Ago 1, 2005
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Del Vecchio parte oggi, l’Afghanistan che trova

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pubblicato da Pagine di Difesa il 1° agosto 2005

Sono 790 i militari che dal comando Nrdc (Nato Rapid Deployable Corps) di Solbiate Olona hanno raggiunto l’Afghanistan con voli diretti settimanali per dispiegarsi progressivamente in teatro. Ultimo a partire per raggiungere i suoi uomini è il comandante, generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio, che lascia l’Italia oggi 1° agosto dall’aeroporto veronese di Villafranca.

Del Vecchio assumerà il comando della missione Isaf (International Security Assistance Force) il prossimo 4 agosto a Kabul, rilevando il comando dal generale turco Ethem Erdagi. L’Italia sarà al vertice della missione internazionale per i prossimi nove mesi, per poi passare le consegne al Regno Unito sulla base di un accordo italo-britannico risalente al luglio 2004.

Il generale italiano sarà a capo di 8.000 uomini, più altri 2.000 inviati in concomitanza delle elezioni parlamentari del 18 settembre, e sarà protagonista dell’ulteriore espansione della missione a guida Nato in Afghanistan. Secondo un portavoce dell’Isaf , infatti, la missione dovrebbe espandersi verso sud nella primavera del prossimo anno e verso est a fine 2006.

L’ovest è già coperto dallo scorso 31 maggio – seconda fase della espansione Nato – dal Regional Area Coordinator West, generale di brigata Giuseppe Santangelo, che coordina l’attività dei Provincial Reconstruction Team (Prt) di Herat, Qal’eh-Now, Chaghcharan, Farah. Il nord è stato coperto durante la prima fase di espansione e comprende i Prt di Mazar-e-Sharif, Konduz, Feysabad, Pol-e-Komri, Meymana.

Del Vecchio troverà un paese instabile, dove talebani (islamici fondamentalisti destituiti nel 2001 da forze a guida Usa) e altri gruppi armati tentano di scoraggiare le prossime elezioni. Lo scorso 5 luglio, a quattro giorni dall’attentato suicida contro una moschea di Kandahar che ha causato 20 morti e al contemporaneo tentativo di attacco a un elicottero statunitense con un missile spalleggiabile, il portavoce del presidente Hamid Karzai, Jawed Ludin, ha riferito ad Associated Press del “inizio di attentati condotti da Al Qaeda e dai talebani per destabilizzare le elezioni”.

Dopo quelle parole si sono verificati ulteriori disordini, tra cui l’abbattimento di un elicottero Usa e la morte dei sedici militari trasportati rivendicata dai talebani, concentrati soprattutto a sud e sud est dell’Afghanistan nell’area sotto la responsabilità statunitense dell’operazione Enduring Freedom. Continui scontri anche con danni ai civili locali hanno elevato il numero delle vittime della guerriglia a circa 750 dall’inizio di quest’anno.

Ludin è convinto che reduci talebani ed elementi di Al Qaeda abbiano messo insieme le loro risorse e ritiene che sia importante la collaborazione dei paesi vicini. In proposito Hikmet Cetin, Senior Civilian Representative (Scr) della Nato, il 19 luglio ha dichiarato alla Reuters: “L’Afghanistan continua a essere sottoposto all’interferenza dei paesi vicini. Stati Uniti e Nato dovranno dialogare sempre più con questi paesi per ottenere supporto, in particolare dal Pakistan”.

E proprio sul Pakistan e sui presunti aiuti forniti ai talebani si esprime un reportage del Los Angeles Times pubblicato a fine luglio. Secondo quanto riportato dal quotidiano americano, i servizi segreti pakistani (Isi) fornirebbero supporto logistico e addestrativo per la lotta contro le forze americane e afgane in Afghanistan. Lo proverebbe l’uso di ordigni attivati a distanza con telefoni senza fili, una finezza tecnologica estranea finora agli scenari rurali del paese.

Il presidente pachistano Pervez Musharraf ha subito smentito, ma dalle parole del capo dell’antiterrorismo afgano Sayed Anwar allo stesso giornale, riportate dall’Ansa il 28 luglio, “il Pakistan sta mentendo. Abbiamo rapporti molto precisi dalle zone degli attacchi e abbiamo i nostri agenti d’intelligence dentro il confine pachistano. Dicono di essere amici degli americani e nello stesso tempo ordinano a questa gente di uccidere americani”.

Lo scrittore pachistano Ahmed Rashid intervistato il 25 luglio da Vita delinea l’esistenza di basi di ribelli in Pakistan: “Soprattutto nelle due regioni del Baluchistan e della North Western Frontier, al confine con l’Afghanistan. E’ lì che si concentrano i fondamentalisti islamici di entrambi i Paesi e di molti altri dell’universo jihadista e islamista. Hanno l’appoggio di gruppi islamisti, cosche mafiose, trafficanti di droga e di alcune frange oltranziste dell’esercito pakistano. Oltre ai governi locali, che solo pochi giorni fa hanno proposto la formazione di una polizia religiosa, la stessa di cui andava fiero il regime talebano prima dell’11 settembre”.

A poco più di un mese dalle elezioni e a garanzia di un processo elettorale caratterizzato dall’impegno di 5.800 candidati, l’Unione europea invia agli inizi di agosto 60 osservatori elettorali (missione Eu-Eom) guidati dall’eurodeputato Emma Bonino, che si aggiungono allo staff della missione di assistenza elettorale delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) e al Jembs (Joint Electoral Management Body Secretariat).

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2005 · Afghanistan · Forze Armate · past papers