Ott 19, 2010
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Spago e cartone, la valigia di Petraeus

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By Cybergeppetto

Come passa il tempo.

Sembra ieri che i nostri emigranti sbarcavano a Ellis Island con la valigia di cartone e un giro di spago per evitare che le quattro carabattole che c’erano dentro si spargessero nel nuovo mondo.

Lasciati i problemi in Italia, i nostri avi cercavano soluzioni in America e molto spesso la sorte li premiava: dopo un duro inizio fatto di lavori faticosissimi e un corollario di razzismo, di solito trovavano un certo benessere che li ripagava del sudore e del sangue versato e delle umiliazioni subite.

Questa epopea ha inculcato nella società italiana la convinzione che “ gli americani so’ forti”. Lo pensavano tutti, anzi, gli americani avevano sempre ragione :“nun so’ i carzoni che so’ lunghi, semo noi che semo corti”, diceva Montesano in una celebre macchietta sui jeans americani.

Eppure nell’ultimo decennio lo Zio Sam perde colpi, prima si è cacciato in un paio di guerre dalle quali non riesce a uscire, poi ha combinato un casino di proporzioni mondiali con la crisi dei mutui subprime, del mercato immobiliare e il relativo crollo di Lehman Brothers ecc. ecc.

Non si era mai visto un generalone a quattro stelle a Milano e a Roma, chissà se gli hanno fatto ascoltare la canzone di De Gregori, magari spiegandogli cosa dice.

Su di noi gli americani hanno un sacco di pregiudizi, l’acronimo ALITALIA viene tradotto “always late in take-off, always late in arrival” (sempre in ritardo sia alla partenza che all’arrivo); credo, inoltre, di aver già detto su queste pagine che FIAT per gli yankees è l’acronimo di “fix it again Tony” (riparala di nuovo, Tony).

La cosa più strana è che, mentre noi non abbiamo fatto molto per migliorare la nostra immagine, loro si sono messi a inseguirci sia in politica che in economia.

La domanda è: ”Siamo diventati bravi noi o si sono rincoglioniti loro?” Non amo le domande retoriche e il torto e la ragione non stanno mai da una parte sola.

Vuoi vedere che dopo il casino fatto in Iraq e Afghanistan si ritrovano a mandare i loro “top Commanders” a fare la questua di soldati?

E’ possibile che il nostro approccio alle operazioni di peace-keeping sia un po’ più umano delle canne rotanti dei loro “apaches” o dei missili “hellfire” dei loro predator?

Premesso che sarebbe bene che anche noi armassimo sino ai denti non solo i nostri aerei, ma anche i nostri predators, vuoi vedere che gli yankees incominciano a perdere la loro tradizionale, e irritante, sicumera?

In quella valigia bisognerebbe mettere un biglietto con scritto:” Non era meglio fare fuori Osama, invece di limitarsi a tagliare la testa di Saddam e ad azzoppare il cavallo del Mullah Omar?”.

Siccome chi la fa l’aspetti, è bene che gli italiani stiano molto accorti, perché gli americani si devono ancora vendicare della falsa vendita della fontana di Trevi all’oriundo Decio Cavallo, dagli States.

Non facciamoci rifilare il pacco di un paese in cui loro fanno casino e noi dobbiamo rimettere a posto i cocci.

Siccome, in fondo, noi italiani siamo buoni, io in quella valigia ci metterei anche un bel caciocavallo, magari con un nastro tricolore per il trasporto e la targhetta “ca’ nisciun’ è fess’!”.

Cybergeppetto

p.s. Petreaus al check-in a Ciampino, volo Ryan Air. “Qualcosa da dichiarare?”, chiede sorridendo la hostess. “Just un caciocavallo, Milady”, articola il milite d’oltreoceano. “Mi dispiace ma devo sequestrarlo!”. “Perché?”, protesta il nostro. “Se volete portare qualcosa via dall’Italia, sarà bene che incominciate a pagare…”

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Foto: immigrati a Ellis Island da libertynewsforum.com; missile Hellfire da Wikipedia; Totò dal blog Chiodo sc(hi)accia chiodo

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Inchiostro antipatico