazioni su questioni militari. L’Osservatorio è composto dai Capi di stato maggiore della Difesa degli stati membri, i quali sono regolarmente rappresentati in maniera permanente da una delegazione militare (MILREP). L’Osservatorio ha un presidente permanente, scelto dai Capi di stato maggiore della Difesa degli Stati membri e nominati dal Consiglio.

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Fonte e foto: stato maggiore della Difesa

Bambini soldato in Congo e in Mali, INTERSOS ne parla oggi a Bari

“Il fenomeno dei bambini soldato – fa sapere INTERSOS, l’organizzazione umanitaria onlus fondata nel 1992 – colpisce più di 300mila bambini in tutto il mondo. Combattenti, schiave sessuali, raccoglitori di cibo, legna e acqua: bambini e bambine costretti a subire e perpetrare violenze che cancellano l’infanzia”.

Dal 2010 l’associazione è presente nella Repubblica Democratica del Congo per costruire scuole con l’obiettivo di togliere i bambini alla guerra, per garantire loro l’accesso all’educazione e il diritto al futuro. Con più di 100 operatori locali, INTERSOS raggiunge i bambini più vulnerabili, quelli più esposti al rischio dell’arruolamento, e i bambini ex soldato, che sono riusciti a uscire dalle forze armate e che hanno bisogno di sostegno psicosociale per il reinserimento a scuola e nelle famiglie.

Dal 2012 INTERSOS ha raggiunto anche il Mali, per far fronte con un centro di riabilitazione all’emergenza degli adolescenti arruolati nelle milizie armate.

A dare testimonianza della vita quotidiana di questi bambini e adolescenti, oggi pomeriggio a Bari, il responsabile educazione di INTERSOS, Paul Kakule Vyasongya, che ha lavorato nella Repubblica Democratica del Congo come responsabile dei progetti di educazione per i bambini più vulnerabili, incontrando volti e storie delle piccole vittime della guerra. Ora, è responsabile educazione in Mali.

Paul espone “Le storie e le immagini dal campo” oggi a Bari, alle 17.30, presso il Centro Padri Comboniani, dando testimonianza diretta del lavoro che INTERSOS svolge per arginare e scardinare il fenomeno dei bambini soldato.

Fonte: INTERSOS Puglia

Foto: INTERSOS

Mali, guerra e crisi. L’Intersos distribuisce kit prima necessità, difficile tracciare spostamento profughi

Sta aumentando il profilo di rischio del Mali, sia dal punto di vista dell’azione militare che nell’ottica umanitaria. L’organizzazione per l’emergenza umanitaria Intersos ha fatto sapere lo scorso 29 gennaio che “nell’area di Mopti le famiglie dispongono di cibo solamente per due settimane, poi le scorte non basteranno”.

La guerra sta sconvolgendo il nord del paese, fa sapere l’organizzazione, che chiede sostegno alla propria azione, ma l’emergenza che colpisce la maggioranza della popolazione è la crisi alimentare: il Sahel è afflitto da mesi di siccità accompagnata da prezzi del cibo sempre più alti.

Non è bastato il buon raccolto del 2012 nel sud, si apprende, a risollevare le condizioni di moltissime famiglie nel nord, che si sono trovate di fronte a un doppio problema per la sicurezza alimentare: la siccità e l’occupazione delle milizie ribelli. Le conseguenze della guerra rendono difficile l’approvvigionamento del nord, molti corridoi di distribuzione degli aiuti sono inaccessibili e la carenza di cibo crea allarme per l’impatto creato su una popolazione impoverita e malnutrita già da lungo tempo. Nella regione desertica del Sahel ogni anno circa 300mila bambini perdono la vita per effetto della malnutrizione, fa sapere Intersos che continua l’azione di assistenza agli sfollati nelle province di Mopti e Sevarè, zona di cerniera tra nord e sud del paese, con distribuzione di kit di prima necessità per poter dormire, cucinare e lavarsi.

“Le persone arrivano in autobus o a piedi portando con loro pochissimi effetti personali e sono bisognose di tutto. Sono accolte dalle famiglie residenti, già messe a dura prova dalle prime ondate di sfollati. Circa 5mila nuovi sfollati sono andati a sommarsi ai 230mila che trovano riparo dalla guerra. Il lavoro di raccolta dati dei bisogni e delle vulnerabilità, svolto dal nostro staff in queste settimane – specifica Intersos – rende possibile oggi portare aiuto a chi è in maggiore stato di necessità e urgenza”. Ma è importante sostenere l’azione di emergenza in un momento in cui le ritorsioni peggiorano lo stato generale di insicurezza.

“Seguiamo da vicino il caso di 26 donne ricoverate all’ospedale pubblico di Mopti, 6 di loro sono vittime di uno stupro di gruppo. Sono lontane dalle loro famiglie e necessitano di sostegno per poter trascorrere il periodo di ricovero ospedaliero”, spiega Federica Biondi, coordinatrice dell’intervento umanitario di Intersos in Mali.

A mettere in grave pericolo la sicurezza dei bambini, soprattutto nelle zone rurali, sono gli ordigni inesplosi, i cosiddetti UXO. Sembra ne siano rimasti molti sul terreno ed è una questione da affrontare immediatamente per evitare nuove vittime. In aggiunta, dall’inizio della guerra molte scuole sono state danneggiate e le lezioni interrotte, lasciando senza educazione migliaia di bambini.

Gli sfollati finora assistiti da Intersos indicano di voler rientrare a casa appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno. Il flusso di persone che dal nord fuggono verso il sud è accompagnato da un movimento, ancora limitato, di persone verso nord, a partire dalla capitale Bamako, nelle zone liberate dall’esercito francese e maliano. “Bisogna prepararsi per il possibile ritorno di oltre 230mila sfollati e poi di 150mila rifugiati”, sottolinea Marco Rotelli, Segretario generale di Intersos da Bamako.

