capo di stato maggiore

NRDC-ITA: cerimonia di cambio al vertice, il gen Giorgio Battisti cede il comando del corpo d’armata di reazione rapida della Nato al gen Riccardo Marchiò

Oggi, lunedì 24 novembre, alle 11, nella caserma Ugo Mara di Solbiate Olona, in provincia di Varese, il generale Giorgio Battisti cede il comando del Nato Rapid Deployable Corps-Italy (NRDC-ITA) al collega Riccardo Marchiò alla presenza del Comandante delle Forze Operative Terrestri (COMFOTER), generale Alberto Primicerj.

A cornice della cerimonia sarà schierato il personale delle 15 nazioni alleate contributrici dello staff del Comando NATO di Solbiate Olona, che negli ultimi anni si è distinto per aver creato un forte e positivo impatto socio-economico sul territorio circostante.

La presenza dei gonfaloni della Regione Lombardia, delle Province di Milano e Varese, dei Comuni di Busto Arsizio e Solbiate Olona e dei labari delle Associazioni combattentistiche e d’arma darà la giusta solennità all’evento.

Il Generale Battisti, ufficiale degli alpini, ha comandato NRDC-ITA per oltre tre anni, a partire dal 30 giugno 2011 (link articolo in calce), occupandosi di numerose attività operative e addestrative e ha ricoperto il prestigioso incarico di capo di stato maggiore della International Security Assistance Force (ISAF) in Afghanistan nel 2013.

Andrà ora a ricoprire l’incarico di Ispettore delle Infrastrutture dell’Esercito a Roma.

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Il generale Giorgio Battisti in Paola Casoli il Blog

NRDC-ITA in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: NRDC-ITA PAO

Task Force Air al-Bateen: passaggio di consegne tra il colonnello Spuntoni e il collega Esposito

Si è svolta ieri 4 aprile, alla presenza del Capo di stato maggiore del Comando di vertice interforze, generale Settimo Caputo, la cerimonia di passaggio di consegne al vertice della Task Force Air di al-Bateen tra il colonnello Luca Spuntoni, comandante uscente, e il colonnello Roberto Esposito, comandante subentrante.

Il colonnello Spuntoni aveva assunto il comando della Task Force Air negli Emirati Arabi il 12 settembre 2011 dal collega Claudio Icardi.

Pur se l’operato della Task Force Air di al-Bateen risulta meno visibile di quello svolto nei teatri operativi avanzati, esso ricopre sicuramente un ruolo di primaria importanza nel supporto dell’attività in Afghanistan, costituendo l’anello di collegamento tra il trasporto strategico da e verso la madre patria e quello tattico verso le aree critiche mediorientali.

Il Capo di stato maggiore del Comando di vertice interforze ha sottolineato proprio questo aspetto e ha ringraziato il reparto per il peculiare operato.

Le funzioni principali della Task Force Air vanno dal trasporto aereo, ricezione e stazionamento di personale, mezzi e materiali, alla gestione di evacuazioni sanitarie d’emergenza (MEDEVAC e STRATEVAC) per i contingenti dislocati nelle aree di operazione.

Il reparto opera dal 2002, inizialmente come 7° ROA (Reparto Operativo Autonomo), senza soluzione di continuità, avvalendosi di personale dell’Aeronautica Militare Italiana e di altre Forze Armate.

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Fonte: stato maggiore della Difesa

Foto: stato maggiore della Difesa

Celebrato ieri a Caserta l’89° anniversario della costituzione dell’Aeronautica Militare Italiana

L’89° anniversario della fondazione  dell’Aeronautica Militare Italiana è stato celebrato ieri mattina, 28 marzo, nella Reggia di Caserta, sede della Scuola specialisti per sergenti dell’Aeronautica Militare.

Alla cerimonia hanno preso parte il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il ministro della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, il Capo di stato maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate, oltre ai vertici delle Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato, e i rappresentanti delle istituzioni locali.

Nel corso della cerimonia il Presidente della Repubblica ha consegnato alla Bandiera di Guerra dell’Aeronautica Militare l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia (OMI), momento evidenziato dal passaggio delle Frecce Tricolori.

“Oggi, a 89 anni dalla sua costituzione, l’Aeronautica Militare è più viva che mai”, ha affermato il ministro della Difesa nel suo intervento, ricordando l’impegno quotidiano e costante che la Forza Armata esprime nella partecipazione alle missioni per la sicurezza e la stabilità internazionale. “Ne è stato un ulteriore esempio – ha continuato il ministro Di Paola – la recente partecipazione all’operazione NATO Unified Protector […] nella quale l’Aeronautica, insieme alla Marina Militare, è intervenuta su mandato dell’ONU a protezione della popolazione libica. Un intervento condotto con perizia e generoso impegno da tutto il personale in ‘azzurro’ che è valso alla Bandiera di Guerra dell’Aeronautica il Conferimento della Croce dell’OMI”.

