Mar 15, 2011
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L’Occidente prigioniero di se stesso

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By L’Anacoreta

Unità militari saudite sono entrate ieri in Barhain per preservare la funzionalità delle strutture produttive e supportare il governo legittimo nel suo sforzo di ristabilire l’ordine, fa sapere il notiziario serale della CNN di ieri 14 marzo.

Allo stesso tempo, dal medesimo notiziario, si apprende che una giornata di consultazioni diplomatiche in Francia ha portato alla dichiarazione finale che l’Occidente deve aiutare il popolo libico a difendere la democrazia, la libertà e il rispetto dei diritti umani.

Bene, mentre l’Arabia Saudita, dopo aver chiesto e sostenuto senza molto successo l’attuazione di una no-fly-zone in Libia, agisce ora entrando in azione senza pensarci due volte, allo scopo di mettere ordine nel cortile di casa sua dispiegando una forza militare per aderire alla richiesta di aiuto avanzata dal Barhain; mentre il Colonnello Gheddafi, a colpi di cannone e suon di bombe d’aereo, si sta riprendendo quella parte di paese in mano ai ribelli, cosa sta facendo l’Occidente per avere una parte attiva nella vicenda libica e magari tutelare il proprio futuro prossimo nell’immediato? NULLA.

O meglio, si agita, si riunisce, i suoi inviati volano a destra e a sinistra, si incontrano, discutono, progettano, proclamano, ma alla fine non decidono nulla. Sembra la riedizione in chiave moderna della celebre ordinanza della tanto vituperata Marina Borbonica: facite ammuina!!!

Gli Stati Uniti nicchiano, la Gran Bretagna e la Francia spingono per una no-fly-zone dichiarandosi pronti a imporla anche da soli (forse immemori dello schiaffone preso durante la crisi di Suez), la Russia tergiversa sorniona vedendo cosa può trarre come scambio nel caso garantisca il proprio appoggio a una qualsiasi risoluzione internazionale, la Cina aspetta per poter rimpiazzare gli occidentali infilandosi ancora di più nelle crepe del sistema capitalistico euro-americano.

Al di fuori dell’elite dell’Onu (leggi i paesi con diritto di veto), la Germania si fa in quattro per flemmatizzare i bollenti spiriti dei partner europei senza prendere posizione e sperando di poter piazzare il solito accordo economico a vantaggio e supporto della propria industria.

Onu e Unione Europea fanno il solito balletto cercando di non sembrare troppo decisi aspettando di vedere come andranno le cose. Non si sa mai, Gheddafi potrebbe riprendere in mano la situazione e allora bisogna mantenere la porta aperta per ricucire immediatamente i rapporti un po’ compromessi da una parola giudicabile dal Colonnello troppo compiacente nei confronti dei ribelli.

L’Italia – beh, in questo caso siamo in ottima compagnia – si barcamena cercando di non apparire troppo distante dal colonnello Gheddafi, che comunque è, e rimane, un partner privilegiato.

I nostri rappresentanti ieri hanno appoggiato i ribelli timidamente, oggi condannano i bombardamenti, domani ritendono la mano sperando che i rubinetti libici non vengano chiusi per sempre.

Tutto sommato le sue buone ragioni il nostro Paese le ha: la Libia è comunque a un passo da noi, come i suoi cittadini in fuga sanno bene, le nostra fame di energia è endemica e da qualche parte dobbiamo pure rifornirci, i nostri investimenti nel paese dirimpettaio sono comunque di elevato spessore. Insomma è un partner privilegiato sotto molti aspetti, tanto da non aver mai fatto dubitare nemmeno per un minuto i nostri Servizi che il Colonnello Gheddafi potesse essere investito dallo tsunami rivoluzionario che ha travolto Egitto e Tunisia.

