San Marco

La giurisdizione intercontinentale

By Cybergeppetto

L’Italia buonista, demoproletaria e samaritano/marxista ha raggiunto nuove vette nell’edificazione di un diritto transnazionale, antinavale e oriental classista.

Insomma, per risolvere il problema della lunghezza dei processi, pare che si sia giunti alla determinazione di esportarne un po’, magari in India. Si tratta del primo caso di quella che d’ora in avanti potrebbe essere chiamata “giurisdizione intercontinentale”.

Due loschi figuri, appartenenti alla componente navale del militarismo italico, sono stati da tempo  lasciati in India per un processo che il Ministro degli Affari Esteri, Emma Bonino, definisce “rapido ed equo”.

Evidentemente sono stati proficui i tempi in cui si discuteva se il “giudice naturale” del Caimano dovesse essere a Roma o a Milano, ora abbiamo sviluppato la capacità di sviluppare la giurisdizione anche oltre oceano o, meglio, di applicare quella indiana a casa nostra.

Siccome i nostri eroi tecnico moderati, nazional ciellini e neo demo proletari non erano contenti di essersi puliti il culo con il diritto di bandiera  che, reazionariamente, prevederebbe di applicare il diritto italiano sulle navi italiane in acque internazionali, che cosa ti hanno escogitato?

Consentiranno a degli indiani di venire in Italia a finire di abusare del diritto italiano applicando quello indiano entro i nostri confini per interrogare i Marò che non sono riusciti a trattenere in India. Solo i nostri geni della giurisdizione politicamente idiota potevano inventarsi un autogol in finale di campionato del mondo.

Insomma, diventeremo indiani dal punto di vista del diritto, visto che in quasi due anni gli indiani non hanno fatto ancora un tubo, a parte di cercare “prove” su un fatto di cui ormai si conosce tutto, basta leggere i resoconti della rete.

Chi glielo dice ai Marò che, mentre in Italia si discute d’indulto e grazia, loro dovranno fare i palafrenieri d’elefanti in carcere, ben che gli vada?

Insomma, la strada è tracciata, basta con lo studio delle istituzioni di diritto romano e con il Codice Rocco, l’Italia diventerà un paese indo-giuridico.

Il Turbante bianco sarà il copricapo che i giudici useranno al posto di quella ridicola berretta con il pon pon sia in cassazione che al CSM, anche i carabinieri di guardia dietro il giudice metteranno il pennacchio rosso e blu su un turbante, ma sarà di colore diverso.

I trasferimenti dei detenuti da un carcere all’altro si faranno con gli elefanti e i poliziotti useranno un frustino di foggia indo britannica al posto dello sfollagente.

Nelle carceri verranno messi dei take away ”tandoori” e anche in parlamento si dovranno mangiare cibi speziati.

La leva obbligatoria sarà ripristinata per spiegare ai giovani i fondamenti della giurisdizione indiana.

La società italiana sarà riorganizzata  in classi per porre i benpensanti in cima alla scala sociale, a imitazione di quella indiana, sotto verranno sistemati i reprobi qualunquisti e, proprio in fondo, i reazionari conservatori.

I due Marò non avranno problemi di sorta, tanto a loro la legislazione indiana è già applicata.

Cybergeppetto

p.s. Nell’ambito dello scambio cultural giuridico tra Italia e India, il Ministro Bonino ha proposto l’applicazione in regime di reciprocità della legge sul femminicidio in India, stante l’elevato numero di stupri. Il suo omologo indiano ha affermato che si tratta di una vessazione post coloniale da parte di uno stato ex imperialista europeo…

Ex Canale 13: conclusa l’esercitazione joint e combined pianificata e condotta dal COI con il supporto di COMFORPAT

Si è conclusa venerdì 21 giugno, dopo un settimana di intensa attività addestrativa, l’esercitazione multinazionale e interforze italo-maltese Canale 13 condotta nelle acque e nello spazio aereo limitrofo l’isola di Malta.

Pianificata e coordinata dal Comando Operativo di vertice Interforze (COI) e condotta con il supporto del Comando delle Forze da Pattugliamento per la Sorveglianza e la Difesa Costiera (COMFORPAT) di Augusta, la Canale 13 ha visto la partecipazione di assetti e di personale della Marina Militare, dell’Aeronautica Militare, dei Carabinieri e della Guardia Costiera, oltre a unità e personale di paesi del Mediterraneo.