Il Capo di stato maggiore della Difesa, generale Abrate, nel rivolgersi ai militari schierati, ha evidenziato che la loro “è una scelta che trova concretezza e significato in quella specificità della condizione militare, quello status particolare che investe ogni ambito e aspetto dell’esistenza del singolo e che assoggetta chi indossa le Stellette a una condizione giuridica peculiare, a un’accentuazione dei doveri, all’assoggettamento a obblighi e limitazioni che non hanno eguali in nessun’altra organizzazione statale”.

“Ogni giorno – ha sottolineato il generale Abrate – il Militare si prepara a essere impiegato in situazioni disagiate e per lunghi periodi lontano da casa. Si prepara a convivere con il rischio, nella consapevolezza delle sue possibili conseguenze.

In questa occasione, posso e voglio rassicurare gli appartenenti alle Forze Armate che, nell’ambito delle nostre responsabilità, ci stiamo impegnando affinché tale specificità venga salvaguardata; perché la peculiarità della condizione militare continui a essere riconosciuta e valorizzata come merita”.

Il Capo di stato maggiore dell’Aeronautica, generale Giuseppe Bernardis, ha ricordato il difficile ruolo che l’Aeronautica Militare (AMI), al pari delle altre Forze Armate, ha interpretato nel corso della crisi libica, evidenziando come essa abbia collaborato a indirizzare le nazioni amiche e alleate che hanno operato dalle basi dell’AMI.

“A un anno di distanza  – ha detto il generale Bernardis – mi sento di poter dire che siamo orgogliosi e soddisfatti di come quel ruolo sia stato interpretato, di come sia stato controllato l’uso dei sistemi d’arma che lo Stato ci ha affidato”.

Fonte: stato maggiore della Difesa, Aeronautica Militare Italiana

Foto: stato maggiore della Difesa, Aeronautica Militare Italiana

Nuovi vertici Difesa: l’ultima occasione per innovare l’Esercito. O sarà ancora la solita bufala?

By L’Anacoreta

Qualche giorno fa, mentre scorrevo i quotidiani del mattino, ho letto un interessante articolo dove il Ministro della Difesa, in modo piuttosto brusco, rispediva al mittente tutte le richieste (indicate con il termine di “pizzini”), che da più parti erano già arrivate sul suo tavolo, per intercessioni a favore di questo o quell’altro ente al fine di evitare paventati tagli o riduzioni.

Il concetto ribadito dal Ministro è stato che i tagli, indispensabili visto il momento, sarebbero stati sostenuti da tutti indistintamente.

L’altro giorno, poi, nella ridda di comunicati e proclami che affollano i media nostrani sulla necessità di mettere in atto provvedimenti urgenti atti a salvare il nostro Paese, anche il nuovo Capo di stato maggiore dell’Esercito ha dichiarato che il futuro della forza armata sarà caratterizzato da un processo di riduzione.

Tutta questa sovraesposizione mediatica dei vertici della difesa, tesa a dimostrare la volontà di contribuire al risanamento dei conti pubblici mettendo in atto la collaudata formula “tagli (di bilancio) quindi riduzione (di unità) = risparmio (abbiamo fatto la nostra parte – anche se non interessa a nessuno se saremo in grado di fare ciò che ci verrà chiesto)”, mi fa temere che la soluzione individuata darà luogo, probabilmente, all’ennesimo lifting estetico estemporaneo della struttura dell’esercito con ulteriore riconfigurazione di ciò che esiste già ma con un nome diverso e sempre meno efficiente.

Dando per scontato che un’assegnazione di bilancio inferiore alla previsione effettuata implica automaticamente una diminuzione delle risorse effettive, ebbene, la reazione dovrebbe essere in primis quella di ridefinire quali siano i compiti sostenibili alla luce delle nuove (risicate) risorse disponibili prima di sbandierare riduzioni e ristrutturazioni (M. de la Palisse non avrebbe saputo dir meglio!!!!).

Quindi, pur accettando che la situazione critica in cui l’Italia (come il resto d’Europa) sta annaspando richieda l’adozione di misure di rigore dalle quali il comparto difesa non può rimanere escluso, la soluzione al problema dei tagli di bilancio effettuati dalla manovra Monti non può concretizzarsi semplicemente nell’eliminare alcuni “pezzi” della struttura militare o nel “tagliare” alcune migliaia di posizione organiche, senza variare compiti e impegni.

