Palazzo Cusani

CalendEsercito 2017: la presentazione al CME Lombardia nella seicentesca sede di Palazzo Cusani

05-maria-luisa-betri-con-il-gen-b-cittadella-e-gualtieri-alessandroIl CalendEsercito 2017, tradizionale calendario dell’Esercito Italiano, è stato presentato nella splendida cornice di Palazzo Cusani, sede del Comando Militare Esercito (CME) Lombardia a Milano, giovedì 1° dicembre scorso.

Il calendario si inquadra nelle commemorazioni del centenario della Prima Guerra Mondiale e ripercorre le vicende e i fatti d’arme che hanno interessato il paese un secolo fa, ricorda il comunicato stampa del CME Lombardia: anno per anno, un fedele resoconto della dura vita dei soldati e dei civili all’epoca della Grande Guerra.

Quest’anno il CalendEsercito è dedicato a una serie di innovazioni tecnologiche ideate nel corso del conflitto e che oggi sono diventate di uso quotidiano, come la bicicletta pieghevole e l’orologio da trincea da polso che proprio qui prese definitivamente il posto di quello da taschino, impossibile da utilizzare nelle trincee.

04-salone-radetzky-durante-la-presentazioneLa parte centrale del calendario è dedicata all’emancipazione femminile, raggiunta dalle donne durante e per mezzo della guerra; spiega infatti il comunicato che “proprio in quegli anni le donne entrarono attivamente nel mondo del lavoro, dalle fabbriche, alla guida dei tram, dai cantieri edili alle fornaci, prendendo il posto degli uomini impiegati al fronte”.

Il calendario è dotato di codici QR (Quick Response) che consentono di approfondire dettagliatamente i temi trattati tramite l’utilizzo di un qualsiasi smartphone, nel segno della tecnologia.

La presentazione a Milano del CalendEsercito 2017 ha avuto luogo nel cuore della capitale meneghina: Palazzo Cusani si affaccia su via Brera e ospita il Comando Militare Esercito  (CME) Lombardia, comandato dal generale di brigata Michele Cittadella, il Comando del Corpo di Reazione Rapida della Nato (NRDC-ITA, NATO Rapid Deployable Corps-Italy), comandato dal generale di divisione Roberto Perretti, e il Circolo Ufficiali.

03-gianluca-rossi-presenta-il-calendesercitoFatto erigere dalla famiglia Cusani alla fine del 1600, divenne luogo di incontro per la nobiltà milanese e per ospiti celebri come il Parini, oltre a sede di memorabili balli nel giardino, considerato uno dei più belli di Milano.

La facciata su via Brera, massimo esempio di barocchetto lombardo, è opera dell’architetto Giovanni Ruggeri che nel 1712 fu chiamato a dare a Palazzo Cusani un aspetto adeguato al rango della casata.

La facciata interna, che ci porta con un salto temporale e stilistico nella seconda metà del Settecento, sottolinea il comunicato, venne disegnata nel 1773 da Giuseppe Piermarini.

Nel 1814, alla caduta di Napoleone e al conseguente ritorno del dominio austriaco, Palazzo Cusani divenne sede dell’Imperial Regio Comando Militare della Lombardia.

02-palco-con-i-relatoriQuando il maresciallo Radetzky nel 1831 arrivò a Milano con la carica di vice comandante dell’Esercito in Italia, la storia del palazzo si incrocia inevitabilmente con quella di Radetzky, governatore generale del Lombardo-Veneto, cui è intitolato l’importante salone d’onore di Palazzo Cusani. Sulla facciata posteriore sono ancora incastonate tre palle di cannone lanciate dalle artiglierie di Radetzky durante le Cinque giornate di Milano.

Sede del Comando del III Corpo d’Armata fino al 1997, dal 2012 Palazzo Cusani ospita il CME Lombardia.

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Fonte e foto: CME Lombardia

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Esercito: la dieta dei soldati dalla Grande Guerra alla razione K oggi al CME Lombardia a Palazzo Cusani

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Si è tenuto oggi, 16 marzo, nel milanese Palazzo Cusani, sede del Comando Militare Esercito (CME) Lombardia, il convegno dell’Esercito intitolato “L’evoluzione dell’alimentazione dei soldati: dalla prima Guerra Mondiale alla razione K”, promosso dallo stato maggiore dell’Esercito con l’obiettivo di evidenziare l’importanza di un’alimentazione sana ed equilibrata, raccontata attraverso l’evoluzione della dieta dei soldati dalla Prima Guerra Mondiale ai giorni nostri.

Il convegno, introdotto con un intervento del vicedirettore del Tg2-Rai e responsabile della rubrica del Tg2 Medicina33, Stefano Marroni, ha avuto come relatori il professor Antonino De Lorenzo, ordinario di alimentazione e nutrizione umana dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, il generale Stefano Rega, direttore di amministrazione dell’Esercito, e il colonnello Cristiano Maria Dechigi, capo Ufficio storico dello stato maggiore dell’Esercito.

20160316_CME Lombardia_Razione K_WWI_Palazzo Cusani_Esercito (1)“Gli storici militari hanno scoperto solo recentemente la logistica e l’importanza che essa ha avuto e ha nella guerra – ha spiegato il col Dechigi – ma i militari non hanno mai potuto avere il lusso di ignorarlo.”