Oltre a rappresentare un momento significativo nell’ambito della cooperazione e dell’accordo bilaterale in atto con le Forze Armate maltesi, l’esercitazione ha costituito un’importante occasione per rafforzare il dialogo e la cooperazione tra i paesi dell’Iniziativa 5+5, accrescendo la fiducia reciproca e l’uso di procedure standard comuni.

L’attività addestrativa è stata intensa e si è sviluppata attraverso operazioni multinazionali (combined) di Ricerca e Soccorso marittimo (Search and Rescue Operations – SAR), di sorveglianza degli spazi marittimi con controllo e ispezione di mercantili sospettati di svolgere traffici illeciti, scorta a convogli e pratica di Explosive and Ordnance Disposal (EOD) navali.

Per l’occasione è stato costituito l’Exercise Command and Control Centre (ECC), avente il compito di coordinare le attività e incrementare i contenuti addestrativi ed esercitare le funzioni di Comando e Controllo degli assetti impiegati.

Non solo. Particolare enfasi è stata data all’attività di sorveglianza degli spazi marittimi e controllo dei traffici mercantili (Maritime Law Enforcement Operations) per il contrasto alle attività illecite e criminali, oltre naturalmente al soccorso di navi in situazioni di pericolo ed emergenza.

L’esercitazione ha avuto come obiettivo principale il miglioramento della cooperazione e interoperabilità delle capacità operative delle forze aero-navali nelle operazioni di peace-support, per questo si è sviluppata in una serie di fasi distinte finalizzate esclusivamente al mantenimento della sicurezza.

Tali attività hanno consentito di accrescere lo scambio di esperienze attraverso l’addestramento del personale nell’uso di procedure standard comuni, di allerta e il corretto uso delle tecniche di SAR. Con queste finalità in questa edizione è stato tenuto a battesimo, per la prima volta in un contesto internazionale, il nuovo elicottero HH139A in dotazione al 15° stormo dell’Aeronautica Militare e dislocato presso l’82° Centro CSAR di Trapani.

Specifica attenzione è stata rivolta all’addestramento di team EOD (Explosives Ordinance Disposal – Bonifica Ordigni Esplosivi) in attività subacquee e di unità nella condotta di operazioni di ispezione a bordo di navi mercantili. Così favorendo e incoraggiando anche la cooperazione e integrazione tra le forze partecipanti nelle operazioni di controllo di naviglio mercantile sospettato di svolgere attività illegali, e che ha visto la partecipazione dei palombari della Marina Militare e dei fucilieri della brigata marina San Marco.

Inoltre, per sviluppare una situazione condivisa sul traffico mercantile, è stato utilizzato il Virtual – Regional Maritime Traffic Centre (V-RMTC), la rete virtuale sviluppata dalla Marina Militare per la condivisione delle informazioni relative al traffico mercantile.

Il VIP e Media Day si è tenuto il 21 giugno a bordo della nave italiana Cigala Fulgosi della Marina Militare, nel porto Grand Harbour di Malta, alla presenza di autorità militari italiane, maltesi e delle nazioni partecipanti.

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Fonte: stato maggiore Difesa

Foto: stato maggiore Difesa

Marina Militare, ieri la celebrazione del 152° anniversario. Bocconi amari per i due marò in India

Si è celebrata ieri a Palazzo Marina, a Roma, la giornata di Forza Armata dedicata al 152° anniversario della Marina Militare.

Quest’anno la ricorrenza si è svolta con estrema sobrietà, con il pensiero rivolto al capitano del 3° reggimento bersaglieri, Giuseppe La Rosa, caduto in Afghanistan, e a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri di Marina ancora trattenuti in India.

Il Capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ha espresso il suo profondo dolore e quello della Marina tutta, che si stringe attorno all’Esercito e ai suoi Bersaglieri, ai feriti e ai familiari, per la perdita del collega; inoltre, nel suo intervento, l’ammiraglio De Giorgi ha espresso vicinanza alla risorsa più importante della Forza Armata, ovvero il personale.