Ritengo che la situazione possa essere colta per “osare” qualche cosa di più della solita rimescolatina con lacrima finale per dire che addestramento delle truppe, ricerca e ammodernamento soffriranno terribilmente per i tagli di bilancio, ma continuando, comunque, a dire signorsì a ogni starnuto politico e svenandosi per partecipare da protagonisti in attività dall’alto profilo operativo quali la raccolta rifiuti, lo spalaggio neve, il pattugliamento sobborghi, il rimpatrio dei clandestini e via dicendo.

E’ vero che, mancando un obiettivo generale che definisca nel dettaglio quale struttura l’Esercito debba avere per contribuire al conseguimento dell’interesse nazionale nel XXI secolo (manca infatti qualsiasi discussione seria e produttiva in tale senso), la soluzione più semplice per assorbire una diminuzione delle risorse economiche è quella di tagliare gli enti, il personale e gli investimenti senza pretendere una preventiva riduzione dei compiti e degli impegni.

E’ anche vero, però, che esiste un’altra soluzione – più difficile certamente – che è quella di analizzare e studiare quali capacità debbano essere mantenute affinché l’Esercito possa comunque assolvere i compiti che gli sono stati assegnati, definendo chiaramente quello che in futuro potrà essere fatto e quello che invece non sarà possibile fare per le mutate disponibilità di bilancio.

Mi rendo conto che la soluzione di questo dilemma richiede il coraggio (sino a ora mai evidenziato da parte dei vertici militari) di mettere in discussione un sistema che dà per scontato l’accettazione immediata e acritica di qualsiasi riduzione di bilancio, senza che venga sollevato alcun dubbio sulla possibilità di assolvere gli stessi compiti con risorse differenti.

Intendiamoci bene: una situazione di crisi come quella che interessa il nostro Paese impone la  necessità di manovre finanziarie che investano tutti i settori. E quello della Difesa non può essere escluso.

E’ naturale, quindi, che i vertici militari accettino senza critiche le riduzioni imposte dalla volontà politica; quello che però dovrebbero avere il coraggio morale di fare è di pretendere che oltre i “tagli di bilancio” l’autorità politica ridefinisca anche le funzioni che le Forze armate devono assolvere riducendone i compiti in relazione alle risorse disponibili.

L’adozione di questo comportamento e di questa correttezza morale è quello che si richiede ai vertici dell’Esercito, non la solita rassegnazione piagnucolosa da Cenerentola lasciata a casa dal ballo, ma una presa di posizione chiara e leale che imponga non solo la ridefinizione dei compiti e delle funzioni richiesti ma fissi chiaramente i limiti di impiego della Forza armata.

La nomina di un Capo di stato maggiore “giovane”, con un lungo mandato davanti a sé, ha alimentato in molti dei miei amici che vestono la divisa le speranze di un cambiamento significativo – direi epocale – nella storia militare patria.

La necessità di affrontare questa crisi offre immediatamente l’occasione di nutrire queste speranze, concretizzandole, in quanto un atteggiamento deciso darebbe il segnale che c’è la volontà di cambiare, di svoltare, di crescere in tutti i sensi, non piangendosi addosso per i fondi non assegnati, ma esponendo chiaramente quali capacità di contribuire all’interesse nazionale rimangono all’Esercito alla luce dei tagli e quali invece non possono più essere garantite.

Questa è l’occasione da non perdere per osare qualche cosa di più e di nuovo rompendo con il passato e proiettando l’Esercito verso un futuro che sembra mancargli da sempre.

L’Anacoreta

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Foto: stato maggiore Esercito

Brigata alpina Julia: il colonnello Montalto nuovo Capo di stato maggiore

Il nuovo Capo di stato maggiore della brigata alpina Julia, il colonnello Giuseppe Montalto, proviene dagli alpini paracadutisti che forniscono le forze speciali; una “specialità nella specialità”, come recita il comunicato stampa della brigata alpina Julia.

“E’ un alpino particolare il neo Capo di Stato Maggiore della Brigata- si legge dal comunicato – proviene infatti dagli alpini paracadutisti, una specialità nella specialità che fin dalla sua fondazione negli anni ‘50 ha sempre dato prova di eccezionale capacità operativa”.

Il colonnello Montalto, di Udine, ha assunto l’incarico presso la Julia il 31 ottobre scorso dopo una lunga esperienza al 4° reggimento ALPIPAR, alpini paracadutisti, dove era approdato nel 1996 come comandante di compagnia, poi di battaglione e infine di reggimento fino allo scorso 7 ottobre.

Il 4° reggimento ALPIPAR costituisce un bacino per le forze per operazioni speciali e dal 2004 serve ininterrottamente a fianco delle forze speciali internazionali in Iraq e in Afghanistan conducendo operazioni ad alto rischio.

