Bruxelles

EUMC, all’incontro tra Capi di stato maggiore europei il CaSMD amm Binelli Mantelli approfondisce tema crisi in Mali ed evidenzia necessità di supporto per operazione italiana Mare Nostrum

Il 12 e il 13 novembre scorsi, il Capo di stato maggiore della Difesa (CaSMD), ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, ha preso parte alla conferenza del Comitato Militare dell’Unione Europea (EUMC) svoltasi a Bruxelles, a cui hanno partecipato i Capi di stato maggiore della Difesa degli stati membri.

Tra i vari argomenti all’ordine del giorno anche la crisi in Mali, a cui l’Italia partecipa con un team di 20 istruttori, che è stata approfondita grazie alla presenza del nuovo Capo di stato maggiore della Difesa maliano che ha fornito un punto della situazione aggiornato.

L’ammiraglio Binelli Mantelli ha sottolineato, nei vari interventi, la necessità di un supporto più concreto, da parte dell’Europa, all’operazione nazionale Mare Nostrum, finalizzata a incrementare il livello di sicurezza della vita umana e il contrasto ai mercanti di morte che alimentano i flussi migratori illegali; ha poi evidenziato come sia stato significativo il contributo nazionale fornito, nell’ambito della Politica Comune di Sicurezza e Difesa, alla stabilità internazionale in alcune aree di crisi (Mali, Corno d’Africa, Sahel e Balcani) dove si è visto un crescente e coordinato impegno sia sul piano civile che militare.

Il Capo di SMD ha inoltre richiamato i temi già elaborati in ambito Difesa e proposti in chiave europea tra cui la revisione della Strategia di Sicurezza Europea e in particolare alla Sicurezza Marittima, il rafforzamento della partnership strategica EU/NATO ed il lancio della proposta di “pool and sharing”, ovvero unione e condivisione delle capacità operative in cui è necessaria un’Europa focalizzata non solo sugli aspetti tecnologici ed economici, ma anche sulla sicurezza.

Il Comitato militare dell’Unione europea (EUMC) è l’organo militare superiore in seno al Consiglio, che dirige tutte le attività militari dell’UE e fornisce al Comitato politico e di sicurezza (CPS) consigli e raccomandazioni su questioni militari. L’Osservatorio è composto dai Capi di stato maggiore della Difesa degli stati membri, i quali sono regolarmente rappresentati in maniera permanente da una delegazione militare (MILREP). L’Osservatorio ha un presidente permanente, scelto dai Capi di stato maggiore della Difesa degli Stati membri e nominati dal Consiglio.

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Fonte e foto: stato maggiore della Difesa

Turchia – Siria: i Patriot saranno dispiegati nel giro di alcune settimane

Dopo la recente perlustrazione sul terreno del team di ufficiali turchi e NATO, finalizzata all’individuazione dei siti di dispiegamento dei sistemi Patriot, la portavoce dell’Alleanza, Oana Lungescu, assicura che già nel giro di alcune settimane i missili potrebbero venire collocati sul suolo turco a difesa dalla Siria.

Mancano solo il rapporto definitivo della delegazione che conduce l’assessment sul terreno e l’atto decisivo finale dei 28 membri dell’Alleanza, che si incontrano a Bruxelles martedì e mercoledì.

Il modello di Patriot di cui la Turchia necessita per intercettare i missili balistici è il PAC-3, lo stesso che hanno Germania, Olanda e Stati Uniti.

Secondo la portavoce Lungescu, “chiunque avesse intenzione di attaccare la Turchia, ci penserà ora due volte”.

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Fonte: Associated Press/Ynetnews

Foto: ausairpower.net

I nuovi monatti d’Europa. Gli euroscettici

Ovvero quando i tecnocrati s’incazzano

By Cybergeppetto

Il recente vertice europeo ha messo a fuoco un grave problema, quello rappresentato dagli euroscettici, maliziosi nemici dell’integrazione europea le cui file s’ingrossano ogni giorno.

Gli euroscettici, però, hanno i mesi contati, ha detto Monti, che sta pianificando una campagna contro di loro finalizzata a un summit a Roma nella prossima primavera.

