Shindand

TAAC-W, RS: ‘insider attack’ a Shindand, un militare NATO ucciso. Nessun italiano coinvolto

“Nessun militare italiano coinvolto nell’attacco compiuto da un membro delle Forze di Sicurezza Afghane nel Distretto di Shindand [nella provincia di Herat] che ha provocato l’uccisione di un soldato straniero della Nato e il ferimento di altri due”, ha fatto sapere lo stato maggiore della Difesa (SMD) italiano ieri, 22 ottobre.

I militari feriti, si apprende, sono stati immediatamente trasportati presso l’assetto sanitario da campo Role 2 della base militare italiana di Herat per poi essere evacuati (MEDEVAC) nella struttura sanitaria Role 3 della base militare statunitense di Bagram.

Secondo il New York Times, il soldato ucciso sarebbe di nazionalità ceca, stando a fonti afgane e americane, anche se la NATO non ha fornito indicazioni sulla nazionalità dei militari coinvolti. Reuters ha invece confermato la nazionalità riportando il Ministro della Difesa della Repubblica Ceca.

“La sparatoria nella base di Shindand nella provincial di Heratscrive il New York Timesintensifica le preoccupazioni di un aumento dei cosiddetti ‘insider attacks’ che, al loro massimo nel 2012, avevano messo in difficoltà la missione NATO in Afghanistan”.

Al momento, spiega lo stato maggiore della Difesa italiano, i Periodic Train Advise Assist (PTAA) italiani che sviluppano “a domicilio” le attività di addestramento e assistenza a favore delle forze di sicurezza afgane nelle aree remote della Regione Ovest dell’Afghanistan non sono presenti nell’area di Shindand.

L’Italia ha garantito alla NATO e alla Repubblica dell’Afghanistan il proprio supporto e in tale contesto il Train Advise Assist Command West (TAAC W) prosegue le attività di addestramento, assistenza e consulenza a favore delle istituzioni e delle Forze di Sicurezza locali concentrate nella Regione Ovest.

L’area di responsabilità italiana in cui opera il TAAC-W è un’ampia regione dell’Afghanistan occidentale – “grande quanto il Nord Italia”, spiega SMD – che comprende le quattro province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah.

Fonte: SMD

Foto: Reuters

Esercito, 156°: con fuoco di copertura a protezione dei colleghi in attività di infiltrazione di forze speciali, un viterbese Medaglia d’Argento al Valore dell’Esercito

Nel corso delle celebrazioni per il 156° anniversario dell’Esercito Italiano, la Medaglia d’Argento al Valore dell’Esercito è stata concessa a un viterbese, fa sapere un comunicato dello stato maggiore dell’Esercito del 4 maggio scorso: si tratta del Sergente Gabriele Pizzichetti, che in Afghanistan, sotto i colpi del fuoco nemico, ha protetto con la sua mitragliatrice da bordo dell’elicottero i colleghi dispiegati sul terreno.

Nel corso della cerimonia dell’anniversario della Forza Armata – iniziata con la deposizione di una corona d’alloro al Sacrario dei Caduti nel cortile d’onore di Palazzo Esercito e proseguita all’Ippodromo Militare Generale Pietro Giannattasio di Tor di Quinto, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del Ministro della Difesa Roberta Pinotti, del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano e del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Danilo Errico, oltre alle più alte autorità civili, religiose e militari dello Stato – il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha conferito la Medaglia d’Oro al Valor Civile alla Bandiera di Guerra dell’Esercito, per il sacrificio e l’impegno profusi da migliaia di uomini e donne della Forza Armata che con il loro operato hanno contribuito a salvare vite umane e a ripristinare la sicurezza in quelle aree dell’Italia centrale colpite dalle nevicate e dal terremoto dello scorso anno.

Il Presidente della Repubblica ha inoltre concesso importanti onorificenze a ufficiali, sottufficiali e graduati dell’Esercito che si sono resi protagonisti di particolari atti di valore nell’assolvimento dei loro doveri in missioni internazionali all’estero.