Il colonnello Montalto è stato a lungo impegnato nei teatri operativi esteri, operando per molti anni in tutta l’area della ex Jugoslavia; in Iraq, inquadrato nella divisione multinazionale a guida inglese, e in Afghanistan.

E’ abilitato nella tecnica del lancio in caduta libera e ha al suo attivo un migliaio di lanci.

Fonte: brigata alpina Julia

Foto: brigata alpina Julia

Scomparso il generale Daniele Tei, penultimo Capo di stato maggiore dell’Aeronautica

Cordoglio è stato espresso dal ministro della Difesa Ignazio La Russa per la morte del generale di squadra aerea Daniele Tei, che ha ricoperto l’incarico di Capo di stato maggiore dell’Aeronautica dal 29 gennaio 2008 al 25 febbraio 2010 prima di cederlo all’attuale generale Giuseppe Bernardis.

Nel telegramma inviato alla famiglia, il ministro La Russa lo ha ricordato come “Ufficiale di altissimo spessore al servizio della Repubblica”.

E con riferimento alla sua carriera il ministro La Russa ha affermato che “ha lasciato un segno profondo nella storia dell’Aeronautica Militare e un ricordo indelebile in tutti noi […]I numerosi incarichi di vertice ricoperti, tra cui spicca quello di Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, testimoniano l’attaccamento incondizionato al servizio e l’assoluta fedeltà alle Istituzioni”.

Il generale Tei era nato a Perugia nel 1946. E’ scomparso nella mattinata di ieri 17 settembre a Trevignano Romano.

Aveva all’attivo circa 2.700 ore di volo su 13 diversi tipi di velivolo, delle quali circa 2000 su aviogetto.

Fonte: ministero della Difesa

Foto: stato maggiore dell’Aeronautica

Mettete dei fiori sui vostri missili

By Cybergeppetto

Bisogna ammetterlo, questi volenterosi della coalizione che hanno raccolto il grido di dolore del consiglio di sicurezza dell’ONU sono dei pacifisti con i fiocchi, gente con particolari doti di buon senso e discernimento, quello che serve per portare a termine un compito così difficile.

Hanno voglia quelli della Lega Araba a dire che l’intervento è eccessivo, i piloti e gli aerei che sparano e bombardano sono dei gioielli di applicazione della pace, in una frazione di secondo sono capaci di discriminare se qualche civile è attaccato e lo difendono distruggendo i cattivi.

Se qualche malpensante si fosse messo in testa che la coalizione stia facendo il supporto aereo ravvicinato delle milizie anti-Gheddafi, si sbaglia di grosso, perchè è evidente che siccome le forze lealiste sparano contro qualsiasi cosa che si muova, gli aerei devono sparare contro qualsiasi unità che operi, anche se non vola, si tratta solo di un’interpretazione “estensiva” del mandato ONU.

Magari se colorassero con tinte pastello bombe e missili sarebbero più rassicuranti per le milizie, pardon, per la popolazione inerme che difendono, ma non si può avere tutto nella vita.

L’azione della comunità internazionale avrà anche un’altra benefica conseguenza, non sarà il dittatore a imporre velocemente una pace ingiusta, saranno i missili a garantire un lungo periodo di lotta per aiutare i gruppi fondamentalisti, pardon, le popolazioni inermi della Libia.

Perchè i politici hanno capito come si poteva fare per garantire una transizione ordinata verso un nuovo assetto politico, hanno solo qualche incertezza su quanto tempo ci vorrà.

Uno dei politici più simpatici è il nostro ministro della Difesa, che ci ha tenuto a dire che i nostri aerei non sparano, semmai portano solo a spasso dei missili antiradar quando volano in libera uscita nei cieli della Libia, visto che tutta la componente aerea libica è stata distrutta.

Così faranno anche gli alleati, ora che hanno distrutto qualsiasi cosa che possa volare, faranno dei caroselli aerei per divertire la popolazione oppure delle gare di velocità per raccogliere fondi da devolvere in beneficenza.

Certo qualche motivo floreale sulle tinte pastello migliorerebbe ancora la situazione, si tratterebbe di un tocco di design che non guasta in un paese in cui accadono cose così brutte.

Gli Sceicchi che s’insedieranno allla fine di questa storia troveranno sicuramente il modo di abbigliare le donne con burka vivacemente colorati.

Cybergeppetto

p.s. I Capi di Stato Maggiore delle Aeronautiche della Coalizione dei Volenterosi si sono riuniti a palazzo Pitti per scegliere la collezione di armamenti di caduta primavera – estate 2011 per affrontare i loro impegni operativi con il giusto charme. Molto apprezzata la proposta di Valentino con le sue bombe a grappolo dipinte con dei motivi ispirati all’uva.

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Foto: dal blog Little Frivolous Things