“A voi tutti, Marinai d’Italia di ogni età e grado, militari e civili, assieme ai vostri cari, i miei più affettuosi auguri e la mia più sincera gratitudine per come assolvete i vostri doveri”, ha detto l’ammiraglio De Giorgi prima di leggere una lettera di saluto ricevuta dai fucilieri trattenuti in India, che denunciano di dover ingoiare “tanti bocconi amari” a causa della situazione che stanno vivendo da sedici mesi a questa parte.

Il Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, è intervenuto manifestando la sua vicinanza a tutti i caduti e feriti delle Forze Armate, ai fucilieri, ai caduti delle Capitanerie di porto nel tragico incidente di Genova, dedicando, commosso, un brano tratto dal diario di Giovannino Guareschi.

L’ammiraglio Binelli Mantelli ha concluso “con un pensiero affettuoso alla Forza Aerea della Marina, oggi istituzione centenaria, gioiello prezioso e irrinunciabile moltiplicatore delle capacità della flotta. Una componente contenuta ma di grande efficacia che vanta livelli di efficienza insuperati con limitati costi di gestione e di personale e che ha saputo raggiungere grandi risultati operativi grazie ancora una volta alla lungimiranza dei suoi ideatori, ma soprattutto alla passione, alla dedizione, al fortissimo senso di appartenenza degli uomini e delle donne che ne fanno parte”.

Infine la massima autorità, il ministro della Difesa Mario Mauro, ha espresso vivo apprezzamento alla Marina per l’impegno costante e incondizionato profuso a favore dell’Italia e degli italiani per il bene comune. Il Ministro ha sottolineato l’importanza del mare come risorsa economica e prosperità del paese e, di conseguenza, la vitale importanza del controllo e sicurezza delle rotte marittime.

“Il Mediterraneo – ha dichiarato il senatore Mauro – è oggi il nuovo focus di preoccupanti dinamiche internazionali determinate dagli accadimenti in atto nei paesi che si affacciano sulla sponda sud, con forte impatto negativo sulla sicurezza e sulla stabilità dell’intera area. Non c’è dubbio che esiste una sola via, quella della politica e della diplomazia, per affrontare la situazione e individuare le possibili soluzioni. E non c’è dubbio nondimeno, e nondimeno sappiamo, e lo vediamo ogni giorno, come la componente militare sia in grado di sostenere questa via, attraverso gli strumenti della military diplomacy, del dialogo, della cooperazione e della stabilizzazione. Attività che sono oggetto dell’impegno quotidiano della nostra Marina”.

Al termine della cerimonia, il Ministro ha indirizzato un saluto ai fucilieri in India in collegamento skype. Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, in video con il contrammiraglio Franco Favre, hanno salutato con grande emozione i loro amici e colleghi della forza armata esprimendo sentito cordoglio per il collega bersagliere e la sua famiglia.

Il collegamento è stato concluso con il classico motto dei Fucilieri di Marina … per mare per terram … San Marco.

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Fonte: Marina Militare

Foto: Marina Militare

Op Ocean Shield, Nave San Marco in prima linea fornisce supporto medico al popolo somalo

L’equipaggio di Nave San Marco, Flagship NATO della missione Ocean Shield su cui è imbarcato il contrammiraglio Antonio Natale, comandante dell’Operazione, è stato impegnato nell’ennesimo appuntamento di Medical Civil Action Program (Medcap), questa volta a favore degli abitanti di Garacad, in Somalia, e dintorni, a soli cinque giorni di distanza da un analogo episodio avvenuto nelle acque antistanti Bender Beyla, nella regione somala del Puntland.

Si tratta di un’attività che continua a dimostrarsi efficace e dai riscontri sempre più positivi per le persone bisognose di assistenza medica. “È fondamentale intervenire con il nostro lavoro supportando anche necessità di base in un territorio in cui il sistema sanitario è notevolmente deficitario a causa di guerre, calamità naturali, malnutrizione o semplice discriminazione sociale”, ha sottolineato il comandante di Nave San Marco, capitano di vascello Massimo Esposito.

I beneficiari di quest’ultima opera di assistenza medica di base, avvenuta nel dettaglio lo scorso 27 e 28 aprile, sono stati 96 (74 uomini, 22 donne, tra cui 15 bambini), visitati nell’ambulatorio da campo allestito per l’occasione nel ponte garage di Nave San Marco.