“In tale contesto – ha sottolineato il gen Rega – la Prima Guerra Mondiale costituì per l’Esercito Italiano un grande e ambizioso banco di prova che consentì di gettare le basi per una moderna logistica dei viveri. Importanti, furono le innovazioni dal punto di vista dei principi logistici e tecnologici”.

Il convegno è stato concluso dall’intervento del professore De Lorenzo che ha evidenziato quanto “la governance della transizione nutrizionale, da parte delle strutture che si occupano di Sanità Pubblica, deve essere orientata verso indicazioni efficaci e salutari, nell’azione di contrasto alle malattie cronico-degenerative. Essa può conferire all’Esercito Italiano, in epoca di pace, un ruolo importante nel mantenere la tradizionale dieta mediterranea e nel promuovere stili di vita salutari. Particolare sensibilità verso l’innovazione è l’adozione, da parte delle forze militari, per la selezione e il reclutamento, dell’indicatore ‘Massa Metabolicamente Attiva’, che è un reale superamento del mero rapporto peso/altezza.”

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L’evento si inquadra nelle manifestazioni connesse alla commemorazione della Grande Guerra, circostanza che ha rappresentato la prima importante esperienza di socializzazione interregionale dell’Italia da poco unificata. Infine, si sottolinea come la Prima Guerra Mondiale abbia contribuito significativamente alla creazione dell’identità nazionale, anche dal punto di vista della cultura culinaria, e delle conseguenze che la cucina militare ha avuto sulle abitudini alimentari degli italiani.

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Fonte e foto: CME Lombardia; Esercito Italiano

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NRDC-ITA ospita l’Alto Comitato NATO per le risorse finanziarie: a Milano si discutono i bilanci dei comandi NATO a elevata prontezza operativa

20151203_NRDC-ITA_Palazzo Cusani Milano_Alto_Comitato_NATO_Risorse_Finanziarie (3)Il Corpo d’Armata di Reazione Rapida della NATO in Italia (NRDC-ITA) ha ospitato l’annuale riunione del NATO Senior Resource Committee (SRC), l’organo amministrativo in seno all’Alleanza con i più ampi poteri decisionali nel settore finanziario, fa sapere lo stesso Comando in un comunicato stampa odierno.

Il via ai lavori – proprio nel cuore di Milano, presso la sede di rappresentanza del comando, a Palazzo Cusani – è stato dato ufficialmente dal comandante di NRDC-ITA, generale Riccardo Marchiò, che ha ricevuto i convenuti provenienti da 18 nazioni NATO, riunitisi a Milano per discutere tematiche connesse con la gestione delle disponibilità finanziarie dei Comandi NATO a elevata prontezza operativa.

20151203_NRDC-ITA_Palazzo Cusani Milano_Alto_Comitato_NATO_Risorse_Finanziarie (4)Il comando NRDC-ITA di Solbiate Olona, NATO Rapid Deployable Corps, é uno dei nove comandi alleati ad alto profilo operativo attualmente operanti. L’Italia è la nazione guida, e fornisce circa il 70% del personale, mentre il restante 30% é composto da militari provenienti da altre 11 nazioni che hanno preso parte a questo progetto: Bulgaria, Francia, Germania, Grecia, Olanda, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Turchia e Ungheria.

La recente acquisizione della capacità di integrazione interforze ha rappresentato un elemento che rende il Comando della caserma solbiatese Ugo Mara un ente di eccellenza internazionale nell’ambito della pianificazione operativa orientata alla gestione di 20151203_NRDC-ITA_Palazzo Cusani Milano_Alto_Comitato_NATO_Risorse_Finanziarie (5)operazioni in aree di crisi a guida NATO o UE.

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Fonte e foto: NRDC-ITA

CalendEsercito 2016: il CME Lombardia lo presenta a Milano

img_copertina_calendesercito16Stamane, lunedì 30 novembre 2015, alle 11, nel salone Radetzky di Palazzo Cusani, a Milano Brera, sede del Comando Militare Esercito (CME) Lombardia, si tiene la presentazione ufficiale in Lombardia del CalendEsercito 2016 intitolato “Italiani”.

Il tradizionale calendario dell’Esercito è dedicato quest’anno a tutti gli italiani che hanno contribuito e partecipato alla Grande Guerra e racconta lo stretto rapporto tra Esercito e società; un filo conduttore, sottolinea il CME Lombardia, che ancora oggi guida l’agire e l’essere della Forza Armata.

L’almanacco sarà illustrato dal giornalista televisivo Gian Luca Rossi con la partecipazione della vicedirettore de Il Giorno, Laura Fasano.

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Premio Voloire consegnato al prefetto Tronca. Foto

20151105_Premio Voloire al prefetto Tronca_Palazzo Cusani Milano (5)Il Premio Voloire è stato consegnato venerdì 6 novembre al prefetto Francesco Paolo Tronca, come già anticipato da queste stesse pagine (link articolo in calce).

