Set 22, 2012
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Il superenalotto della democrazia

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Il superenalotto della democrazia

By Cybergeppetto

Le discussioni sul sistema elettorale sono vecchie, si avviano al sessantesimo anno d’età, risale infatti al 1953 la prima legge che modificava in senso proporzionale il sistema elettorale italiano: frettolosamente approvata, fu presto abrogata.

Da allora le discussioni tra i fanatici del proporzionale e del maggioritario sono andate avanti tra alti e bassi, alternando momenti di passione politica a lunghi periodi di oblio.

Nel corso di questi decenni abbiamo sentito dissertare sui turni elettorali, sulle preferenze, sul premio di maggioranza e abbiamo visto i partiti con il pallottoliere a verificare se, per loro, era meglio il “mattarellum” o il “porcellum”.

A cosa servono queste discussioni in un parlamento in cui i rappresentanti del popolo cambiano casacca meglio di Fregoli mi pare evidente, a nulla. Perché dovrei nominare qualcuno per far quello che dico io, se poi lui esercita il suo ruolo “senza vincolo di mandato” e si mette a fare quello che gli pare?

Per una lunga parte della storia della Repubblica abbiamo provato il sistema delle preferenze, che storicamente si è basato sul voto di scambio  e sull’acquisizione del consenso politico attraverso la distribuzione di posti di lavoro, pensioni anticipate, indennità varie e favori d’ogni tipo.

Poi abbiamo provato il “listino”, ovvero un elenco scritto dai partiti e che veniva “votato” dagli elettori. Ora tutti si stracciano le vesti davanti al triste spettacolo di “un parlamento di nominati”, una delle tante litanie della politica che ascoltiamo ogni giorno.

Visto che questi due sistemi non hanno dato buona prova di sé, proviamo ad applicare in maniera creativa, come si dice oggi, il concetto di “democrazia stocastica”, cioè la scelta casuale dei rappresentanti del popolo.

Visto che siamo “in bolletta”, potremmo evitare di tenere consultazioni elettorali che non servono a nulla, tanto poi governano i tecnici. Ogni elettore acquista un tagliando del superenalotto, quelli che fanno più punti diventano senatori o deputati.

E’ evidente che questo tipo di consultazione non sarebbe una ulteriore spesa, ma, anzi, un guadagno per le casse dello stato.

Si otterrebbe un ricambio della classe politica che ci consentirebbe di mandare a casa la “casta”, come si chiama oggi. I rappresentanti del popolo non sgomiterebbero più per la rielezione, saprebbero di dover mettere il culo sulla fionda dopo cinque anni.

I galoppini elettorali e tutto quel sottobosco della politica che ruota intorno alle elezioni e ai partiti si potrebbe trovare un lavoro onesto e dignitoso invece di prostituirsi alla casta attuale.

Per il resto la nostra vita politica rimarrebbe del tutto uguale all’attuale, i parlamentari continuerebbero a dormire in aula e a urlarsi addosso, le due camere continuerebbero a fare a ping pong con leggi che non hanno nessuna voglia di approvare, i governi politici continuerebbero a fallire e la fantasia politica continuerebbe a produrre governi che vanno dalla definizione di “grossa coalizione” a quella di “governo tecnico”.

Insomma, la democrazia stocastica non è migliore della democrazia rappresentativa, ma almeno potremmo lucrare sui biglietti …

Cybergeppetto

p.s. “Figliolo, va’ al bar a giocare la schedina del superenalotto elettorale, questa è la volta che smetto di lavorare…”. “Caro papà, ne gioco anche una con la mia paghetta, così se divento senatore posso smettere di studiare!”.

Immagine tratta da giochinumerici.info

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