L’Italia contribuisce all’attività di contrasto alla pirateria nel Corno d’Africa sin dal Dicembre 2008 e ha assunto il comando dell’Operazione Ocean Shield lo scorso 7 dicembre. Nave San Marco, unità Flagship della task force, farà rientro in Italia alla fine del mese di giugno dopo circa sette mesi di attività in mare.

Le nazioni della NATO hanno raggiunto il 19 marzo 2012 un accordo per prolungare l’Operazione Ocean Shield sino alla fine del 2014.

Al momento, fa sapere la Marina Militare, la Task Force NATO è composta da Nave San Marco – Flag Ship (Italia), HDMS Iver Huitfeldt (Danimarca), TCG Gokova (Turchia), USS Nicholas (Stati Uniti).

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Fonte: Marina Militare

Foto: Marina Militare

Ottobre Blu 2012, la Marina Militare a Chioggia con uomini, mezzi e le sue forze speciali

Nave San Marco, gli elicotteri EH101 e AB212, gli uomini del reggimento San Marco e del Comando Subacquei Incursori, oltre al Centro Mobile Informativo, all’Istituto Idrografico, le unità e l’equipaggio della Sezione Velica, e in particolare Nave Sagittario.

Sarà questo lo schieramento di uomini e mezzi della Marina Militare Italiana a Chioggia, nel corso della manifestazione Ottobre Blu 2012 che ha preso avvio lo scorso 13 ottobre e si concluderà domenica 21.

Ospite d’onore sarà l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, Capo di stato maggiore della Marina Militare.

Ottobre Blu è una manifestazione che si affaccia sul Mare Adriatico ed è dedicata a tutte le passioni legate all’elemento acqua. Sia mare, fiume o lago; lavoro, sociale, turismo, sport, ambiente e cultura. Si svolge a Chioggia, in provincia di Venezia, dal 2009.

Anche quest’anno si rinnova il binomio tra la Marina Militare e la kermesse clodiense. Per il quarto anno, infatti, la Forza Armata sarà presente con mezzi e uomini alla rassegna, avendo da sempre sposato l’iniziativa dell’Azienda Speciale per il Porto di Chioggia e della Camera di Commercio di Venezia.

Il connubio tra Marina Militare e Ottobre Blu è iniziato nel 2009 a Chioggia, con la cerimonia della consegna della Bandiera di Combattimento al Sommergibile Todaro, e si è rafforzato nel corso degli anni con la presenza prima dell’Amerigo Vespucci, la nave a vela più bella del mondo, e successivamente con le Unità navali della 253ª Sessione della Scuola Comando.

Quest’anno al molo Isola Saloni attraccherà Nave San Marco, unità assalto anfibia della classe San Giorgio, il cui nome è legato al Santo Evangelista del “leone alato”, simbolo della città di Venezia.

L’Unità della Marina Militare arriverà a Chioggia nel pomeriggio e sarà visitabile nei giorni di sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.30.

Domenica pomeriggio sono in programma l’appontaggio degli elicotteri e un’azione dimostrativa degli incursori, che si lanceranno con il paracadute a testimonianza dell’operatività del reparto, al pari del Raggruppamento Anfibio e dei Gruppi Sommergibili, rappresentando di fatto una delle Forze Speciali più conosciuti e apprezzati del mondo.

All’interno del nuovo Centro Mobile Promozionale, un autobus di 12 metri gioiello per tecnologia ed eleganza, sarà possibile entrare virtualmente “a bordo” della Marina Militare.

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Fonte: Marina Militare, Ottobre Blu

Foto: Ottobre Blu

Marina Militare: il 151° anniversario è all’insegna della sobrietà. I Marò Latorre e Girone partecipano alla cerimonia con una lettera dall’India

Ricorre oggi 8 giugno il 151° anniversario della Marina Militare Italiana. La data commemora l’impresa di Premuda e i cinquant’anni della Scuola Navale Militare Francesco Morosini.

Oggi, in piazza San Marco a Venezia, nell’occasione della Festa della Marina, gli allievi del 1° corso della Scuola Navale Morosini presteranno il loro giuramento.