Tra questi, appunto, il Sergente Gabriele Pizzichetti, nato a Viterbo, al quale è stata conferita la Medaglia d’Argento al Valore dell’Esercito.

Il Sottufficiale, all’epoca dei fatti mitragliere di elicottero da trasporto, partecipava a un’attività di infiltrazione di forze speciali italiane e afgane nel distretto di Shindand, in Afghanistan, quando l’aeromobile sul quale era a bordo cominciò a essere bersagliato da pesante fuoco nemico.

“Individuata la provenienza dei colpi nemici e incurante dei proiettili che lambivano l’elicottero – spiega il comunicato stampa che dà notizia dell’evento – rispondeva facendo fuoco di copertura con la propria mitragliatrice di bordo e proteggendo così i colleghi dispiegati sul terreno durante le operazioni di reimbarco”.

L’Esercito conta oggi più di 4.000 militari schierati in 14 diversi paesi come, Iraq, Libano, Afghanistan, Kosovo, Libia, Somalia e Mali, con compiti che vanno dalla cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di stabilizzazione e ricostruzione, sino all’addestramento delle forze di sicurezza locali, vale a dire quella gamma di attività nota come Security Force Assistance (SFA).

Circa 7.000 sono invece i soldati impegnati in Italia nell’ambito dell’Operazione Strade Sicure, in concorso alle Forze dell’Ordine per il presidio del territorio e la vigilanza.

Dal 1° gennaio 2017 a oggi, l’Esercito ha consentito l’identificazione di 44.197 persone, 232 delle quali poste in stato di fermo, 107 denunciate, 10.833 veicoli controllati, 7 sequestri di armi e 511 sequestri di articoli contraffatti Particolare importanza assume l’operazione Strade Sicure in Campania, in risposta all’emergenza Terra dei fuochi, ove i militari hanno contribuito al fermo di 71 persone a Napoli e 65 a Caserta.

L’Esercito è intervenuto con l’Operazione Sabina nelle zone dell’Italia centrale colpite dal sisma del 2016 e dall’emergenza neve.

Impiegati, mediamente, quasi 1.500 militari, con un picco massimo di 2.500 unità e 950 mezzi, gran parte dei quali appartenenti ai reparti del Genio e impiegati in molteplici attività: ricerca e soccorso di superstiti, rimozione macerie, ripristino della viabilità stradale, costruzione di ponti, interventi di urbanizzazione per la costruzione di scuole e moduli abitativi e, per finire, impiego di due Task Force, inquadrate nell’ambito dell’Operazione Strade Sicure, per il controllo degli accessi alle zone rosse dei comuni terremotati.

“A testimonianza del supporto reso dall’Esercito a sostegno delle popolazioni del Centro Italia – sottolinea il comunicato – tra il pubblico presente alla cerimonia non poteva mancare una nutrita rappresentanza di scolaresche provenienti dai comuni di Acquasanta Terme, Amatrice e Cittareale, Gualdo, Norcia e Roma”.

Un impegno dinamico e a 360 gradi quello dell’Esercito, che evidenzia una spiccata valenza duale, nell’ottica di dotare lo Strumento Militare Terrestre sia di avanzate capacità di combattimento delle unità sul terreno, sia di poter intervenire tempestivamente, in Patria o all’estero, in situazioni di emergenza o di pubblica utilità: tra queste, solo nell’ultimo anno, 2.145 bonifiche di ordigni esplosivi e residuati bellici e 14 campagne antincendio effettuate con velivoli dell’Aviazione dell’Esercito (AVES), conclude il comunicato stampa.

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Fonte e foto: Esercito via AVES

Afghanistan, RC-W ISAF: fine della transition nel settore ovest, ceduta l’ultima FOB italiana a Shindand. Gli italiani ora solo a Herat

Nella mattinata del 28 gennaio la base operativa avanzata La Marmora di Shindand, ultima delle Forward Operating Base (FOB) italiane, è stata ceduta definitivamente alle Afghan National Security Forces (ANSF).

L’ufficialità del passaggio è avvenuta con una cerimonia che di fatto ha sancito il definitivo passaggio agli afgani della responsabilità della sicurezza del territorio, affidato dal 2009 ai militari italiani.