L’ex Prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca, che dopo l’impegno di Expo Milano 2015 è stato nominato “Commissario Straordinario per la provvisoria gestione di Roma Capitale fino all’insediamento degli organi ordinari” con decreto del Presidente della Repubblica del 3 novembre, ha ricevuto il Premio Voloire 2015 dalle mani del Sottosegretario alla Difesa, onorevole Domenico Rossi, nel corso di una cerimonia a Palazzo Cusani di Milano, sede del Comando Militare Esercito (CME) Lombardia, alla presenza di autorità religiose, civili e militari.

20151105_Premio Voloire al prefetto Tronca_Palazzo Cusani Milano (6)Il riconoscimento dell’Associazione Nazionale delle Voloire, che raccoglie migliaia di appartenenti alla società civile milanese ed ex del reggimento Artiglieria a cavallo, è stato attribuito a una personalità ritenuta “difensore delle tradizioni, del senso dello Stato e del rispetto dei valori etici e morali della Patria, ovvero un uomo che ha sempre saputo coniugare legalità e solidarietà”. Lo scorso anno il premio è stato assegnato a Giancarlo Mazzucca, direttore de Il Giorno e membro del Consiglio di Amministrazione della RAI, fa sapere il comunicato stampa dell’Associazione Nazionale Voloire.

“Le Voloire, il glorioso reggimento Artiglieria a Cavallo, sono un reparto dell’Esercito che ha grandi 20151105_Premio Voloire al prefetto Tronca_Palazzo Cusani Milano (3)tradizioni, sempre protagonista nella storia d’Italia e che, in questi ultimi anni, ha dato un contributo determinante per la sicurezza di Milano e dei milanesi e per il successo di Expo. Le Voloire fanno parte del Modello Milano”, ha dichiarato l’ex Prefetto Francesco Paolo Tronca durante il suo intervento.

L’evento per la consegna del Premio Voloire e degli attestati a 21 Paladini delle Memorie è stato presentato da Sabrina Pieragostini, caporedattore presso Italia 1: per la prima volta, militari e civili insieme, hanno ricordato coloro che sono stati protagonisti positivi della vita italiana, in guerra e in pace, quale esempio di cittadinanza attiva.

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Fonte e foto: Associazione Nazionale Voloire

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CME Lombardia, cambio comando: il gen Cittadella è il nuovo comandante, subentra al gen Pennino

20151029_CME Lombardia_Avvicendamento tra il Gen.B. Michele Cittadella e il Gen.B. Antonio Pennino_1Il generale Michele Cittadella è da ieri, 29 ottobre, il nuovo comandante del Comando Militare Esercito (CME) Lombardia.

Nel corso di una cerimonia militare svoltasi ieri a Palazzo Cusani, a Milano, il generale Michele Cittadella ha avvicendato, al CME Lombardia, il generale Antonio Pennino, destinato ad altro importante incarico alla Scuola d’Applicazione di Torino.

All’evento, cui ha partecipato il generale Giovanni Petrosino, comandante della Regione Militare Nord, erano presenti numerose autorità civili e militari, a dimostrazione del profondo legame che unisce l’Esercito con la città di Milano.

Ai suoi collaboratori il comandante cedente ha rivolto parole di ringraziamento per l’impegno profuso in tutte le attività istituzionali che hanno coinvolto lo staff del CME Lombardia. Il generale Pennino ha anche ringraziato le autorità civili e militari presenti per la cooperazione e l’apporto profuso nelle importanti attività che hanno impegnato l’Esercito a favore dei cittadini e del territorio lombardo, in particolare nell’operazione Strade Sicure e per la sicurezza del sito di EXPO 2015.

Il generale Michele Cittadella, subentrante, proviene dal Comando NATO di Reazione Rapida (NRDC-ITA) di Solbiate Olona, in provincia di Varese, dove è stato comandante della brigata di Supporto e poi Chief of Central Staff.

Il generale Cittadella ha maturato una grande esperienza operativa fuori dal territorio nazionale. In particolare, fa sapere il comunicato stampa del CME Lombardia, ha comandato la Task Force nel sud del Libano, meritando una Croce d’Argento al Merito dell’Esercito, e ha diretto, nell’ambito della Kosovo Force, la divisione internazionale che si è occupata della ricostituzione della Forza di Sicurezza Kosovara.

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Fonte e foto: CME Lombardia

NRDC-ITA fa il punto di situazione sul fianco sud della NATO con un workshop a Palazzo Cusani a Milano

20151001_NRDC-ITA_Palazzo Cusani_Milano (1)Si è aperto con l’auspicio di delineare una valutazione delle criticità del fronte sud della NATO l’international workshop intitolato “Assessing the Crisis on Nato’s Southern Flank”, tenutosi il 1° ottobre a Palazzo Cusani, a Milano, presso la sede del corpo di reazione rapida della Nato in Italia (NRDC-ITA, NATO Rapid Deployable Corps-Italy).

Il seminario, organizzato proprio da NRDC-ITA con il patrocinio del ministero della Difesa italiano, si proponeva di stimolare il dibattito per percorrere tutte le possibili opzioni verso una strategia collettiva appropriata alle sfide alla sicurezza e alla stabilità provenienti da Nord Africa e Medio Oriente, con un’apertura a esaminare anche Africa subsahariana, Iran, Israele e Arabia Saudita.

Questo è infatti il “fianco sud” come si è inteso considerare l’arco territoriale da prendere in esame sulla base delle contingenze storiche e di cronaca che interessano la nostra attualità.

