Nov 26, 2010
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Teppisti e Spaccavetrine. I nuovi templari

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By Cybergeppetto

In quest’epoca di regressione morale e civile esistono ancora degli spiriti liberi e puri che difendono gli ultimi baluardi della libertà.

Qualcuno li chiama riduttivamente antagonisti o disobbedienti, qualche questurino tenta di etichettarli come anarco-insurrezionalisti, qualche reazionario perbenista li definisce addirittura teppisti e spaccavetrine.

La nuova élite del paese sono i giovani virgulti dei centri sociali, ragazzi sinceri e schietti, non le pappamolle che si rimbambiscono con i reality show, anzi si addormentano come pargoli al suono della musica techno dei rave party.

Sono ragazzi perbene che non vanno in giro a ubriacarsi, al massimo si sostengono con una pista di coca.

Non sono mica monelli da quattro soldi che vanno in giro a suonare i campanelli, sono tipi tosti capaci di fare briciole dei vetri corazzati di qualsiasi banca, che fanno volare i cassonetti per la strada con la stessa grazia con la quale i pizzaioli roteano la margherita o la quattrostagioni.

Mentre i secchioni fanno la figura dei cretini con la testa sotto le tette delle loro pupe televisive ipersiliconate, i nuovi templari mettono a ferro e fuoco la società borghese.

In fondo cosa chiedono? Solo che gli paghiamo l’affitto, il gas e la luce per le loro sedi, il resto è tutto a carico loro, spranghe, mazze, molotov e telecamere per riprendere i poliziotti cattivi.

Con la stessa purezza di spirito con cui Savonarola denunciava la corruzione della società fiorentina, loro bruciano i simboli della decadenza borghese dell’italietta che ha rifiutato il sogno della lotta di classe. Ne sanno qualcosa le vetrine dei negozi di lavoro interinale, i bancomat, le macchine di lusso e non incautamente parcheggiate per strada e i cassonetti di Terzigno come di tutt’Italia.

I nostri eroi hanno bussato al Senato e si sono  inerpicati sulla Torre di Pisa, ma fra vent’anni saranno la lobby radical chic che siederà sugli scranni della rappresentanza popolare, come D’Alema che da ragazzo tirava le molotov alla polizia e ora dirige il Copasir.

Il fuoco è sempre catartico, con la cenere dei roghi accesi dai nostri eroi si può dar nuova vita a piante che stentano a svilupparsi. Dalle molotov di questi ardimentosi nascerà sicuramente una nuova Italia più bella e più grande che pria, Nerone è il loro mentore.

Siamo veramente grati a questi prodi per il contributo di pensiero che danno alla vita politica, ne sanno qualcosa i traditori del popolo come Pietro Ichino che si è permesso di evidenziare che il mondo del lavoro è pieno di gente che non lavora, ma fa fruttare la tessera del maggior sindacato italiano, o i biechi revisionisti come Giampaolo Pansa, che vorrebbe addirittura mettere in discussione la sana dialettica democratica del triangolo rosso dell’Emilia dopo il 25 aprile ’45.

I borghesi che volessero redimersi possono mettersi la maglietta del Che e fumare un bel cannone di mariagiovanna. Verranno rieducati nel corso di libere assemblee nelle quali la verità verrà rivelata dal commissario politico di turno.

Cybergeppetto

p.s. Toc toc! “Chi è?”.”Siamo i giovani antagonisti, vogliamo entrare al Senato, dobbiamo tirare un po’ di uova ai senatori visto che non possiamo farlo con i reazionari che li hanno votati”.”Prego, entrate pure tranquilli, al massimo ci sarà un comunicato di condanna…”.

Foto: vetrina presa a calci dal blog Sulfureo is online; auto in fiamme dal blog di Alessandra Maria Fontana; il Che dal blog fotografico di Marco Crupi

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Inchiostro antipatico

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