Si tratta dell’ultimo atto della fase di transizione delle responsabilità di operazioni e territorio agli afgani, definita anche transition o, in lingua locale, inteqal. Da ora i militari italiani in Afghanistan sono concentrati solo a Herat, nella base di Camp Arena.

Questa cerimonia segna la prosecuzione del processo di transizione e del rientro in Patria del contingente italiano, come parte del ridimensionamento che proseguirà fino alla fine del 2014.

I paracadutisti del 183° reggimento Nembo di Pistoia hanno consegnato nelle mani del rappresentante del governatore di Herat e del governo centrale di Kabul, le “chiavi” della base, che sarà la sede della brigata aerea della nascente aeronautica militare afgana, di cui gli italiani con 35 istruttori dell’Aeronautica Militare stanno preparando piloti e controllori di volo.

Alla cerimonia erano presenti il generale Taj Mohammad Jahed, comandante del 207° corpo d’armata dell’Esercito afgano, il generale Michele Pellegrino, comandante dell’RC-W di ISAF (il Regional Command West, comando multinazionale a guida italiana e su base brigata meccanizzata Aosta), il colonnello Franco Merlino, ultimo comandante di FOB La Marmora, e del 183° reggimento paracadutisti Nembo, e numerose altre autorità civili e della coalizione.

Il momento della firma dei documenti, che ha suggellato il passaggio formale della base italiana alle autorità afgane, è terminato con l’ammaina bandiera italiano e il conseguente alza-bandiera afgano da oggi responsabile della base.

Il generale Pellegrino ha sottolineato “il prezzo del processo di transizione in termini di vite umane e l’orgoglio di lasciare nelle mani di una forza matura il controllo, la sicurezza e lo sviluppo della loro madrepatria”.

Ultimo reggimento a operare nel territorio di Shindand come Transition Support Unit Center (TSU-C) è stato il 183° reggimento paracadutisti Nembo di Pistoia con il concorso di una compagnia di bersaglieri del 7° reggimento di Altamura, Bari, una compagnia del 4° reggimento genio guastatori di Palermo, una compagnia del 2° reggimento trasmissioni alpino di Bolzano e un nucleo di carabinieri con compiti di polizia militare.

Con la cessione della FOB La Marmora, la Transition Support Unit Center si rischiera interamente a Herat presso Camp Arena, sede dell’RC-W, e unico luogo dove ormai è ridislocato tutto il contingente italiano in Afghanistan.

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Fonte e foto: RC-W ISAF

Afghanistan, RC-W ISAF: CH-47 italiano della TF Fenice sotto il fuoco a Shindand. Danni ma nessun ferito

“Questa mattina alle 10,30 locali (le 7 italiane) – rende noto il comunicato stampa della PI del Regional Command-West (RC-W) ISAF di Herat – un elicottero CH47 Chinook della Task Force Fenice italiana è stato oggetto di colpi d’arma da fuoco, nella fase di atterraggio a 30 chilometri a sud di Shindand, in un’ operazione a supporto delle forze di sicurezza afgane”.

Il Ch-47, si apprende, ha risposto al fuoco e si è allontanato dalla zona, raggiungendo la vicina base aerea di Shindand.

L’elicottero italiano, che trasportava militari afgani per raggiungere una località impervia, ha subito lievi danni e nessun militare italiano è rimasto ferito.

Solo lo scorso 27 dicembre la base di Shindand era stata fatto oggetto del lancio di un razzo all’incirca alla stessa ora del mattino.

La base avanzata di Shindand è l’ultima task force operativa che verrà chiusa nei prossimi mesi in accordo al processo di transizione (transition, o inteqal in lingua locale) di ISAF. Il Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, aveva portato personalmente i propri saluti ai militari della base lo scorso 24 dicembre 2013 nel corso di una visita con il ministro della Difesa Mario Mauro.