L’euroscettico è un tristo figuro che non si rende conto di quanto sia bella e sublime l’Europa dei tecnocrati e dei burosauri, figure mitologiche a metà tra i burocrati e i dinosauri. Egli non capisce che le migliaia di persone che lavorano a Bruxelles in svariati e mastodontici palazzi, si parla di 27 mila persone, sono dei seri, e profumatamente pagati, professionisti che si occupano del bene dei popoli europei.

Probabilmente l’euroscettico s’incazza al pensiero che il più fesso di quei travet (grado 1) si prende dai 2.500 ai 3.000 euro al mese per fare fotocopie, e che forse è arrivato lì grazie a qualche sponsorizzazione politica. Un grado intermedio (grado 9) della burocrazia europea prende dai 7.000 agli 8.000 euro per organizzare riunioni delle quali non si saprà mai nulla. Il grado più elevato (grado 16) prende dai 17.000 agli oltre 18.000 per preparare importanti noticine per i decisori politici.

Il reprobo non capisce che tutte queste persone vegliano sui destini di quella che si dice essere una Patria comune, anche se ogni volta che si fa un referendum le stelle scoppiano e il blu sbiadisce.

Quei signori e quelle signore in giacca e cravatta e tailleur producono tante norme che servono a regolare il mercato interno e a far prosperare il vecchio continente. Il problema è che questi monatti euroscettici, esseri privi di qualsiasi buonafede, si permettono di dire che le regole europee hanno spalancato le porte ai prodotti cinesi, il cui partito comunista non è propenso a dare ai suoi lavoratori le stesse condizioni di quelli europei.

Se avessero più fede, gli euroscettici capirebbero che la burocrazia europea farà degli studi approfonditi, scriverà nuovi progetti e, alla fine, elaborerà nuove norme che in pochi decenni risolveranno il problema.

Vai a farle capire queste cose agli euroscettici. Sono capaci di vomitarti addosso le loro paure, al limite anche di dirti che l’Europa e la sua cosiddetta Unione crolleranno prima.

Non si rendono conto, gli euroscettici, che l’Unione Europea lavora per far ripartire lo sviluppo e la creazione di nuova ricchezza, sono loro che, blaterando a vanvera, fanno salire lo spread.

Sono proprio contento al pensiero di vederli stringere il culo quando, in primavera, i tecnocrati s’incazzeranno …

Cybergeppetto

p.s. “Papà, perchè ti portano via?”. “Figliolo – dice il padre con i lucciconi agli occhi – non ti preoccupare, mi deportano a Bruxelles per partecipare a un programma di risparmio energetico, passerò sei mesi a tritare a mano i pezzi di carta che si producono là, tornerò presto e non li criticherò più…”

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L’immagine è tratta da presseurop.eu

Afghanistan, stop ai combattimenti con un anno di anticipo. Gli USA giocano la carta della sorpresa e lasciano gli afgani nel dubbio: porte aperte alla democrazia? O ai talebani?

Per Leon Panetta, Segretario alla Difesa statunitense, la missione combat deve finire entro il 2013. Da ieri, dunque, non si parla più del 2014 come dell’anno conclusivo della missione americana contro il terrore in Afghanistan, ma si anticipa tutto di un anno.

Una scelta che segue di poco la decisione della Francia, annunciata dal presidente Nicolas Sarkozy in chiari termini di riduzione numerica delle truppe sul terreno, e che ha anticipato il meeting della Nato in programma oggi e domani.

Ma che lascia gli afgani nel dubbio: cosa arriverà per primo dopo gli americani, un governo democratico o un regime talebano?

La decisione annunciata a sorpresa interferisce prima di tutto con un processo di transizione delle responsabilità programmato nei dettagli e necessariamente vincolato a una timeline predefinita, che segue passo passo la crescita in termini di preparazione delle forze di sicurezza afgane.

E poi siamo alla vigilia del pronunciamento della Nato, che ha in programma un vertice dei rappresentanti della Difesa proprio oggi e domani, nel quartier generale di Bruxelles.