20151001_NRDC-ITA_Palazzo Cusani_Milano (2)Una vasta zona geografica che ha trovato nei relatori presenti i più appropriati esperti del settore, a partire dal colonnello dell’Aeronautica Luca Semeraro, dell’Italian Joint Intelligence Centre, che ha presentato una approfondita analisi d’area; attraverso le testimonianze del giornalista Domenico Quirico, colto e appassionato interprete delle sue esperienze anche come prigioniero in Siria di gruppi islamici radicali; le analisi sul contesto storico e politico del fronte sud portate dal professor Vittorio Emanuele Parsi, docente dell’Università Cattolica e tenente colonnello della riserva selezionata della Marina; per finire con la puntuale presentazione della situazione politica sullo scacchiere internazionale dell’Iran fornita dal dottor Nicola Pedde, direttore dell’Institute for Global Studies. Gli interventi sono stati moderati dalla giornalista di Sky TG24 Tonia Cartolano.

Su tutto ha dominato la presentazione inziale del generale Riccardo Marchiò, comandante di NRDC-ITA, che in fase di apertura lavori ha affermato che “il fianco sud è ora oggetto di valutazione sotto i nostri occhi”, invitando a una proficua giornata di lavori che si colloca nella necessità della Nato di far fronte a nuovi stimoli provenienti da nuove direzioni.

“Il fianco sud è stato finora trascurato – ha spiegato subito il col Semeraro – e si è trattato di un errore strategico”, come è poi emerso dall’arco di crisi preso in esame dall’ufficiale dell’Aeronautica nel corso del suo intervento, che ha toccato non solo i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, come anticipato, ma anche il Mali, Israele, l’Eritrea, l’Iran e l’Arabia Saudita.

La lucida testimonianza del giornalista Quirico, che ha riportato fedelmente la dimensione quotidiana dell’estremista islamico “a contatto con la morte inflitta o subita in ogni istante della sua vita”, ha corroborato idealmente le definizioni dei tre grandi fallimenti dell’Occidente fatte dal col Semeraro: mancanza di prevenzione, di intervento efficace e di strategia condivisa.

Elementi a cui ha fatto eco il professor Parsi con la denuncia di una grave mancanza di impegno nell’intervento e di visione strategica. Un difetto di progettazione che lascerebbe un pericoloso vuoto anche ammesso di riuscire a eliminare il problema dell’estremismo, oggi individuato come ISIS, o come ISIL, o Daesh, o nuovo Califfato.

L’Iran entra di prepotenza nella valutazione dell’arco di crisi, per la sua importanza storica e soprattutto per i suoi risvolti strategici nello scacchiere internazionale, ha fatto emergere infine Nicola Pedde.

Tutto ciò di cui si è discusso oggi, tuttavia, non prescinde dall’attività della Russia e dalle sue velleità territoriali, decisamente connesse con il fianco sud. Agli sviluppi delle azioni di Vladimir Putin in territorio siriano, molto recentemente, e in area Mar Nero, appena qualche mese fa, è stato fatto riferimento di continuo nella prospettiva di una visione strategica collettiva.

Proprio l’attenzione alla Russia in contemporanea al focus sul fianco sud ha stimolato la richiesta da parte di Paola Casoli il Blog di un chiarimento di quale possa essere la migliore direzione da prendere da parte della Nato nella sua attività addestrativa.

Questo in particolare alla vigilia della Trident Juncture 2015, vasto evento esercitativo con uno scenario decisamente aperto a sud dopo le precedenti ambientazioni baltiche, e alla luce della dichiarazione del generale Hans-Lothar Domröse, comandante dell’Allied Joint Force Command (JFC) di Brunssum, che alla Reuters ha sottolineato l’impossibilità della Nato di scegliersi la minaccia est o sud e la necessità, invece, di addestrarsi per entrambe.

Per il col Semeraro “il fronte est rappresenta un nemico identificato, mentre il sud quello variegato con interessi non ancora chiari”. Importante dunque “stabilire quale sia il nemico e quale la priorità”. Altrettanto importante per il dottor Pedde un investimento di attenzione alla sicurezza e alle disuguaglianze, motore di instabilità. Mentre il professor Parsi conclude mettendo l’accento sulla necessità che la Nato protegga la propria popolazione e sottolinea la minaccia portata dal fronte sud ai fondamentali culturali non solo della vicina Italia, ma anche di tutto l’Occidente.

“La mia domanda iniziale di un assessment su una delle minacce verso la Nato, quale quella rappresentata dalle sfide lanciate dal fianco sud – ha dichiarato il comandante gen Marchiò – ha generato un vivace scambio di opinioni nel rispetto delle posizioni di ognuno e nell’ottica del ruolo di difesa che la Nato ha nei confronti dei suoi 28 paesi”.

“Considero conseguito l’obiettivo del workshop”, ha poi definitivamente concluso il comandante di NRDC-ITA.