Alla cerimonia saranno presenti il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, il Capo di stato maggiore della Difesa generale Biagio Abrate e il Capo di stato maggiore della Marina Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli.

Le navi della Squadra Navale saranno rappresentate dalla Nave Scuola Amerigo Vespucci  e dall’unità anfibia San Marco, in onore alla città. Gli equipaggi imbarcati sulle due navi  renderanno gli onori al Capo dello Stato con il tradizionale Saluto alla Voce .

In linea con le linee di rigore adottate dal Governo, fa sapere la Marina Militare, quest’anno le celebrazioni commemorative sono fortemente contenute e riuniranno in un unico evento tre momenti importanti per la Forza Armata: la ricorrenza dei 151° anniversario della Marina, il giuramento degli allievi del primo anno della Scuola Navale Militare Francesco Morosini e la celebrazione del cinquantesimo anniversario della scuola stessa.

Inoltre, a seguito dei recenti eventi sismici che hanno interessato la regione Emilia Romagna, la Marina Militare è solidale con le popolazioni colpite duramente dal terremoto e aderisce alla campagna  di raccolta fondi straordinari in loro favore. Gli eventi celebrativi costituiscono un’occasione favorevole per rilanciare questo appello di solidarietà.

La ricorrenza ricorda la gloriosa impresa navale del 10 giugno 1918, quando, nel corso della Prima guerra mondiale, il Comandante Luigi Rizzo e il Guardiamarina Giuseppe Aonzo, al comando dei MAS 15 e MAS 21, attaccarono una formazione navale austriaca nelle acque antistanti Premuda, sulla costa dalmata, provocando l’affondamento della corazzata Santo Stefano.

Dall’India, i due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno scritto e inviato al Capo di stato maggiore della Marina Militare una lettera indirizzata a tutta la “famiglia” della Forza Armata, in occasione del 151° anniversario.

I due fucilieri del Reggimento San Marco sono tutt’ora in India in attesa degli sviluppi della vicenda giudiziaria.

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Fonte: stato maggiore della Marina

Foto: stato maggiore della Marina

On.Marcazzan in visita a NRDC-ITA commenta arresto marò in India: “ora si moltiplicheranno gli sforzi”

L’onorevole Pietro Marcazzan, membro della IV commissione permanente Difesa della Camera dei Deputati, era a colloquio con i giornalisti presso il NATO Rapid Deployable Corps-Italy di Solbiate Olona oggi, nel corso della sua visita alla caserma Ugo Mara, quando è arrivata la notizia dell’arresto dei marò.

“Ora si moltiplicheranno gli sforzi”, ha commentato a caldo alla comunicazione dell’ultimora.

Di più. Alla richiesta se le regole d’ingaggio del personale di Marina a bordo dei mercantili siano stabilite tanto chiaramente quanto il regolamento economico della prestazione, come l’onorevole aveva assicurato essere qualche minuto prima, Marcazzan ha riferito: “Metteremo mano alle regole, poiché abbiamo visto che qualcosa nel meccanismo è saltato”.

I due marò del San Marco consegnati all’India in seguito a un presunto omicidio e, dopo due settimane passate in custodia presso la polizia indiana, traslati ora in carcere, svolgevano servizio di scorta anti-pirateria a bordo del mercantile Enrica Lexie dei Fratelli D’Amato.

L’India accusa i due militari italiani di omicidio. L’Italia ha permesso la consegna dei due militari italiani alle forze di sicurezza indiane lo scorso 20 marzo.

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Foto: PAO NRDC-ITA

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By Cybergeppetto

A tutti quelli che blaterano della credibilità dell’Italia all’estero da quando abbiamo il governo tecnico farei alcune domande:

– come abbiamo fatto a lasciare i Marò in mano agli indiani quando, per legge, noi non estradiamo nemmeno i delinquenti verso un paese che ha la pena di morte?

– come è possibile che una compagnia armatrice che richiede una scorta possa poi disattendere le prescrizioni della Marina Militare?

– come fa il Ministro degli Esteri a fare un viaggio in India portandosi dietro industriali per fare business alla faccia dei nostri militari?

