Gen 9, 2013
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L’Italia Giusta di Bersani, ovvero come sono belli i manifesti dei politici

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By Cybergeppetto

Premessa

I manifesti dei candidati premier sono belli, pieni di facce sorridenti e di buoni propositi, ma, a ben vedere, già una lettura più attenta ne rivela la natura di populismo gioioso e anarcoide che poi si trasformerà in manovre lacrime e sangue una volta che i nostri eroi, raggiunta la stanza dei bottoni, dovranno agire per mantenere un sistema di potere che è a un passo dal fallimento.
Ho pensato di esaminare, uno alla volta, per carità, i manifesti di queste elezioni, sia per esaminare un po’ più a fondo i contenuti, sia per memorizzarli ora e collegarli a quello che succederà dopo.
“L’Italia giusta” di Bersani
Nel manifesto della foto, il faccione rassicurante di Bersani ci dice qual è la sua missione: assicurare un’Italia giusta.Certo un manifesto non è un programma politico, la sintesi fa premio, il guaio è che non si riesce a capire a che cosa si riferisca la giustezza.
Forse il nostro eroe ritiene di essere nel giusto? Ancora non ho incontrato un politico che non ritenga di avere l’idea migliore e più giusta, e che non passi il suo tempo a spiegarci quanto sono ingiusti gli altri.
Speriamo che non sia così, vuol dire che dietro l’aria da baby-nonno si nasconde un inquisitore post-gesuitico, un Torquemada de noantri cresciuto a pane e accuse politiche.
Magari l’Italia giusta che lui vuole si riferisce alla tassazione eccessiva, ci farebbe piacere che la riportasse a un più giusto livello, ma, si sa, il debito contratto è quello che è.Magari l’Italia giusta che lui ipotizza è quella in cui nonni, padri, figli e nipoti vanno in pensione con lo stesso sistema, evitando che chi arriva per ultimo rimanga con le pive nel sacco, bisognerà vedere se riuscirà a mettere ordine in quel casino in cui i giovani oggi sono precari e i baby pensionati se la spassano da circa vent’anni.
Magari l’Italia giusta che lui propugna è quella in cui la pubblica amministrazione dà servizi ai cittadini senza ingolfarsi con persone che non lavorano e che hanno il posto per voto di scambio, bisogna vedere quanti ne dovrà mettere a posto Lui dopo che sarà arrivato a Palazzo Chigi. Magari l’Italia giusta che lui vorrebbe è quella in cui le aziende che fanno finta di essere private, come la RAI, le Ferrovie, Finmeccanica, le aziende municipalizzate, ecc. ecc., non le manteniamo noi. Dopo le elezioni ci aspettiamo che le privatizzi e che mandi tanti figli di papà, zii, cugini, amichette  e quant’altro a lavorare, invece che a ingrassare coi nostri soldi. Certo il precedente dei tassisti quando era ministro non gli giovò molto.
Si potrebbe continuare all’infinito parlando di istruzione, giustizia, opere pubbliche, energia; gli auguriamo di potersi misurare con quel che è giusto e con coloro ai quali dovrà spiegarlo “dopo”.
Cybergeppetto
p.s. “Papà, voglio anch’io un’Italia giusta!”. Il genitore sospira e, a mezza voce, risponde: “Io mi accontenterei di un’Italia in cui si cercasse di lavorare un po’ di più e si parlasse meno”.
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Inchiostro antipatico