PC

Qui l’articolo Reuters con la dichiarazione del gen Domröse

Foto proprie

Tra boots on the ground e social media: appunti dalla conferenza La Guerra delle Donne, del CME Lombardia

20150306_Palazzo Cusani Milano_Com Mil Esercito Lombardia_conferenza La Guerra delle Donne_IntlHubPiù comunichi e più il tuo messaggio è efficace. Questa affermazione è qualcosa di più, oggi, del dire che se non comunichi non esisti, lo slogan tanto caro alle scuole di comunicazione di oltre dieci anni fa quando la carta stampata era ancora il padrone quasi indiscusso della comunicazione, mentre il principio della condivisione e dell’interazione online era, forse, ancora allo stadio embrionale in Italia.

Con questo concetto dell’efficacia del messaggio, basato sulla condivisione, ho aperto un recente articolo sul mio blog relativo al nuovo sito online del Corpo d’armata di reazione rapida della Nato (Nrdc-Ita), che ha da poco ridisegnato il proprio website implementandolo con i nuovi profili social sull’onda dell’apertura comunicativa manifestata negli ultimi anni dalla Nato nei confronti dei new media.

Conferenza 6 marzo 2015_Invito_smallPartendo da questa considerazione, proprio sulla base dei cambiamenti che hanno investito il mondo della comunicazione facendo affiorare nuovi bisogni e nuove urgenze comunicative in termini di mezzi e contenuti, ho poi impostato un mio recente intervento nell’ambito di una conferenza che si è tenuta a Palazzo Cusani, Milano, venerdì 6 marzo, mettendo a disposizione dell’interessante evento, organizzato dal Comando Militare Esercito Lombardia nel Centenario della Grande Guerra, la mia esperienza di giornalista così come l’ho vissuta nell’ultimo decennio.

L’intento della mia presentazione era esattamente quello di fornire un punto di vista ulteriore, diretto e attivo, quale strumento per accostarsi alla lettura dei cambiamenti avvenuti nel mondo della comunicazione dal 2004 in poi. L’evento di cui ero ospite, infatti, avendo come obiettivo quello di ripercorrere gli ultimi 100 anni della nostra storia con particolare attenzione al lavoro e all’attività delle donne, ha rappresentato la giusta occasione per parlare dell’evoluzione del mondo del giornalismo.

Ho aperto la mia presentazione, “Giornalismo tra boots on the ground e social media. Un’esperienza personale!”, con un riferimento al “giornalismo fatto con la suola delle scarpe”, come indicava il giornalista e militare Egisto Corradi, inviato del Corriere della Sera nel secondo dopoguerra, ponendolo in contrapposizione al mondo dei social media.

Lo stimolo proposto alla platea era quello di individuare un punto di incontro tra i due elementi, riflettendo sulle caratteristiche dell’uno e dell’altro.

Al di là della soluzione trovata, necessariamente soggettiva e sempre certamente dotata di forti e convincenti motivazioni, individuare un punto di incontro in cui il giornalismo tradizionale vada a braccetto con il mondo dei new media rappresenta, di certo, un momento di estrema riflessione

Se da una parte il giornalista garantisce l’accuratezza delle notizie in modo auspicabilmente certo e oggettivo, dall’altra il citizen journalist, questo spettatore occasionale del fatto stesso nel momento in cui avviene, è in grado di fornire un resoconto immediato, essendo nella maggioranza dei casi la fonte diretta.

E non è detto che questo soggetto non possa essere un giornalista, anche se ciò non è né necessario, né sufficiente.

Tralasciando in questa occasione le polemiche sulla professionalità, concentriamoci proprio sulla pluralità di fonti che il citizen journalism è in grado di offrire. Esempio tra tutti in termini di efficacia, grazie anche alla sua costanza nel narrare, è il blog del ragazzo iracheno indicato con il nome di Salam Pax, che nel 2003 ha offerto al mondo la cronaca dei bombardamenti che avvenivano nella sua città durante la terza guerra del Golfo. Esempio più recente è il filmato, anzi, i filmati, perlopiù girati da privati cittadini con i propri smartphone, dell’attacco ai danni del magazine satirico francese Charlie Hebdo. O, ancora, anche se meno recenti ma di sicuro un punto di riferimento mondiale nella rivoluzione dell’utilizzo dei mezzi quali veicolo di comunicazione, i tweet e i post dei ragazzi protagonisti della Primavera araba, che dal Nord Africa hanno affidato alla rete i loro messaggi per l’umanità.

Tutto questo ha rappresentato indubbiamente un cambio nella scelta del vettore dell’informazione, ovvero il mezzo su cui far viaggiare il proprio messaggio. Cambiamento questo così urgente e frenetico da mettere in discussione la figura del giornalista che consuma la suola delle proprie scarpe, incastonandolo in un fulgido passato e togliendogli il privilegio di essere l’unico testimone o relatore di fatti lontani.

I grandi Mo e Terzani, ma prima ancora l’inimitabile Fallaci, hanno pavimentato la strada per gli inviati moderni. Che a loro volta si sono visti sorpassare in termini di tempismo nella pubblicazione dal nuovo esercito di stringer indipendenti.

Quello che conta ora, sospendendo il giudizio che servirebbe solo a una sterile difesa di posizioni ormai anacronistiche, è la velocità e la capillarità dell’informazione che i nuovi mezzi rendono possibile.

Più comunichi e più si diffonde il tuo messaggio, quindi maggiore è la visibilità. E più è ampia la visibilità, maggiore l’interazione. Con tutti i suoi pro e contro!