“E’ molto complicato tracciare gli spostamenti in regioni così enormi e dove in molte aree l’accesso è ancora impossibile, l’esperienza insegna che la presunta calma nelle città nuovamente sotto controllo del governo maliano non è detto che si mantenga senza nuove violenze. Non possiamo escludere nuovi esodi e spostamenti nei paesi confinanti. Ancor più preoccupante la situazione delle zone non urbane del Mali, dove il disordine è prevedibile e molto meno controllabile, potrebbero verificarsi vendette, incursioni e rappresaglie, limitando la possibilità di assicurare assistenza umanitaria”, conclude Rotelli.

Intersos in Mauritania da marzo 2012 assiste i rifugiati dal Mali nel campo profughi di Mberra. Oggi oltre 55mila persone, soprattutto donne e bambine, vi trovano accoglienza e riparo.

Fonte: Intersos

Foto: Giornalettismo

Crisi Mali, attacco al sito algerino di In Amenas era pronto da due mesi

È un portavoce dei Moulathamines, l’unità combattente ritenuta legata ad al-Qaeda e parte attiva nella presa di ostaggi nel sito petrolifero della BP in Algeria, a In Amenas, finita ieri nel sangue, ad affermare che il commando era pronto per l’operazione già da circa due mesi, “in quanto si sapeva da principio che il regime sarebbe stato l’alleato della Francia nella guerra contro Azawad”.

La questione della provincia dell’Azawad, stato non riconosciuto staccatosi dal Mali meno di un anno fa e abitato prevalentemente da tuareg, è stata richiamata anche in un recente comunicato del partito di opposizione islamico della Mauritania, Tawassoul, che ha collegato i disordini nell’area per levare l’indice contro la “Francia, antica potenza coloniale”.

A quanto riportato dall’Agence Nouakchott d’Information (ANI), i rapitori sarebbero giunti da Algeria, Canada, Mali, Egitto, Niger e Mauritania per prendere parte all’operazione destinata a fermare l’intervento militare della Francia in Mali, colpendo l’Algeria per aver consentito agli aerei militari francesi il sorvolo.

Il portavoce dei Moulathamines ha avvertito gli algerini di “tenersi lontani dagli insediamenti delle compagnie straniere”, in quanto i terroristi compariranno “dove nessuno se lo aspetta”.

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Crisi Mali, un comunicato del partito islamico mauritano Tawassoul accusa la Francia di colonialismo (17 gennaio 2013)

Fonti: ANI, Atlas, Mondo Informazione, Wikipedia.

Foto: la mappa è di Mondo Informazione

Crisi Mali, comunicato del partito islamico mauritano Tawassoul accusa Francia di colonialismo

Un comunicato del partito islamista d’opposizione della Mauritania, il partito Tawassoul, inviato all’agenzia Ani (Agence Nouakchott d’Information), riaccende gli animi contro l’aspetto colonialistico dell’intervento militare della Francia in Mali.

Questo il testo del comunicato dal sito dell’Ani:

La crisi in Mali non data ai giorni nostri e non è neppure un avvenimento sorto all’improvviso senza segnali premonitori. Quel paese ha conosciuto parecchie crisi, tra cui quella eterna del nord, quella della provincia dell’Azawad, i cui abitanti hanno sofferto l’emarginazione e l’ingiustizia sotto tutti i regimi che si sono succeduti in Mali.

Questa situazione ha dato luogo alla nascita di un movimento di protesta con, talvolta, un carattere armato che ha raggiunto il suo culmine con la richiesta di indipendenza della provincia.

La crisi si è complicata ancora di più con l’ingresso di gruppi estremisti violenti che hanno approfittato dell’assenza dell’Autorità del Nord per unirsi agli altri partiti della crisi (Rivoltosi e Trafficanti), dando luogo a una situazione incontrollabile.

La Francia, antica potenza coloniale, non è stata assente dalla scena perché, oltre alle sue mire politiche ed economiche, ci tiene anche a marcare questa zona con la sua impronta e creare in essa  una presenza coloniale visibile. Per trovare il pretesto, ha colto l’opportunità della presenza dei gruppi armati per terrorizzare i regimi della sottoregione e spingerli ad accettare il ritorno di una dominazione che mira agli interessi, ai valori e alle libertà dei popoli della zona.

Non sfugge a nessuno il ruolo ambiguo che la Francia ha giocato nel collasso del regime democratico del Mali, aiutata in questo dai regimi della sottoregione, di cui il regime della Mauritania, lasciando così campo aperto all’anarchia e all’avanzata dei gruppi estremisti, per creare le condizioni di un intervento sotto il pretesto di proteggere quei paesi dal terrorismo.

Coloro che conoscono quanto sono numerose le relazioni tra la Mauritania e il Mali, con cui essa condivide una linea di confine lunga più di 2.200 chilometri dove sono situati sei dei nostri wilayas [province amminsitrative, ndr] che hanno con questo paese fratello degli stretti legami di fratellanza, misurano bene l’impatto che subiamo e avremo a subire riguardo a ciò che succede in questo paese.

Ciò spiega l’attenzione accordata dal Rassemblement National per la riforma e lo sviluppo in Mali, come ha espresso in molte occasioni. E, dato che gli eventi hanno preso una piega pericolosa e che è scoppiata la guerra, è divenuto per noi d’obbligo chiarire la nostra posizione affermando che gli interessi del nostro paese e dell’intero nostro popolo, dei nostri vicini e la stabilità nella nostra area, sono gli unici motivi politici che ci animano.

Fonte: ANI

Foto: ANI