Feb 28, 2008
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Živeli!

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CicoAlla salute! Quale augurio per il nuovo blog appena nato pubblico il disegno che mi ha fatto il pittore belgradese Rastko “Cico” Popovic lo scorso 4 febbraio.

E ci aggiungo un estratto da una mail personale che descrive la Belgrado ancora viva nei miei ricordi (e che non toglie nulla all’esclusività di quella mail, se mi stai leggendo…).

Della città bianca ho un sacco di cose da raccontarti. A Belgrado confluiscono due fiumi: la Sava che affluisce nel Danubio, che poi va dritto dritto nel Mar Nero. Come non sentire l’odore delle zuppe slave che si mischia a quello della sachertorte austriaca! Qui si danno appuntamento carovane di culture diverse in partenza per la Turchia. E dopo aver annusato la Sarajevo di Gazi Husrev Begova ti garantisco che Belgrado è la giusta continuazione di un cammino sacro tra fumi di burek e nuvole di incensi.

Meno male che posso scrivere per liberare i miei dèmoni: notti di stelle sul fiume e chiatte lente mi stanno ancora rubando lo sguardo. Mentre i violini del viale Kneza Mihaila accompagnano ipnoticamente i miei passi leggeri sulla tormentata storia balcanica.

Difficile capire bene cosa succede qui. E quando credi di aver colto il filo conduttore ecco che tutto si dissolve nella confusione di una ballata dardanica tra rom questuanti e fieri pittori serbi dall’accento russo.

“Tu sei la mia rosa, la rosa che punge il cuore e fa scendere le lacrime dagli occhi”, mi ha cantato Rastko scostando il ciuffo ottocentesco come un pianista rapito dai suoi tasti maledetti. Nella sua fantastica ispirazione di artista bohémien io sarei la rosa che in una canzone serba rappresenta la donna al cospetto di un uomo. Delicatezza e pericolo, passione e tormento. Quegli occhi di sessantenne nostalgico hanno visto in me una rappresentazione che francamente faccio fatica a scorgere. Ma agli artisti non si comanda. E non si ribatte: così mentre l’interprete traduceva invano la mia richiesta di spiegazioni al riguardo, Rastko ordinava un giro di vino rosso del Montenegro. “Živeli, salute, cin cin”. Dopo una cena serba nel locale più dannatamente serbo e vecchio di Belgrado – il Question Mark – un giro di vino con due artisti di rilievo chiude in bellezza quattro giorni di caratteri cirillici e architetture liberty.

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Serbia