Il concetto che caratterizza l’attuale mondo dei social media è apparso chiaro non solo al mondo della comunicazione tradizionale, tutte le maggiori testate tradizionali della carta stampata, hanno rapidamente creato redazioni web per far fronte alla terribile caduta di visibilità e di vendite – nonostante il generoso e copioso abbinamento di inserti e regali a ogni edizione – ma anche agli organismi di comunicazione propri dei vari settori istituzionali. La Difesa, visto che qui siamo in argomento, ha provveduto a delineare i propri profili social ampliando la propria audience in misura importante, mentre la Nato ha cominciato a organizzare specifici corsi sui social media, preparandosi a ciò che l’alta visibilità in un settore comunicativo dalle caratteristiche di interattività e immediatezza rende molto probabile: come affrontare e reagire con successo al presentarsi di una crisi comunicativa.

L’attenzione dell’Alleanza Atlantica si concentra profondamente sui social media, analizzando e gestendo comunicazioni e notizie in tempo reale, monitorando all’istante i messaggi e le news che arrivano dal campo. L’articolo di giornale scritto dal prestigioso inviato diventa il pezzo da collezione, ma non più il foraggio quotidiano: il flusso della comunicazione avviene nell’immediatezza dell’online.

Esiste il rovescio della medaglia, ovviamente. Come nei vecchi articoli di carta stampata ci si fidava ciecamente della firma di punta, solo titolare dell’informazione, ora nel nuovo mezzo anche le falsità sono in agguato. Questo pericolo si evidenzia soprattutto con le attività di trolling, vero e proprio caso di contro informazione o di vera e propria contro propaganda.

Pur non volendo entrare nel dettaglio dell’argomento – cosa che invece approfondisco nelle lezioni sulla gestione della crisi comunicativa che riservo agli addetti ai lavori – ritengo, comunque, doveroso fare un riferimento all’ineluttabilità del presentarsi della crisi di comunicazione come fattore caratterizzante del sistema complessivo.

Tale punto è talmente importante che non ho potuto fare a meno di sottolinearlo anche durante il mio intervento di Palazzo Cusani, dove ho colto l’occasione per dimostrare quanto e come la comunicazione sia cambiata.

Il punto chiave è che sono mutati i vettori dell’informazione: si delineano, quindi, nuove sfide che coinvolgono non solo il lettore, ma investono anche l’analista e lo stesso redattore di post e commenti online.

Ciò che maggiormente rappresenta un passo avanti è quanto il concetto cardine della capillarità e della tempestività, che i social media rendono possibile oggigiorno, abbia colpito l’attenzione e quindi sia stato recepito anche a livello delle strutture istituzionali.

In tale contesto di mutamento e di sviluppo della comunicazione nelle sue forme più moderne e attuali, è estremamente positivo che anche una struttura come la Nato si sia resa protagonista mediante l’attuazione di uno specifico progetto di comunicazione. Infatti l’Allied Command Transformation sta sviluppando, già da due anni, un sistema orientato a diffondere la conoscenza dei nuovi mezzi, basato sulla organizzazione e conduzione di attività di training online rivolte a preparare il proprio personale civile e militare all’uso dei nuovi veicoli di comunicazione e sullo svolgimento di simulazioni appositamente predisposte per gestire, durante le sue esercitazioni, l’intero spettro di utilizzo specifico dei social media.

Paola Casoli

Gli auguri natalizi del Ministro della Difesa a Palazzo Cusani

By L’Anacoreta

Sabato mattina il Ministro della Difesa ha incontrato i vertici militari dell’area nord-ovest, e zone limitrofe, a Milano per un indispensabile saluto d’augurio natalizio.

L’adunata ha avuto luogo nella suggestiva cornice del prestigioso Palazzo Cusani, a metà mattinata, senza fanfare e squilli di tromba, in una atmosfera un po’ sonnecchiosa e molto prenatazilia, dove i privilegiati alti ufficiali sono convenuti, increduli di cotanto e siffatto onore, dimentichi per un attimo del fatto che fosse sabato mattina e che, magari, non tanto loro, ma il personale che con loro ha dovuto sobbarcarsi il gravoso peso dell’evento (autisti, portaborse, aiutanti) avrebbe preferito finire la preparazione del Natale insieme alle rispettive famiglie.

Naturalmente non è che il Ministro si sia messo a girare l’Italia per salutare personalmente i vertici militari periferici del Paese e augurare loro Buon Natale e che Milano sia stata una delle tappe. Macchè! È che essendo egli arrivato nella sua città per le feste di Natale, ha cercato di giustificare, con un gesto magnanimo e ricco di significato, la sua presenza (e quella del suo seguito – autista, scorta, portaborse, aiutanti etc.ect.) convocando il vertici dell’area per diffondere loro la lieta novella.

Diciamolo, non si può che apprezzare la perfetta scelta di tempo del Ministro e la sua disponibilità istituzionale per aver trovato il tempo e l’occasione di svolgere un’attività di tale importanza, pur tuttavia, si trovasse a Milano per godere una breve e meritatissima pausa ricavata a fatica nel turbinio dei gravosi impegni ministeriali che lo affliggono!