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Fonte e foto: RC-W ISAF

Afghanistan, RC-W ISAF: razzo sulla base di Shindand, nessun ferito

“Un razzo è stato lanciato oggi alle 10,15 circa (le 06,45 italiane) contro la base operativa avanzata di Shindand, nell’ovest dell’Afghanistan”, riferisce il comunicato stampa del Regional Command-West (RC-W) di ISAF, attualmente su base brigata Aosta al comando del generale Michele Pellegrino.

Il razzo è esploso circa 350 metri a ovest della Fob La Marmora, nei pressi dell`ingresso principale dell`aeroporto di Shindand. Un plotone di quick reaction force della coalizione multinazionale è subito intervenuto per effettuare una ricognizione a sud della base per individuare il possibile punto di lancio del razzo.

Non si sono registrati danni e nessun militare, né italiano né di altre nazionalità, è stato coinvolto dall` esplosione.

Nella base operativa avanzata La Marmora opera la Transition Support Unit Centre (TSU-C), l’unità di manovra su base 183° reggimento paracadutisti Nembo di Pistoia, che è responsabile del settore centrale del Regional Command West.

Fonte e foto di repertorio: RC-W ISAF

Afghanistan, RC-W ISAF: scontro a fuoco a Shindand. Intervengono i Mangusta, non ci sono feriti

Nel pomeriggio di oggi, fa sapere un comunicato stampa del Regional Command West (RC-W) di ISAF (International Security Assistance Force),”alle ore 15.30 locali (le 13 italiane), 5 chilometri a sud della base operativa avanzata di Shindand, una pattuglia italiana è stata ingaggiata a fuoco da elementi ostili per circa trenta minuti”.

L’attacco alla pattuglia, impegnata in un’operazione di controllo e bonifica degli itinerari, è stato condotto con l’utilizzo di armi leggere, mortai e lanciarazzi Rpg (rocket propelled granade).

Lo scontro ha visto impegnati i paracadutisti del 183° reggimento Nembo di Pistoia, i bersaglieri del 7° reggimento di Altamura, Bari, e i genieri del 4° reggimento guastatori di Palermo.

Sono intervenuti, a supporto del personale a terra, due aerei dell’ISAF e gli elicotteri d’attacco italiani A129 Mangusta della Task Force Fenice.

Cessata l’azione di fuoco avversaria, la pattuglia ha fatto rientro in base a Shindand, senza riportare feriti.

Tre giorni fa, nella serata di giovedì 17 ottobre, due razzi erano stati lanciati alle 22.00 circa (le 19.30 italiane) contro la base operativa avanzata di Shindand, nell’ovest dell’Afghanistan.

Il primo dei due razzi era esploso all’interno della FOB La Marmora, recando lievi danni ai vetri blindati di una delle torrette perimetrali; il secondo ordigno era impattato al di fuori del perimetro della base. Non sono stati registrati ulteriori danni e nessun militare è stato coinvolto dalle esplosioni.

Nella base operativa avanzata La Marmora opera la Transition Support Unit Centre (TSU-C), l’unità di manovra su base 183° reggimento paracadutisti Nembo di Pistoia che è responsabile del settore centrale del Regional Command West (RC-W), il comando multinazionale della Nato attualmente guidato dalla brigata Aosta.

Nell’area gli atti ostili persistono. Il 14 ottobre scorso, sempre a Shindand, alle ore 11.30 locali (le 9 italiane), un’unità della Transition Support Unit Centre (TSU-C), mentre svolgeva una operazione di route clearance per il controllo e la messa in sicurezza degli itinerari percorsi quotidianamente dai convogli della coalizione multinazionale operanti in Afghanistan, era stata coinvolta dall’esplosione di un IED (Improvised explosive device) al suo passaggio, avvenuto a 9 chilometri a sud-ovest di Shindand.

Il secondo dei veicoli della colonna, con a bordo gli specialisti della Task Force Genio del 5° reggimento genio guastatori di Macomer, Nuoro, aveva riportato nell’occasione lievi danni, ma non si erano registrati feriti tra i militari. L’area dell’evento era poi stata cordonata e messa in sicurezza dagli altri componenti della pattuglia composta dai paracadutisti del 183° reggimento Nembo di Pistoia.