La credibilità all’estero si guadagna con il lavoro e con la fermezza, soprattutto verso un paese medioevale, classista e corrotto, in cui non esiste la democrazia e nel quale si preferisce perseguire chi lotta contro la pirateria invece di fare la propria parte nel consesso internazionale.

Marò, che ingiustizia

By L’Anacoreta

In questi giorni, nonostante la limitata visibilità concessa all’evento dai media, ho seguito con molta attenzione gli sviluppi della faccenda diplomatica che vede il nostro Paese coinvolto con l’India.

Sebbene il tutto appaia come un fatto dai contorni quasi irreali, sono stato scosso emotivamente da un crescendo di sentimenti che, dopo un iniziale stupore, si sono mutati in rabbia, per poi trasformarsi in vergogna e cedere alla fine il posto alla delusione.

Ho provato stupore quando ho appreso che dei rappresentanti delle nostre forze armate, durante l’espletamento del loro servizio, erano stati arrestati da un paese straniero, perché non avrei mai pensato che, anche un paese pavido come il nostro, potesse arrivare a così tale forma di viltà!

Consentire che un nostro militare possa essere arrestato a seguito delle conseguenze derivanti dall’espletamento di un compito che il nostro stesso stato gli aveva ordinato di adempiere, mi sembrava incredibile anche per noi.

Eppure abbiamo superato noi stessi e siamo stati capaci di tanto!

Il mio stupore si è trasformato in rabbia perché ho visto due militari italiani, in divisa, nelle mani di una potenza straniera.

Non erano stati catturati durante un’azione militare, o fatti prigionieri, perché sopraffatti e vinti da un nemico troppo superiore a loro. No, erano stati consegnati dal nostro stesso governo nelle mani di un’autorità straniera. Erano stati vigliaccamente traditi e abbandonati nelle mani di un’autorità straniera perché unicamente colpevoli di avere svolto il loro compito.

Non discuto se i due militari siano innocenti o colpevoli dei fatti che vengono loro addebitati, e neanche mi interessa al momento come cittadino, quello che mi fa rabbia è che la loro innocenza, o eventuale colpevolezza, non venga a essere accertata da un giudice italiano, ma sia stata delegata a un giudice straniero.

Dal momento che, per un atto di esplicita volontà e determinazione politica, il nostro paese li ha mandati lì, ha ordinato loro di svolgere quel compito, ha stabilito le regole alle quali essi dovevano attenersi e che dovevano rispettare, adesso è imperativo che sia il nostro paese a stabilire se essi abbiano agito correttamente o meno, punendoli se hanno sbagliato, ma congratulandosi con loro se hanno agito secondo le regole.

Ma noi invece abbiamo abiurato al diritto di giudicare l’operato dei rappresentanti delle nostre forze armate, lasciando a uno stato straniero il compito di assumersi la responsabilità che noi non vogliamo assumerci. Splendido esempio di coerenza politica e di dignità nazionale.

Questa rabbia si è trasformata in un senso di vergogna quando ho riflettuto sul modo in cui il nostro paese si presenta ancora una volta sulla scena internazionale.

Quale credibilità può avere uno stato che non è in grado di imporsi per la tutela dei propri interessi, che non vuole assumersi le responsabilità che possono derivare da una presa di posizione forte e decisa, che non è capace di sostenere la propria credibilità, che rifiuta di agire con determinazione?

Quale stima possono avere altri paesi di uno come il nostro che non è in grado di garantire la minima tutela dei suoi rappresentati ufficiali quando li impiega per il conseguimento dei suoi obiettivi e poi li abbandona?

Per carità, intendiamoci, non voglio affermare che si dovesse arrivare allo scontro diretto con l’India, ma neanche posso accettare l’ignavia del nostro ministero degli Esteri nel sostenere una soluzione di questo tipo e l’asettica acquiescenza del nostro rappresentante diplomatico e del nostro addetto militare nel porla in atto in loco.

Ma questa gente non si vergogna?

Se non sanno o non hanno il coraggio di agire diversamente per tutelare l’immagine del paese e la dignità delle persone che, vestendo una divisa con orgoglio e professionalità, servono questo paese, allora che se ne vadano a casa!

La delusione che mi ha infine pervaso deriva da due considerazioni ugualmente amare.

