Set 27, 2013
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Joint Task Force Lebanon: in un media day tutta la complessità della preparazione per il Libano. Importante avvicinare Esercito e civili, è il parere del gen Riccò

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By Monica Palermo

Monte Romano, in provincia di Viterbo: qui si esercitano gli uomini che andranno a far parte del contingente italiano della JTFL (Joint Task Force Lebanon). Comandati dal generale Maurizio Riccò, della brigata Granatieri di Sardegna, partiranno presto per il Libano e dovranno essere altamente istruiti e preparati per fronteggiare un teatro, dove, sotto l’insegna delle Nazioni Unite, si troveranno a operare in sinergia con le Forze Armate di altre 8 nazioni: Finlandia, Brunei, Slovenia, Malesia, Irlanda, Ghana, Corea del Sud, Tanzania.

Circa 1.000 soldati, tra uomini e donne, più di 400 tende montate, 31 reparti in addestramento: numeri da brivido, per un’esercitazione molto complessa!

“Il binomio tecnologia ed essere umano soldato sono in realtà estremamente connessi. L’aumento della tecnologia comporta un aumento delle capacità tecniche e addestrative dell’uomo.” Con queste parole il generale Maurizio Riccò ha illustrato ieri alla stampa, nel corso di un media day, come le capacità tecniche e addestrative siano di primaria importanza per essere all’altezza di fronteggiare una sempre più alta tecnologia.

Proprio a tal proposito il generale ha organizzato un media day, per dar modo alla stampa di osservare da vicino vari momenti delle esercitazioni e degli addestramenti nei quali è fondamentale la preparazione del soldato professionista affiancato da una tecnologia sempre più raffinata.

Il maggiore Fabiano Feliciani, con la sua pazienza e preparazione, ha fatto da Cicerone e da tramite tra noi “addetti ai lavori” e le varie isole addestrative, dove i reparti svolgono le loro esercitazioni in previsione di una loro attiva partecipazione nel teatro libanese.

Il nostro tour è stato a bordo del mezzo ruotato leggero, un VM90. Lo scenario che abbiamo visto era esattamente come sarà quello dove i nostri soldati opereranno in Libano, esercitazioni programmate ed esercitazioni estemporanee per mantenere sempre uno stato di allerta e per far fronte e dominare l’adrenalina che li accompagnerà nelle loro missioni, il tutto senza un limite d’orario, tutto può accadere nell’arco delle 24 ore.

La forza di tali esercitazioni verte, in primis, a garantire sicurezza al personale, nulla viene lasciato al caso, tutto seguendo delle regole ben precise.

La prima isola addestrativa visitata è stata quella dove vengono insegnate tecniche di sminamento per consentire a mezzi e uomini un intervento in tutta sicurezza, dall’abbigliamento al protocollo esecutivo. Abbiamo visitato il posto comando, i vari settori di logistica. Il pranzo è stato un “buonissimo” pranzo da campo, bravi quelli che si occupano della mensa!

La nostra visita, secondo una precisa e puntuale tabella di marcia, è poi proseguita nell’isola dove vengono addestrati gli uomini a far fronte ai vari ordigni esplosivi “fatti in casa” in cui si possono imbattere durante le loro missioni e a come farli detonare. Quando la situazione è critica, sempre per il discorso sicurezza di chi opera, viene utilizzato un robot per detonare tali ordigni. Il robot fa da braccio, ma è la preparazione tecnica di chi segue l’operazione che consente che il tutto avvenga con i minor rischi possibili. Allo stesso modo sono le esercitazioni di chi opera su assetti di sommossa e di controllo della folla, esercitazioni che servono a contenere l’adrenalina, la paura di chi opera e far sì che chi sta al di là dello scudo abbia il minor danno possibile pur essendo immobilizzato.

Per ogni cosa, come la gestione della paura e degli imprevisti, valgono le regole, che servono a poter operare in assoluta sicurezza, e, come ha sottolineato il maggiore Feliciani, “è solo una questione di addestramento”. Regole e addestramento, senza le quali dunque non si potrebbe operare in sicurezza.

La giornata si è poi conclusa con un saluto al generale Riccò, che ci ha concesso l’intervista.

Il suo auspicio è che l’Esercito possa entrare nelle case degli Italiani: “i militari, intesi come Forze Armate, l’Esercito nella fattispecie, con l’ingresso dei professionisti, fa una serie di attività o un lavoro che non ritrova molti riscontri giornalieri nella vita corrente a contatto con la popolazione civile e ritengo, quindi, che sia sempre di più necessario facilitare questo scambio di conoscenze per permettere agli Italiani di conoscere l’Esercito degli Italiani”.

Monica Palermo

Foto: Monica Palermo

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Forze Armate · Libano