“Siamo stati sorpresi da avvenimenti che nessuno aveva previsto” ha dichiarato alcuni giorni fa con un candore da sembrare vero il nostro Premier, che ha assolto chi non è stato in grado di provvedere a una analisi seria dell’area (analisi, parola sconosciuta a chi si occupa di intelligence in Italia) e chi non si è fatto nemmeno venire un piccolo dubbio sulla tenuta del nostro fido alleato, buttando lì una mezza parola sul magari potrebbe succedere che

Ma mal comune mezzo gaudio, perché almeno pubblicamente nessuno dei responsabili dell’intelligence ha cambiato lavoro in Europa, quindi perché assumere noi italiani comportamenti diversi dai nostri partner?

In compenso però sono comparsi manifesti e manifestini inneggianti al supporto del glorioso popolo libico che lotta per conquistare la libertà dal giogo e dalle catene dell’imperialismo.

Un evergreen della nostra sinistra che non sai bene se giudicare patetico o ridicolo in quanto frutto della demenza senile di qualche avanzo di Sessantotto scongelato per l’evenienza!!!

E la Nato, questo totem usato dall’Occidente per dimostrare una volontà di intenti e una coesione che non è mai esistita, cosa fa?

Ovviamente niente, rappresenta solo un altro illustre foro dove poter ripetere il solito ritornello, aspettando che la situazione evolva (leggi, che gli Stati Uniti intervengano e che quindi serva una bandiera non a stelle e strisce dietro al quale poter nascondere una ennesima missione militare dove la Nato serve solo a dare una parvenza di legalità internazionale, oltre a fornire mano d’opera qualificata per tappare i buchi in posizioni organiche senza alcun potere, ma funzionali a dimostrare che la coalizione è internazionale!!!).

Dunque, l’Occidente è prigioniero di se stesso.

Freedom, democracy and human rights (in inglese acquistano una valenza maggiore e appaiono più profonde) sono le parole del ritornello mediatico che ogniqualvolta accade un evento che ci turba e che può sconvolgere anche drasticamente la nostra esistenza felice e serena, distogliendoci dai veri problemi che contano in Occidente dove siamo perfettamente allineati tutti (performance erotiche di un premier, eventi sportivi, scandali economici, lauree truccate, coalizioni politiche che pur di non rimanere al governo fanno i patti con il diavolo ecc. ecc.), un ritornello, dicevo, che viene ripetuto quasi come un mantra sperando che da solo possa eliminare il problema.

Freedom, democracy and human rights: bellissime parole che hanno avuto un senso per l’Occidente quando l’Occidente ha lottato per renderle concrete per sè. Ma che adesso non hanno nessun senso e paiono vuote e spente se l’Occidente non lotta ancora con la stessa determinazione e volontà per renderle concrete e vere anche per chi, al fuori dal nostro angolino dorato, queste parole le ha solo sentite ma non le ha mai vissute e le vorrebbe perlomeno provare, magari per poi abiurale in fretta, non si sa mai!

Certamente si potrà sbagliare, potranno essere fatte delle scelte di campo che alla fine si riveleranno non del tutto funzionali, potranno pure essere distrutte o ritardate le speranze di qualche gruppo, ma perlomeno avremmo agito, avremmo dato sostanza a quelle parole sulle quali abbiamo costruito la nostra storia di Occidente.

Se perdiamo anche questa ennesima occasione di dimostrare che crediamo fermamente nei nostri valori, tanto da sostenere chi lotta per farli anche suoi, avremo fallito ancora, dimostrando che forse ha ragione chi combatte e nega freedom, democracy and human rights imponendo un regime autoritario facendosi beffe di tutti noi.

Allora avrà ragione un colonnello Gheddafi qualunque a ridere in faccia non solo alla giornalista di turno, presuntuosa e ignorante in quanto pensa solo a fare il suo presunto scoop e non si è neanche accorta che chi è davanti a lei non porta l’anello al naso, ma a tutto l’Occidente, perché continuerà a negare freedom, democracy and human rights ai suoi concittadini, sapendo che intanto nessuno lo fermerà mai, ma che anzi potrà impunemente piantare le proprie tende da beduino in qualsiasi parco europeo.

Tanto basta far balenare la possibilità di ricchi e lucrosi investimenti economici e tutto viene dimenticato e perdonato!

L’Anacoreta

L’Anacoreta in Paola Casoli il Blog

Foto: uk.reuters.com

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Vicino Oriente