Ovviamente, a parte la rottura di cabasisi del fatto che fosse il sabato prima di Natale (vedi sopra), ci vogliamo mettere che tutto il seguito e la corte dei miracoli che ruota intorno all’evento ha lavorato in regime di straordinario. Che per poco che possa essere, comunque è una spesa extra dettata da un’esigenza non catalogabile come necessaria (alla faccia della spending review!!!!).

Non avrete mica pensato che il Ministro abbia preso il treno a spese sue per tornare a casa per il Natale o che chi è stato convocato, da Torino o dalle sedi fuori Milano, si sia messo alla guida della sua macchina per arrivare lì???

Ma tant’è, lasciamo da parte le considerazioni d’opportunità o meno dell’evento e andiamo, piuttosto, a considerare un attimo i contenuti del messaggio augurale natalizio.

Orbene, udite udite la lieta novella che, agli increduli alti ufficiali, il Ministro ha trasmesso con fare serafico e annunciatorio: le Forze Armate (FFAA) Italiane sono la maggiore organizzazione esistente nel Paese in materia di assistenza umanitaria. Sì, avete letto bene: le FFAA della Repubblica sono una organizzazione di assistenza umanitaria!!

Immagino lo stupore che deve avere invaso i presenti quando tale verità è stata rivelata; vedo per un attimo i loro visi trasfigurati e le loro bocche aperte in un Ohhhhhhhh si meraviglia trascendentale.

“Ma come –  si saranno detti i nostri – quando ho giurato fedeltà alla Repubblica ero convinto di dover servire in armi la mia Patria? Ma allora mi sono sbagliato! Le armi non sono più necessarie, adesso devo solo compiere buone azioni, assistere i bisognosi, i diseredati del mondo, i sofferenti, le vittime dell’odio e della violenza che gli altri eserciti generano!”.

Sembra, addirittura, che alcuni degli astanti, presi da furore mistico natalizio, abbiamo anche avanzato ipotesi di forme di volontariato a favore di Gino Strada & Co. Proposta subito rientrata nella forma (se non nella sostanza) in quanto, vista la precaria situazione finanziaria del Paese oltre al blocco degli stipendi sine die, magari il Ministro, commosso per siffatto slancio umanitario e colpito al cuore dalla parola volontariato, avrebbe anche potuto prendere la palla al balzo e pensare di ridurre ulteriormente gli stipendi alle Forze Armate!!!!

Ma senza aspettare che i poveretti si potessero riprendere dalla notizia il Ministro ha affondato, affermando con fare compiaciuto e mistico filosofico (lui è del ramo …) che questa vocazione delle FFAA è, ormai, talmente radicata e interiorizzata nel nostro DNA militare, che facciamo scuola nel mondo in termini di assistenza umanitaria.

Al che, colpiti nel loro più intimo senso del dovere, i nostri si sono definitivamente arresi e hanno iniziato a sventolare bandiere arcobaleno, abiurando agli insegnamenti di Clausewitz e inneggiando, con delirio mistico, a Gino Strada!

Lasciando per un attimo perdere l’ironia, che copre un senso di indicibile scoramento e profonda tristezza per il contenuto del messaggio e per quello che esso rappresenta in termini di impostazione politica, mi sono accorto che, comunque, il discorso del nostro filosofo non è frutto di un estemporaneo delirio catto-comunista di stampo radical-chic, ma si inserisce in un filone di pensiero preciso e logico tendente a una progressiva demonizzazione di una struttura fondamentale del nostro come di qualsiasi altro stato: le Forze Armate.

Il fine è quello di rieducare una struttura costruita per un preciso scopo, cioè l’uso delle armi e della forza al fine del bene nazionale (il perseguimento degli obiettivi di politica nazionale passa anche per l’uso controllato di questo strumento), mediante un percorso di abiura delle proprie connotazioni concettuali (l’uso delle armi) e l’adozione di una impostazione non violenta (l’assistenza umanitaria), in modo da dare soddisfazione all’anima utopica, moralmente falsa e concettualmente disonesta che pervade una parte del nostro spirito nazionale.

Dal secondo dopoguerra in poi, le FFAA sono passate attraverso un percorso che, partito dalla negazione della centralità del ruolo svolto e dei sacrifici sopportati dopo l’armistizio nel processo di ricostruzione del Paese, si è sviluppato, successivamente, con una metodica svalorizzazione del ruolo svolto, una offensiva svalutazione del personale che ne fa parte, e un processo di snaturamento delle funzioni.

Il nostro Paese probabilmente si vergogna di avere dei cittadini che come servitori dello stato hanno il compito e la responsabilità di impiegare le armi e quindi ha cercato di trasformare questa struttura in qualche cosa d’altro.

Prima, mano d’opera a basso costo per grandi eventi (uno per tutti i Mondiali di calcio Italia ’90), per pulire le strade dall’immondizia, per spalare neve dalle strade, per spalare fango quando un fiume straripava.

Successivamente, personale ausiliario e di contorno per il controllo del territorio (piantoni fuori dagli edifici pubblici e dalle sedi diplomatiche, controllori delle borse dei turisti che entrano nel Duomo di Milano etc. ect .etc.).

Dopo, operatori di pace in missioni al di fuori del territorio nazionale, dove è assolutamente proibito dire la verità e quindi si chiama missione umanitaria quella che invece non è altro che una missione militare (come testimonia il tributo di caduti che le FFAA hanno pagato negli anni).