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Fonte e foto: (archivio) RC- W ISAF

Afghanistan, RC-W ISAF, avvicendamento brigata Julia e Aosta: TOA alla TSU-C, il 7° reggimento alpini cede la responsabilità al 183° reggimento paracadutisti

Era arrivata il 4 settembre scorso, cinque giorni fa, la Bandiera di Guerra del 183° reggimento paracadutisti Nembo. Oggi, 9 settembre, nella Forward Operating Base (FOB) La Marmora di Shindand, ha avuto luogo la cerimonia di avvicendamento alla guida della Transition Support Unit – Center (TSU-C) tra il 7° reggimento alpini di Belluno e il 183° reggimento paracadutisti Nembo di Pistoia.

Con una sobria e significativa cerimonia, il colonnello Stefano Mega, comandante del 7° reggimento alpini di Belluno, ha passato il testimone al collega Franco Merlino, comandante del 183° reggimento paracadutisti Nembo.

In un momento delicato, quale è quello attuale di transizione della missione ISAF, molteplici sono stati gli incontri dei militari della TSU-C con le autorità politiche locali e con gli anziani dei villaggi allo scopo di supportare le Afghan National Security Forces (ANSF, forze di sicurezza afgane) e per garantire le condizioni di sicurezza dell’intera provincia di Herat, che è la più estesa dell’intera regione ovest del Paese.

In tale contesto, gli uomini e donne guidati dal colonnello Mega hanno pianificato e condotto, assieme ai colleghi afgani di esercito e polizia che operano nella provincia di Herat, numerose attività operative di sicurezza: 47 interventi di rimozione e bonifica d’ingenti quantitativi di Improvised Explosive Device (IED), 550 pattugliamenti, di cui più di 300 per il controllo della Highway 1 (la statale che collega tutte le maggiori città dell’Afghanistan e la cui percorribilità è di vitale importanza per la sicurezza dell’intera provincia), spingendosi ai limiti della propria area di responsabilità fino ai posti di frontiera di Islam Qala e Towraghondi.

Questi sono solo alcuni dei dati forniti dal Regional Command-West (RC-W) di ISAF, che ha la responsabilità della regione occidentale dell’Afghanistan. Tali numeri rappresentano appieno l’intensità delle operazioni che ha visto impegnati negli ultimi sei mesi gli alpini del 7° e delle altre unità inserite nella TSU-C.

Tra le attività militari in supporto alle ANSF, che dal 18 giugno scorso hanno assunto la piena responsabilità nella pianificazione e condotta delle stesse, la TSU-C ha portato a termine con successo molteplici operazioni. Tra tutte, meritano in particolare di essere ricordate la Guardian Knot, preceduta da un’intensa fase di pianificazione congiunta con unità dell’Afgan National Army (ANA) e dell’Afghan National Civil Order Police (ANCOP), finalizzata al miglioramento delle condizioni generali di sicurezza della popolazione del distretto di Adraskan; l’operazione Deep Impact, finalizzata al controllo di alcuni karez (il sistema idrico di Turfan) ove fonti di intelligence indicavano la presenza di alcuni razzi degli estremisti pronti per essere lanciati contro la base aerea di Shindand. Infine l’operazione Piadarow Darost, condotta nel distretto di Obeh (uno dei più remoti della provincia di Herat) per garantire la libertà di movimento lungo i principali itinerari dello stesso.

Sul fronte del supporto alla popolazione locale, numerose sono state le attività di cooperazione civile-militare (CIMIC), anch’esse condotte sempre al fianco dei colleghi afgani. In tale contesto vanno sicuramente ricordate la recente inaugurazione della clinica pubblica di Shindand, che garantirà l’accesso alle cure mediche alla popolazione di più di 60 villaggi dell’omonimo distretto, e l’inaugurazione del campo sportivo del villaggio di Mongolan-e-Now, simbolo dello sport quale momento di aggregazione e abbattimento di ogni barriera.

Al termine dell’odierna cerimonia, la Bandiera di Guerra e gli uomini e le donne del 7° alpini hanno lasciato l’area di Shindand. Nei prossimi giorni, infatti, il reggimento farà ritorno in Italia.

