Dic 21, 2011
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La parola, la pietra e la zappa

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By Cybergeppetto

Lo sanno tutti che le parole sono pietre, soprattutto in questi tempi che sono a tutti noti come “società dell’informazione”.

Quando ero più giovane sentivo parlare della differenza tra i problemi d’azione e i problemi di conoscenza.

C’era un grande rispetto per gli studiosi,  per i cattedratici,  quelli che, oltre a inventare teorie,  erano anche capaci di verificarle e farle diventare leggi scientifiche. Era comunque chiaro a tutti che le parole erano nulla se usate da gente che non sapesse agire,  decidere,  ottenere risultati. Se chiedevi a un bimbo cosa avrebbe voluto far da grande, molto probabilmente il piccolo avrebbe risposto  di voler fare il medico, il militare, l’ingegnere, insomma gente abituata ad agire contro il tempo e contro forze reali per ottenere risultati pratici. Era molto in voga un vecchio proverbio che diceva “tra il dire e il fare, c’é di mezzo il mare”.

Era un’epoca in cui era chiaro che la morale e il lavoro reggevano la Società. Chiunque avesse preteso di basare la vita pubblica sull’interesse soggettivo, magari chiamandolo “diritto acquisito”,  e sul debito a carico delle generazioni future,  sarebbe  stato ritenuto, a buon diritto, un irresponsabile.

Sappiamo  che, dagli anni Settanta, é prevalsa una visione diversa. In nome di una non meglio specificata “solidarietà fra generazioni”, un’intera generazione si é appropriata di risorse che altre generazioni dovranno ripianare.

Fiumi di parole per spiegare quanto fosse giusto, critiche feroci a coloro che si opponevano e che vennero dipinti come egoisti, reazionari, nemici del popolo, parole come pietre. Il punto é proprio questo, nella nostra democrazia le parole diventano pietre, ma la forza e la veemenza dei populisti delle due ultime repubbliche non si é mai trasformata in zappe operose, in utensili in grado di creare ricchezza.

La nostra democrazia si é addentrata nel ginepraio della distribuzione della ricchezza e ora é incapace di uscire dal ginepraio del debito.

Il fatto é che se ti metti a lavorare spunta fuori qualcuno che ti dice che non segui le regole, che vuoi sovvertire il sistema dei “diritti acquisiti”, insomma, sei un crumiro che affama la gente. Se proprio vuoi lavorare, fallo senza farti vedere.

D’altronde i parolai hanno bisogno di nemici da accusare per nascondere la loro inutilità,  se devono scegliere tra la zappa del lavoro e la pietra  della polemica, é ben difficile che scelgano di dissodare la nuda terra.

La storia della repubblica é costellata da polemiche (e pietre) sul governo in carica per farlo cadere e averne uno nuovo da criticare, solo il fallimento ci farà uscire da questa spirale.

Cybergeppetto

p. s.  “Onorevole, questa é la sua zappa, quello é l’orto incolto, incominci a dissodarlo…“ esorta il contadino. “Lei é un reazionario senza cuore, come posso separare le zolle senza un minimo di concertazione, almeno un tavolo tecnico”, piange l’ex onorevole trombato …

Foto: I due contadini che zappano di Vincent van Gogh sono della Van Gogh Gallery

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Inchiostro antipatico