Le due risoluzioni, quella di Panetta e quella di Sarkozy, peseranno certamente su questo appuntamento di vertice, considerato che già i capi Atlantici venivano dati per indecisi e muginanti sul da farsi per quanto attiene alla missione nel Paese delle Montagne.

In secondo luogo non sono da sottovalutare le voci di una ripresa di vigore dei talebani pronti a rientrare in scena – e dominarla – non appena gli americani se ne andranno.

Pur volendo considerare queste voci come prodotto di attivismo mediatico intorno a una notizia in rilievo in questi giorni, resta comunque la doccia fredda di una scelta che arriva con molto anticipo sulla tabella di marcia stabilita nel summit Nato di Lisbona.

Un pugno sullo stomaco per il governo afgano e per le stesse forze di sicurezza locali, che stanno assumendo la responsabilità del loro territorio in modo graduale. I militari afgani dovranno accelerare il processo della transizione e la loro preparazione nel far fronte ai nuovi imminenti incarichi. Ma per questo gli americani assicurano la continuazione della missione in termini di addestramento e supporto.

Il colpo verrà accusato sicuramente dal presidente afgano Karzai, che da una parte è impegnato in una delicata trattativa per adire agli storici colloqui di pace con i talebani a Doha, in Qatar, e dall’altra è pressato dagli inquietanti rumors sull’esistenza di agende segrete alla foggia pachistana e di trattative coperte tra talebani e sauditi dietro all’incontro del secolo.

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Fonte: AP via Stars&Stripes, Reuters, Nato

Foto: US Secretary of Defense Leon Panetta, presents Purple Hearts to military personnel of the 172nd Infantry Brigade Task Force Blackhawks at a forward operating base in Sharana, Afghanistan, Dec. 14, 2011/Wisdom Quarterly

Gli Stati Disuniti d’Europa

By Cybergeppetto

Gli Stati Uniti d’America sono una Nazione: loro parlano di “Country” e di “States”, i cittadini di quella nazione sono orgogliosi di essere nati in quella storia e in quella cultura, seppur poco più che bicentenaria; sarà per questo che Bruce Springsten ha scritto “Born in the USA” e non il contrario.

Allo stesso modo gli statunitensi sono orgogliosi di essere nati nei vari Stati che compongono gli USA e le due cose vanno di pari passo; chi, come i texani, ha combattuto per la propria indipendenza si sente anche più americano degli altri.

E’ normale che i ricchi “liberal” dell’ovest considerino “red necks” (colli abbronzati) i vaccari o i contadini puzzolenti che al sud lavorano al sole. Ma fuori dagli Stati Uniti loro sono una Nazione orgogliosa e compatta.

Con tutto il rispetto che gli può essere dovuto, mi stanno tremendamente sulle scatole quando vengono a spiegarti che l’Europa deve “fare di più”. Sarebbe meglio che pensassero a non fare troppi casini con le guerre e guerricciole che scatenano ogni due minuti o con i giochetti finanziari con i quali ci hanno messo nei guai.

L’Europa è molto diversa, gli Stati che la compongono hanno una cultura molto più antica, ma gli europeismi di facciata che i politici d’ogni dove sbandierano non hanno fondamento nei sentimenti della gente.

Gli inglesi non si sentiranno mai europei, loro hanno il Commonwealth, i francesi e i tedeschi saranno sempre molto lieti di comandare gli altri in Europa, gli altri pensano di poter avere più benefici che guai dall’Unione Europea, gli italiani forse pensavano che qualcuno avrebbe pagato loro il debito pubblico. Il trattato di Maastricht ha fatto cambiare loro idea.

Quando chiesi un francobollo per l’Unione Europea in un negozio di Cardiff il negoziante mi rispose a brutto muso “I don’t trust the bastard Europe!” (Non ci credo nella bastarda Europa!). Magari lui non lo sa che il Regno Unito ha avuto grandi favori dall’Unione Europea che, come dovrebbe essere noto, ripartisce in mille rivoli i soldi che incassa dall’IVA di ogni nazione.