La TSU-C è l’unità di manovra del contingente militare italiano di stanza nell’ovest dell’Afghanistan che, nell’attuale fase del processo di transizione, si occupa di fornire supporto e assistenza alle ANSF per garantire la sicurezza della provincia di Herat.

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Fonte: RC-W

Foto: RC-W

Afghanistan, RC-W ISAF: a Shindand genieri italiani inaugurano due pozzi costruiti in una settimana da imprese locali

I genieri italiani del 2° reggimento guastatori di Trento, che operano in supporto alla Transition Support Unit – Center (TSU-C) di stanza a Shindand, hanno da poco inaugurato due pozzi presso il villaggio Mogholan-e-Now.

Le opere realizzate, espressamente richieste dal capo del villaggio, oltre ad assicurare l’importante servizio primario a circa 400 famiglie, per un totale di più di mille persone, garantiranno anche la capacità d’irrigazione delle molteplici coltivazioni di grano limitrofe che costituiscono la principale fonte di sostentamento della popolazione locale.

Entrambi i pozzi, costruiti in poco meno di una settimana da un’impresa edile locale, sono stati realizzati grazie ai fondi donati dalla Provincia Autonoma di Trento e dalla sezione trentina dell’Associazione Nazionale Alpini che, così come per la precedente esperienza della brigata Julia in Afghanistan, hanno voluto dare un tangibile segno di solidarietà alla popolazione locale per il tramite dei genieri del 2° reggimento.

Durante la cerimonia di inaugurazione, il capo villaggio ha espresso la propria soddisfazione per la celere realizzazione delle due opere idriche, sottolineando che “i fondi provenienti dall’Italia hanno permesso un concreto miglioramento delle condizioni di vita della nostra popolazione”.

Il 2° reggimento guastatori di Trento, comandato dal colonnello Giovanni Fioretto, è l’unità di supporto alla manovra del contingente militare italiano di stanza nell’ovest dell’Afghanistan nell’ambito del Regional Command-West (RC-W) di ISAF che, nell’attuale fase del delicato processo di transizione, oltre a garantire la libertà di movimento lungo le principali arterie di comunicazione stradale, si occupa di fornire supporto e assistenza alle Afghan National Security Forces (ANSF) nel campo della formazione specialistica del proprio personale nella lotta agli ordigni esplosivi improvvisati.

Il personale del 2° reggimento è articolato su 3 compagnie guastatori distaccate presso le due TSU (Center e South) nelle basi avanzate di Shindand, Farah e Bala Boluk.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Afghanistan, RC-W ISAF, Op Hurt Locker: la TSU-C bonifica un IED segnalato dalla popolazione locale

Si è da poco conclusa nei pressi di Shindand, nell’area occidentale dell’Afghanistan, dove opera il Regional Command-West (RC-W) di ISAF su base brigata Julia al comando del generale Ignazio Gamba, l’operazione Hurt Locker condotta da assetti della Transition Support Unit – Center (TSU–C) nelle vicinanze dell’abitato di Mogolan-eh-Now, un villaggio a circa due chilometri e mezzo dalla Forward Operating Base (FOB) La Marmora di Shindand.

L’operazione aveva lo scopo di bonificare un ordigno posizionato in prossimità di una strada carrareccia che collega il villaggio con l’abitato di Shindand, individuato dalla popolazione locale e segnalato alle autorità locali e alle forze della coalizione prima che potesse essere attivato e fatto esplodere.

Sul posto sono intervenuti operatori del genio militare appartenenti al 2° reggimento guastatori di Trento, specializzati nella bonifica di ordigni esplosivi, unitamente ad assetti delle forze di sicurezza afgane e a un’unità di manovra del 7° reggimento alpini, che hanno garantito la sicurezza dell’area durante le operazioni di disinnesco.

L’operazione odierna è il frutto dell’intenso rapporto di collaborazione instaurato con la popolazione civile del distretto di Shindand, che, da alcuni mesi a questa parte, ha portato alla scoperta di numerosi depositi illegali di armi e munizioni degli estremisti.