La prima, che, ancora una volta, il nostro governo ha adottato un provvedimento sgangherato e privo di una qualsiasi struttura funzionale, che tutela interessi privati e di bottega (alcuni armatori e alcuni settori) mascherando il tutto come un interesse nazionale.

Mi spiego meglio. La tutela dei nostri interessi, nel caso specifico le rotte commerciali, ci deve essere assolutamente, ma non può essere risolta con provvedimenti da far west tipo la scorta alla diligenza, dove il tutto viene scaricato sulle spalle di uno sparuto gruppo di uomini buttati su alcune navi alla rinfusa e lasciati in balia di loro stessi senza nessun quadro normativo che li tuteli.

Se tale quadro che deve garantire i nostri uomini non c’è, o è confuso, allora lo si crea o lo si chiarisce, legiferando e adottando tutti i provvedimenti che si ritengono necessari prima di avventurarsi nella solita farsa italiana.

Inoltre vorrei capire perché prima di ricorrere a queste misure, che hanno un po’ il sapore della disperazione data dal non avere un’idea chiara di come affrontare un problema, non è stato chiesto agli armatori italiani di adottare tutte le necessarie forme di protezione passiva delle loro navi (si veda ad esempi la costituzione di rifugi o caveau che su navi battenti altre bandiere hanno permesso di scongiurare e vanificare i sequestri).

Ovviamente rivolgersi allo stato, magari sfruttando una conoscenza o un gruppo di pressione clientelare, per vedere risolto il proprio problema è molto più facile, non espone a responsabilità e soprattutto consente di non intaccare il proprio portafoglio perché l’aiuto dello stato, se non è gratuito, è sicuramente concesso a un costo irrisorio rispetto ad altri sistemi.

La seconda considerazione deriva, invece, dalla conferma che ancora una volta non esiste alcuna visione politica che definisca gli strumenti che debbano supportare il ruolo che il nostro paese vuole avere sulla scena internazionale.

Il nostro Super Mario ha ingaggiato una battaglia titanica per conseguire il risanamento dei conti pubblici e permettere al paese di non affondare, e in tale quadro il Ministro della Difesa ha recentemente presentato un nuovo (ennesimo) modello di difesa, in cui promette tagli, riduzioni e quindi i risparmi tanto necessari, garantendo una migliore efficienza dello strumento militare.

Ma non c’è nessun cenno a un ridimensionamento dei compiti, a una ridefinizione del nostro livello di ambizione nazionale derivante da uno strumento militare ridotto!

Allora posso ridurre e risparmiare quanto voglio ma se poi non ho gli strumenti per fare quello che mi si chiede, bisogna avere il coraggio di alzare la mano e dire “No, questo compito le forze armate non lo possono fare”.

La situazione reale è che lo strumento militare che abbiamo, conseguenza di tagli e di riordinamenti fatti senza alcuna connessione con gli obiettivi strategici del paese, non ci consente di salvaguardare e proteggere adeguatamente le navi che battono le rotte commerciali critiche per il paese.

Negando l’evidenza, allora, viene escogitata la solita genialata italica talmente ridicola che stonerebbe pure in un film di Rin Tin Tin, ma che noi riteniamo invece una brillante soluzione: mandare sulle nostre navi mercantili (alcune, non tutte!, solo alcune e ben selezionate a seconda degli armatori!!!!) un manipolo di marinai.

Ora, questi poveretti, che nelle pie intenzioni dei nostri vertici militari e politici avrebbero dovuto garantire la sicurezza dei nostri bastimenti, sono stati traditi e abbandonati nel momento in cui hanno fatto il lavoro per il quale erano stati messi lì.

Come al solito il paese esce con un’immagine pietosa: infatti, riprendendo le parole di un noto comico, “abbiamo tirato fuori le palle, gli abbiamo dato una bella spolveratina e le abbiamo rimesse dentro”. Bravi, siamo proprio bravi!

Concludo dicendo che, forse, piuttosto che un nuovo modello di difesa, a noi serva un modello di esempio da parte dei vertici politici e militari del nostro paese. È vero, risanare l’economia è fondamentale, ma un paese con una economia in ripresa, che cosa può essere se gli manca la dignità di tutelare i propri interessi internazionali, la propria immagine e le proprie forze armate?

L’Anacoreta

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Foto: lastampa.it