Ora noi abbiamo una Unione Europea che ha ricevuto alcuni, modesti, poteri; c’è una moneta unica, ma non c’è una volontà politica unica. E’ monca l’Europa, sono monche le Nazioni, che non battono più la loro moneta.

Dei simpatici vecchi signori, magari ex-comunisti come Giorgio Napolitano, hanno tentato di propinarci a più riprese delle Costituzioni che nessuna Assemblea Costituente aveva votato e che i cittadini di varie nazioni hanno srotolato con molta attenzione nel loro bagno privato…

Gli Stati europei erano oppressi da cancellerie piene di burocrati, ora, fatto un passo in avanti, abbiamo almeno trentamila burocrati in più che, ben pagati e ben vestiti, fanno finta di essere persone serie a Bruxelles. Una città carissima visto che il più fesso di questi signori prende cinquemila euro al mese per fare fotocopie e partecipare a riunioni di cui non si sapranno mai la ragione, l’utilità e i risultati, se non quello di vietare a noi di fare la pizza al mattone o di invecchiare i formaggi nella fossa.

Ho letto con molto interesse l’articolo sul tricolore che, come noto, non nacque in Italia; non vorrei che si fosse fatto lo stesso errore con l’Europa in cui tutto nasce con un vessillo di cui nessun popolo capisce la ratio.

Se gli europei non vogliono che l’Europa sia una Nazione è meglio finirla qui e subito, non ci sentiremo mai europei per fare un favore ai banchieri e ai tecnocrati.

Cybergeppetto

p.s. Alla borsa di Milano si è deciso di mettere il sottofondo musicale alle transazioni finanziarie. Le recenti valutazioni negative del fondo salva stati EU non hanno sinora consentito di suonare l’Inno alla gioia. Dario Argento ha dichiarato di essere molto orgoglioso dalla scelta di utilizzare Profondo Rosso per il debito pubblico italiano.

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Il Tricolore non è nato italiano – By Vincenzo Ciaraffa (20 gennaio 2012)

L’immagine è tratta da cimicom.it

Le dîner de cons

By Sugar Lady

E bravissima la signora Elsa: lei sì che sa sollevare le sorti dell’Italia, altro che il marito!

Lei sì che prende la sua sportina e va al mercatino rionale di via Cola di Rienzo per mettere insieme il cenone del 31 dicembre per il marito, “la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni”.

Niente a che vedere con la fin troppo banale signorilità di un catering dal Franchi o dal Cotti! Il mercatino rionale diventa nelle mani della signora Elsa il perfetto succedaneo delle enogastronomie di lusso.

A lei, che rimpiangerà sicuramente l’austero sfarzo internazionale di Bruxelles, va l’ammirazione degli italiani per non essersi fatta tentare dallo spendere smodatamente i soldi del popolo!

E che dire poi dello splendido quadretto dal demagogico sapore di famiglia unita e risparmiosa che si respira dalla nota del sito della Presidenza del Consiglio? Chi avrebbe saputo far di meglio che un sobrio e algido tecnico che narra delle cene sue dal sito istituzionale del suo governo? Se per i tedeschi il SuperMario è il genero ideale, la Bella Elsa è per le mamme italiane l’incarnazione della nuora perfetta.

Ma poi, in questo teatrino dal vago sapore autarchico stile battaglia del grano, chi sarà stato il pirla della cena dei cretini? Il sempliciotto invitato a cena per essere reso oggetto dello scherno dei commensali, che nel film di Veber era quel patatone di M.Pignon? Mah, questo nella nota stampa del sito del Presidente non è riportato …

Sugar Lady

Foto: corriere.it

NATO, a margine dell’incontro dei ministri della Difesa l’accordo con la Spagna per lo scudo anti-missilistico

Verrà annunciato oggi pubblicamente, al margine del meeting tra i ministri della Difesa in seno alla NATO in corso a Bruxelles oggi 5 ottobre e domani 6, l’accordo raggiunto con la Spagna “sullo sviluppo di nuove capacità”, secondo quanto riportato nel sito dell’Alleanza.

Ciò che il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, il primo ministro spagnolo Jose Luis Rodriguez Zapatero, e il segretario alla Difesa statunitense, Leon Panetta, andranno ad annunciare è già stato in realtà anticipato dal quotidiano spagnolo El Paìs  di oggi, fa sapere l’agenzia Ansa.

La partecipazione della Spagna di Zapatero allo scudo anti-missilistico della NATO si concretizzerà con la disponibilità della base Rota di Cadice. La partecipazione spagnola con la componente navale, fa sapere Ansa, “si aggiungera’ alla componente terrestre di Turchia, Romania, Polonia e Repubblica ceca”.

L’annuncio verrà pubblicamente dato ai media dalle tre personalità con interventi individuali alle 18.30 di oggi 5 ottobre nel Luns Theatre del NATO HQ a Bruxelles.

Fonti: Ansa, NATO

Foto: Globalsecurity

Nrdc-Ita, il generale Gian Marco Chiarini lascia il comando e vola a Bruxelles

Cosa farà dopo il 30 giugno? La domanda è diretta, ma il generale Gian Marco Chiarini se l’aspettava e così si è gustato la risposta prendendosi il tempo di una necessaria premessa: “per me che sono un operativo si tratta di un incarico del tutto nuovo”.

Gian Marco Chiarini, dal 27 agosto 2008 comandante di Nrdc-Ita, il corpo di reazione rapida della Nato a Solbiate Olona, sarà il prossimo rappresentante militare italiano presso i comitati militari di Nato e Unione Europea a Bruxelles. Un incarico politico, differente dagli incarichi operativi che il generale ha ricoperto finora.

“Ho passato tre anni meravigliosi, interessanti dal punto di vista professionale e piacevoli, che ricorderò sempre”, sottolinea Chiarini.

La cerimonia di cessione del comando di Nrdc-Ita al collega Giorgio Battisti è stata programmata per il prossimo 30 giugno presso la sede del comando nella caserma Ugo Mara di Solbiate Olona.

Foto: Nrdc-Ita

No-fly zone, ovvero Venghino Siori che lo spettacolo va a cominciare

By L’Anacoreta

Alla fine batti e ribatti la tanto richiesta no-fly zone sulla Libia è stata finalmente decretata dall’Onu e messa in atto da una coalizione di volenterosi.

Lasciando da parte i risultati dell’operazione in se stessa e le procedure tecniche necessarie per dare concretezza a un concetto che altrimenti rimarrebbe vuoto e privo di significato alcuno, mi interessa commentare alcuni degli aspetti particolari che questa situazione di crisi stimola nei protagonisti, e nei loro deuteragonisti, del mondo mediatico/diplomatico internazionale, che con il loro comportamento danno vita a un vero e proprio circo.

Vorrei iniziare subito con il settore mediatico e quindi dal numero di una inviata del TG nazionale andato in onda ieri sera. L’artista, nel vano tentativo di richiamare l’attenzione sul suo importantissimo scoop (il decollo di due aerei italiani diretti alla riconquista della Libia) si è profusa in una sequela di termini tecnici (mandiamo il grezzo, mandiamo il grezzo…… adesso lo abbiamo montato…. ecc. ecc.) petulando e berciando a viva voce sino a quando dalla redazione, finalmente, hanno passato il filmato: due puntini di luce lontani lontani che si muovevano nel buio (davvero sconvolgente come notizia, senza dubbio sarebbe stato un delitto perdere la possibilità di non vedere queste immagini).

Passiamo adesso a un altro numero di una inviata sul terreno di operazioni (questa volta l’artista appartiene a SKY per par condicio). Nell’edizione televisiva di questa mattina la performer ci ha mostrato, camminando curva come se stesse sfuggendo a chi sa quale minaccia, la carcassa di un autoarticolato per il trasporto di mezzi pesanti con due carri armati sopra (o meglio ciò che ne restava) spiegando al telespettatore attonito e con il fiato sospeso che “il camion era stato attaccato da un aereo, ma fumava ancora”; non contenta dell’exploit mediatico, ha anche intervistato un esponente della resistenza il quale ha ringraziato i suoi amici francesi per il tempestivo attacco (era forse quello intervistato una specie di FAC – forward air controller per saper con tale precisione la nazionalità dell’aereo?). Indubbiamente anche questa rappresenta una notizia alla quale non potevamo rinunciare, che ci ha fatto vivere il pathos dell’azione quasi in diretta, ma che non ha fornito alcun tipo di analisi della situazione (sembrava quasi di sentire l’inviato da bordo campo di una partita di calcio il cui apporto mediatico delle sue testimonianze è quasi prossimo allo zero, cioè non ci arriva neanche!).

Passiamo adesso a un altro numero di questa mattina, da un’altra inviata.

Base di Trapani Birgi, esterno della base per essere precisi, qualche immagine live di aerei che rullano sulla pista (al limite della possibilità della video camera) un paio di immagini di repertorio di personale di volo dell’Aeronautica Militare che si preparano indossando dell’equipaggiamento (forse un contagio della famosa sindrome della telecamera nello spogliatoio della squadra del cuore per vivere insieme le emozioni del pre-partita?) e l’inviata inizia, con voce sommessa, a descrivere aerei e piloti come se stesse facendo un provino da una riserva naturalistica per entrare nella redazione di National Geographic: “vedete lì ci sono ….. e lì invece possiamo vedere un esemplare di aereo….”. Poi ci ripete per tre volte con aria cospiratrice che “gli aerei schierati sono 12 o 15 ma il numero preciso non è stato comunicato per evidenti ragioni di sicurezza” (però, che aquila questa inviata, tanto per restare in tema).

Per concludere, l’intervista volante a uno dei bar che la Galleria Alberto Sordi ospita al suo interno, dove un inviato estremamente sicuro di sé pone alcune scottanti questioni all’onorevole Maurizio Gasparri sul tema della crisi libica. Inquadratura da dietro il bancone, operatore probabilmente arroccato sulla macchina per il caffè, compare il braccio del cameriere che serve i caffè, l’inviato/performer fa la sua domanda (incespicando un po’ sulla formulazione della stessa) poi mentre l’onorevole si accinge a rispondere, sguardo fisso sulla camera, l’inviato si mette lo zucchero nella tazzina, lo gira e si beve il suo caffè come se la risposta dell’onorevole alla sua domanda fosse un qualche cosa che non lo riguardasse minimamente. Quando poi il politico sta per bere il suo di caffè, ecco che l’inviato parte con la sua di domanda fermando l’onorevole con la tazzina a mezz’aria (“rispondo o bevo il caffè caldo” sembrava pensare il malcapitato).

Lor Siori non disperino!

Numeri come quelli descritti sono in programma su ogni rete e a ogni ora. Mi rendo conto che la necessità di avere un programma di notizie 24/7 imponga di riempire lo spazio e che, in mancanza di reali informazioni, devi comunque produrre qualche cosa, ma magari una scelta leggermente più attenta degli artisti e della loro capacità tecnica sarebbe quantomeno auspicabile.

Magari si potrebbe cominciare con l’acquisizione da parte degli artisti di una serie di termini tecnici necessari per non scadere nel ridicolo, quando si presenta la notizia. Ad esempio tutto ciò che vola non è necessariamente un “caccia” come tutto quello che può costituire il carico bellico di un aereo non è necessariamente una “bomba”. D’altro canto un “carro armato non è un blindato” e “un cannone non mitraglia”. Inoltre sarebbe gradito tradurre in maniera corretta e non interpretare i contenuti dei servizi delle reti estere, evitando di dire che “nella conferenza stampa appena conclusa abbiamo potuto apprendere dalla voce Capo di Stato Maggiore della Difesa degli USA che le operazioni entrano in una nuova fase”, quando in realtà la conferenza era stata effettuata dal portavoce del Pentagono (solo un fetentissimo e semplicissimo Vice Ammiraglio!).

Ma passiamo ora ad altri artisti di fama internazionale e di ben più consumata abilità ed esperienza.

Il presidente della Lega Araba ha condannato l’intervento della coalizione. “Abbiamo chiesto una no-fly zone, l’intervento effettuato è stato eccessivo!”. Ma, mi chiedo, la cosiddetta no-fly zone come doveva essere imposta: con una lettera formale al Colonnello Gheddafi informandolo che da lì a là non può volà, o mettendo un segnalino con la sagoma di un aereo sulla cartina come a risiko, oppure facendo volare gli aerei con uno striscione a traino sulla coda oggi no-fly zone come sulle spiagge di Riccione?

Forse hanno paura che se le cosa andasse a buon fine e con troppa velocità, caduto Gheddafi, l’Occidente (che è lento a mettersi in moto ma che quando vince l’inerzia diventa difficile da arrestare) magari sposterebbe il suo interesse, e la sua coalizione bella rodata e messa a punto, verso lo Yemen, la Siria, il Bahrain dove tutto sommato i regimi in carica stanno fronteggiando situazioni non dissimili da quella libica, ma per la Lega Araba sono meno scomodi di Gheddafi?

Il Presidente francese ha dichiarato che la NATO deve restare fuori dalla coalizione in quanto i Paesi Arabi la identificano come il braccio armato dell’Occidente. Certo la NATO è una bellissima cosa ma, per carità, il suo intervento darebbe ombra ai singoli Stati che intravedono nel dividendo presunto, sperato, presumibile inerente al periodo del dopo Gheddafi una opportunità economica di ampio respiro.

Se la NATO intervenisse, sostituendosi alla coalizione dei volenterosi, toglierebbe al Presidente la possibilità di giocare la parte del leone e di mantenere un ruolo da protagonista in uno scenario politico che la Francia considera suo di diritto. Senza tralasciare l’eventualità di mercato offerte da un paese come quello libico che necessiterà di aiuti (militari e non) per affrontare il dopo Gheddafi.

Già che siamo in argomento, la NATO.

I suoi vertici non hanno ancora deciso se divenire la guida della coalizione oppure stare ancora alla finestra e aspettare.

C’è un particolare che mi sfugge: ogni anno da diversi anni a questa parte, questo pilastro portante dell’Occidente (con una spesa tutt’altro che irrisoria) prepara, addestra e tiene pronta all’impiego in tempi ristrettissimi, una considerevole forza militare, chiamata appunto NATO Response Force (NRF) al fine di dimostrare la volontà e la capacità dell’Alleanza di reagire a tutta una serie di minacce che possano ledere gli interessi dei Paesi membri.

Probabilmente, o a Bruxelles le notizie dalla Libia non sono ancora giunte – forse aspettano che Gheddafi dichiari guerra alla NATO – oppure questa evenienza operativa non era ancora stata configurata, e quindi sono in atto le discussioni per definire una struttura di risposta alla crisi da implementare nel prossimo vertice dei Paesi membri. Sta di fatto che prima spendiamo milioni di euro per mettere in piedi una struttura di comando capillare (tra l’altro con una dependance notevole proprio nel centro del Mediterraneo a Napoli), e poi non solo non la usiamo, ma mettiamo su una coalizione dei volenterosi composta grossomodo dagli stessi paesi della NATO ma il cui comando è nelle mani degli Americani, che una volta raggiunti i loro scopi lo delegheranno alla nazione che uscirà vincente dalla zuffa che seguirà.

Concludo con un artista italiano la cui performance si avvale del contributo congiunto di altri artisti nostrani.

A riguardo della posizione assunta dal nostro Paese sulla partecipazione alla coalizione dei volenterosi: nonostante il Presidente della Repubblica abbia confermato che agiamo nell’ambito del dettato dell’ONU e che l’opposizione sia intervenuta sull’argomento sostenendo, ancorchè timidamente, la scelta dell’esecutivo, il problema è rimasto sempre lì! Come sfruttare la crisi per abbattere Berlusconi?