La TSU-C è l’unità di manovra su base 7° reggimento alpini di Belluno, comandata dal colonnello Stefano Mega, che opera per supportare le autorità afgane nel loro compito di garantire sicurezza, sviluppo e governabilità a favore della popolazione locale in quelle aree ove la presenza di strutture governative legalmente riconosciute è ancora insufficiente.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Afghanistan, RC-W ISAF: visita del comandante del Genio gen Li Gobbi che inaugura centro C-IED, contro “le armi dei vigliacchi”

Si è conclusa il 5 agosto scorso la visita del comandante del Genio, generale Antonio Li Gobbi, al contingente militare italiano impiegato in Afghanistan nell’ambito del Regional Command-West (RC-W) di ISAF, il comando multinazionale a guida italiana attualmente su base brigata alpina Julia al comando del generale Ignazio Gamba.

Durante i quattro giorni di visita l’alto ufficiale italiano, responsabile di un progetto di monitoraggio e implementazione delle misure di sicurezza attive e passive presso basi italiane in Afghanistan, ha visitato le Forward Operating Base (FOB, basi avanzate) La Marmora, Dimonios e Tobruk – rispettivamente dislocate a Shindand, Farah e Bala Boluk – nonché la sede dell’RC-W per verificarne la situazione infrastrutturale e le condizioni dei sistemi di sicurezza e protezione per forze dislocate.

Il comandante del Genio, inoltre, ha potuto verificare di persona gli enormi progressi fatti dalle Afghan National Security Forces (ANSF, forze di sicurezza afgane) nella lotta alla minaccia rappresentata dagli ordigni esplosivi improvvisati (IED), nonché nella loro capacità di eseguire opere di fortificazione delle basi ove le stesse sono dislocate, grazie anche alle molteplici attività addestrative organizzate e condotte in loro favore dalla Task Force Genio italiana.

Prima di fare rientro in Italia, infine, il generale Li Gobbi ha inaugurato l’Indoor Counter – IED Training Building, una struttura coperta dove è stato fedelmente riprodotto l’ambiente operativo afgano, che verrà utilizzata per l’addestramento del personale impiegato sul terreno su tutte le procedure da utilizzare per mitigare e rispondere alla minaccia rappresentata dagli IED.

Alla presenza del generale Eisa Majaddedy del 207° corpo d’armata dell’esercito afgano e del colonnello Hekmatullah Tareen, vice comandante del Regional Training Center di Herat, il generale Li Gobbi ha evidenziato gli straordinari progressi fatti dal 2002 a oggi dalle ANSF, che conducono autonomamente circa il 90% delle operazioni.

“Oggi le forze di sicurezza afgane conducono molteplici operazioni, comprese quelle per ridurre il pericolo rappresentato dagli IED. Durante gli ultimi 5 mesi i genieri italiani hanno organizzato numerosi corsi a favore di circa 400 colleghi afgani, contribuendo anche a formarne gli istruttori”. A conclusione del proprio discorso il generale Li Gobbi ha sottolineato che “gli IED sono le armi dei vigliacchi, di chi non si cura di chi sarà la vittima, inclusi donne e bambini, di chi non crede nel futuro dell’Afghanistan”.

L’inaugurazione della struttura addestrativa, intitolata alla memoria del sergente maggiore Massimiliano Ramadù e del caporal maggiore scelto Luigi Pascazio, caduti a seguito dell’esplosione di un IED il 17 maggio 2010 nella valle di Bala Murghab, rappresenta un ulteriore passo avanti per le forze della coalizione internazionale di ISAF e per le ANSF: la nuova struttura, infatti, sarà impiegata anche per l’addestramento delle forze di sicurezza afgane.

La Task Force Genio è l’unità specialistica del genio militare italiano, attualmente su base 2° reggimento guastatori di Trento comandata dal colonnello Giovanni Fioretto, che ha il compito di condurre attività di supporto a favore delle unità di manovra al fine di assicurarne la libertà di movimento lungo le rotabili dell’area di responsabilità assegnata, nonché di concorrere all’addestramento delle ANSF per incrementarne il livello di preparazione per la lotta agli IED.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF