Feb 14, 2013
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Somalia, per un’Italia più vicina e una buona volta in prima linea

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By Guido Keller

Lo scorso 10 dicembre il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato il nuovo Crisis Management Concept di EUTM Somalia, e quasi certamente la missione che avrebbe dovuto concludersi entro il 2012, forte di un misurabile successo, verrà a breve prorogata per ulteriori due anni, dopo un’ulteriore piccola estensione di un singolo mese del vecchio mandato, resasi necessaria per ragioni procedurali.

Il prolungamento della missione non è tutto, però. Il governo della Somalia – e non è più, questa, una contraddizione in termini – chiede con decisione che l’azione di EUTM possa essere portata a Mogadiscio.

Circa 3.000 ragazzi sono già stati strappati alla strada, potrebbero aver trovato un futuro, e sono oggi il nocciolo delle forze regolari della Somalia (un totale di circa 10.000 uomini). Una bella percentuale quindi, che in qualche modo può vantarsi di essere in parte responsabile di aver garantito le condizioni di sicurezza minime affinché potessero oggi esserci un Presidente, un Parlamento e un Governo in Somalia laddove dalla caduta di Siad Barre non ci sono stati che scontri, scorribande e violenze di ogni genere.

Mogadiscio è oggi una città in grandissimo fermento, lo spettro degli islamisti di Al Shabaab ne è faticosamente  tenuto fuori dall’impegno della forza di pace dell’Unione Africana, AMISOM, nella quale sono naturalmente subito confluite le reclute di EUTM man mano che l’addestramento veniva completato in Uganda.

Ma cosa chiede oggi il Governo della Somalia, e come si prepara a cambiare la sua ricetta EUTM per incontrare le richieste avanzate?

E soprattutto, qual è il contributo che l’Italia vorrà dare per il nuovo mandato?

Fino a oggi l’Italia ha fornito due team di addestratori, e un paio di posizioni nello staff della missione, per un contributo complessivo in termini di uomini di undici unità. Quarta, quindi, tra i dodici paesi membri impegnati nel contributo di uomini alla missione di stabilizzazione della Somalia.

Nuove possibilità si aprono con il Crisis Management Concept recentemente approvato dai 27 ministri degli Esteri dell’Unione. In che misura l’Italia vorrà e potrà approfittarne per dimostrare la sua vicinanza alle vicende della Somalia?

Le autorità somale vorrebbero sviluppare la loro capacita’ di addestrare le forze di sicurezza in casa propria, senza dover quindi impacchettare e spedire le proprie reclute in Uganda (a spese degli Stati Uniti, onor del vero).

Pertanto, dopo un necessario e contenuto periodo di transizione, la missione dell’Unione Europea dovrà fornire consulenza politico-strategica al ministero della Difesa somalo per lo sviluppo del settore della sicurezza unitamente ad addestramento specifico e mentoring per lo sviluppo di un proprio modello addestrativo.

Assisteremo quindi alla ricostruzione delle Forze Armate Somale a cominciare dalla loro capacità di formare in Somalia nuove leve.

Mogadiscio e la Somalia continuano ad avere un rapporto privilegiato con noi italiani, così dovremmo chiederci quale contributo vogliamo offrire alla stesura di questa pagina di storia.

Sarebbe bello vedere una buona volta l’Italia in prima linea, senza mezzi termini, senza paura di essere tacciati di mire post-coloniali, tesa a ricambiare l’amore che quella gente ancora nutre per il nostro paese.

I meriti di una Somalia finalmente stabile saranno un domani  indiscutibilmente dell’Europa e dei molti altri attori internazionali oggi impegnati e interessati alla sua rinascita e ricostruzione, ma perché lasciare che le nuove generazioni dimentichino il nome italiano della capitale della loro rinata nazione, perché nella loro mente e nel loro cuore Mogadiscio deve lasciare il posto a Mogadishu?

Guido Keller

Foto: ufficio pubblica informazione EUTM Somalia

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Forze Armate