Quindi, come agenzia di sicurezza per società civili a costo gratuito, con abbandono a se stesso del personale militare in caso di intoppo internazionale, come da caso dei due marò, che, anche quest’anno, sono arrivati a mangiare il panettone ancora in India!!!

E alla fine di tutto, ecco il tassello che mancava: le FFAA sono un’organizzazione di assistenza umanitaria.

Il dopo magari sarà quello di nominare Gino Strada Ministro della Difesa. Ops, pardon! Ministro delle forze umanitarie della Repubblica, e inserire l’arcobaleno in tutti gli stemmi delle FFAA sostituendo tutti quei simboli che richiamano la funzione militare, ormai inopportuni e arrecanti offesa all’anima umanitario- pacifista del nostro paese.

Quando ho iniziato a scrivere volevo esporre il mio dissenso supportandolo con vari argomenti, ma a questo punto non riesco a dire che una cosa: VERGOGNA!!!!!! Se questo è lo spirito dei vertici politici del mio Paese nei confronti di una delle sue istituzioni cardine allora è proprio vero che mala tempora currunt !!!!!!!

L’Anacoreta

Foto d’archivio: i due marò italiani ancora detenuti in India, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

La palma dal mortal sospiro

By Cybergeppetto

Voi non mi conoscete, sono una palma facente parte di un’opera d’arte contemporanea che consiste, oltre che in me, in un motore e un’elica che passa attraverso il mio tronco.

Per farla breve, mi hanno trapanato il tronco e sto seccando, morirò presto sull’altare dell’arte.

La mostra di cui faccio parte si svolge in un palazzo del Settecento, e un buon numero di persone viene davanti a me per ammirare l’afflato artistico di coloro che si sono fumati la mostra … pardon … che l’hanno concepita.

L’arte ai giorni nostri è una cosa comoda, l’artista compone un’opera, nel mio caso è bastato fare un buco nel mio tronco e attaccare il tutto alla rete elettrica, gli da il significato che vuole quando lo intervistano e il gioco è fatto. Davanti a me ogni giorno vedo gente che mi guarda con le espressioni più diverse.

Ci sono quelli che sono rapiti da siffatta meraviglia, sembrano in estasi come Santa Teresa d’Avila, non hanno bisogno di leggere il libretto della mostra per capire che si tratta di tensione verso il bello, la loro sensibilità artistica è così spiccata che, qualsiasi cosa tu gli metta davanti, incominciano subito a declamare tutte le sensazioni che in loro sono indotte dalle opere contemporanee. Si tratta di discendenti di autorevoli critici d’arte, tipo il mitico Giulio Carlo Argan, quello che, dopo una carriera lunga e luminosa, s’infortunò in un’infelice valutazione sui falsi busti di Modì, cioè dei pietroni che alcuni ragazzotti avevano buttato nei fossi di Livorno burlandosi di cotanta cultura artistica.

Ci sono poi quelli che si avvicinano con fare piuttosto circospetto, si vede che sono perplessi e che questa forma d’arte non li convince, ma non vogliono far vedere che sono degli zotici incolti che non si abbeverano alla cultura artistica contemporanea, se li avvicini incominciano a parlare anche loro del significato dell’opera, magari un po’ più stentatamente degli altri, con minore convinzione, ma fanno un deciso sforzo per non apparire rozzi e artisticamente illetterati. I tapini sono vittima di quella trappola per cui se dici che non ci capisci nulla non è colpa dell’artista che se si fosse trapanato il cervello sarebbe stato lo stesso, ma tua che noi ti sei omologato ai “maître a penser”  dell’arte ora in voga.

C’è una piccola minoranza di reprobi che mi guarda e scuote la testa, sono persone decisamente lontane dall’arte e dalla cultura contemporanea, sono così poveri di spirito da vedere solo una pianta con un buco nel tronco e, man mano che i giorni passano, notano sempre di più le mie palme secche, non riescono proprio a dare un significato all’opera.

I peggiori, però, sono quelli che fanno finta di guardare la mostra, ma in realtà guardano di traverso i quadri antichi e i decori dei secoli scorsi che sono nel palazzo, si tratta di persone veramente ingrate che tradiscono lo spirito contemporaneo per vedere il vecchiume della storia, maramaldi che hanno nostalgia del Piermarini e dei suoi artigiani.

Io sono comunque molto contenta di essere stata inserita in questa mostra, certo avrei preferito essere piantata in un bel giardino, magari privato e di una residenza signorile, tipo quelle di tutti questi maestri d’arte e cultura che, com’è noto, non se la passano male …

Una volta che sarò seccata, per favore, vorrei essere bruciata nel camino della casa di una famiglia di reprobi che non capiscono nulla d’arte o che apprezzano solo quella antica, magari lo scoppiettìo del mio legno che brucia e le scintille che sprizzeranno dal fuoco faranno capire a quei meschini quanto sono stati fessi a lavorare nella vita, avrebbero fatto meglio a darsi all’arte contemporanea.

Cybergeppetto

p.s. “Papà! L’hai vista la palma con il ventilatore?”. “Sì, figliolo, ma a me le pale mi girano già da tanto tempo, sono venuto qui solo per te. Ora andiamo a casa, così fai i compiti …”