Ovviamente, se l’opposizione è priva di idee brillanti per demonizzare l’immagine del Cavaliere, Gheddafi non ha nipotine in Italia e poi è un uomo pio, quindi, scartato lo scandalo sessuale, i traffici, pardon gli accordi economici, li hanno fatti tutti con la Libia; perciò anche questa pista è un vicolo cieco, come fare allora?

Ecco che in soccorso dell’artista in difficoltà la Lega tira fuori un bel coniglio dal cilindro esprimendo a viva voce, e con il consueto tatto e la consumata discrezione politica di cui ormai ha dato più volte prova, le sue perplessità sull’intervento militare.

E qui si scatena l’artista. Infatti l’onorevole Pier Ferdinando Casini oggi ha affermato in una dichiarazione riportata da un quotidiano che “se la Lega ritira il suo appoggio la maggioranza non può più governare”.

Ma non riusciamo per una volta a fare un fronte politico comune nell’ambito della gestione di una crisi internazionale che ci tocca da vicino e molto ci toccherà nel futuro, comunque vadano le cose?

Le beghe interne lasciamo da parte per un momento, rispettiamo almeno il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e diamo un’immagine decorosa del nostro mondo politico per una volta almeno.

Concludo, cari Siori, lasciando a voi il compito di scegliere chi tra i vari artisti ha interpretato il ruolo del pagliaccio, dell’equilibrista, del nano buffone o dell’acrobata.

Non si preoccupino Siori del numero del domatore, dove le fiere ruggiscono, mostrano i denti e fanno vedere gli artigli, ma alla fine quando la frusta schiocca saltano nel cerchio e tornano al loro posto sullo sgabello, perché quello se lo prendono di diritto gli USA.

L’Anacoreta

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Foto: lancio di missile Tomahawk da strategypage.com

Mon Ghed-amour

Lettera d’amore di Sugar Lady al leader libico Muammar Gheddafi

Mon Ghed-amour,

amore mio. Fosse questa l’ultima mia che ti giunge, l’ultimo sussulto d’amore della tua cara piccola Sugar-etta per il suo leader preferito, sappi che rimarrò sempre tua. Anche quando non mi troverai al tuo fianco nel buio del tuo bunker. Perché io sarò in banca a tutelare i tuoi interessi misurati in container di euro, che ora gravano ahimè sulle mie spalle.

E quando al tuo fianco nel letto percepirai la presenza di un boiler color cioccolato tutto sudato, ebbene sì, anche allora rimarrò sempre tua. In una stanza di forma ovale e molto accogliente, in attesa di essere ricevuta da un signore abbronzato per tutelare i tuoi interessi misurati in brent, penserò che non sei solo al tuo risveglio, perché ti ho messo sotto le lenzuola quella possente guardia del corpo con le tette che mi avevi affibbiato.

Ghed-amour, mio amato capo di stato. Potente maschio dal capello corvino che non conosce pasticca azzurra. Sai che ho sempre preferito gli hotel alla tua lussuosissima tenda. Per questo ho concesso alle sciacquette d’Italia di calpestare i tuoi tappeti srotolati nei giardini di Roma, dandoti così la possibilità di mettere in atto il tuo sogno adolescenziale di soffiare le ragazze al tuo amico.

Dimmi tu se questo non è amore. Se non è amore sacrificare la mia giornata di percorso benessere per discutere con un grigio faccendiere dei carichi di pistole giocattolo che aspettavi per il tuo compleanno. Ora devo occuparmi di ritirarli io. E magari di rivenderli. Ti rendi conto? No, dico, parliamone.

Ma rimango tua, mon Ghed-amour. Anche a costo di inzaccherarmi i tacchi della pioggia di Bruxelles mentre corro a spartirmi l’entità dell’embargo da riservarti.

So che saprai ben ripagarmi per il disturbo di dover trattare di quella cosa così volgare che si chiama denaro.

Che fatica, mon Ghed-amour. Ma rimarrò sempre tua. Anche ora che un barbuto spilungone vestito di bianco, uno che stava tra le montagne perché – dice – braccato dagli yankee, mi ha regalato un intero califfato, la Libia.

Baci,

Sugar Lady

Foto: Gheddafi da nuke.equinews.it